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OBE Summit: il Branded cresce, nel 2019 a +14%, oltre i 500 milioni

Autore: D Sechi


Ottima affluenza di pubblico al convegno organizzato dall’Osservatorio sul Branded Entertainment: strumenti, ricette, consigli di un mercato che oltre al prossimo futuro si sta già muovendo con profitto nel presente

Si stava meglio quando si stava peggio, la mitologica massima che da sempre si rifà viva, insieme ai suoi protagonisti, nostalgici dei bei tempi che furono. Ed è allora che si alzano gli occhi al cielo, si chiede pietà, si manifesta disappunto, magari qualcuno alza anche la voce, si pongono domande dal sapore retorico, tipo: “Come puoi lamentarti di fronte al progresso?!”. Succede anche nel campo del marketing, della comunicazione, della pubblicità: oggi possiamo far leva su una strumentazione che solo due lustri orsono non esisteva, qualcuno la immaginava, ma intanto tutto appariva più improvvisato rispetto al 2019; minore targhetizzazione, meno profilazioni, magari non proprio un terno al lotto, ma insomma. Oggi abbiamo i Data e il contenuto può giovarsene, può scorrere più facilmente, può mirare la bersaglio grosso e anche meno grande, può rischiare. O no?

Di cosa parliamo?

C’è una pagina social, “Milano sparita e da ricordare”, foto in bianco e nero e un diluvio di commenti sulla bellezza di una città sfocata nei ricordi confrontata all’orribile metropoli odierna dove tutto funziona ma chi se ne frega, troppe linee metropolitane, hanno anche eliminato il fioraio che incontravo quando andavo all’asilo nel 1952! Ma quindi se qualcosa matura, si evolve, acquista valore e diventa più agevole o è vero il contrario? OBE, che come osservatorio si guarda intorno e fa ogni volta il punto della situazione, organizza un summit per certificare lo stato di grazia della nuova comunicazione, sempre più propensa al branded content-entertainment. Succede a Milano, un martedì mattina di metà maggio e… si blocca la metropolitana, spariscono i taxi e i ritardi si accumulano. Ma poi, finalmente si abbassano le luci e in Fondazione Feltrinelli si comincia a discutere, perché sale sul palco il presidente di OBE, Laura Corbetta che dice: «Di cosa parliamo? Branded Content? Entertainment? Entrambi?».

Tattica o strategica?

Siamo solo all’inizio, ma un sospetto viene subito a galla: abbiamo di fronte uno spartito sempre più completo, ma non è un pulsante che crea automaticamente il risultato, tutt’altro, occorre studiare, conoscere, interpretare una materia di fatto sempre presente ma oggi inedita, perché il tranello è sempre dietro l’angolo. «Il tema centrale fu colto tanti anni fa: creare contenuti, impattanti, ingaggianti, ma anche funzionali a quello che si vuole promuovere», continua Laura Corbetta. «Un limite, almeno qui in Italia, è considerare l’attività di branded content come qualcosa di tattico, quando invece dovrebbe essere strategico, far parte del gioco di squadra. Lo storytelling deve essere connesso con il brand, per far sì che si possa poi giungere a una crescita organica del singolo progetto, che abbia connessioni emotive durature. Un contenuto originale, non un messaggio mascherato. Deve essere rilevante e deve far parte di un progetto di comunicazione integrata, che possa funzionare su qualsiasi mezzo. Succede, infatti, che ci si trovi di fronte a grossi investimenti che però vengono dirottati magari solo su un media, proprio perché manca una dimensione strategica, un’idea condivisa e veicolabile ovunque».

In Rete?

Ma dove vanno a finire tutti questi soldi? Il lettore l’avrà capito, si tratta proprio di lei, l’eterna televisione. Ma il web non demorde attira nella sua rete non pochi denari. A confermarlo è una ricerca, presentata in collaborazione con Doxa e Annalect, che ha sottolineato l’importanza del video nelle strategie di Branded Entertainment. Ma non tutto fila liscio: su 149 video analizzati e suddivisi in 8 categorie, solo il 42% ha dimostrato di saperla lunga in fatto di performance. Come mai? Sempre la solita storia: obiettivi poco chiari e storytelling debole quando non povero. Anche su internet occorre coinvolgere nel rispetto di Kpi.

