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Mediaset: dalla fusione con la Spagna nasce la nuova holding MFE, obiettivo creare un broadcaster pan europeo

Autore: S Antonini

Pier Silvio Berlusconi


La società di diritto olandese avrà residenza fiscale in Italia, nessuna delocalizzazione prevista per operatività e forza lavoro; raccolta adv nel primo quadrimestre a +0,6% per il Biscione senza pay e calcio

Mediaset dà il via definitivo al progetto di broadcaster pan europeo con la fusione di Mediaset SpA e Mediaset España in una unica holding con sede legale in Olanda denominata MFE – Media for Europe. Alla nuova entità faranno capo il 100% di entrambe le società italiana e spagnola, nonché la partecipazione del 9,6% di Prosiebensat.1 acquisita nei giorni scorsi. «E’ un’operazione imprenditoriale coraggiosa che guarda al futuro e a una crescita dell’azienda in un contesto internazionale» ha detto il vice presidente e amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi. Non ci sarà alcuna delocalizzazione, ha assicurato Berlusconi: sedi fiscali, occupazione e operatività rimarranno dove sono, in Italia e in Spagna. La holding avrà residenza fiscale in Italia. La sede in Olanda è giustificata da «un motivo puramente tecnico, le leggi olandesi garantiscono stabilità di azionariato e gestione alle società che affrontano cambiamenti importanti». La volontà di mantenere ben salda la presenza del gruppo in territorio italiano, ha detto ancora Berlusconi, è dimostrata dal fatto che la sede di Fininvest, l’azionista di riferimento di Mediaset, rimane nel Paese. Mediaset ribadisce la posizione di “first mover” a capo di una iniziativa che vuole far salire a bordo anche altri broadcaster e sebbene non ci siano trattative in corso – afferma Berlusconi – Mediaset può già contare su rapporti consolidati con i tedeschi di Prosiebensat.1, l’inglese Channel 4, la francese TF1 attraverso la piattaforma di video advertising EBX e la concessionaria Publieurope.

La pubblicità nel primo quadrimestre

Nei primi quattro mesi del 2019 il mercato pubblicitario ha segnato il passo e secondo l’amministratore delegato di Publitalia Stefano Sala «se il primo trimestre si è chiuso con un calo complessivo del 3,5%, noi stimiamo che nel quadrimestre si attesti intorno al -4%»; per la tv potrebbe esserci un ulteriore calo di un punto rispetto al -2,7% del periodo gennaio-marzo. Per quanto riguarda Mediaset, invece, il primo quadrimestre dovrebbe registrare un incremento dello 0,6% a perimetro costante, vale a dire al netto della Champions e della pay tv Premium che quest’anno non ci sono più, e in crescita anche rispetto al primo trimestre in cui il gruppo di Cologno ha perso lo 0,6% sempre a perimetro costante. Nel solo mese di aprile, a causa di un mercato appesantito dalle varie festività, dai ponti e dalle elezioni europee imminenti, si attendono performance piuttosto negative per il mercato televisivo, e per Mediaset «un calo “single medium digit”». Sala sottolinea anche come nel primo trimestre di quest’anno la quota di Mediaset sul totale mercato si mantenga «inchiodata» sul 39,9% dello stesso periodo del 2018, nonostante la mancanza delle pay. Inoltre, se sulla tv Mediaset l’anno scorso aveva una quota del 55,6%, di cui il 53,6% era in capo alla free e il 2% alla pay, quest’anno la quota complessiva è del 54,2%.

