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Fabiano Lazzarini
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Qwant, partnership con il browser Brave per il rispetto degli utenti su internet

Sarà il motore di ricerca predefinito del browser. L’accordo, attivo inizialmente in Francia e Germania, si espanderà anche all’Italia nelle prossime settimane. L’obiettivo primario è «ripristinare la fiducia nel web», ha commentato Tristan Nitot, VP Advocacy di Qwant

Brave e Qwant hanno in comune la volontà di riportare internet alle origini, a un ecosistema la cui missione era la condivisione di contenuti, opinioni e idee. «Internet si è rotto, è stato rovinato dai business model che hanno dato vita ai banner. Questi hanno poi raggiunto una dimensione personale, sfruttando i dati degli utenti, fino a diventare un sistema inquietante», ha raccontato Tristan Nitot, VP Advocacy di Qwant durante la conferenza stampa di ieri a Parigi. «Questa corsa al dato sta dando vita a un futuro distopico. Il nostro impegno è mantere il web un ecosistema genuino», ha continuato. Spinti dall’adozione crescente dei software di ad blocking in Francia e Germania – attualmente circa al 30% in entrambi i Paesi – , il browser e il motore di ricerca hanno stipulato una partnership nei due Paesi che mira a creare un ecosistema più trasparente e onesto, che «non utilizza cookie, non salva le ricerche, non accede alla cronologia, non assorbe nessun dato tra i suoi server e non propone advertising senza chiedere il permesso all’utente», prosegue.

La partnership

L’accordo aggiunge a Brave – browser che «blocca i trackers in automatico, velocizzando l’esperienza, limitando il consumo dati, intercettando i malware e aumentando la capacità della batteria», dice Brendan Eich, CEO e co-founder di Brave Software e Inventore di JavaScript – le linee guida alla base della mission di Qwant – il motore di ricerca che  «non utilizza cookie, non salva le ricerche, non accede alla cronologia, non assorbe nessun dato tra i suoi server e non propone advertising senza chiedere il permesso all’utente», ricorda Nitot. Qwant conta una user base di 150 milioni di persone, e diventa da oggi il motore di ricerca predefinito di Brave, che invece conta 4 milioni di utenti attivi su base mensile ma è in rapida espansione. Questa unione affonda le radici nel rispetto dell’utente, considerato da entrambi come una persona “non come un prodotto da sfruttare”. «Sarà in prova per poche settimane in Germania e in Francia, ma il rollout in Italia avverrà nel periodo immediatamente successivo», rivela a DailyNet Éric Léandri, Presidente & co-founder di Qwant.

Fabiano Lazzarini
Il modello Basic Attention Token

Ma non tutto l’advertising viene respinto. Nel modello di business di Brave, ogni utente ha la possibilità di aderire alla ricezione delle inserzioni attraverso un opt-in. Dopo questa azione «suggeriamo, sulla base dei dati locali (quelli salvati nel pc dell’utente) e quindi senza raccogliere alcuna informazione, un prodotto o un servizio», spiega Eich. Le revenue provenienti dalla pubblicità vengono poi redistribuite attraverso i Basic Attention Token: assegnati al momento dell’opt-in, sono dei token attivi sul sistema di criptovalute Ethereum e contenuti nel wallet integrato nel browser. Gli utenti possono decidere di “donarli” a publisher partner da loro scelti, dividendo la destinazione del loro valore tra l’editore – che ne incassa il 70% – , Brave (15%) e l’utente stesso (15%). In questa maniera il browser stimola l’user a entrare in un circuito che stimola a premiare l’editore per la qualità dei contenuti che produce, ma anche a ottenere una remunerazione per se stesso. Attualmente i partner editoriali aderenti sono 21.000, tra cui Dow Jones Media Group, Townsquare Media e una serie di youtuber «che non sono remunerati a dovere da Google» e hanno aderito a questa dinamica senza nessun accordo con la società di Mountain View.

«Attendiamo con impazienza che finisca la fase di testing e che Qwant diventi il motore di ricerca default di Brave anche in Italia. La partnership espanderà la nostra base utenti e aumenterà la nostra appetibilità attraverso la disponibilità di uno strumento velocissimo e che dia all’utente il pieno controllo sulle informazioni che lo riguardano», ha commentato Fabiano Lazzarini, Country Manager per l’Italia.