ABBONATI

Il mondo Daily

Vuoi conoscere meglio i nostri prodotti?
Iscriviti, scopri la nostra offerta e seleziona il pacchetto che meglio si adatta alle tue esigenze.

La Juventus corre su Instagram: primo brand italiano per numero di follower
La Juventus è il primo brand italiano su Instagram. Il sorpasso decisivo è avvenuto nell’ultima settimana, ai danni del gruppo Gucci. A questo punto, la maison della moda può vantare 40,3 milioni di follower, ma non bastano per stoppare l’exploit della Vecchia Signora, schizzata a 40,5 milioni, come nessun altro marchio italico. Continua, dunque, l'effetto Cristiano Ronaldo sui social del team torinese, oltre che chiaramente sulle prestazioni della squadra bianconera. Basti pensare che prima dell'approdo del cinque volte Pallone D'Oro, i follower su Instagram della Juventus erano poco più di 10 milioni: nel giro di due anni la base di utenti è quindi quadruplicata. Il commento Soddisfatto per il successo Giorgio Ricci, responsabile dell'area commerciale del club, che osserva: "È un’evoluzione digitale lunga dieci anni, passata attraverso il cambio del logo, nel 2017. Abbiamo riposizionato il nostro brand in uno spazio più ampio e contaminato nuovi territori come l’arte, la moda, il design, il lifestyle". Proprio di recente la Juventus ha rivoluzionato nuovamente il proprio posizionamento sul web, con un nuovo sito web e un'applicazione per iOS e Android rinnovata. I Campioni d'Italia, in piena corsa verso la conquista incredibile del nono titolo consecutivo, guardano, però, anche a TikTok e Twitch, le due piattaforme famose soprattutto tra i più giovani, in cui si stanno spostando sempre più persone e che potrebbero favorire l'aumento dell'engagement e delle interazioni con i tifosi. Una potente macchina social Tornando a considerare l’apporto fornito da Cristiano Ronaldo al boom social della Juventus, non va dimenticato che l'account del fuoriclasse portoghese, in questo momento, può vantare il numero più alto di follower dell'intera piattaforma (227 milioni), davanti a quelli della cantante Ariana Grande (attestata a 192 milioni) e dell’attore Dwayne Johnson (a quota 188 milioni). L’enorme progresso su Instagram della Juventus, dunque, è senz’altro conseguenza di un essenziale cambio di mentalità, ma nasce, soprattutto, dalla potente risorsa acquistata due anni fa: Cristiano Ronaldo è la più potente macchina da social che attualmente popola il web. Con i suoi, già citati, 227 milioni di seguaci è di gran lunga il più seguito in questi luoghi della rete, ma ha saputo trascinare in modo vigoroso anche l’intera società presieduta da Andrea Agnelli. Il 10 luglio del 2018, ovvero il giorno in cui CR7 si è vestito per la prima volta di bianconero, è stata l’alba di un mondo nuovo. Nel mondo complesso ed entusiasmante di Instagram, come detto, i bianconeri erano una comunità di soli 10 milioni di persone, ma già nella settimana successiva i follower su tutti i canali del club erano posizionati oltre i 2 milioni. Oggi l’ecosistema bianconero si basa su cinque piattaforme (Instagram, Facebook, YouTube, Twitter e Sina Weib) e sfiora, in totale, la soglia di 100 milioni, con una crescita mensile media di 2,4 milioni. Da giugno 2018 a giugno 2020 la crescita è dell’88%. "Abbiamo portato il brand Juventus dove pensiamo che debba stare, ma il segreto è sperimentare e allargare i confini. Vogliamo portare nel mondo un’immagine del nostro Paese contemporanea e lontana dagli stereotipi”, conclude Ricci. Terzo posto nel mondo Sul fronte internazionale, invece, la partita è parecchio complicata. Dominano le squadre spagnole, Barcellona e Real Madrid, scattate in anticipo in questa corsa e ancora irraggiungibili; restano le squadre più popolari su Instagram: 48 milioni di seguaci in più dei bianconeri che, però, nell’agosto 2019 hanno superato il potente Manchester United, primo in terra inglese, al terzo posto. Oggi, @Juventus è il 70esimo account in totale ma, se si escludono le persone fisiche e si restringe il campo a brand e aziende, diventa il decimo marchio mondiale. Davanti si posizionano solo National Geographic e Nike, le due squadre di calcio iberiche, Victoria’s Secret, la Champions League e tre simboli statunitensi come Nasa, Nba e Marvel.
