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Assogiocattoli, analogico e spirito di condivisione tengono a galla il settore, il Direttore Cutrino: «Siamo in ripresa»

Autore: D Sechi

Maurizio Cutrino


Dopo il calo corrispondente al lockdown, il mercato, che oggi vale 1 miliardo e mezzo, ha conosciuto alcuno stop and go, ma oggi guarda con speranza agli ultimi 3 mesi. A gennaio, a Norimberga, ritorno alla fiera fisica, primo banco di prova

Persi all’interno di una foresta che non sembrava più così incantata, eppure la primavera era sbocciata, e con essa il famigerato lockdown. Quella volta in cui migliaia di aziende cominciarono a boccheggiare e con esse tutto il mercato, mentre le persone guardavano dall’alto dei propri appartamenti un presente immobile. Ma proprio in quel momento, come d’incanto, si rifece vivo lo spirito comunitario, la condivisione, possibile solo tra le proprie mura di casa, e il giocattolo riprese vigore. Spazio all’analogico, tavoli colmi di giochi in scatola. Qualcuno riprese a respirare, a vedere positivo, a sperare nella buona novella. Tra questi, sicuramente, anche Maurizio Cutrino, Direttore di Assogiocattoli dallo scorso novembre, quindi da neanche un anno, protagonista principale nella giornata di ieri del Press Day, completamente digitale.

Presidente, che cosa è successo?

«È accaduto che le difficoltà hanno riportato a galla determinati trend, ma anche confermato certi andamenti. Il mercato del giocattolo aveva infatti chiuso il 2019 con una contrazione del 3,5% e ne, nel contempo, aveva riportato in auge i cosiddetti giochi da tavolo. Manco a farlo apposta, l’epidemia che ci ha costretto in casa, e comunque a rivedere le nostre priorità, ha anche confermato e anzi esaltato questo interesse per i giochi di una volta che, di fatto, hanno tenuto in piedi il mercato. Il quale, tra marzo e maggio ha toccato punte in negativo del 35%».

E poi, la ripresa?

«E poi, prima di tutto, grandi disagi, e anche l’alternativa dell’online impossibilitata a d adempiere alle richieste. Ma ecco, che a giugno, abbiamo assistito alla prima ripresa: a pari data una crescita del 12%, con l’e-commerce che sicuramente ha fatto la sua parte, con un’impennata a doppia cifra: sono stati infatti 2 milioni in più gli acquirenti online. In tema di negozi fisici, grande era la paura iniziale, quindi abbiamo assistito a un nuovo stop, per poi accogliere un altro segno positivo, al punto che l’Italia in questo senso sta uscendo un po’ fuori dai manuali di marketing».

Quanto vale oggi il mercato del giocattolo?

Intorno al miliardo e mezzo di euro. Che è una cifra rispettabile, pensando che: il grosso si condensa negli ultimi tre mesi e c’è purtroppo un concetto radicato in Italia che si tratti di un mondo solo votato all’intrattenimento, con l’aspetto educativo che viene nascosto».

Come è andato il Press Day?

«In attesa dei primi numeri, si sono iscritte 27 aziende, in media con gli anni passati. La diretta effettuata con Ansa ha avuto, in un’ora di streaming, 5000 visualizzazioni».

E se per una magia, tutta l’emergenza dovesse terminare all’inizio della primavera, state pensando di lanciare un Press Day fisico e in anticipo sui tempi?

«Sì, è in progetto. A fine gennaio, ci sarà un primo banco di prova con il Festival di Norimberga. Aspettiamo fiduciosi».


