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OBE Summit: il Branded cresce, nel 2019 a +14%, oltre i 500 milioni

Autore: D Sechi


Ottima affluenza di pubblico al convegno organizzato dall’Osservatorio sul Branded Entertainment: strumenti, ricette, consigli di un mercato che oltre al prossimo futuro si sta già muovendo con profitto nel presente

Si stava meglio quando si stava peggio, la mitologica massima che da sempre si rifà viva, insieme ai suoi protagonisti, nostalgici dei bei tempi che furono. Ed è allora che si alzano gli occhi al cielo, si chiede pietà, si manifesta disappunto, magari qualcuno alza anche la voce, si pongono domande dal sapore retorico, tipo: “Come puoi lamentarti di fronte al progresso?!”. Succede anche nel campo del marketing, della comunicazione, della pubblicità: oggi possiamo far leva su una strumentazione che solo due lustri orsono non esisteva, qualcuno la immaginava, ma intanto tutto appariva più improvvisato rispetto al 2019; minore targhetizzazione, meno profilazioni, magari non proprio un terno al lotto, ma insomma. Oggi abbiamo i Data e il contenuto può giovarsene, può scorrere più facilmente, può mirare la bersaglio grosso e anche meno grande, può rischiare. O no?

Di cosa parliamo?

C’è una pagina social, “Milano sparita e da ricordare”, foto in bianco e nero e un diluvio di commenti sulla bellezza di una città sfocata nei ricordi confrontata all’orribile metropoli odierna dove tutto funziona ma chi se ne frega, troppe linee metropolitane, hanno anche eliminato il fioraio che incontravo quando andavo all’asilo nel 1952! Ma quindi se qualcosa matura, si evolve, acquista valore e diventa più agevole o è vero il contrario? OBE, che come osservatorio si guarda intorno e fa ogni volta il punto della situazione, organizza un summit per certificare lo stato di grazia della nuova comunicazione, sempre più propensa al branded content-entertainment. Succede a Milano, un martedì mattina di metà maggio e… si blocca la metropolitana, spariscono i taxi e i ritardi si accumulano. Ma poi, finalmente si abbassano le luci e in Fondazione Feltrinelli si comincia a discutere, perché sale sul palco il presidente di OBE, Laura Corbetta che dice: «Di cosa parliamo? Branded Content? Entertainment? Entrambi?».

Tattica o strategica?

Siamo solo all’inizio, ma un sospetto viene subito a galla: abbiamo di fronte uno spartito sempre più completo, ma non è un pulsante che crea automaticamente il risultato, tutt’altro, occorre studiare, conoscere, interpretare una materia di fatto sempre presente ma oggi inedita, perché il tranello è sempre dietro l’angolo. «Il tema centrale fu colto tanti anni fa: creare contenuti, impattanti, ingaggianti, ma anche funzionali a quello che si vuole promuovere», continua Laura Corbetta. «Un limite, almeno qui in Italia, è considerare l’attività di branded content come qualcosa di tattico, quando invece dovrebbe essere strategico, far parte del gioco di squadra. Lo storytelling deve essere connesso con il brand, per far sì che si possa poi giungere a una crescita organica del singolo progetto, che abbia connessioni emotive durature. Un contenuto originale, non un messaggio mascherato. Deve essere rilevante e deve far parte di un progetto di comunicazione integrata, che possa funzionare su qualsiasi mezzo. Succede, infatti, che ci si trovi di fronte a grossi investimenti che però vengono dirottati magari solo su un media, proprio perché manca una dimensione strategica, un’idea condivisa e veicolabile ovunque».

In Rete?

Ma dove vanno a finire tutti questi soldi? Il lettore l’avrà capito, si tratta proprio di lei, l’eterna televisione. Ma il web non demorde attira nella sua rete non pochi denari. A confermarlo è una ricerca, presentata in collaborazione con Doxa e Annalect, che ha sottolineato l’importanza del video nelle strategie di Branded Entertainment. Ma non tutto fila liscio: su 149 video analizzati e suddivisi in 8 categorie, solo il 42% ha dimostrato di saperla lunga in fatto di performance. Come mai? Sempre la solita storia: obiettivi poco chiari e storytelling debole quando non povero. Anche su internet occorre coinvolgere nel rispetto di Kpi.

