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Condé Nast: proiezione positiva per il primo semestre, il 12 settembre torna la “Vogue for Milano”
Tornerà il 12 settembre “Vogue for Milano”, già “Vogue Fashion’s Night Out”, la serata diventata la celebrazione del capoluogo lombardo come capitale della moda, giunta alla undicesima edizione. Gli eventi rappresentano una voce in netta espansione per il mensile Condé Nast diretto da Emanuele Farneti. Tra Fashion Week, presidiata attraverso il progetto di talent scouting “Vogue Talents” che compie dieci anni; alla Design Week con “Life in Vogue” al secondo anno; e con il “Photo Vogue Festival” di cui si terrà la quarta edizione a novembre, e “Vogue for Milano” gli eventi speciali nel primo semestre di quest’anno sono aumentati del 50% dal 10% al 15% dei ricavi del brand. La parte print la fa sempre da padrone, con una quota del 65% dei ricavi, in linea con l’anno scorso. Il digital genera il 20% dei ricavi e registra andamenti flat ma sempre in territorio positivo. Complessivamente il brand (curato dalla brand manager Emmeline Eliantonio) chiude la prima metà dell’anno in linea con lo stesso periodo dell’anno scorso. Proiezione positiva per il Gruppo Condé Nast ha chiuso il primo semestre con una «proiezione positiva» spiega la Chief Marketing Officer Francesca Airoldi, «soprattutto per quanto riguarda i progetti speciali, mentre il digitale registra incrementi più contenuti soprattutto grazie ai risultati generati dalla nostra Social Talent Agency che compensano il rallentamento della display». La stampa soffre di più: soprattutto il brand Glamour, per il quale si potrebbe prefigurare un futuro meno cartaceo e più digitale, alla Wired, che invece registra un saldo positivo. Anche Vanity Fair «sta un po’ soffrendo, ma resta il settimanale femminile leader del suo mercato di riferimento» mentre ha trend positivi anche Cucina Italiana, «una testata con una sua tipicità come Wired», che si appresta a sbarcare negli USA il 23 settembre con un sito originale cui seguirà una pubblicazione cartacea quadrimestrale. Per il Gruppo la dipendenza dal cartaceo rimane forte, con una quota dei ricavi pari al 70%, mentre il digitale resta al 20% e al 10% gli eventi e iniziative speciali che sono sotto la responsabilità di Valentina Di Franco. La diversificazione è il fulcro delle strategie di Condé Nast, che sta sviluppando anche l’offerta podcast senza peraltro, per il momento, valorizzarla commercialmente. La “Vogue for Milano” Quest’anno l’evento Vogue è dedicato al tema della “parola” sui cui si svilupperanno una serie di attività di street poetry, free style battle e altre iniziative dirette a coinvolgere il pubblico nella zona di corso Vittorio Emanuele. Il “clou” della serata sarà il consueto concerto in piazza Duomo, che vedrà la partecipazione di Levante. L’evento si svolge prima della settimana della moda «di cui vorremmo fosse considerato la festa introduttiva» ha detto il direttore di Vogue, Emanuele Farneti. L’anno scorso ha catalizzato 150mila partecipanti (stime) e hanno collaborato 300 negozi. I partner di questa edizione sono: Seat, per il secondo anno, che presenterà un’iniziativa con la gamma SUV; Chanel, che presso la propria boutique in Galleriea Vittorio Emanuele II 14 offrirà un “assaggio” della nuova fragranza “Gabrielle Chanel Essence;  Global Intuition, brand apparel dell’artista multimediale cinese Yi Zhou, per la prima volta alla “Vogue for Milano” con le t-shirt della serata. Infine, media partner è Urban Vision che amplificherà la visibilità dell’evento nelle vie centrali di Milano. L’evento gode della collaborazione delle associazioni dei commercianti del quadrilatero della moda meneghina e del patrocinio del Comune di Milano attraverso l’assessorato alle Politiche per il Lavoro, Attività Produttive, Commercio, Moda e Design guidato da Cristina Tajani. I proventi della serata saranno destinati a finanziare l’acquisto di un pianoforte e di alcuni impianti di scena destinati ai bambini di Quarto Oggiaro.