La casa della tv europea

Come affermato da Berlusconi in occasione dell’annuncio venerdì scorso, «MFE sarà la casa della televisione europea. È da un anno circa che ne parliamo: oggi siamo pronti a partire perché abbiamo trovato un nuovo modello operativo che ci convince, una base industriale che crea valore e sviluppo». Soprattutto, crea efficienze: «Abbiamo individuato 107 milioni di euro all’anno tra sinergie e risparmi (corrispondenti a un net value di circa 800 milioni di euro, ndr), che raggiungeremo entro il 2023 senza toccare il prodotto televisivo. Crediamo che anche in quell’ambito si possano generare efficienze, ma lo vedremo più avanti: per ora stiamo parlando di tecnologia e sistemi. Unendo le forze potremo aumentare gli sforzi produttivi sia in Italia, sia in Spagna, avere una presenza più rilevante sulle nuove piattaforme e investire in tecnologie al servizio della pubblicità del futuro tra addressable e programmatic, con la creazione di una sola banca dati più adeguata a competere in una visione allargata e non locale». Oggi Mediaset presidia il mercato over the top con i marchi Mediaset Play e la spagnola Mitele, che dovrebbero quindi confluire in un’unica offerta per competere con gli altri player del settore, a cominciare da Netflix: «Ma noi non consideriamo questi operatori concorrenti diretti – ha detto Berlusconi – perché non vivono di pubblicità, ma alla lunga andranno a sottrarre tempo di visione alla tv generalista. Pensiamo che in un mondo sempre più digitale, anche chi fa tv gratuita debba avere una presenza on demand rilevante. La tv generalista è un prodotto caldo, cotto e mangiato in diretta, amplificato anche grazie ai social. Difficilmente morirà… nonostante la rivoluzione del web».

L’operazione MFE

«Sta nel dna di Mediaset pensare ai propri azionisti, e questa operazione porterà loro dei vantaggi tangibili da subito». Alla fine del percorso di fusione, la nuova holding effettuerà un buyback di azioni proprie per 280 milioni di euro ed entro il 2019 distribuirà un dividendo di 100 milioni di euro. A seguito dell’operazione, la distribuzione dei dividendi prevista per prossimo il 25 luglio è superata. Tecnicamente, le due società confluiscono nella società di diritto olandese Mediaset Investment N.V. (DutchCo) che poi prenderà la denominazione MFE. Il 4 settembre 2019 è prevista l’assemblea straordinaria di Mediaset e generale di Mediaset España per l’approvazione della fusione per incorporazione, che dovrebbe essere perfezionata nel corso del quarto trimestre 2019. Successivamente, i due titoli rispettivamente quotati alla Borsa di Milano e sui mercati azionari spagnoli saranno sostituiti da un unico titolo MFE. A seguito della fusione, ogni azionista Mediaset riceverà un azione di MFE per azione detenuta; il concambio per gli azionisti spagnoli è fissato a 2,33 azioni ordinarie MFE. Dopo il perfezionamento della fusione, rispettate tutte le condizioni compreso che nessun azionista abbia esercitato il diritto di recesso, l’azionariato di MFE sarà composto da Fininvest con una quota del 35,43% - attualmente è al 44,17% di Mediaset SpA e controlla attraverso quest’ultima il 50,21% di Mediaset España -, Simon Fiduciaria avrebbe il 15,39% e Vivendi il 7,71%. Quanto al gruppo televisivo francese di Vincent Bolloré «non abbiamo avuto nessun colloquio in proposito all’operazione – ha detto Berlusconi -. Vivendi è un azionista e dovrebbe guardare a questa iniziativa con favore». Il consiglio di amministrazione di MFE sarà composto da Pier Silvio Berlusconi, Marco Giordani, Gina Nieri, Niccolò Querci, Stefano Sala e Paolo Vasile in qualità di amministratori esecutivi; Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri e Danilo Pellegrino saranno amministratori non esecutivi e Marina Brogi, Consuelo Crespo Bofil, Francesca Mariotti, Borja Prado Eulate e Carlo Secchi saranno amministratori non esecutivi indipendenti.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 06/08/2020


Hasbro con RCS per portare i giochi in scatola direttamente nell’edicola sotto casa

Che sia al mare, in montagna o in città quest’anno le vacanze estive saranno all’insegna del divertimento “a portata di mano”. Hasbro in collaborazione con il gruppo editoriale RCS lancia un’iniziativa inedita per garantire un intrattenimento senza fine e senza confini. I grandi classici Hasbro Gaming saranno infatti a disposizione in tutte le edicole per la prima volta in formato originale, con La Gazzetta dello Sport e Oggi. L’azione dell’azienda, leader nel settore dell’entertainment e del grande gruppo editoriale RCS, è volta a promuovere un divertimento alla portata di tutti senza limiti, che si avvicina alla quotidianità delle famiglie italiane privilegiando un canale che lavora proprio sulla prossimità. La collana prevede uscite a cadenza settimanale dei titoli più amati da adulti e bambini. Laprima uscita, acquistabile in edicola al prezzo di 14,99 euro, è il mitico Forza4, gioco in scatola che raccoglierà tutte le famiglie intorno a un tavolo o, perché no, sotto l’ombrellone. A seguire, fino a ottobre, tutti gli appassionati troveranno nella propria edicola di fiducia altri celebri board games tra cui l’intramontabile Monopoly, gli iconici L’allegro Chirurgo e Indovina Chi? E ancora Cluedo, Taboo e Twister. Un totale di 12 giochi. L’attività sarà supportata da una campagna media con uno spot di 15’’ on air sui canali Mediaset, RAI e La7+ e campagna stampa sulle testate RCS di riferimento. 

