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Captify: l’abbandono dei cookie di terza parte è una questione di privacy, non una deadline di Google, chi rallenta ora si troverà in difficoltà domani
di Vincent Pelillo, President EU di Captify Nei primi mesi del 2020, ormai più di un anno fa, Google ha annunciato che entro il 2022 impedirà l’uso dei cookie di terza parte sul suo browser Chrome. Una scelta che segue quella di Apple, per Safari, e Firefox, per Mozilla, dando il definitivo colpo di grazia a una serie di pratiche comuni nel mondo dell’advertising. Il motivo dietro questa decisione risiede nella ricerca di un maggiore livello di privacy per l’utente, nonostante il duro colpo al targeting tradizionale che getta preoccupazione in tutta la industry. Anche in Italia, infatti, il 71% delle aziende considera “rilevante” o “massimo” l’interesse per le questioni legate al targeting nell’era post-cookie (fonte: Politecnico di Milano, studio “Internet advertising: no cookie no party?”, marzo ’21). Successivamente, pochi giorni fa, la stessa Google ha spostato la deadline per l’utilizzo dei cookie di terza parte su Chrome al 2023. Questa notizia è stata da molti interpretata come un’imposizione di una singola company ma è importante che si faccia la giusta attenzione al vero senso di questa decisione: l’azione di Google, come quelle di Apple, Firefox e molti altri, è diretta a migliorare i livelli di privacy. Aumentare gli standard della privacy è un dovere verso l’utente, farlo in modo organico lo è verso l’open internet, e perdere il senso d’urgenza verso il raggiungimento di sistemi cookieless può rivelarsi un doppio danno per il comparto nel suo insieme. In primo luogo, le aziende che continueranno ad appoggiarsi ai cookie di terza parte senza guardare alle nuove soluzioni si troveranno in una posizione svantaggiosa verso i competitor. Poi, sottovalutare l’importanza della privacy significherebbe non tenere conto dell’utente in un ecosistema sempre più user-centric. Soluzioni parziali Per evitare di incappare in situazioni del genere bisogna però conoscere e approfondire le soluzioni sul mercato. Cosa abbiamo a disposizione. Le aziende e i marketer che guardano alle nuove soluzioni all’orizzonte, fanno spesso riferimento al contextual targeting e alle soluzioni di ID condiviso come naturali successori nelle operazioni di pianificazione. Il contextual targeting si basa sulla pertinenza dell’argomento trattato in una pagina, del sentiment e della qualità della pagina stessa con l’inserzione pubblicitaria. Una soluzione che offre una grande reach ma che non è in grado di fornire informazioni rilevanti sul visitatore. Le soluzioni di ID condiviso, invece, utilizzano piattaforme di identity resolution per mettere a sistema i dati di più editori - o data owner - che abbiano trovato un accordo tra loro, attraverso un sistema deterministico (basato sull’indirizzo email con cui si registrano gli utenti) o probabilistico (attraverso le informazioni portati dai cookie di prima parte). In questo caso l’interpretazione delle intenzioni è accurata, ma la reach circoscritta a un gruppo di siti - o di editori - partner. La terza via Le alternative offerte dal mercato sembrano mettere i brand davanti a una scelta: se preferire una profilazione più precisa a scapito della reach, oppure raggiungere più utenti senza conoscere le loro intenzioni d’acquisto. Esiste però una terza via. Utilizzando tecnologie di Programmatic Search Intelligence su un network di publisher adeguatamente grande è possibile targettizzare gli utenti in base alle ricerche on-site, profilandoli in base alle loro intenzioni, garantendo una reach estesa e il contesto adatto alla pubblicazione delle loro inserzioni. Il Search Intelligence Engine, il motore che raccoglie dati e li trasforma in insight azionabili in programmatic, permette di analizzare le ricerche che avvengono sui siti partner per creare segmenti sempre aggiornati in base alle intenzioni dimostrate dagli utenti. Un meccanismo che non utilizza cookie di terza parte e allo stesso tempo è in grado di garantire performance misurabili. Secondo uno studio basato sui dati di Captify, ad esempio, la Programmatic Search Intelligence proprietaria supera del 167% le performance della soluzione leader nel contextual targeting. La Programmatic Search Intelligence inoltre non subirà alcuna modifica nel passaggio al post third-party cookie, consentendo ai brand di continuare ad impostare piani marketing che prevedano una pubblicità addressable, capace di abbinare reach, performance e attinenza al contesto. Tutti gli ingredienti necessari per continuare a sviluppare soluzioni creative ed esperienze rilevanti per l’utente.