I numeri di ieri, oggi e domani

Ritornano le solite domande: come si valuta l’efficacia? Come si lavora sul branded? La matematica pare che funzioni ancora, troverete anche in questo campo qualche terrapiattista sostenitore del 2+2 uguale 10, ma intanto gli ultimi dati forniti da Havas Media parlano chiaro: la percentuale di penetrazione globale del Branded è intorno al 6%, ma con percentuali di crescita del 14%. In Italia siamo passati dai 170 milioni investiti nel 2014 ai 444 milioni dell’altro giorno, con un avanzamento ben oltre la stima del 5%. L’approccio tattico si dice in giro stia calando, il 92% degli addetti ai lavori si dice soddisfatto e il 36% dichiara di aver centrato pienamente gli obiettivi. Nel 2019 la crescita sarà del 14%, oltre i 500 milioni.

id-63162-Bruno-Bertelli-e1497959612713.png Bruno Bertelli

Perché?

«Ai millennials la pubblicità non piace, la trovano noiosa», dice il Ceo di Publicis Italia Bruno Bertelli. Mica per altro proliferano gli adblock, vien da aggiungere. «Siamo circondati da una quantità di intrattenimento non pubblicitario e l’adv ne soffre. Che fare? Magari andare oltre la componente razionale e attivare la parte ludica. Non c’è dubbio che un messaggio venga catturato e immagazzinato perché risulta divertente. A questo dovrebbe mirare lo storytelling, però occorre saperlo maneggiare. Perché è un attimo che si perde il fulcro della questione e si smarrisce la consistency, ossia si tradisce lo spirito del marchio che si sta promuovendo». Ci sono delle scuole dalle quali escono promossi a pieni voti specialisti che poi si adoperano nella scrittura di libri, programmi tv, opere teatrali, cinema.

Una storia è costruita in tre parti e lo stesso può esser rapportato all’adv. «Lo storytelling efficace segue delle regole precise: il setup, ossia l’entrata in scena del protagonista cui potersi affezionare; l’evoluzione, che deve essere anche difficile, tra contrasti e controversie; il finale che risolve tutto. Uno schema anche pubblicitario: belief, tension, proposition. L’utente, come accade anche in altri media, nella pubblicità vuole leggere una storia, ben precisa, la storia di quel brand.

Una comunicazione funziona anche e soprattutto perché le aspettative vengono rispettate. Un classico esempio è quello di Nike: mi piacerebbe fare esercizio, ma fuori piove, magari più tardi, i dubbi che si fanno largo, ma poi interviene Nike, “alzati e fallo”, ossia “Just Do It”. Troppo spesso ci si dimentica di chiedersi il perché, invece il Why è fondamentale. Una grande azienda come Red Bull, che ha fatto dello storytelling una filosofia, ultimamente lo ha scordato non poche volte. Why mette le cose in chiaro su quale sia il focus dell’azienda, quel Perché che determina alla fine una maggior consistenza nel messaggio. Tra i clienti di Publicis c’è Heineken, marchio che considera l’intrattenimento molto importante, eppure si stava perdendo di vista il focus e le campagne somigliavano a semplici attività di sponsoring. Siamo tornati sui nostri passi e l’ultima campagna internazionale mette in evidenza una serie di momenti tipici di una partita di pallone, i goal certo, ma soprattutto quello che accade allo spettatore. Per fare un altro esempio: Renault non parte mai dalla macchina, ma dall’utente, evidenziando così i valori del marchio.