I numeri di ieri, oggi e domani

Ritornano le solite domande: come si valuta l’efficacia? Come si lavora sul branded? La matematica pare che funzioni ancora, troverete anche in questo campo qualche terrapiattista sostenitore del 2+2 uguale 10, ma intanto gli ultimi dati forniti da Havas Media parlano chiaro: la percentuale di penetrazione globale del Branded è intorno al 6%, ma con percentuali di crescita del 14%. In Italia siamo passati dai 170 milioni investiti nel 2014 ai 444 milioni dell’altro giorno, con un avanzamento ben oltre la stima del 5%. L’approccio tattico si dice in giro stia calando, il 92% degli addetti ai lavori si dice soddisfatto e il 36% dichiara di aver centrato pienamente gli obiettivi. Nel 2019 la crescita sarà del 14%, oltre i 500 milioni.

id-63162-Bruno-Bertelli-e1497959612713.png Bruno Bertelli

Perché?

«Ai millennials la pubblicità non piace, la trovano noiosa», dice il Ceo di Publicis Italia Bruno Bertelli. Mica per altro proliferano gli adblock, vien da aggiungere. «Siamo circondati da una quantità di intrattenimento non pubblicitario e l’adv ne soffre. Che fare? Magari andare oltre la componente razionale e attivare la parte ludica. Non c’è dubbio che un messaggio venga catturato e immagazzinato perché risulta divertente. A questo dovrebbe mirare lo storytelling, però occorre saperlo maneggiare. Perché è un attimo che si perde il fulcro della questione e si smarrisce la consistency, ossia si tradisce lo spirito del marchio che si sta promuovendo». Ci sono delle scuole dalle quali escono promossi a pieni voti specialisti che poi si adoperano nella scrittura di libri, programmi tv, opere teatrali, cinema.

Una storia è costruita in tre parti e lo stesso può esser rapportato all’adv. «Lo storytelling efficace segue delle regole precise: il setup, ossia l’entrata in scena del protagonista cui potersi affezionare; l’evoluzione, che deve essere anche difficile, tra contrasti e controversie; il finale che risolve tutto. Uno schema anche pubblicitario: belief, tension, proposition. L’utente, come accade anche in altri media, nella pubblicità vuole leggere una storia, ben precisa, la storia di quel brand.

Una comunicazione funziona anche e soprattutto perché le aspettative vengono rispettate. Un classico esempio è quello di Nike: mi piacerebbe fare esercizio, ma fuori piove, magari più tardi, i dubbi che si fanno largo, ma poi interviene Nike, “alzati e fallo”, ossia “Just Do It”. Troppo spesso ci si dimentica di chiedersi il perché, invece il Why è fondamentale. Una grande azienda come Red Bull, che ha fatto dello storytelling una filosofia, ultimamente lo ha scordato non poche volte. Why mette le cose in chiaro su quale sia il focus dell’azienda, quel Perché che determina alla fine una maggior consistenza nel messaggio. Tra i clienti di Publicis c’è Heineken, marchio che considera l’intrattenimento molto importante, eppure si stava perdendo di vista il focus e le campagne somigliavano a semplici attività di sponsoring. Siamo tornati sui nostri passi e l’ultima campagna internazionale mette in evidenza una serie di momenti tipici di una partita di pallone, i goal certo, ma soprattutto quello che accade allo spettatore. Per fare un altro esempio: Renault non parte mai dalla macchina, ma dall’utente, evidenziando così i valori del marchio.