https://www.dailyonline.it/it/2021/captify-labbandono-dei-cookie-terza-parte-una-questione-privacy-non-una-deadline-google-chi-rallenta-ora-si-trovera-difficolta-d
aziende
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Citynews e Comscore: un italiano su tre fa online la spesa dei generi alimentari
"La spesa alimentare nel post-Covid: come cambia il drive to store - dall'e-commerce al total commerce". È questo il focus della survey condotta da Citynews in collaborazione con Comscore, la società statunitense che, con oltre 3.200 clienti nell’industria dei media e dell’intrattenimento e una presenza globale in oltre 70 Paesi, è leader nella fornitura di misurazioni cross-platform per audience, marchi e comportamento dei consumatori. “Nello specifico - spiega Giusy Beninati, Responsabile del Team Go To Market - è stata approfondita l’abitudine di acquisto della spesa online rispetto al punto di vendita fisico, i luoghi virtuali e fisici preferiti per la spesa e gli elementi determinanti di scelta nei due casi. Focus che sono stati i protagonisti della survey condotta sulle 52 edizioni Citynews dal 12 al 26 aprile scorso e che ha visto 5.114 risposte completate”. I risultati La survey è stata basata su due percorsi di 7 domande ciascuno, differenziati tra chi aveva fatto la spesa online almeno una volta negli ultimi tre mesi e chi esclusivamente offline. È emerso che: °          Il 30% dei rispondenti ha fatto la spesa alimentare online nel periodo gennaio-marzo 2020. La propensione all’acquisto online sale al 38% nella fascia d’età 35-44 anni e al 32% nella fascia 45-54 anni. °          Le piattaforme più utilizzate, escluse quelle del food delivery, risultano essere siti o app di catene di supermercati specifici o marketplace online. °          3 persone su 10 fanno la spesa online almeno una volta a settimana. Per gli acquisti vengono integrati diversi siti (31%), i marketplace (32%) o siti di supermercati specifici (22%). °          Il 94% di chi fa la spesa online si reca anche di persona a far la spesa in un punto vendita fisico. °          A influenzare di più la decisione di acquisto online, troviamo al terzo posto (58%) il fattore flessibilità, ovvero poter acquistare h24, da remoto, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento della giornata. Per il 63% dei rispondenti il fattore tempo, quindi evitare code e tempi di attesa, e per il 64% la consegna a domicilio, ovvero la comodità di ricevere la spesa a casa, senza dover trasportare pesi. °          Quasi 7 persone su 10 (68%) comprano abitualmente online i prodotti base delle nostre dispense (pasta, cereali, farine etc) o per la cura della persona (67%). Seguono i prodotti per la pulizia della casa (61%) e le bevande (59%). Più di 1 su 2 acquista anche prodotti freschi (55%). °          A incidere significativamente sulla customer satisfaction, la consegna intesa come disponibilità di giorni e orari (62%) e puntualità (48%). Molto importante per il 57% è il risparmio complessivo che diventa prima ragione di soddisfazione al sud (68%). °          I luoghi preferiti per la spesa offline restano comunque i supermercati, ipermercati o catene di grandi dimensioni. Tra i luoghi preferiti anche negozi di piccole dimensioni come drogherie, macellerie, pescherie, fruttivendolo etc. °          Oltre 2 persone su 10 fanno la spesa offline di solito più volte durante la settimana. Per gli acquisti, la prima scelta sono supermercati e ipermercati (70%), seguito da piccoli negozi (39%) o mercati rionali (15%). °          Infine, 3 su 4 dei rispondenti fa la spesa per la propria famiglia (50% 3+persone, 24% coppia). Il 12% fa la spesa anche per persone non conviventi. Le potenzialità “Il mondo legato al Food Retail ha ricevuto un deciso boost in ambito digital nel corso dell’anno pandemico - afferma Domenico Susca, Sales Manager di Sensemakers -. L’Italia paga ancora un gap di penetrazione rispetto ad altre country digitalmente evolute come Regno Unito e Stati Uniti, ma è stato anche il Paese che negli ultimi due anni ha registrato la maggiore crescita in termini di tempo speso. Ciò dimostra che in Italia il connubio tra GDO e digitale, che vede ancora alcune concentrazioni su target geografici e di età, presenta delle potenzialità per i player del settore da cogliere e sviluppare”. “L'obiettivo principale della ricerca - continua Laura Buscemi, Responsabile Research & Development Marketing di Citynews - è stato quello di fornire agli addetti ai lavori della Gdo, Retail e Marketplace, nuovi strumenti e parametri per comprendere le abitudini e i processi di acquisto dei consumatori, in questo peculiare periodo Post-Covid. Tali strumenti sono utili per individuare le strategie e i mezzi di comunicazione più efficaci per aumentare le intention to buy del consumatore, quali, per esempio, offerte geolocalizzate e di prossimità, content adv unici e personalizzati sulla base dello specifico Target di riferimento. Nel contesto analizzato, nel quale i target di riferimento hanno dimostrato di avere processi di acquisto complementari, sia online che offline, soluzioni adv Total Commerce, capaci di indirizzare, per esempio, sia a siti e-commerce sia a store fisici, sono ideali per offrire agli utenti esperienze di acquisto personalizzate e, quindi, più efficaci”. “In questo contesto - conclude Buscemi - Citynews si pone come consulente a 360° fornendo ai clienti dati e strumenti per comprendere il contesto e il target di riferimento e offrendo soluzioni adv custom, quali il volantino e le carousel solutions ideate per essere driver di esperienze total commerce".
