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Hdrà: nell’emergenza si torna alla semplicità e i brand devono stare vicini ai loro target che cercano una nuova normalità
Covid-19: basta la paura. Un claim che si sta facendo ormai largo e che potrebbe approfittare della confusione primaverile per fare scorta di consensi. Come ci si comprta di fronte a questo spauracchio? Ecco come la pensano dalle parti di Hdrà, una delle più grandi agenzie italiane di comunicazione integrata. E a rispondere, in un dialogo che non si è mai fermato in questi giorni, sono Barbara Sarica, Direttore Generale, Cristiana Guidi, Direttore Creativo, e Valeria Montebello, Responsabile del reparto di Planning strategico. “Stanno cambiando i messaggi, il modo e il tono di comunicare: è più fattuale, pragmatico, quasi di servizio, si limita spesso solo a informare. Si torna alla funzionalità, all'essenza. Guardare cose complesse o inutilmente complicate, barocche, fa subito storcere il naso. Siamo già in uno dei momenti più complicati che ci siamo trovati a vivere (probabilmente il momento più complicato dopo il dopoguerra), nessuno vuole vedere altre cose complicate. Le persone cercano la semplicità”, dice Cristiana Guidi. E Valeria Montebello prosegue: “Dall'altra, insieme a questa ricerca di essenzialità, c'è un grande bisogno di ridere (non a crepapelle, sarebbe impossibile) ma di sorridere: per questo ci ritroviamo decine e decine di messaggi, meme, video buffi, video di bambini che dicono cose strane. C'è voglia di spontaneità, di staccare anche solo un minuto dall' preoccupazione e dall'angoscia. Qualsiasi brand deve prendere atto di questo per essere vicino al suo pubblico e dargli quello che cerca. Senza nessuna forzatura, senza voler mai rassicurare troppo né far ridere troppo”. Barbara Sarica   Nuove abitudini Adesso, dopo una fase di crisi acuta, di strappo, per Barbara Sarica stiamo cercando di costruire un altro tipo di normalità, nuove abitudini e riti. “È questo che il brand deve capire, è qui che un brand oggi deve entrare. Nel nuovo stile di vita degli italiani. I social network stanno riscoprendo la loro funzione originaria, la condivisione della conoscenza: dai tutorial per l'allenamento casalingo ai forum di spiegazione di grafici complessi. In questa nuova normalità non si finisce mai di fare incontri, riunioni più o meno allargate in remoto, video call - prima almeno si programmavano, adesso all'improvviso ti arriva e devi rispondere -. C’è un susseguirsi di dirette di tutti i tipi, di podcast: le persone vogliono comunicare e vedere altri che comunicano”. Per Barbara Sarica, la voglia di comunicare, di condividere, è ancora tanta. “Noi siamo in smart working - continua Valeria Montebello -. In video call ci piace anche vederci in tuta, non per forza perfetti, non costruiti. Fa tirare un piccolo sospiro di sollievo, trasmette rilassatezza, autenticità. Ecco non dico che anche i brand si debbano mettere in tuta – o in pigiama – ma sicuramente devono introiettare questa pausa, questo momento. È impossibile fare finta di niente: il virus è ovunque, anche dentro le nostre reti virtuali. Dai siti web ai social network, dai gruppi di Facebook ai trending topic su Twitter”. Cristiana Guidi   Iniziative solidali Poi c'è un dato di fatto: l'emergenza ha fatto ammutolire molti brand. “Qualcuno ha provato la strada dell'ironia o della provocazione – e forse ora se ne pente – sono i rischi dell'instant marketing, in questo momento non c'è niente di più sbagliato: quello che ci faceva tanto ridere (non sorridere) ora ci indisporrebbe e basta. Qualcuno all'inizio ha fatto scelte impulsive, ha fatto finta di niente, penso anche alla campagna Milano non si ferma. Ma ci sono brand che hanno messo in atto iniziative solidali, che gli hanno dato un grande ritorno d'immagine. Serve una comunicazione ad ampio respiro”, dice Montebello. Secondo Sarica, non comunicare perché non se ne ha stretto bisogno o per paura di sbagliare è una scelta imprudente, che vanifica tutti i discorsi fatti sulla corporate responsability, le dichiarazioni di sostenibilità, l’attenzione alla salute del pianeta e dell’umanità. “In un momento come questo non si può scomparire, bisogna dimostrare di essere un brand che, nonostante tutto, c'è, di cui avere fiducia. Anche in sordina, ma c'è. Coerente con il momento che stiamo vivendo, ma c'è”. Guidi conclude dicendo che ogni brand dovrebbe puntare e comunicare i suoi valori più originari, base. “Il virus ha rimesso al centro delle nostre vite dei valori che forse avevamo messo da parte: l’attenzione all’altro, il rispetto, la condivisione. Di questi valori si può e si deve parlare”.