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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spot

Autore: Redazione - 11/09/2020


Spotify lancia "Musica e Podcast" con adattamento di We Are Social e planning di UM

Nell’era moderna, l'ascolto è più importante che mai, perché rappresenta il modo in cui ci connettiamo l'uno con l'altro, formiamo la nostra opinione e scopriamo di più su noi stessi. Spotify lo sa e lancia la prima campagna global dell’anno, "Musica e Podcast", che presenta nel contempo la nuova piattaforma di comunicazione del brand, "Listening is Everything", che mette in contatto gli ascoltatori tra loro attraverso la potenza della musica e dei podcast. La campagna, nella sua declinazione italiana, comprende una serie di contenuti digitali con molti artisti e podcaster, tra cui Marco Mengoni, Ghemon, Achille Lauro, Myss Keta e Marco Montemagno. I video mostrano la varietà di proposte musicali e di podcast che spingono 300 milioni di utenti in tutto il mondo a scegliere Spotify come piattaforma audio di riferimento. L’attività è stata lanciata in Italia e in altri 22 mercati e si sviluppa tra social e digitale. Lo spot tv Inoltre, la comunicazione include un video d’animazione trasmesso in Italia e altri 15 Paesi. Lo spot on air in esclusiva sulle reti Mediaset ci racconta come gli ascoltatori di tutto il mondo si approccino alla musica e ai podcast a seconda dello stato d'animo, del momento o dell’attività che stanno svolgendo, a dimostrazione del ruolo fondamentale che la musica e i podcast hanno nella nostra quotidianità. Adattamento di We Are Social e planning a cura di UM.

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mercato

Autore: S Antonini - 24/09/2020


UNA: le agenzie digitali in Italia generano valore aggiunto nell’economia per l’1,7% del PIL, sono 27,6 miliardi di euro