La ricetta

Insomma, esiste o no una ricetta adeguata per far sì che si possa parlare di un Branded Content-Entertainment adeguato appropriato, funzionale, creativo e pure divertente? Forse bisognerebbe prendere spunto proprio da chi ha rosicato parte del terreno sul quale poggi la pubblicità: lo streaming, i social, da YouTube a Netflix. Si parlava di attese rispettate, ma non bisogna dimenticare l’unicità. L’inserimento di un elemento anche piccolo, come una scoperta, un di più. Sembrerebbe quasi un gioco di prestigio, ma senza esagerare, perché poi si sbanda, anche se dietro, a tenere il timone ci sono degli autentici maestri. Vengono subito proposti due esempi che lasciano di stucco il pubblico ma aiutano a comprendere le difficoltà e le abilità che stanno dietro il Branded: la campagna targata Turkish Airlines, e sembra di assistere a un film con trama spionistica, divertente, avvincente, diretto da Ridley Scott! Completamente sbagliato. Scott e tutta la produzione hanno smarrito la strada, il focus, il brand; di contro una recente campagna Mercedes, anch’essa molto cinematografica coglie il senso. Viene chiesto alla platea di alzare la mano ed esprimere un parere, si azzardano in cinque, la conferma che non sia facile. Nel proseguimento della giornata, atteso e applaudito intervento di Alessandro Baricco, con una masterclass storytelling patrocinata da FUSE.

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Gli interventi

H-FARM

H-FARM e il Branded Content-Entertainment, un binomio che potrebbe diventare celebre. E infatti la struttura si presenta in abito elegante e introduce, insieme a Verti, marchio assicurativo, e suo cliente da tempo, con il primo esempio di Branded Podcast. A rispondere ci pensano Giorgio Sacconi, Digital Marketing Director, e Serena Maggioni, Head of Brand Campaigns

Domanda a bruciapelo: cosa rappresenta il Podcast presentato al summit? «Un messaggio forte, una sorta di presa di posizione, un po’ come dire che non intendiamo retrocedere nei confronti dell’idea che non si possano progettare e realizzare messaggi belli e ingaggianti, funzionali e divertenti», risponde Sacconi.

Anna_Gavazzi_Direttore_Generale_OBE.png Anna Gavazzi

Tempo fa, a tu per tu con il direttore di OBE, Anna Gavazzi, era spuntato il ricordo di un’Italia pubblicitaria che si muoveva su tragitti per così dire proto Branded Content-Entertainment, quelli del Carosello. Una visione corretta o una memoria distorta?

«Ci sono dei rimandi, ma riguardo quel format ho anche un’altra idea: la sua sparizione fu dovuta alla nascita del Turbo Consumismo. Ma un legame esiste ed è come se oggi volessimo dire “Riprendiamoci lo spazio”». 

Ma è veramente possibile, soprattutto qui da noi, in Italia, coinvolgere e al tempo stesso essere didattici?

«Certo, ma non con il modello di storytelling proposto durante il Summit, anche quello mi sembra ormai obsoleto, sorpassato, in crisi».

Sì, ma le aziende ci stanno? Sono propense verso quello che può apparire come un rischio, quasi un salto nel vuoto?

«Non siamo ancora pronti. Però c’è il fattore tecnologia a fare da chioccia: abbiamo l’AI, la presenza sempre più folta dei dati, l’opportunità di controllare che la strada sia quella giusta, suffragata dai numeri. Infatti, anche noi come H-FARM investiamo in tecnologia e in personale che sappia utilizzarla. Poi, chiaro, si tratta anche di una sfida culturale».

Forse il rischio è considerare il Branded come un’attività a sé stante…

«E così non deve diventare. Il podcast, per utilizzare l’esempio più fresco, non rimane lì, da solo, ma diventa attivatore di ulteriori sinergie. Un approccio olistico».

Si dice che l’audio sia la nuova frontiera

«Èd è vero. Abbiamo sviluppato il video, ora faremo lo stesso con l’audio. Rappresenta il nuovo approdo, se si pensa alla diffusione degli smart speakers o degli stessi podcast. La voce, dopotutto, è meno dispersiva, è un canale più stretto e più performante rispetto al video, crea meno distrazioni, costruisce mondi interni».

Intanto H-FARM non accenna a fermarsi, così si dice in giro

«Cresciamo in doppia cifra da cinque anni», specifica Serena Maggioni. «Al momento siamo alla ricerca di 20 persone nuove da arruolare nel marketing.».

E la crisi, la recessione?