https://www.dailyonline.it/it/2020/juventus-corre-su-instagram-primo-brand-italiano-numero-follower
mercato
img
Fixool, l’home service a cinque stelle
Quando la giornata sembra promettere bene, con il sole alto, il cielo pulito e le prospettive ottime, ecco rompersi il boiler. Smarrimento, incredulità, irritazione, richiamo veloce di tutto il pantheon, nessuna risposta, forse sono tutti in ferie. Meno male che ci sono i motori di ricerca, una delle più grandi invenzioni della storia umana. Ed eccolo arrivare l’idraulico, lui, la sua valigetta degli attrezzi e il suo preventivo. Ma alla fine, con la riparazione riuscita, sempre lui dice di essersi sbagliato, la conferma arriva dalla parcella, anche detta salasso. Che si fa? Si paga, può capitare. Ma poi un tarlo si fa strada durante il pomeriggio, rapisce la sera, prende in ostaggio la notte. Non va bene. Rapido check tra amici e parenti: è tutto vero, è capitato anche a loro, ritrovarsi senza metà stipendio per la rottura di uno stipite, per il sistema elettrico improvvisamente latitante, per il gas che non sbuffa più… Ed è capitato anche a Leonardo Tirassa, CEO di Fixool (https://www.fixool.com/), azienda che sorge sul classico malcontento di cui sopra e che si muove nel mercato dell’home service, un settore che in Italia vale 23 miliardi di euro. Quando nasce Fixool? «L’idea spunta nel 2016, dopo una disavventura domestica con conseguenze economicamente molto costose. Un’opportunità di business che si concretizza nel maggio del 2017. Il mercato dell’home service si poggia su due tipi di mal di testa: quello del cliente, impegnato nella ricerca di una figura professionale di cui potersi fidare, e quello del professionista che vuole lavorare e vuole essere pagato. Prima di dare avvio al progetto, abbiamo intervistato circa 200 operatori, chiacchiere dalle quali sono scaturiti aneddoti assurdi, come la signora che propone un pagamento in vino!». Leonardo Tirassa Fixool rappresenta dunque una sorta di ponte tra operatori e clienti? «In realtà facciamo molto di più: gestiamo tutto, dal pagamento, alle proposte reali di lavoro. Abbiamo un servizio clienti proprietario. Informiamo a 360 gradi e per questo abbiamo lanciato un magazine gratuito (come del resto il portale), https://comefare.fixool.com/ che oggi può contare su 60.000 utenti unici al mese. Fixool è un portale di servizi di installazione, manutenzione, riparazione e assistenza per ambienti indoor (casa, ufficio, negozi e attività commerciali, laboratori, piccole e medie imprese). Siamo l’unico player italiano in grado di gestire end-to-end tutto il processo. Fixool riduce il sommerso; amplifica le opportunità di business per gli artigiani, che demandano alla piattaforma l’intero processo di prenotazione del lavoro, pagamento, fatturazione e rating; fa emergere inedite opportunità di sinergia nel tessuto produttivo locale; favorisce la nascita di micro-distretti produttivi, che dal digitale vivano poi come nuovi tasselli di economia reale». Il cliente perché dovrebbe fidarsi dei professionisti presenti su Fixool? «Perché sono tutti certificati. Non stiamo parlando di semplici moduli di accettazione, bensì di un vero e proprio iter di selezione, superato il quale arriva il contratto di affiliazione. Operatori ai quali non manca nulla: partita IVA, listino prezzi, assicurazione». Quello dell’home service è un mercato quasi in sotto traccia, che si da per scontato probabilmente, come funzionano le cose all’estero? «In Italia, il segmento vale 23 miliardi, secondo solo all’alimentare, secondo le ricerche Istat. Analoghe esperienze internazionali, più radicate, sono Zoofy in Olanda, Fantastic Services in UK e Home Advisor in USA; quest’ultima fa parte del gruppo IAK che oggi vale 