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Autore: D Sechi - 11/08/2020


Wiko: neanche il 2020 ferma la democratizzazione della tecnologia

La chiusura fisica, dentro gli spazi angusti delle quattro mura domestiche, ha portato le menti a esplorare vie di fuga virtuali, avvalorate da un utilizzo per forza di cose smodato della tecnologia. Un 2020 in cui si sono succeduti incontri in rete sempre più frequenti, ricchi, diversificati, soddisfacenti. Al punto che in molti si sono fin troppo abituati e hanno esitato di fronte alla porta improvvisamente apertasi. Una stagione drammatica, controversa, ma, avrà pensato qualcuno, un inaspettato successo per chi si muove nell’ambito dell’elettronica di consumo, appannaggio soprattutto di un pubblico giovane, lo stesso che ha smanettato con grande soddisfazione in lockdown votati esclusivamente alla rete. Sbagliato. E non di poco, proprio nettamente. Pensare, sognare uno smartphone non porta al suo acquisto più o meno immediato con lo sfruttamento delle leve dell’e-commerce, tutt’altro; il cliente ha bisogno di un rapporto diretto con il prodotto, di un ingresso nel punto vendita, di toccare, vedere, provare, anche contrattare. Tecnologia sì, ma fino a un certo punto. Potrà apparire paradossale, ma è la realtà dei fatti. Così ci ha raccontato Morena Porta, Marketing & Communication Director di Wiko South of Europe. Il brand franco-cinese, sorto quasi 10 anni fa a Marsiglia, ha lanciato recentemente la campagna #LetsCreateIt: un’attività di mentoring da parte di 4 endorser, esperti ognuno in un’area differente della fotografia. La campagna riprende il claim ufficiale di Wiko Let’s Live It e prevede 4 mini guide social sulla smartphone photograpy all’insegna della mission del brand, ossia rendere il lusso di una buona tecnologia accessibile ai più. Una comunicazione che si concretizza sui canali social marchio, con appuntamenti formativi dedicati alla fotografia indoor, fotografia macro, street photography e landscape photography. Le guide sono a cura della influencer e graphic designer Giorgia Polo, del documentarista e fotografo Tomaso Clavarino, del fotografo e content creator Alberto Ugato e del riconosciuto travel photographer Marco Bottigelli. Un’attività che proseguirà per tutto il mese di agosto. Ma prima cosa è accaduto? E ora? E intanto si avvicina l’ultima, determinante, parte dell’anno. Morena Porta   Che periodo state vivendo? «La ripresa si avverte, e non da oggi, ma è anche vero che non potrebbe essere altrimenti, lo schiaffo della crisi è stato veramente troppo forte, con punte del - 70%, - 75 %». Come mai? Stiamo parlando di elettronica di consumo, quindi di un settore molto legato alle realtà più giovani, all’ambito digital, che cosa è successo? «Può apparire paradossale, e lo è in effetti, eppure il nostro è un settore estremamente legato alla fisicità, al negozio reale, alle prove in loco, quasi come se si trattasse di un abito. È chiaro che l’e-commerce ha fatto registrare una certa crescita, ma il nostro è un mercato che si esplicita nell’incontro, con il rivenditore, con il prodotto. È un settore incongruente, che fatica a conciliare le logiche dello shopping degli ultimi dieci anni. Sia chiaro, al netto di qualsiasi progresso in rete, quei tre mesi, tremendi, non potranno essere recuperati». Wiko però, in un momento di crisi, può far leva sul proprio target o no? «Non è detto. L’emergenza ha bloccato tutto, ha costretto a riorganizzarsi, a ripensare alle priorità, a centellinare le spese. Ora, è vero che noi ci muoviamo all’interno di una fascia di prezzo medio-bassa, sotto alle 200 euro. Ebbene, a settembre, sarà ancora più dura, perché il nostro segmento sarà preso d’assalto anche da quelle compagnie che invece si muovono su realtà molto più high-profile, su prezzi che non molti riusciranno più a sostenere. Ed ecco il conseguente proiettarsi su prodotti più basici, in un territorio che ci vede leader, ma probabilmente non