https://www.dailyonline.it/it/2019/conde-nast-proiezione-positiva-primo-semestre-12-settembre-torna-vogue-milano
eventi
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Audiweb Week, 8-14 luglio, fa troppo caldo, tutti su IlMeteo.it
Luglio col bene che ti voglio… Sarà, ma intanto il settimo mese dell’anno è forse il più sensibile tra i 12: la spossatezza dovuta al lavoro che sembra infinito, la ricerca della pausa che pare non arrivare mai, il pensiero delle vacanze con le conseguenti strategie di prenotazione che diventano pressanti, affannose. E poi c’è il caldo, e quello che ha investito il Mediterraneo, e non solo, in questo inizio estate è stato ben presto definito, e a ragione, epocale. E così, a luglio, cosa cercano gli italiani in rete? Che tempo che fa. Nella settimana tra l’8 e il 14 luglio, rilevata con la solita prontezza da Audiweb, ilMeteo.it sbaraglia la concorrenza, con 13.166.536 utenti unici. A seguire Virgilio, con oltre 10.3000.000 utenti, mentre le testate quotidiane più celebri, La Repubblica, il Corriere e Il Messaggero si attestano, chi più chi meno attorno ai 9.500.000 di utenti unici. Chiude la top ten la lettura preferita sotto l’ombrellone, la Gazzetta dello Sport, l’estate sta ancora iniziando… Un nome solo al comando, Fanpage Ambito video e Fanpage non teme rivali: durante la settimana rilevata, sono stati 3.815.999 gli utenti unici. Non proprio a ridosso, i filmati di Repubblica, appena sopra i 2 milioni, Corsera, Gazzetta e Messaggero. Rispetto alla precedente graduatoria Week, appare forte il calo patito da RaiPlay, con oltre 400.000 utenti in meno. Chiude la top ten il Fatto Quotidiano in crescita. Scarica Tabelle Audiweb 8-14 Luglio 2019
https://www.dailyonline.it/it/2019/audiweb-week-9-16-giugno-fa-troppo-caldo-tutti-su-ilmeteoit
dati e ricerche
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Abecassis: «Il mercato dei media è molto frammentario e chi non è unito non è forte abbastanza»
Unire gli asset per fronteggiare la frammentazione, proporre un’offerta scalabile e proporsi ai brand come un partner di business. È questa l’idea da cui ha preso vita Unify, una realtà composta da 17 brand – tra cui Alfemminile - diffusa a livello internazionale che ha scelto di posizionarsi non come un semplice riferimento per i media, ma come una struttura in grado di creare brand events e brand opportunity. La flessibilità è un elemento imprescindibile per supportare i brand nel raggiungimento dei loro KPI, ed è per questo che Unify sceglie di volta in volta gli strumenti più adatti, ma lo fa a livello global, e le partnership più efficaci. DailyNet ha incontrato Olivier Abecassis, CEO di Unify & aufeminin Group e TF1 Executive Board Member, per aprire una finestra sulle sue aziende. Cosa pensa della relazione tra media tradizionale e digitale? Cosa significa per gli advertiser questa sovrapposizione tra i mercati? Non bisogna chiudere i media in stanze separate, bisogna pensarli con un unicum. Tv è un mass media molto forte, ed è utile per lanciare nuovi prodotti davanti a un grande pubblico, internet invece si distingue per la sua capacità di fare targeting. Quando si parla con i brand l’argomento è il business e come possiamo aiutarli a trovare soluzioni che li rendano più efficienti sul mercato. Il cambiamento più importante è proprio l’inversione del focus, i media non propongono più agli spender di comprare ads all’interno di un contenuto, ma si pongono come consulenti, collaborando e offrendo soluzioni per far crescere il business a partire dai loro obiettivi. Questo può voler dire, se ce n’è bisogno, fare partnership con altre realtà del media. Il brand non vuole più allocare un budget sul mezzo, ma raggiungere il ROI. I media ormai sono considerati a tutti gli effetti business partner, e la sfida è essere efficienti, non è curarsi di se stessi. Proprio per esorcizzare la visione dei media come silos separati è stata creata Unify… Dal 2008, TF1 si è focalizzata sui video. Nonostante fosse uno dei principali player nel mondo della tv lineare, gli asset video dovevano trovare una nuova dimensione nel mondo dell’online. L’evoluzione in questo campo ci ha portato a considerare un modello diverso da quello della tv, che fosse più vicino agli utenti, costruito anche attraverso acquisizioni, come è accaduto per Aufeminin. Era parte di Axel Springer, ma era un brand con una fortissima community e una lunga storia alle spalle, oltre ad avere un forte business model che gli ha permesso di introdurre programmatic ed ecommerce. Abbiamo quindi creato un network che mette a fattor comune community forti, brand riconoscibili e business model differenti per rispondere agli obiettivi di business dei marchi. Unify è nata da questo pensiero e dal fatto che la sfida del mercato riguarda le dimensioni delle audience. È una holding company che comprende 17 aziende.  