«Ne siamo coscienti, sta arrivando, in un modo o nell’altro, ma come spesso si racconta, potrebbe anche rivelarsi un’opportunità, per cambiare rotta. E forse le realtà più piccole, più settoriali potrebbero pure beneficiarne».

Laura Corbetta

C’è una parola che ricorre, magari non al bar sotto casa, ma in ambito adv-marketing la ritrovi un po’ ovunque: integrazione. Poi c’è anche Laura Corbetta, la founder di YAM112003 che al Summit di OBE fa gli onori di casa anche perché ne è il presidente, che mira sempre più su un approccio integrato «Integrare in comunicazione è la regola, deve esserlo. E la tecnologia ci viene anche incontro, un dato acquisito. Il tema però è un altro: capire cosa si voglia raggiungere, l’obiettivo, il focus. Messo questo elemento centrale in risalto, possiamo poi pensare a come comunicarlo nel miglior modo, anche e soprattutto con azioni di branded content. Con la coscienza che i media oggi sono diluiti, c’è una regia unica, contornata da specialist diversi. In campo pubblicitario a ritirare un premio possono anche presentarsi in 10».

Laura_Corbetta_CEO&Founder_YAM112003_Presidente_OBE.jpg Laura Corbetta

Integrazione, l’unione fa la forza, ma poi le aziende non ci credono sempre e i soldi finiscono…

«O per meglio dire, vengono spostati su un solo mezzo. La tv è sempre determinante, non ci sono dubbi, perché posiziona bene ed è immediata, ma non poi deve essere integrata da altri mezzi, da ulteriori azioni»

Qualche esempio televisivo di Branded che sta funzionando?

«X-Factor da questo punto di vista è ormai un classico. Come YAM112003 abbiamo prodotto Upgrade, ideato e condotto da Giulio Golia, in collaborazione con Unieuro e Samsung, su Italia 1 e ha funzionato».

C’è un segreto per costruire una buona azione di Branded?

«Occorre sintonizzarsi sull’utente in modalità pull, cercare di interpretare le sue urgenze, le richieste, i trend che cambiano di volta in volta, il contrario dell’imposizione, insomma».

Però, intanto, si assiste a una massificazione dei gusti, o no?

«Senza dubbio, ma l’operatore cosa deve fare? Scovare un pertugio, attendere che si apra una breccia, quasi anticipare le mosse del consumatore».

Quali settori si sono aperti con più decisione al Branded?

«Il bancario-assicurativo, noi con Banca Intesa abbiamo costruito dei progetti integrati che hanno portato risultati notevoli. Poi il Food & Beverage, anche perché i media sono stracolmi di immagini legate al mondo del cibo e della cucina. E non dimentichiamo ovviamente l’Automotive».


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: D Sechi - 21/05/2019


Un diamante è per sempre, in Botswana ancora di più

"The Light at Start of Everything" è un poema visivo scritto da Iain Thomas per The Okavango Blue of Botswana, un Deep Blue Diamond da 20 carati straordinariamente raro ed estremamente prezioso. Il film esplora l'origine della pietra e la magica terra incontaminata a cui appartiene. In contrasto con l'esistenza di 3 miliardi di anni della pietra, riflette sulla natura transitoria delle nostre vite umane e ci ricorda che la luce all'interno del diamante è la stessa che esiste in noi. Veniamo tutti da qualcosa di eterno. E l'Okavango Blue è un modo per tenere quel "qualcosa" nelle nostre mani. Il film presenta gli abitanti del Botswana, perché la pietra appartiene a loro e tutti i proventi dell'asta, che avverrà entro la fine dell'anno a Christie's, torneranno nell'economia di questo piccolo paese africano. La firma è di TBWA.