https://www.dailyonline.it/it/2020/hdra-nellemergenza-si-torna-alla-semplicita-i-brand-devono-stare-vicini-ai-loro-target-che-cercano-una-nuova-normalita
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Il Coronavirus ci isola e per Zoom è “boom” di download
Telelavoro, didattica a distanza e isolamento sociale stanno facendo decollare le app per tenersi in contatto mentre si è chiusi in casa. Il fenomeno del momento è Zoom, l'applicazione gratuita per fare videochiamate di gruppo via smartphone, tablet e pc: i download giornalieri della app - in base ai dati raccolti al termine della scorsa settimana - sono passati, su scala globale, dai 171mila di metà febbraio ai 2,41 milioni del 25 marzo, con un incremento incredibile del 1.300%. Il dato è stato fornito da Apptopia, società specializzata statunitense, con sede principale a Boston, fondata e diretta attualmente dal Ceo Eli Sapir. Ma anche altre app stanno ottenendo performance rilevanti, come HouseParty, un social in cui ci si incontra tra amici online, in video, che ha raggiunto i 651mila download giornalieri rispetto ai 24mila del 15 febbraio scorso, pari a un aumento, addirittura, del 2.500%. In netta crescita figura anche Marco Polo, una sorta di Snapchat per persone mature. La app, che consente di inviare videomessaggi, è passata dai 12mila download di metà febbraio ai 73mila di mercoledì scorso (+480%). Eli Sapir   Effetto dell’isolamento L'incremento causato dagli effetti dell’isolamento provocati dall’espansione del Coronavirus non riguarda, però, solo i download di nuove app, ma anche l'utilizzo di quelle già presenti su gran parte dei telefoni cellulari. In base ai dati riassunti dalla società d'analisi Kantar, che ha preso in esame 25mila persone in 30 mercati, l'uso di WhatsApp è aumentato del 40%, cifra che sale al 76% in Spagna. E mentre Facebook segna un +37%, in Cina WeChat e Weibo registrano un +58%. Più in generale, l'uso dei browser per navigare in rete è salito del 70%, la fruizione della tv tradizionale del 63% e i social media del 61%. Tv e giornali nazionali sono, invece, la fonte di informazione ritenuta più affidabile (52%), seguita dai governi (+48%), mentre solo l'11% ritiene una fonte affidabile i social. Dati condivisi. Si può? Tornando a Zoom - l'applicazione per videochiamate di gruppo diventata, come detto in precedenza, molto popolare per il telelavoro e la didattica in seguito all'epidemia -, nei giorni scorsi era stata oggetto di critiche legate alla privacy: nella sua versione per iPhone, infatti, avrebbe inviato alcuni dati sugli utenti a Facebook anche se gli stessi utenti non hanno un account sul social fonfato da Mark Zuckerberg. La condivisione delle informazioni sarebbe avvenuta perché Zoom, come molte altre applicazioni, usa il kit di sviluppo software di Facebook per implementare funzionalità del social nella app. Il problema riguarda, però, i termini d'utilizzo, dove non era ben specificato il tipo di dati condivisi, prerequisito che è invece richiesto da Facebook come condizione d'uso del suo kit. Zoom, in un primo tempo, ha citato la possibilità di raccogliere dati relativi al profilo Facebook dell'utente, ma senza menzionare la possibilità di condividere i dati di persone che non hanno un account sul social network. E sempre Zoom avrebbe notificato, inoltre, a Facebook i momenti e le tempistiche di apertura dell’app, il tipo di dispositivo usato dall'utente, la sua posizione e l'operatore con cui ha un contratto. “Chiediamo agli sviluppatori di app di essere chiari con i loro utenti sulle informazioni che condividono con noi", ha prontamente afferma un portavoce di Facebook. La posizione di Zoom "Zoom prende molto sul serio la privacy dei suoi utenti". Così l'azienda proprietaria della piattaforma per videoconferenze ha poi ulteriormente risposto alle critiche dopo le accuse di violazione della privacy, aggiungendo che i propri sviluppatori sono tempestivamente intervenuti risolvendo la falla: "Inizialmente abbiamo implementato la funzione “Accedi con Facebook” utilizzando il Software Development Kit di Facebook per fornire agli utenti utenti un altro modo conveniente per accedere alla nostra piattaforma. Tuttavia, recentemente ci siamo resi conto che l’Sdk di Facebook stava raccogliendo dati inutili sul dispositivo. I dati raccolti - è stato precisato da Zoom - non includevano alcuna informazione personale dell’utente ". Il consenso e le scuse Infine, in virtù del Gdpr, la Zoom Video Communication - che a febbraio ha visto anche raddoppiare il suo valore in Borsa – ha promesso di attivare la richiesta di consenso con il prossimo aggiornamento dell'app: "Rimuoveremo l’Sdk di Facebook e riconfigureremo la funzione in modo che gli utenti possano ancora accedere a Facebook tramite il loro browser. Gli utenti dovranno aggiornare all’ultima versione della nostra applicazione una volta che sarà disponibile".