La ricetta

Insomma, esiste o no una ricetta adeguata per far sì che si possa parlare di un Branded Content-Entertainment adeguato appropriato, funzionale, creativo e pure divertente? Forse bisognerebbe prendere spunto proprio da chi ha rosicato parte del terreno sul quale poggi la pubblicità: lo streaming, i social, da YouTube a Netflix. Si parlava di attese rispettate, ma non bisogna dimenticare l’unicità. L’inserimento di un elemento anche piccolo, come una scoperta, un di più. Sembrerebbe quasi un gioco di prestigio, ma senza esagerare, perché poi si sbanda, anche se dietro, a tenere il timone ci sono degli autentici maestri. Vengono subito proposti due esempi che lasciano di stucco il pubblico ma aiutano a comprendere le difficoltà e le abilità che stanno dietro il Branded: la campagna targata Turkish Airlines, e sembra di assistere a un film con trama spionistica, divertente, avvincente, diretto da Ridley Scott! Completamente sbagliato. Scott e tutta la produzione hanno smarrito la strada, il focus, il brand; di contro una recente campagna Mercedes, anch’essa molto cinematografica coglie il senso. Viene chiesto alla platea di alzare la mano ed esprimere un parere, si azzardano in cinque, la conferma che non sia facile. Nel proseguimento della giornata, atteso e applaudito intervento di Alessandro Baricco, con una masterclass storytelling patrocinata da FUSE.

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Gli interventi

H-FARM

H-FARM e il Branded Content-Entertainment, un binomio che potrebbe diventare celebre. E infatti la struttura si presenta in abito elegante e introduce, insieme a Verti, marchio assicurativo, e suo cliente da tempo, con il primo esempio di Branded Podcast. A rispondere ci pensano Giorgio Sacconi, Digital Marketing Director, e Serena Maggioni, Head of Brand Campaigns

Domanda a bruciapelo: cosa rappresenta il Podcast presentato al summit? «Un messaggio forte, una sorta di presa di posizione, un po’ come dire che non intendiamo retrocedere nei confronti dell’idea che non si possano progettare e realizzare messaggi belli e ingaggianti, funzionali e divertenti», risponde Sacconi.

Anna_Gavazzi_Direttore_Generale_OBE.png Anna Gavazzi

Tempo fa, a tu per tu con il direttore di OBE, Anna Gavazzi, era spuntato il ricordo di un’Italia pubblicitaria che si muoveva su tragitti per così dire proto Branded Content-Entertainment, quelli del Carosello. Una visione corretta o una memoria distorta?

«Ci sono dei rimandi, ma riguardo quel format ho anche un’altra idea: la sua sparizione fu dovuta alla nascita del Turbo Consumismo. Ma un legame esiste ed è come se oggi volessimo dire “Riprendiamoci lo spazio”». 

Ma è veramente possibile, soprattutto qui da noi, in Italia, coinvolgere e al tempo stesso essere didattici?

«Certo, ma non con il modello di storytelling proposto durante il Summit, anche quello mi sembra ormai obsoleto, sorpassato, in crisi».

Sì, ma le aziende ci stanno? Sono propense verso quello che può apparire come un rischio, quasi un salto nel vuoto?

«Non siamo ancora pronti. Però c’è il fattore tecnologia a fare da chioccia: abbiamo l’AI, la presenza sempre più folta dei dati, l’opportunità di controllare che la strada sia quella giusta, suffragata dai numeri. Infatti, anche noi come H-FARM investiamo in tecnologia e in personale che sappia utilizzarla. Poi, chiaro, si tratta anche di una sfida culturale».

Forse il rischio è considerare il Branded come un’attività a sé stante…

«E così non deve diventare. Il podcast, per utilizzare l’esempio più fresco, non rimane lì, da solo, ma diventa attivatore di ulteriori sinergie. Un approccio olistico».

Si dice che l’audio sia la nuova frontiera

«Èd è vero. Abbiamo sviluppato il video, ora faremo lo stesso con l’audio. Rappresenta il nuovo approdo, se si pensa alla diffusione degli smart speakers o degli stessi podcast. La voce, dopotutto, è meno dispersiva, è un canale più stretto e più performante rispetto al video, crea meno distrazioni, costruisce mondi interni».

Intanto H-FARM non accenna a fermarsi, così si dice in giro

«Cresciamo in doppia cifra da cinque anni», specifica Serena Maggioni. «Al momento siamo alla ricerca di 20 persone nuove da arruolare nel marketing.».

E la crisi, la recessione?