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Autore: Redazione - 21/05/2019


GNV e KIWI insieme per i fan più sfegatati di Vasco

Le canzoni di Vasco sono state la colonna sonora di tante persone. Ognuno ha la sua preferita, legata a un ricordo o un momento speciale. Con KIWI e GNV ora condividere sui social questo ricordo permette di provare a vincere un biglietto per un concerto del proprio idolo musicale. Dallo Stivale a Cagliari L’agenzia creativa ha pensato infatti delle speciali attività sui canali social per promuovere il progetto dedicato al nuovo tour di Vasco Rossi: la compagnia di navigazione, sponsor ufficiale del tour Vasco Non Stop Live! ha rivestito con la locandina tour la livrea della nave Rhapsody che accompagnerà i fan provenienti dallo Stivale a Cagliari, per i due ultimi concerti previsti in calendario e ha promosso un concorso a premi per tutti i fan del cantante. Le pagine social ufficiali di GNV si animeranno con le foto più spettacolari della nuova livrea della nave, dedicata a Vasco Rossi e un video in time-lapse che ne racconta tutto l’avanzamento dei lavori per la sua creazione; un contenuto di altissima qualità per amplificare l’awareness con la propria community. Influencer marketing con FLU L’interazione con gli utenti è anche stata al centro di una serie di attività di influencer marketing. Insieme a FLU, agenzia specializzata in questo settore e parte del gruppo ALL Communication, KIWI ha coinvolto differenti web star, influencer diversi tra loro per numero di followers e stile e ha creato un piano contenuti con l’obiettivo di aumentare il traffico verso il sito del concorso e generare awareness attorno al brand e alla sponsorship con Vasco Rossi. Gli influencer scelti, racconteranno ai propri follower, per tutta la durata della campagna, attraverso Instagram stories e post, un episodio della loro vita legato alle canzoni di Vasco Rossi invitando la community a fare lo stesso e partecipare al concorso GNV. Per partecipare è sufficiente accedere alla landing page dedicata (http://www.gnv-nonstoplive.it), che KIWI ha realizzato ad hoc per l’occasione. Ai fan che accedono alla pagina viene richiesto di inserire i propri dati anagrafici per scoprire subito se hanno vinto 2 biglietti per una delle tappe del tour. Obiettivi Una strategia di comunicazione per questa nuova campagna di KIWI che prevede di colpire una audience tra i 2,5 e i 4 milioni di utenti social e che, già nella prima settimana di attività ha già coinvolto 10.000 utenti al giorno, con una reach di 1,3 milioni di utenti.

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Autore: S Antonini - 20/05/2019


Linkontro Nielsen: la fiducia è il volano della crescita, appello ad ADM e Centromarca per promuovere il dialogo tra gdo e produttori