https://www.dailyonline.it/it/2021/citynews-comscore-italiano-su-tre-fa-online-spesa-dei-generi-alimentari
dati e ricerche
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Reviva chiude un nuovo aumento di capitale da 300mila euro
Reviva, startup che si occupa di vivacizzare le aste immobiliari (www.vivacizzazioneaste.com), ha chiuso negli scorsi giorni un aumento di capitale da 300mila euro. La prima startup in Italia del settore si serve di un metodo che unisce intelligenza artificiale e marketing esperienziale e che permette così di aumentare il numero di immobili venduti in asta evitando una svalutazione economica a causa delle numerose aste deserte. Questo è il secondo round consecutivo di raccolta di capitale dall’inizio del 2021: il primo, concluso a fine marzo, ammontava a 250 mila euro ed è stato riservato esclusivamente a business angels, investitori e operatori real estate. La cifra raccolta contribuirà al raggiungimento dei prossimi obiettivi, come il potenziamento degli strumenti dell’area marketing, il miglioramento della tecnologia proprietaria e, in particolar modo, del sistema di machine learning alla base dell’intelligenza artificiale utilizzata da Reviva. La startup prevede, inoltre, una forte campagna di assunzioni, che punta ad arrivare da 20 a 40 dipendenti entro la fine del 2021 ampliando soprattutto la divisione del marketing, del web developing e dei data scientist preposti allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nei prossimi mesi è prevista l’apertura di 20 nuove posizioni, che saranno rivolte a: Content Specialist, Copywriter, Seo Specialist, Funnel Specialist, così come Data Scientist e Machine Learning Specialist. Aggiudicata! Voci sempre più insistenti, e qualche prima conferma, parlano di un settore immobiliare rinvigoritosi, tra vendite, affitti, riparazioni. Che il post pandemia abbia creato un effetto rincorsa, con tutte le conseguenze del caso? Mentre si aprono i Giochi di Tokyo, ci posizioniamo ai blocchi partenza e, con spirito olimpionico e competitivo, chiediamo, per non incespicare alla prima curva, il parere a Ivano De Natale, CEO di Reviva, Giulio Licenza, CBDO, Michele Tesolin, Growth Hacker Manager. Come ci si muove sul mercato online delle aste immobiliari? Come è cambiato, quali sono i trend attuali? Giulio Licenza: «Le aste immobiliari attualmente vengono pubblicate online sul PVP (portale delle vendite pubbliche) che è il sito in cui devono obbligatoriamente apparire tutte le aste immobiliari d’Italia. Avere un unico portale dove confluiscano tutte le aste immobiliari è stata sicuramente una misura utile per accentrare tutte le informazioni, tuttavia c’è ancora molto da fare sotto gli aspetti di comunicazione e user experience in quanto gli annunci sono poco chiari, sprovvisti di foto e quindi non attirano le persone. Dal 2018 a questa parte sono anche state introdotte le aste telematiche con l’obiettivo di favorire la partecipazione anche da remoto, cosa che in parte ha funzionato, soprattutto in questo periodo dove la pandemia ci ha costretti al distanziamento, tuttavia il fatto che per partecipare sia necessaria la firma digitale e la pec sono due grandi ostacoli che non consentono a molte persone di partecipare all’asta, soprattutto ai privati». Quali sono i punti/focus sui quali occorre puntare? Giulio Licenza: «Favorire la digitalizzazione e la “e-commercializzazione” degli immobili è sicuramente il tema chiave per il futuro, sul quale in Reviva stiamo sicuramente investendo molto. Fra i prossimi lanci su cui stiamo lavorando c’è una nuova piattaforma per promuovere gli immobili in asta in modo efficace e con una user experience migliore in grado di attrarre acquirenti in questo settore. Altro punto su cui mettere focus sono i dati, fondamentali per conoscere, misurare e migliorare questo settore, grazie all’estrazione e analisi dei dati del PVP Reviva ad oggi possiede il più grande data base sulle aste immobiliari ed è questo che ci ha anche permesso di creare il report “scenario aste immobiliari”, ormai considerato