«Ne siamo coscienti, sta arrivando, in un modo o nell’altro, ma come spesso si racconta, potrebbe anche rivelarsi un’opportunità, per cambiare rotta. E forse le realtà più piccole, più settoriali potrebbero pure beneficiarne».

Laura Corbetta

C’è una parola che ricorre, magari non al bar sotto casa, ma in ambito adv-marketing la ritrovi un po’ ovunque: integrazione. Poi c’è anche Laura Corbetta, la founder di YAM112003 che al Summit di OBE fa gli onori di casa anche perché ne è il presidente, che mira sempre più su un approccio integrato «Integrare in comunicazione è la regola, deve esserlo. E la tecnologia ci viene anche incontro, un dato acquisito. Il tema però è un altro: capire cosa si voglia raggiungere, l’obiettivo, il focus. Messo questo elemento centrale in risalto, possiamo poi pensare a come comunicarlo nel miglior modo, anche e soprattutto con azioni di branded content. Con la coscienza che i media oggi sono diluiti, c’è una regia unica, contornata da specialist diversi. In campo pubblicitario a ritirare un premio possono anche presentarsi in 10».

Laura_Corbetta_CEO&Founder_YAM112003_Presidente_OBE.jpg Laura Corbetta

Integrazione, l’unione fa la forza, ma poi le aziende non ci credono sempre e i soldi finiscono…

«O per meglio dire, vengono spostati su un solo mezzo. La tv è sempre determinante, non ci sono dubbi, perché posiziona bene ed è immediata, ma non poi deve essere integrata da altri mezzi, da ulteriori azioni»

Qualche esempio televisivo di Branded che sta funzionando?

«X-Factor da questo punto di vista è ormai un classico. Come YAM112003 abbiamo prodotto Upgrade, ideato e condotto da Giulio Golia, in collaborazione con Unieuro e Samsung, su Italia 1 e ha funzionato».

C’è un segreto per costruire una buona azione di Branded?

«Occorre sintonizzarsi sull’utente in modalità pull, cercare di interpretare le sue urgenze, le richieste, i trend che cambiano di volta in volta, il contrario dell’imposizione, insomma».

Però, intanto, si assiste a una massificazione dei gusti, o no?

«Senza dubbio, ma l’operatore cosa deve fare? Scovare un pertugio, attendere che si apra una breccia, quasi anticipare le mosse del consumatore».

Quali settori si sono aperti con più decisione al Branded?

«Il bancario-assicurativo, noi con Banca Intesa abbiamo costruito dei progetti integrati che hanno portato risultati notevoli. Poi il Food & Beverage, anche perché i media sono stracolmi di immagini legate al mondo del cibo e della cucina. E non dimentichiamo ovviamente l’Automotive».


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 10/02/2020


Non è ancora di tempo di morire per James Bond

James Bond si era ritirato e se la stava pure spassando sotto il sole della Jamaica. Ma poi, ecco arrivare un amico, che non sempre e portatore di buone nuove: bisogna salvare uno scienziato rapito. Bond accetta, si ri-trasforma in Agente 007 e si lancia un'avventura ovviamente molto più infida del previsto, tra pericoli mortali, ma anche gadget e le celebri Aston Martin. Perché lo decide lui se è Time to Die o no!

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Autore: Redazione - 17/02/2020