Le agenzie digitali generano 27,6 miliardi di euro di valore aggiunto nell’economia italiana, pari all’1,7% del prodotto interno lordo. Quindi risultano particolarmente strategiche in questa fase di ricostruzione post Covid all’insegna dell’innovazione. Lo rivela una ricerca Prometeia condotta nell’ambito del progetto UNA+, che vede l’associazione delle aziende di comunicazione insieme a Google Italia promuovere processi di formazione e di digital transformation diretti alle agenzie piccole e medie del nostro Paese. La ricerca è stata presentata ieri da Alessandra Lanza, Senior Partner Prometeia, nell’ambito di un convegno organizzato da UNA a cui hanno partecipato Marco Gay, Vice Presidente di Confindustria Digitale, e Diego Ciulli, Public Policy Manager di Google Italia. Alessandra Lanza, Prometeia «Obiettivo di UNA+ è portare cultura digitale sul territorio italiano – spiega il Presidente di UNA Emanuele Nenna -, per farlo abbiamo dovuto dare una dimensione al fenomeno, dimostrando che con l’1,7% del PIL è una industry tutt’altro che marginale». L’identikit delle agenzie digitali Le agenzie digitali sono tutte quelle imprese che offrono almeno un servizio nell’area web e tecnologie digitali per implementare strategie di marketing, comunicazione e vendita. In Italia sono 28mila, con un impiego di oltre 156mila addetti e un fatturato di oltre 21 miliardi, in crescita del 5% l’anno, oltre tre punti percentuali in più rispetto al settore dei servizi per la comunicazione. Anche la redditività si attesta su livelli superiori (6.5) rispetto al benchmark (4.7). Sono in prevalenza piccole aziende, oltre il 90% ha meno di 10 addetti, e si concentrano in particolare nel Nord, con il 50% in Lombardia dove esprimono il 27% del fatturato totale, ma con qualche presenza anche nel Lazio (15% della presenza, 17% del fatturato) e in Campania. L’occupazione delle agenzie digitali è caratterizzata da una presenza superiore alla media di giovani, di cui il 30% fino a 35 anni, il 50% in più rispetto alla media italiana, di donne, impiegate in questo settore per il 42%, il 7,6% in più rispetto alla media italiani, e di persone che possiedono un titolo di studio terziario (40%). Le attività digital di queste imprese rappresentano in media quasi il 40% del loro fatturato e valgono circa 8 miliardi di euro e, nonostante una flessione dei ricavi attesa per il 2020, la componente digitale del fatturato rappresenta un importante driver di crescita per il prossimo biennio in cui si prevede un incremento sostenuto. Per quanto riguarda le aree di offerta maggiormente presidiate, tra le prime tre si annoverano il web (86%), il marketing/comunicazione (64%) e i social media (56%), con una varietà di servizi che affianca allo sviluppo di siti web (71%), alla gestione dei social (51%), allo sviluppo dell’e-commerce (46%), una offerta molto articolata di servizi di marketing e comunicazione (branding, e-mail marketing, eccetera). Gli investimenti di Google Il progetto UNA+ ha anche l’obiettivo di accreditare le agenzie che vi partecipano presso i potenziali clienti. L’iniziativa sarà inclusa anche in “Italia in Digitale”, il nuovo piano di Google per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone in cerca di opportunità lavorative. Per sostenere queste iniziative nonché i progetti di formazione sviluppati con Unioncamere, Google ha messo in campo investimenti per complessivi 900 milioni di dollari in cinque anni, destinati anche e per la maggior parte alla creazione di due Cloud region in Italia, nonché a sostenere un programma di grant pubblicitari destinati alle aziende italiane. Spiega Diego Ciulli: «Il digitale ha dimostrato come la tecnologia possa aiutare persone e imprese nelle proprie sfide lavorative e imprenditoriali. L’esistenza di questa industria interna è una notizia. Noi siamo abituati a pensare l’Italia come dipendente dall’estero. Per me la sfida è fare il mercato sviluppando competenza all’interno del Paese». «Se le agenzie hanno un ruolo così importante perché aiutano la crescita delle aziende – commenta Nenna -, UNA con il suo programma di formazione crea opportunità per le agenzie di accreditarsi presso le aziende, e stiamo lavorando perché la competenza si estenda sul territorio». L’impatto sull’economia italiana Dalla ricerca emerge anche il peso esercitato da settore delle agenzie digitali sull’economia del Paese, sia in modo diretto attraverso le proprie attività, sia in modo indiretto con la propria filiera e l’indotto. Le agenzie digitali hanno contribuito a generare 27,6 miliardi di euro di valore aggiunto nell’economia italiana, pari all’1,7% del PIL. Le attività strettamente digitali rappresentano il 38% del totale (0,7% del PIL). Secondo le rilevazioni di Prometeia, ogni euro di valore aggiunto genera in media ulteriori 2,1 euro nell’economia per un moltiplicatore totale di 3,1, mentre l’occupazione sostenuta dalle attività di questo comparto ammonta a oltre 433mila unità. Soprattutto, le agenzie digitali svolgono il ruolo di leva per il rafforzamento del brand, l’innovazione e l’incremento della competitività. Il settore digitale è un abilitatore di business: lo studio calcola che un aumento della spesa in questi servizi del 10% medio nei prossimi tre anni produrrebbe una crescita potenziale del contributo all’economia italiana a 9 miliardi dai 2 miliardi scarsi generati dal 2014 al 2018. Altro fattore che fa la differenza, è l’impatto positivo sulle esportazioni che favorirebbe la crescita delle imprese italiane a livello internazionale. «Il digital è un acceleratore straordinario – commenta Marco Gay - ma serve un lavoro di sistema. Le competenze rappresentano un tema cruciale, perché abbattono le barriere di genere, quelle culturali, e permettono evoluzione del mercato del lavoro. In questa visione le agenzie hanno un ruolo straordinario perché possono influenzare l’evoluzione del mercato, comunicando anche a livello internazionale. Noi riteniamo che con un lavoro di squadra si possa riagganciare la ripartenza». La competenza è centrale La crescita quindi non ci può essere se non aumentano la cultura tecnologica del management delle imprese, e le competenze digital in generale: «Ci sono milioni di consumatori in più nel mondo che possono essere facilmente raggiunti grazie al digitale. Andare online e l’e-commerce non sono più una scelta ma una necessità indispensabile, e i concorrenti stranieri lo stanno facendo» commenta Gay. E aggiunge Nenna: «Bisogna accelerare e cogliere tutte le potenzialità legate alla digital transformation. Ci sono aziende che ancora decidono di non investire nel digitale, forse per mancanza di una corretta conoscenza del settore. Per questo il prossimo passaggio di UNA+ sarà offrire alle piccole e medie imprese, insieme alla cultura, la possibilità di investire, grazie a Google che metterà loro in mano un capitale per crescere con il digitale». «La fase di ripresa post Covid rappresenta un’occasione unica per compiere quel “salto digitale” che possa portare l’Italia insieme all’Europa sulla frontiera hi tech, il terreno sul quale, nel futuro prossimo, si giocherà la sfida mondiale sulla competitività – conclude Alessandra Lanza -. È quindi fondamentale mantenere la massima attenzione su tutte le realtà digital perché da queste dipenderà una buona parte della crescita nel futuro».