5 miliardi di dollari. La stessa Amazon ha cominciato a investire nel settore negli Stati Uniti. Fixool ha già creato parecchio interesse e siamo stati avvicinati da alcune multinazionali». Una sintesi che vi definisca? «Siamo una Data Driven Platfom che opera nel settore dell’home service, che vuole accelerare la digitalizzazione di questo mercato, generando un sistema di vantaggi per tutti i protagonisti della filiera, con un obiettivo ben preciso: creare un’esperienza a cinque stelle. Ultimamente, a causa della pandemia, è cresciuta l’esigenza di sanificazione degli ambienti. Non ci siamo fatti trovare impreparati, abbiamo stretto un accordo con una realtà del segmento e abbiamo organizzato un servizio appropriato». Dove vi muovete al momento e cosa offrite? «Il nostro servizio al momento comprende il Nord Italia, da Milano a Bergamo, da Torino a Bologna, ed è in espansione. Sono 18 le categorie operative disponibili e 400 le tipologie di lavoro offerte». Sito e magazine sono gratuiti, come vi muovete nel campo della raccolta pubblicitaria? «lavoriamo con un grande eserto dio SEO e SEM e con lui volgiamo creare un ecosistema pubblicitario legato al nostro settore». Intanto è andata a buon fine l’attività di crowfunding… «Abbiamo raccolto 300.000 euro da investitori, anche internazionali, tra i quali lo stesso Zoofy. Ora inizia il secondo round da 200.000 euro. Intendiamo rafforzare la leadership nel mercato dell’home service, estendere la nostra presenza nell’intero Paese e superare i 1.000 interventi entro il 2020, conquistare nei prossimi 7 anni il 10% della componente digitale del mercato italiano dell’Home Service».
https://www.dailyonline.it/it/2020/fixool-lhome-service-cinque-stelle
aziende
img
CeRTA: la total audience tv nuovo veicolo pubblicitario, attesi fino a 2 miliardi di stream a settembre
Quando si parla di “nuova normalità”, anche sul fronte dei consumi televisivi è indispensabile tenere conto dell’impatto che l’utilizzo massivo del digitale ha esercitato anche in questo ambito. Durante il lockdown, e non solo, la fruizione di contenuti televisivi attraverso device diversi dalla tv tradizionale e attraverso la rete internet ha avuto una forte crescita, come emerge dalle misurazioni Auditel relative alla total audience. Ascolti che si aggiungono a quelli tradizionali, per la felicità dei broadcaster e delle concessionarie che vedono nuove opportunità di business pubblicitario. «C’è un grande potenziale in questo ambito – commenta Massimo Scaglioni, professore di Economia dei media presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e responsabile CeRTA – Unicatt –; osservando gli andamenti della total audience si nota che fino all’inizio di quest’anno il consumo di stream di contenuto tra editoriale e advertising è piuttosto equilibrato. A marzo, invece, si vede un’impennata dei contenuti esclusivamente editoriali al 72%, contro un 28% di stream adv». Segno che a molti contenuti non era associata alcuna pubblicità. «Ovviamente il motivo principale è da ricercare nel calo degli investimenti in quel periodo, ma a nostro avviso gli editori sono ancora piuttosto timidi nello sfruttare questo veicolo pubblicitario; a fronte di un forte consumo ci sono ancora tanti spazi non usati. Anche perché si tratta di contenuti che l’utente ha volutamente cercato. Perciò dal nostro punto di vista il dato total audience è più efficace di quello della tv tradizionale». Crescita costante degli stream da gennaio 2020 Secondo le ricerche condotte dal CeRTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell'Università Cattolica di Milano), attraverso elaborazioni iPort Nielsen e Sensemakers su dati Auditel, l’incremento del consumo tv – tradizionale e non – non è “figlio” del lockdown ma si è verificato anche prima: «Dal 21 febbraio (scoperta del paziente 1, ndr) in avanti la tv è stata riconosciuta come mezzo di riferimento per l’informazione da parte degli italiani. Se si sovrappongono le curve degli ascolti tradizionali e