Condé Nast Italia presenta Frame: il suo nuovo experience store a Milano

Condé Nast Italia, in collaborazione con Pasticceria San Carlo, ha inaugurato ufficialmente Frame, il suo primo experience store. Lo shop che si trova all'interno della sede milanese della multimedia company in piazzale Cadorna, 7 è il primo spazio aperto al pubblico fondato sull’inclusività, dover poter offrire nuovi modi di interazione tra lettori, utenti, followers, redazioni e aziende. Un luogo di incontro ma soprattutto d’ispirazione che fonde tradizione e innovazione, lo shopping con la possibilità di vivere esperienze uniche grazie ad incontri culturali, talk e presentazioni. I protagonisti Esperienze che gli ospiti delle due serate hanno potuto vivere in prima persona scoprendo inoltre, attraverso performance e installazioni video, il DNA dei brand Condé Nast. Milo Manara e la sera successiva Paolo Ventura - due degli artisti che hanno realizzato le copertine del numero di gennaio di Vogue Italia - hanno incontrato gli ospiti e firmato cover e poster, mentre la sera del 12 febbraio, Tommaso Paradiso ed Elodie, intervistati dal vicedirettore di Vanity Fair Malcom Pagani, si sono raccontati per la prima volta tra parole e musica e sono diventati i protagonisti di una live performance che ha coinvolto il pubblico presente. Ad accompagnare gli ospiti durante tutta la serata il Dj set di Fabrizio Oriani (talent di Condé Nast Social Talent Agency) e i cocktail preparati dal bartender Alex Siliberto di Pasticceria San Carlo, tra cui quello dedicato a GQ: l’Obsession cocktail, realizzato con Bourbon whiskey, passion fruit, cardamom, ginger beer, lemon juice, sugar syrup e steamed vanilla. Tre aree Lo spazio di Frame, progettato dallo studio d’architettura Locatelli Partners è composto da 3 aree principali: la Caffetteria Cocktail Lounge Bar, l’area eventi e il negozio. La prima, aperta dal lunedì al sabato dalle 7 alle 22, è gestita in partnership con la Pasticceria San Carlo. L’area eventi è una location multifunzionale nata per ospitare appuntamenti esclusivi, progetti culturali e incontri dei brand Condé Nast e non solo. Infine all’interno dello shop, aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19, è possibile acquistare oggetti in edizione limitata, i must-have firmati dai brand di Condé Nast e una selezione dei marchi di tendenza. I partner Gli ospiti hanno brindato con Prosecco superiore Docg brut collezione Novecento, Prosecco Doc Treviso extra dry collezione Novecento, Pinot Grigio Doc Delle Venezie e Merlot del Piave Doc, della Marca Vini e Spumanti.

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Autore: Redazione - 16/02/2020


RCS Sport presenta il Giro-E 2020, che si svolgerà a maggio in parallelo alla corsa a tappe, e fa il pieno di sponsor

È stato presentato  al CosmoBike Show di Verona il Giro-E 2020, unico evento a tappe al mondo riservato alle bici a pedalata assistita. Una bike experience che si svolgerà sulle strade e negli stessi giorni del Giro d’Italia e offrirà ai partecipanti le emozioni della Corsa Rosa: il foglio firma alla partenza, il pubblico ai lati delle strade, la conquista di una delle sette maglie in palio, la premiazione sul podio dei campioni, un’hospitality riservata all’arrivo. Oltre alla straordinaria opportunità di pedalare accanto a leggende del ciclismo come Gianni Bugno o Fabiana Luperini. Il format, creato da RCS Sport, organizzatore del Giro d’Italia, giunge quest’anno alla seconda edizione, dopo la numero zero del 2018. Un’idea coraggiosa che ha fatto da traino a un movimento, quelle delle e-road, che allora non esisteva: dall’unico marchio di bici per un gruppo limitato a venti ciclisti del primo anno, si è passati ai sei marchi e gli oltre 500 ciclisti coinvolti del 2019. “Una crescita vertiginosa che ci riempie d’orgoglio e va di pari passo con l’esplosione del mercato delle e-bike - commenta Paolo Bellino, A.D. e D.G. di RCS Sport -. Il segreto? È un’esperienza unica perché si può vivere il Giro dall’interno, oltre a poter scoprire la bellezza del nostro Paese”. Merito delle bici a pedalata assistita, che consentono a tutti di superare salite mozzafiato: nel 2019 il dislivello positivo complessivo è stato di ben 24 mila metri su 1.829 chilometri percorsi. L’edizione 2020 vanta molte novità. Crescerà il numero dei team coinvolti (l’anno scorso erano 10), diminuirà la lunghezza delle tappe (compresa tra i 65 e i 110 chilometri), si disputeranno anche le cronometro (che sono 2 su un totale di 18 tappe), ci saranno una maggiore attenzione all’efficienza energetica dei team (premiata con una maglia ad hoc) e città di partenza dedicate. Avvio il 12 maggio a Caltanissetta, in concomitanza con la quarta tappa del Giro d’Italia, e conclusione a Milano in piazza Duomo il 31. In mezzo tanta strada, bici, emozioni e salite. Come quelle, iconiche, che conducono al Colle dell’Agnello o ai 2.758 metri del Passo dello Stelvio, Cima Coppi 2020, ovvero la vetta più alta della Corsa Rosa. I partner principali sono: Enel X, Title Sponsor e Sponsor Maglia Viola; Toyota, Official Car; Intimissimi Uomo, Sponsor Maglia Blu; Navigare, Official Leisure Partner; e Named Sport, Official Nutrition Partner. La campagna è firmata da Zampediverse.