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mercato

Autore: D Sechi - 23/09/2020


L’arte dell’influencer marketing, i segreti di 21 B.E.

Chi non ricorda il compagno di scuola ammirato, riverito, invidiato, una vera e propria star cui tutto sembrava dovuto e che tutto pareva muovere, magari con un semplice gesto della mano, o una smorfia, per poi convincere “i sudditi” a credere alla bontà assoluta di quel paio di jeans, di quella camicia, di quelle calzature assolutamente improbabili, eppure bellissime. I prodromi della psicologia pubblicitaria? Può darsi. Il carisma, la capacità di farsi trovare pronto al momento e nel luogo giusto ha fatto sempre la differenza. L’autorevolezza, maturata sul proprio terreno di gioco, corroborata da un certo fascino arrivato di conseguenza hanno poi contributo a edificare la figura del testimonial: come non fidarsi del giudizio dell’attore sulla bontà del caffè? Ti sembrava quasi di sentirne il gusto. Oggi, nel 2020, ma accadeva già anche un paio di anni orsono, si è venuto a creare una sorta di crossover tra il compagno di cui sopra e la celebrità con la moka: l’influencer. In che senso, vi starete chiedendo? Nel senso che l’amico è diventato celebre anche al di fuori del cortile della scuola. Come ci è riuscito? Come funziona il mondo dell’influencer marketing? Che prospettive ci sono? Abbiamo chiesto lumi a Davide Provenzi e Davide Panzini, rispettivamente CEO e Direttore commerciale di 21.B.E., agenzia di Influencer e Content Marketing verticale sul calcio che consente alle aziende di realizzare campagne di brand awareness, product placement e digital p.r. sui canali social dei calciatori professionisti. Il team dell'agenzia   In quali settori operate maggiormente, e quali tipologie di azienda vi chiamano con una certa costanza? «Dal nostro debutto abbiamo lavorato e continuiamo a farlo, tra gli altri, con Automotive, Gaming, Banking, Sport, Kids/Baby, Beauty, Food. La nostra è una struttura verticale sul gioco preferito dagli italiani, ossia il pallone, e può contrare su un roster di talenti molto trasversale». Chi è un influencer? Come si diventa tale? «È una persona capace di ritagliarsi uno spazio credibile, grazie alle proprie conoscenze, capacità. È una figura che anche prima si muoveva nel mondo della comunicazione ma che oggi ha assunto differenti spoglie. La rete e i social hanno aperto, spalancato molte porte, di fatto democratizzando tutto. Il che ha provocato anche qualche disguido non da poco, facendo credere che si tratti di un lavoro facile, sia per chi lo interpreta sia per chi lo gestisce. Ovviamente non è così». Ma un influencer avrà sicuramente qualche qualità particolare, o no? «Un influencer deve essere se stesso, avere la capacità di crearsi un fan base, ossia una serie di ammiratori che lo seguono perché è capace di fare qualcosa di unico, di riconoscibile, di credibile. Il numero dei follower, che fino a poco tempo era considerato determinante, è solo indicativo, la differenza infatti la fa capire quanti dei tifosi siano disposti ad acquistare qualcosa che l’influencer promuove, consiglia, vive». Come si costruisce e come si evolve una strategia di influencer marketing? «In due modi: nel primo caso, il brand intende comunicare un determinato progetto, pensiero, valore e noi selezioniamo il possibile influencer; oppure, analizziamo la figura di un influencer, al quale magari piace il basket, contattiamo l’azienda che sta per lanciare un game legato a quello sport e uniamo le due realtà» Avete qualche esempio concreto? «Il Papu Gomez, giocatore