il punto di riferimento per gli operatori del settore». Quali strumenti tecnologici, tra AI e ultimi ritrovati vengono utilizzati? Ivano De Natale: «Oltre al lancio del portale Immobili all’Asta, del quale saranno curati con particolare attenzione la user experience e i processi di inbound marketing, di lead e conversioni, sul fronte della tecnologia si sta lavorando per affinare maggiormente il sistema di machine learning messo a punto dal nostro team che permette di prevedere la probabilità in percentuale di aggiudicazione di un’asta. L’obiettivo è aumentarne il grado di accuratezza, a oggi dell'80%, e portarlo fino al 95%. Si lavorerà inoltre per implementare un meccanismo di Natural Language Processing nell’ambito del Deep Learning che consenta di automatizzare l’estrazione dei dati significativi, che influenzano le valutazioni del sistema di machine learning, direttamente dall’analisi delle perizie». Reviva vuole potenziare l'area marketing: quali sono i progetti in tal senso? Michele Tesolin: «Puntiamo a far conoscere il mercato degli immobili all’asta al grande pubblico. Per questo motivo, Reviva si appresta a lanciare il nuovo portale Immobili all’Asta, brand attraverso il quale promuoverà gli immobili in asta ed educherà il pubblico nei confronti del settore. Sono già programmati investimenti importanti sia per nuovo personale, sia per pubblicità e per strumenti di marketing da mettere in campo. Il team mktg raddoppierà, come numero di persone, già nel corso di quest’anno, e gli investimenti in brand awareness e marketing aumenteranno esponenzialmente». Ulteriori obiettivi a breve/lungo termine? Ivano De Natale: «La vision di Reviva è migliorare l’economia favorendo il recupero di liquidità da parte degli istituti di bancari e, di conseguenza, diminuendo il debito dei proprietari degli immobili all’asta. Per farlo, stiamo lavorando per trasformare la percezione che mediamente le persone hanno nei confronti delle aste immobiliari, facendole apparire non più come l’alternativa per pochi eletti, bensì una semplice modalità di acquisto differente, ma importante come la compravendita tradizionale». Una fotografia del mercato, alla luce della crisi dell'ultimo biennio Giulio Licenza: «La pandemia ha segnato pesantemente anche le vendite del settore, infatti siamo passati dalle 254.000 aste fissate del 2019 alle 117.000 del 2020 con conseguenze negative sul recupero dei crediti Non Performing. A marzo 2020, con l'inizio dell’emergenza sanitaria, i tribunali hanno sospeso le vendite in asta per poi riprenderle gradualmente nell’ultimo trimestre dell’anno, dove comunque il numero di immobili in vendita era inferiore al Q3 del 2021 a causa della decisione del governo di sospendere le aste relative a immobili classificati 1° casa del debitore (poi giudicata a giugno di quest’anno incostituzionale e abolita). Guardando al futuro abbiamo visto che nel 1° semestre del 2021 le aste fissate sono state 93.000, che rappresenta un dato negativo del 29% se lo paragoniamo al 1° sem 19 dove erano state 131.000, ma quasi raddoppiato se paragonato allo stesso periodo del 2020 dove erano state solo 48.000. Questo significa che gli effetti del covid progressivamente si stanno allentando sull’attività dei tribunali e che, ora che è venuta meno la sospensione degli immobili 1a casa ed è stato ordinato di procedere nuovamente a fissare le vendite, prevediamo che da settembre/ottobre torneremo progressivamente a dei numeri di aste fissate più vicini al periodo pre-covid. Ora con l’aumentata offerta di immobili in asta, a fronte di una domanda incerta a causa della situazione economica, la grande sfida sarà quella di sostenere i prezzi di vendita degli immobili ed evitare che si svalutino troppo, creando danni così a creditori, agli stessi debitori e al mercato immobiliare. Sostenere i prezzi di vendita a favore dell’economia è l’obiettivo principale di Reviva da sempre».
https://www.dailyonline.it/it/2021/reviva-chiude-nuovo-aumento-capitale-da-300mila-euro
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