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Autore: Redazione - 12/02/2020


Storylab 2020: Milano Pitch, giovani autori incontrano i grandi player dell’audiovisivo e dell’editoria

In occasione di StoryLab 2020 - Milano Pitch 2020, 20 giovani autori lombardi hanno presentano i loro 20 progetti inediti alle maggiori aziende dell’editoria e alle più importanti case di produzione televisive e cinematografiche in Italia. L’evento, che si è svolto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, era diviso in 4 categorie - libri per ragazzi, libri per adulti, cinema e serie tv -; progetti che potrebbero tramutarsi in libri, lungometraggi e serie di successo di domani, grazie all’incontro con i delegati delle 47 aziende del settore presenti: 3Zero2, Anele, BIM Produzione, Casanova, Cinemaundici, Colorado Film, Planeta DeAgostini, Dinamo SRL, EDI, EFFE TV, Endemol Shine, Indiana Production, Indigo, Lotus production, Lumiere & Co, Lux Vide, MareMosso, Mediaset, Movimenti Production, RAI, Red Joint Film, Sky, Studio Bozzetto &CO, Swan & Koi, Wildside, Zelig Media, ZEN Europe per TV e cinema; BAO Publishing, Battello a Vapore, Bookabook, BUR, DeAgostini Libri, Disney Publishing Worldwide, Fabbri Editori, Feltrinelli Gribaudo, Giunti, Harper Collins, Longanesi, Mondadori, Mondadori Junior, Panini Comics, Piemme, Rizzoli, Salani, Shockdom, Solferino, Sperling & Kupfer per l’editoria. Intesa Sanpaolo Grazie al prezioso contributo del nuovo partner Intesa Sanpaolo, sono inoltre premiati i 4 progetti vincitori di ogni sezione con il contributo di 2.000 euro ciascuno. A scegliere le opere, 4 giudici speciali: Claudio Bisio per il miglior progetto di Serie TV, Giacomo Poretti per quello del cinema, Manlio Castagna di narrativa kids e Paolo Cognetti di narrativa adulti. Nuova tappa a marzo L’apporto di “StoryLab” al genio creativo dei nuovi aspiranti autori proseguirà a marzo con un nuovo bando supportato da Fondazione Cariplo con in palio 37 mila euro in borse di sviluppo per cinque giovani autori di cinema e Tv dell'area lombarda, che potranno inoltre partecipare gratuitamente a settimane di formazione proposte da ALMED dell’Università Cattolica e lavorare con alcuni importanti sceneggiatori e produttori italiani e professionisti internazionali. Una realtà in ascesa “StoryLab è ormai una realtà concreta – afferma Armando Fumagalli (ordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milanoordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milano) – che cresce nei numeri, nelle relazioni e nei risultati, confermandosi un concreto supporto all’industria creativa e diventando ormai un vero distretto Culturale: al Milano Pitch, ormai diventato un appuntamento annuale fisso, siamo arrivati a ospitare 47 aziende del settore, in crescita di 13 unità rispetto al 2019; l’interesse stesso da parte degli autori è aumentato, con la presentazione di 164 progetti, a fronte dei 140 dell’anno scorso; l’ingresso di un partner importante come Intesa Sanpaolo che premia quest’anno i migliori 4 progetti di Milano Pitch 2020; la riconferma del supporto di Fondazione Cariplo per il nuovo bando che apriremo in marzo. Inoltre, se l’obiettivo primario del progetto era mettere gli autori nelle migliori condizioni per arrivare effettivamente alla produzione, possiamo già trarre un bilancio particolarmente positivo dell’esperienza del 2019: ben 6 progetti su 18 presentati al Milano Pitch sono effettivamente poi stati ‘adottati’ dalle aziende e delle case editrici e stanno per prendere forma concreta, in libreria, in tv, al cinema