immagine dell’Atalanta che ha affascinato l’Europa del pallone. Lui è come appare: sorridente, disponibile, molto legato alla sua famiglia ed è per questo che è possibile legarlo, come avvenuto, a marchi che richiamino il nucleo famigliare, il focolare domestico, e quindi Nintendo e i suoi giochi, McDonald’s e o Old Wild West, ma anche Morellato e i suoi gioielli, tutti marchi legati a un’idea di serenità e condivisione familiare. Un altro esempio, differente ma complementare, riguarda un altro campo in cui ci muoviamo, ossia quello media: qualche tempo fa abbiamo incrociato una realtà media digitale, Cronache di Spogliatoio, e ci siamo accorti che copriva un buco di mercato piuttosto unico, ossia il lato tecnico-emozionale, magari legato anche ai campi di provincia e ne abbiamo sposato progetto e valori. Un sito che oggi vanta 4,5 milioni di page views al mese, una pagina Facebook con 263.000 seguaci, 95.000 iscritti su YouTube, 669.000 su Instagram e, soprattutto, un engagement rate oltre il 15%, sinonimo di un alto tasso di fidelizzazione e credibilità del media. Una realtà di cui siamo soci di minoranza e sul quale vogliamo investire molto nei prossimi mesi». Che percentuale deve avere un livello di engagement per poter sfondare? «La media è intorno al 3-4%, un dato che inizia a essere interessante, ovviamente in relazione alla fan base di riferimento. Ci sono dei picchi e dei cali, conta la costanza, la continua attenzione ai risultati, la qualità del contenuto». Come si struttura la vostra offerta? «C’è stato un prima in cui si lavorava dietro le quinte a supporto di altre agenzie, limitandoci alla fase di talent management. Oggi, ci siamo strutturati in una maniera più profonda e composita., in un processo partito lo scorso anno e arrivato a compimento durante il lockdown: una prima fase consulenziale-creativa; una produttiva; una di delivery, di talent management; una finale, legata alla reportistica. Si tratta di un pacchetto completo, che può essere anche scorporato, per poter usufruire anche solo di una delle 4 voci. Oggi le misurazioni hanno raggiunto ottimi livelli, occorre sempre fare riferimento al ROI. Noi ci troviamo in mezzo, tra il cliente che deve essere soddisfatto e il talent che deve essere tutelato». Dove volete crescere? «Ci siamo posti un tempo di cinque anni per rafforzare tutta la unit di lavoro, l’ambito della ricerca e dello sviluppo, per poter essere sempre pronti con un’idea precisa e arrivare a gestire in un mese, per fare un esempio, molti più progetti contemporaneamente, senza perdere di qualità. Ci attendiamo un 2021 importante».   Papu Gomez con i blaster Nerf di Hasbro   Papu Gomez e blaster Nerf, l’influencer che si diverte Papu Gomez, proprio lui, l’attaccante argentino dell’Atalanta, sfrutta le poche pause a disposizione e si diverte con i giocattoli preferiti da milioni di bambini, compresi i suoi figli: i blaster Nerf di Hasbro. E così non deve sorprendere che diventi virale, con migliaia di visualizzazioni, il video pubblicato sul suo profilo Instagram che mostra le sue abilità anche al di fuori del campo di calcio: E da vero numero 10, non può che farlo con i blaster top di gamma, cioè quelli della nuova ed linea Nerf Ultra, i più prestanti e performanti in assoluto, gli unici in grado di coprire distanze mai viste prima, fino a 36 metri: E, dato che ormai va tanto di moda, Papu Gomez ha lanciato una sfida a tutti gli effetti sia ai suoi milioni di follower su Instagram, sia ad altri amici sportivi. Tutti potranno raccogliere la sua sfida con l’hashtag #NerfUltraChampion.