del virus, si scopre che hanno lo stesso andamento. E così accade con la total audience». Il picco del consumo medio giornaliero si è avuto nella settimana del 22 marzo, quella con i dati peggiori sul contagio, con 400 minuti medi sulla media degli individui. Rispetto al 2019 la curva torna simile a maggio inoltrato. Per quanto riguarda la total audience si riscontra una crescita costante del 6% del numero degli stream erogati (legitimate stream) mese su mese a partire da dicembre 2019, a quota 1 miliardo, fino a marzo 2020, a quota 1,3 miliardi. «Anche in questo caso si assiste a un calo ad aprile e maggio, ma si rimane sopra al miliardo. Stimiamo che dopo il naturale rallentamento estivo il consumo riprenda e a settembre si possa raggiungere quota 1,8-2 miliardi di stream; significherebbe almeno uno stream medio al giorno consumato dai 60 milioni di italiani. Questa è una tendenza che supera il momento contingente del lockdown e segnala un progressivo aumento del consumo della tv fuori dal televisore». Lockdown acceleratore delle total audience Scaglioni sottolinea il ruolo del lockdown come acceleratore di una tendenza già in atto: «In quel periodo abbiamo imparato a consumare di più on demand usando nuove modalità di fruizione e superando una soglia da cui non si torna indietro». Oltre al consumo da pc, tablet, telefono, app, si nota un crescente utilizzo delle tv connesse. Attenzione quindi a non sottovalutare la total audience, nonostante dati complessivi di piccole dimensioni: «Sarebbe una visione miope. Il tempo speso in totale sui device digitali è in grande crescita: +34% a gennaio 2020 su dicembre 2019, +16% a febbraio su gennaio, +10% a marzo di febbraio». Come cambia il lavoro dell’editore tv Tutto questo ha una ricaduta sui contenuti e sul lavoro dell’editore televisivo. A fianco del contenuto per un consumo lineare, che in digitale si trasforma in un consumo “full content”, lo streaming offre la possibilità di arricchire l’offerta con clip, parte di contenuto rieditato che genera molto traffico in termini di stream, ed extra content. «I broadcaster dovranno lavorare sulla sinergia tra tutti i contenuti in una logica multipiattaforma, capace di creare total audience» e in questo senso si aprono spazi per lo sviluppo di nuove professionalità specifiche. Anche se a giudizio di Scaglioni il mercato televisivo italiano sembra in ritardo nell’intraprendere questa strada, non mancano esempi virtuosi. Per esempio “Il collegio” di Rai2 in ottobre ha generato con il full content ascolti total audience aggiuntivi nell’ordine di 100mila amr-d (dato molto vicino agli amr della tv tradizionale, ndr) a ottobre 2019 e degli 80mila a novembre. Per contro, “Uomini e donne” su Canale 5 mediamente ne genera 170mila. «Gli editori italiani si sono specializzati, se Mediaset è sempre andata molto forte sull’intrattenimento in termini di total audience, Rai ha guadagnato terreno durante il lockdown sulle fiction mentre La7 punta sull’approfondimento. Guardando al futuro della tv, questi sono gli aspetti su cui si deve concentrare il lavoro degli editori».  
https://www.dailyonline.it/it/2020/certa-total-audience-tv-nuovo-veicolo-pubblicitario-attesi-fino-2-miliardi-stream-settembre
dati e ricerche
img

Daily News

Agenda

poltrone

People&Poltrone

Lo spazio dedicato agli ultimi cambi di poltrona in Italia e nel mondo relativi ad agenzie di comunicazione, imprese editoriali, centri media e a chi lavora nell'industria del marketing.

LEGGI

Spot del giorno

Cliente: Huawei | Agenzia: Havas London |

L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Resta connesso con il nostro network

Vuoi conoscere meglio i nostri prodotti? Indica la tua email per riceverli in promozione gratuita per 1 mese. I dati raccolti non verranno commercializzati in alcun modo, ma conservati nel database a uso esclusivo interno all'azienda.

Inserisci la tua mail

Cliccando “INVIA” acconsenti al trattamento dei dati come indicato nell’informativa sulla privacy