Si è conclusa sabato 18 maggio la edizione 2019 de Linkontro Nielsen, quest’anno dedicato al tema della fiducia che, come raccontano i dati presentati in apertura di convegno giovedì scorso, scarseggia ancora parecchio dal lato delle imprese. La tre giorni di Santa Margherita di Pula ha registrato 747 presenze totali, con 560 manager di cui 160 chief executive manager e 230 aziende che rappresentano il 70% del fatturato complessivo della grande distribuzione. «Fiducia e crescita vanno a braccetto – spiega Laurent Zeller, Presidente e Amministratore Delegato di Nielsen Italia -, la seconda dipende dalla prima e questo processo virtuoso si innesca attraverso la trasparenza. Invece, nel settore del largo consumo in Italia questa trasparenza manca: «Gdo e produttori fanno fatica a condividere i dati. Per questo Nielsen, che ha una posizione unica nel mercato dei dati, può diventare il tramite super partes e certificato di queste informazioni tra le aziende». Per Zeller un dialogo maggiore tra sigle della gdo e produttori può essere solo positivo: «Credo che le due grandi associazioni di settore, l’ADM (Associazione Distribuzione Moderna, ndr.) e Centromarca, che raccoglie le aziende dell’industria di marca, potrebbero svolgere un ruolo davvero cruciale nel favorire questo dialogo». Una vera e propria “call to action” per i due enti a creare un circolo virtuoso di trasparenza, e per Nielsen «una grandissima ambizione. Vogliamo lanciare in Italia un servizio che già realizziamo in altri Paesi: l’OSA, On Shelf Availability, un sistema di gestione delle merci che monitora quando vanno fuori assortimento e aiuta a provvedere in tempo al riempimento dello scaffale. In questo modo aiutiamo distribuzione e produttori a soddisfare il cliente, e in definitiva a migliorare le vendite. Quindi, fidiamoci l’uno dell’altro». Fiducia, le aziende fanno fatica Secondo i dati presentati giovedì scorso, mentre la fiducia dei consumatori rimane stabile a livelli non eccelsi, le aziende ne hanno sempre meno. Instabilità politica ed economica sono più forti dei segnali sui consumi, che nel primo quadrimestre 2019 Nielsen indica in crescita del 2% a valore. Le posizioni della politica, per esempio in merito alle chiusure domenicali, sono vissute con apprensione dagli operatori. Secondo Nielsen, il 10% delle vendite settimanali viene registrato di domenica. Dice Giorgio Santambrogio, CEO di Gruppo VéGé: «Non abbiamo bisogno che la politica interferisca sulle nostre politiche di marketing. Industria e distribuzione devono sviluppare un approccio sistemico comune e rivolgersi al Governo come un sistema unico». Il tema della fiducia investe anche i consumatori, e soprattutto loro: «Mi onoro di far parte di una organizzazione che lavora per meritare la fiducia del cliente – dice Santambrogio -. Io propongo il concetto di fiducia come verità, i nostri scaffali sono il front office dei nostri valori, il punto di vendita è il nostro modo di proporre la fiducia, questo è il nostro obiettivo del futuro». L’italianità come leva di sviluppo Diamo fiducia al made in Italy: è la proposta di Armando De Nigris, Presidente del Gruppo De Nigris, anche perché l’italianità è una leva di sviluppo, crea fatturato ed è un patrimonio distintivo, nonché un brand rilevante. Ma spesso mistificato: «Cosa provate quanto vedere il brand “italiano” associato con il parmesan o una tanica di ragù?» domanda Stefano Cini, director of sales & marketing analytics Nielsen. Il concetto di italianità deve essere una guida decisionale per i produttori, deve costituire un vantaggio competitivo e deve essere comunicata, anche attraverso l’etichetta e la descrizione della filiera produttiva. Apporre la bandiera italiana per identificare i prodotti italiani non è sufficiente a garantire e a proteggere la competitività degli stessi. L’italianità deve essere la “currency of trust”, la moneta della fiducia, per creare valore tangibile per le imprese, per i consumatori e per il Paese. Lo ha detto il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli, nel corso di un dibattito sui quattro pilastri dell’italianità: rilevanza, tracciabilità, territorialità e sistema a cui hanno partecipato Marco Cuppini, direttore scientifico e comunicazione di GS1 Italy; Francesco Cecere, direttore marketing e comunicazione di Coop Italia; Mario La Viola, direttore marketing e sales di CRAI. I panel dell’evento Il tema della fiducia proposto da Linkontro ha coinvolto numerose personalità su più piani. Per la visione politico-economica, Carlo Cottarelli e Domenico De Masi; per gli scenari Vincenzo Perrone dell’Università Bocconi, Antonio Garcia de Castro della San Telmo Business School e Peter Brabeck-Letmathe de World Economic Forum, Paolo Magri dell’ISPI; per le testimonianze, l’astronauta Maurizio Cheli nel giorno di inaugurazione aperto da John Tavolieri (Nielsen Global Connect). Sabato hanno parlato di retail Christian Centonze (Nielsen), Enrico Cereda (IBM), Francesco Del Porto (Barilla), Mario Gasparrino (UNES), Enrico Pandian (Fresco Frigo), Cino Zucchi (urbanista). Carlo Alberto Carnevale Maffè ha parlato di trasformazione digitale. Altri panelist intervenuti: Ali Reza Arabnia (Geiko Taikisha), Marco Morchio (Accenture Strategy), Federico Rampini.