È stato importante per noi unire le forze tra i nostri asset e creare una organizzazione globale, perché le singole strutture non riuscirebbero ad affrontare le sfide che propone il mercato. Adesso abbiamo team nei principali Paesi ma abbiamo deciso di rimanere in una dimensione global, ovvero investimenti, tecnologia e marketing sono considerate a livello globale. Quando facciamo programmatic utilizziamo gli stessi tool in Italia, in Francia, in Spagna, in UK e in Germania. Non è detto che gli strumenti siano proprietari, alcuni li sviluppiamo, altri sono in open source, altri ancora li acquisiamo, ma il mix di tutti questi è da vita alle nostre strategie. Non siamo la company che vuole fare per forza tutto da sola o che vuole usare solo elementi proprietari, consideriamo invece caso per caso quali siano gli strumenti più efficaci per raggiungere i risultati prefissi. Il nostro orientamento al business ci ha permesso di essere visti dai brand non più come un semplice centro media ma come una struttura in grado di creare brand events e brand opportunity. Il mercato dei media è molto frammentario e noi non vogliamo esserlo, chi è frammentario non è forte abbastanza. L’Addressable Tv è un orizzonte sempre più vicino. Qual è il suo grado di evoluzione? E come si rapporta il mercato francese a quello italiano? Credo che il mercato italiano non sia poi così diverso da quello francese. La differenza sta nel timing, e ci stiamo attivando in questo senso, ma le similitudini sono diverse. Gli advertiser vogliono connettersi con i loro utenti attraverso le relazioni dirette che si stabiliscono attraverso questo modello di distribuzione. Gli investitori pubblicitari si aspettano da noi un supporto nel connetterli con gli utenti, e proprio questo ruolo di ponte tra brand è utenti è la sfida più esaltante per un editore. Non mi riferisco alla semplice vendita degli spazi, ma a portare realmente attenzione e coinvolgimento verso un marchio. L’addressable, in TF1, aveva l’obiettivo di parlare agli utenti e raggiungere community molto forti. L’idea era appunto mettere insieme media e community. In Europa abbiamo un posizionamento distintivo, nonostante la forte competitività del segmento, ma questo non è abbastanza per arrivare al prossimo step ne per compararci ai GAFA, nonostante ora siamo mass media che riescono a fare targeting. L’addressable è ancora agli inizi anche in Francia, e non è ancora permessa dalla legge. Ci sono antiche leggi sui media, specialmente sulla tv lineare, dove la regola vuole che chiunque debba fruire degli stessi contenuti in tutto il territorio del Paese, compresa la pubblicità. Ma il governo è consapevole che nel futuro bisognerà apportare qualche modifica. Sul portale MyTF1 invece siamo passati ad un modello non lineare all’interno del quale è possibile inserire preroll, midroll, e alcuni dei formati digitali targetizzando gli utenti mantenendo inalterata la lunghezza dei contenuti. Perché sia però disponibile a livello generale abbiamo bisogno di momenti di incontro e discussione con il Governo, con gli altri broadcaster e con ISP, per rendere l’infrastruttura tecnicamente utilizzabile. La community rappresenta un elemento centrale nel vostro business, ma quale ruolo giocano gli influencer? Consideriamo gli influencer importanti in quanto sono una soluzione che i brand adottano per promuoversi in alternativa agli spot pubblicitari o per portare ai clienti dei messaggi diversi. I creator fanno parte del modo in cui la gente adesso sceglie di comprare un prodotto. È un argomento molto ampio, ci sono ad esempio gli influencer da meno di 10 mila follower e quelli da più di un milione, che rispondono a bisogni differenti. Con i macro influencer principalmente attraverso produzioni video, specialmente su YouTube. Gli influencer con una follower base media (tra 10.000 e 1 milione di utenti), li scegliamo attraverso un tool che rivela l’efficienza e la reach reale che sono in grado di raggiungere. La tracciabilità dell’influencer marketing dev’essere un punto di partenza, qualcosa a cui non si può rinunciare. Il modo per sfruttare al meglio i creator è porsi le domande: dove sono gli utenti parte del target che ho scelto? E quali sono gli influencer che possono aiutare a identificarli? Sono una parte importante per il nostro business model, soprattutto per dimostrare al mercato che la nostra community è efficace anche nel vendere.
https://www.dailyonline.it/it/2019/abecassis-mercato-dei-media-molto-frammentario-chi-non-unito-non-forte-abbastanza
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