https://www.dailyonline.it/it/2020/coronavirus-ci-isola-zoom-boom-download
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Italiaonline e Alibaba insieme per l’ecommerce b2b internazionale delle Pmi italiane
Italiaonline, la più grande internet company italiana, e Alibaba.com, la piattaforma globale di riferimento per l’e-commerce B2B e parte del Gruppo Alibaba, hanno firmato un accordo di collaborazione per favorire l’esportazione del Made in Italy delle Piccole e Medie aziende del nostro Paese in modalità 100% digitale. Italiaonline, infatti, connetterà le PMI sue clienti al marketplace B2B di Alibaba, presente in più di 190 Paesi, con 18 milioni di buyers e contenuti tradotti in 16 lingue. Grazie alla presenza che avranno sulla piattaforma di e-commerce di Alibaba.com, le aziende clienti di Italiaonline potranno quindi essere in contatto con acquirenti in tutto il mondo. È un accordo che allarga ulteriormente l’offerta del gruppo italiano a supporto delle piccole e media aziende, grazie alla sinergia tra la vetrina messa a disposizione dalla multinazionale cinese e i prodotti e servizi a 360 gradi che già offre alle aziende clienti. Pmi favorite I vantaggi sono molteplici e vanno dalla possibilità di ampliamento del proprio business nei mercati esteri all’essere ricercate dai clienti in base alla categoria merceologica, dalla negoziazione diretta dei prezzi di vendita - in base, per esempio, alla tipologia di cliente e all’area geografica - alla possibilità di avere un rapporto diretto con i clienti senza intermediazione. Non meno importante, la certificazione della veridicità delle informazioni pubblicate dall’azienda, al fine di accrescere il grado di fiducia dei buyer. L’offerta che Italiaonline e Alibaba.com hanno perfezionato è di due tipi (Standard e Premium) e varia in base alle caratteristiche e alle necessità dell'azienda cliente o potenziale. L’importanza del made in Italy “Con l’accesso a una vetrina internazionale di prima grandezza come quella fornita da Alibaba.com, metteremo a disposizione delle aziende italiane e in particolare delle PMI opportunità uniche di visibilità e di sviluppo del business”, ha dichiarato Roberto Giacchi, CEO di Italiaonline. “Siamo da sempre vicini alle nostre imprese sul territorio e lo vogliamo essere in particolare modo in questo momento difficile per il nostro paese e l’economia. Grazie al supporto di Italiaonline e di un colosso dell’e-commerce come Alibaba, riusciremo a creare nuovo valore per i nostri clienti, accompagnandoli, attraverso l’utilizzo del canale internet, in nuovi mercati oltreconfine nei quali affermarsi”. Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager Sud Europa del Gruppo Alibaba, ha aggiunto: “Alibaba conosce bene il valore e il potenziale del made in Italy, ed è in prima linea da anni nel supportare marchi e Pmi italiane nel loro percorso di digitalizzazione e internazionalizzazione, in Cina e globalmente. Proprio per questo l’Italia è il primo paese in Europa in cui Alibaba.com ha creato un team locale e un’offerta dedicata”.
https://www.dailyonline.it/it/2020/italiaonline-alibaba-insieme-lecommerce-b2b-internazionale-delle-pmi-italiane
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