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eventi

Autore: V Parazzoli - 17/05/2019


Il Wired Next Fest 2019, dal 24 al 26 maggio, guarda al “futuro”; lato eventi, la raccolta cresce del 40%, quella del magazine segna il +66% nel primo trimestre

Anche quest’anno torna il Wired Next Fest, a Milano dal 24 al 26 maggio presso i Giardini Indro Montanelli, Corso Venezia 55. Un evento a ingresso libero e gratuito promosso da Condé Nast e organizzato da Wired Italia, che proprio nel 2019 festeggia il decimo anno di vita. Come per le scorse edizioni, Audi conferma il supporto all’evento con il quale condivide la spinta all’innovazione continua e l’impegno per migliorare il futuro. Il futuro sarà il tema e il focus delle tre giornate dell’edizione milanese della prossima settimana, la decima in assoluto e settima nel capoluogo lombardo. Immaginare il domani non è più compito solo degli scrittori di fantascienza o dei futurologi. Oggi possiamo osservare enormi cambiamenti resi possibili dall’avvento delle nuove tecnologie, che hanno imposto ai media e alla società una serie di nuove sfide a cui dare moderne risposte e soluzioni. Tantissimi gli ospiti in programma: oltre a Jimmy Wales, imprenditore e fondatore di Wikipedia, l’altra grande star internazionale sarà Edward Snowden, informatico e attivista statunitense noto per essere l’ex tecnico della CIA che con le sue rivelazioni ha dato il via al “Datagate”, lo scandalo sulla sorveglianza di massa messa in atto da alcuni governi all'insaputa dei cittadini. Dream Gap In questa edizione il WNF ha voluto dare anche ampio spazio al progetto “Dream Gap” promosso da Barbie (Mattel), un segnale concreto per supportare bambine e ragazze a perseguire i propri sogni e ridurre il gender gap in ambiti in cui le donne sono attualmente sotto rappresentate, come quelli STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematic). Perché le bambine fino ai 5 anni giocano con le loro Barbie a fare le astronaute, le scienziate o le chimiche e una volta iniziata la fase di scolarizzazione la maggior parte di loro si indirizza verso percorsi non STEM? La spiegazione è ciò che è stato definito dream gap, quel fenomeno secondo cui le bambine smettono di credere nelle proprie capacità a causa degli stereotipi culturali e sociali che alludono a un'inferiorità intellettuale della donna rispetto all'uomo. Uno stereotipo che Wired Italia cerca di smontare tutti i giorni sui propri canali e che oggi, insieme a Barbie, prende la forma di un manifesto cartaceo, allegato al magazine, in cui verranno celebrate alcune delle donne italiane che eccellono appunto nelle aree STEM. Il tema del ruolo della donna nella società sarà affrontato anche grazie alla proiezione del primo episodio di “What If”, serie tv con protagonista Renée Zellweger e che sarà online su Netflix a partire proprio dal 24 maggio. Successivamente alla proiezione parleranno alcune donne di successo che racconteranno le loro storie: la conduttrice Andrea Delogu, Jennifer Hubber di Ipsos e l’attrice Carolina Crescentini.    Il parterre di incontri Anche quest’anno sarà ricco il parterre di incontri: l’étoile Roberto Bolle, gli attori e le attrici Benedetta Porcaroli, Carolina Crescentini, Carolina Raspanti, Teresa Mannino, Francesco Montanari, Elio Germano, che porterà in anteprima lo spettacolo “Segnale di allarme - La mia battaglia VR” (Realtà Virtuale) e Alessandro Borghi, che proporrà una masterclass gratuita sul mestiere dell’attore; il cosmonauta Walter Villadei e l’istruttrice della Agenzia Spaziale Europea Laura Winterling; gli economisti e politici Giulio Tremonti, Carlo Cottarelli, Giovanni Buttarelli (Garante europeo della protezione dei dati), Antonio Nicita (Commissario AgCom), Luca Attias (Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale), Stefano Buffagni (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri) e Davide Mattiello; gli artisti Elio, Costantino della Gherardesca e Andrea Delogu; gli imprenditori Andrea Guerra e Cristina Pozzi; gli scienziati e