e su tutte le piattaforme”. Milano Mentre il sistema produttivo culturale italiano nel 2018 è cresciuto (+2.9% rispetto al 2017, +1,5% di occupati, con un tasso di crescita superiore rispetto al +0.9% di complessivo dell’economia, fonte: nona edizione del rapporto “Io sono cultura” realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere), Milano si conferma sempre più capitale della culturale italiana: “Milano, con i suoi 25.4 miliardi di Euro di volume d’affari nel sistema produttivo italiano e 365.000 addetti, conferma il proprio fondamentale ruolo nel panorama nazionale – afferma Minnie Ferrara, direttrice della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti – sottolineando ancor di più la missione e la responsabilità di una Scuola come la nostra di porsi quale anello di congiunzione tra la didattica e il mondo professionale. Quale occasione migliore di un evento come Milano Pitch 2020 per aiutare i giovani autori del cinema, dell’audiovisivo e dell’editoria a incontrare i professionisti del settore alla ricerca di nuove idee e di nuovi talenti?”. Noesis Sempre più stretto e importante è anche il legame fra editoria e audiovisivo, come afferma Maura Bergamaschi, titolare di Noesis, studio editoriale e factory creativa, e partner dell’evento Milano Pitch: “Noesis, con il progetto NoesisLab, investe sulle sinergie tra le diverse arti, ricercando talenti e contenuti che possano impreziosire il panorama culturale. Ci siamo interessati al progetto StoryLab e abbiamo subito proposto un coinvolgimento delle maggiori case editrici italiane, che avesse la finalità di promuovere e incrementare le sinergie tra i due mondi. Sinergie già presenti, peraltro, soprattutto negli ultimi anni: celebri i casi di adattamenti televisivi o di film nati da libri. I tempi produttivi brevi dell’industria del libro innescano un circolo virtuoso con l’audiovisivo, anche dal punto di vista degli esordienti: se un nuovo autore trova spazio nel mondo editoriale, è più facile che la sua opera venga opzionata da una casa di produzione, che può investire su un’idea già sviluppata e già conosciuta dal mercato. Le case editrici hanno risposto positivamente all’edizione 2019, incentrata sulle categorie junior e young adult, e questo interesse ci ha motivato ad ampliare il concorso alla narrativa adulti e a coinvolgere un maggior numero di aziende leader nel settore editoriale”. I 20 progetti selezionati da Milano Pitch: CINEMA: – Leone, di Vincenzo Cardona – Giovannino Guareschi: un umorista nel lager, di Claudio Benedetti e Cecilia Leardini – The Wizard of Fake, di Mattia De Marco, Stefano Etter, Giovanni Greggio – Nessuno è salvo, di Alice Penserini – La corsa dell’elefante, di Antonello Schioppa   SERIE TV: – Byzantium is me, di Sergio Basso – Fuori dal buio, di Elisa Zagaria e Marcello Ubertone – Lo schema, di Filippo Mazzotti e Paolo Bernardelli – Heka, creato da Alberto Longo, Gaia Zavoli e Anita Verona – The Kilpin Project, di Cecilia Gragnani e Paul Davidson   LIBRI PER RAGAZZI: – Daniel Ghost e le anime erranti, di Nicola Lucchi – Ti sento, di Valentina Torchia – Mors tua, vita mea, di Erica Gallesi – Storia di un giovane drago, di Gianni Bonetti   LIBRI PER ADULTI: – Il viaggio in Paradiso, di Beniamino Rosa – L’educazione sentimentale di un cretino, di Nelson Nazzicari – La crisalide e la farfalla, di Gerardo Innarella – Sia benedetto il frutto, di Giulia Seri – Superclassica, di Luca Viti – La mia vita come un insieme di risvegli, graphic novel di Giulia Scotti

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