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Autore: Redazione - 14/09/2020


Alkemy: nel primo semestre crescono marginalità e cassa

Il Consiglio di Amministrazione di Alkemy ha approvato la Relazione Finanziaria semestrale al 30 giugno 2020. Il primo semestre, considerando la complessità e l’incertezza del contesto, ha visto per Alkemy un andamento generale del business positivo, in particolare in termini di crescita della marginalità, grazie al forte presidio sui clienti, alla maggiore efficienza del business e alla nuova strategia di Go-to-Market, focalizzata sullo sviluppo di grandi progetti a maggior valore aggiunto e a maggior profittabilità, proseguendo nel percorso di industrializzazione del proprio modello di business. A fronte di ricavi in contrazione sui mercati esteri rispetto al primo semestre 2019, e quasi costanti in Italia, Alkemy ha registrato un incremento consistente della marginalità, con un EBITDA superiore all’anno precedente di oltre il 7% e una generazione di cassa operativa di 3,40 milioni. Questi risultati, grazie alla capacità di adattamento della struttura operativa del Gruppo ed alla resilienza e consistenza del business, sono stati raggiunti senza ricorrere alla cassa integrazione o ad altri strumenti pubblici di sostegno dei lavoratori, con pieno utilizzo della forza lavoro disponibile. È iniziato anche il progetto di fusione della controllata Biz-Up. Percorsi obbligati “Il forte presidio sui nostri clienti principali, fulcro del nostro nuovo modello di business, ha dimostrato la sua resilienza durante il lockdown, anche grazie al nostro essere nativamente digitali”, ha commentato l’Amministratore Delegato Duccio Vitali. “In questi mesi abbiamo proseguito nel percorso di industrializzazione ed efficientamento, che ha portato a una crescita della marginalità. Questo risultato è ancor più degno nota alla luce del fatto che non abbiamo usufruito della cassa integrazione messa a disposizione dal Governo italiano. Abbiamo, infatti, scelto di investire nelle nostre persone, in coerenza con i nostri valori e la nostra cultura, che rappresentano la vera forza di Alkemy”. “La digitalizzazione e la trasformazione dei modelli di business è un percorso obbligato per le aziende, che l’evoluzione dei comportamenti dei consumatori, accelerata dall’emergenza Covid-19, ha reso più urgente”, ha aggiunto il Presidente del Consiglio di Amministrazione Alessandro Mattiacci. “Il momento che stiamo vivendo può diventare una grande opportunità per l’innovazione del sistema economico nelle geografie in cui operiamo, nelle quali le aziende sono in relativo ritardo nel percorso di digitalizzazione. Per questo motivo, ci aspettiamo un salto nella crescita del mercato della digital transformation, e Alkemy ha la struttura e l’offerta giusta per catturarlo”. Analisi dei dati I ricavi del Gruppo per il primo semestre del 2020 ammontano a 37,11 milioni, rispetto a 41,67 milioni del primo semestre del 2019, con un decremento del 10,9%. Tale risultato è prevalentemente imputabile alle società estere, che hanno maggiormente risentito degli effetti pandemici, a causa della preponderante esposizione al settore turistico-alberghiero. I ricavi realizzati in Italia pari a 27,64 milioni, sono stati sostanzialmente allineati a quelli del periodo comparativo, con una contrazione del solo 2%. Questo risultato positivo è stato raggiunto grazie alle buone performance del primo trimestre del 2020 e alla resilienza della nuova strategia di Go-to-Market, focalizzata sul forte presidio dei clienti principali. All’estero i ricavi sono ammontati a 9,47 milioni, rispetto ai 13,47 milioni nel periodo comparativo (-29.7%). Tale decremento è imputabile principalmente alla controllata messicana, la quale, in seguito al Covid-19, ha risentito immediatamente del rallentamento del settore turistico-alberghiero a cui è esposta. La posizione finanziaria netta del Gruppo al 30 giugno 2020 è negativa per –14,32 milioni, rispetto alla PFN negativa per -19,21 milioni al 31 dicembre 2019, con un miglioramento nel periodo di 4,89 milioni. Tale variazione è prevalentemente riconducibile: • per 4,29 milioni, alla maggiore liquidità disponibile sui depositi bancari; • per 2,27 milioni, alla rideterminazione del valore delle put option; • per –1,61 milioni, all’iscrizione del factoring pro-solvendo relativi ad una specifica posizione con un cliente in ambito telecomunicazioni; • per 0,59 milioni, al decremento delle quote scadenti a medio lungo termine al netto dell’incremento dei finanziamenti bancari a medio termine contratti nel periodo; • per –1,07 milioni, all’incremento dei finanziamenti bancari a breve termine, relativi principalmente alla fine dei periodi di preammortamento di alcuni finanziamenti stipulati nel 2019.

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