ricercatori Guido Tonelli, Federico Faggin, Giacomo Rizzolatti, Telmo Pievani, Cecilia Laschi, Dino Pedreschi, Paolo Benanti, Caroline Lair, Amedeo Balbi, Sara Hejazi; gli autori Alessandro Baricco, James Rollins, Giacomo Papi, Zerocalcare, Paolo Giordano; e i giornalisti Mario Calabresi, Lucia Annunziata e Paul Lewis. Non mancheranno anche i protagonisti del web, theShow, Yotobi, Sofia Viscardi, The Pozzolis Family, Valerio Di Bitetto, Camihawke, Alice Venturi e tanti altri. Ricco anche il programma dei workshop e laboratori (tutti gratuiti con registrazione obbligatoria sul sito nextfest.wired.it) che occuperanno gli spazi della Wired School, del Wired Lab e dell’Aula Magna del Museo di Storia Naturale. La musica Anche nel 2019, il programma ricco di incontri e attività dedicati a tecnologia, politica, scienza, arte e Rete sarà completato da un’eccezionale line up musicale: Manuel Agnelli e Rodrigo d’Erasmo, Daniele Silvestri, Ghemon, Beba, Martux_M, Ofenbach, Ivreatronic djset feat Cosmo/Enea Pascal/Foresta/Splendore, Hot Chip djset, Berkcan Demir, Priestess e Merk&Kremont. I numeri Negli anni il Wired Next Fest è diventato un appuntamento di riferimento imperdibile per pubblico e partecipanti, al punto da far quintuplicare le presenze solamente negli ultimi 5 anni: nel 2018 l’edizione milanese ha contato oltre 150 mila partecipanti, più di 850 mila utenti hanno preso parte al WNF via streaming e migliaia di studenti hanno seguito gli oltre 200 relatori intervenuti. Per non parlare delle interazioni social che hanno visto il WNF in trend topic durante tutte le giornate del Festival, le oltre 200k visualizzazioni su Instagram stories e le migliaia di contatti quotidiani sul profilo Facebook ufficiale del Festival, dati che confermano l’interesse da parte degli italiani a voler approfondire nuovi temi confrontandosi su passato, presente e futuro. Un’apposita ricerca Ipsos ha certificato l’alto gradimento per la manifestazione e l’incremento di avocacy e fidelizzazione al brand. Quest’anno, ci saranno 150 speaker di 11 nazioni, 130 approfnodimenti, 17 live musicali, 51 workshop e 17 exibit. I partner Il Wired Next Fest è realizzato con il patrocinio del Comune di Milano, in collaborazione con Audi e grazie al supporto di Huawei come Mobile partner; Main partner: Barbie, E-Distribuzione, Nexi, Reale Mutua e Vodafone; Partner: Adecco, Amaro Montenegro, Autogrill, ASI (Agenzia Spaziale Italiana), Gruppo Cap, Deloitte, Istituto Marangoni, Mastercard, Modis, Nastro Azzurro, Nescafé, Phyd e Roche; Partner scientifico: Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro; Event supporter: Fuzetea, Homepal, Lago, MIND Milano Innovation District, Moleskine, Gruppo Remedia e Wavemaker; Official Hotel: NH Hotel Group; Official Radio: RDS 100% Grandi Successi; Media partner: Urban Vision; Thanks to: Papillon Milano 1990 e Vini Pasqua; Partner tecnico: ATM e Verso; Exhibit & design production: Piano B. La raccolta Annalisa Procopio, Advertising Manager di Wired, sottolinea come i partner siano cresciuti dai 32 della scorsa edizione ai 38 di questa, con nuovi ingressi del calibro di ASI, Deloitte, Nexi, Barbie, MIND, Moleskine e Gruppo Remedia. Le entrate del brand Wired, come ha spiegato a DailyMedia, sono state ripartite nel 2018 tra il 40% del digital, il 30% degli eventi, il 20% del magazine e il 10% delle attività di consulenza. L’area eventi è cresciuta del 50% l’anno scorso e quasi della stessa percentuale, +47%, nel primo trimestre 2019, con un +40% per l’imminente edizione del WNF. Anche il magazine sta andando decisamente bene, con raccolta in crescita del 66% nel primo trimestre rispetto al pari periodo 2018. Cresce anche, sempre rispetto a quello dell’anno scorso, la raccolta del numero di giugno, che uscirà il 24 maggio in occasione dell’opening del WNF. In quello stesso numero ci sarà anche il secondo business report allegato al magazine ma in formato tabloid, 8 pagine dedicate al futuro del retail, sponsorizzato da Nexi.

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