più soli. È un momento in cui si crea la consapevolezza che alla fine tutti i device, al netto delle migliori rifiniture, tendono ad assomigliarsi, quindi, le differenze vengono un po’ ad appiattirsi». Come cambiano le strategie? «Il piano è sempre a medio lungo termine, ma viene analizzato a vista. Abbiamo un vissuto dal quale attingere, il nostro essere diversi che ci contraddistingue sul mercato dal 2011, la democratizzazione del settore, il dare la possibilità a tutti di attingere all’elettronica. La nostra comunicazione è quindi legata a questo posizionamento e si basa molto sul punto vendita, sul volantino, magari anche sulla caratterizzazione del negozio. Quello che cerchiamo di fare è raccontare il prodotto non tanto sul fronte delle sue particolarità tecniche quanto sui vantaggi che le stesse possono portare all’utente: quindi spieghiamo i benefici di una buona batteria, della fotocamera, senza per questo dilungarci sui particolari». In tutto questo quanto contano i social? «Molto. Attraverso le nostre piattaforme rendiamo il cliente partecipe, su questi spazi abbiamo la possibilità di adattare il racconto al momento che si sta vivendo. E così, durante il periodo dell’emergenza, abbiamo legato i nostri prodotti ai temi della sanificazione degli ambienti, allo smart working, alla ginnastica a casa. Ecco spiegata la nuova operazione, “Let’s Create It”, ossia un esempio di promozione pop di un oggetto funzionale, anche basico, che però ti consente di fare tutto, il tutto rivolto a un target ampio, anche se noi ci rivolgiamo a una fascia di età tra i 16 e i 30 anni, clienti e ispiratori, protagonisti su Instagram, Facebook e YouTube». Che tipo di pubblico avete? «Altri hanno bacini sicuramente più ampi, il nostro è però veramente ingaggiato, coopera, partecipa, ispira le nostre mosse». I prossimi passi? «È tutto pronto per settembre con il back to school, una comunicazione che potrebbe avere degli step up legati al Natale». L’operazione #LetsCreateIt è focalizzata sulla fotografia, quali sono gli altri interessi sul quale l’azienda si focalizza? «I viaggi, che come la fotografia presuppongono l’idea della sperimentazione, della condivisione, del racconto. Ma anche la musica, il cibo. Quello che conta è però il modo in cui si raccontano le cose. Siamo curiosi e pettegoli, esploriamo e raccontiamo e non inciampiamo nell’idea di una comunicazione trasportabile in differenti ambiti, sono operazioni che stridono, online e offline non sempre combaciano, anzi». Con chi lavorate? «Facciamo tutto internamente, sia a livello creativo sia per quel che concerne il media». E la tv? «Non la disdegniamo, l’abbiamo usata, ora non è il momento, ci adattiamo al periodo, cerchiamo di capire i canali più appropriati e utili per spingere l’utente a raggiungerci sul PV».

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Autore: Redazione - 28/07/2020


Prosciutto di San Daniele, numeri da record per la comunicazione digitale

Le sfide del futuro per gli alfieri del made in Italy come il Prosciutto di San Daniele parlano sempre di più il linguaggio del pianeta digitale. La comunicazione sui canali online è infatti lanciata verso una diffusione capillare, grazie non soltanto alla spinta propulsiva importante dei social network ma anche - e soprattutto - alla strutturazione di strategie di marketing e comunicazione ad hoc. La diffusione di contenuti di valore favorisce le conversioni, con risultati di assoluto prestigio in termini di brand awareness, ovvero di riconoscibilità del marchio. Storytelling, tra tradizione e digital I dati del primo semestre del 2020 confermano un trend che è nettamente in ascesa: il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, interpretando correttamente il mercato e le necessità degli utenti e dei consumatori, ha scelto di puntare sul mix vincente di tradizione e comunicazione digitale. Il tutto seguendo il modello dello storytelling, narrando cioè in modalità interattiva la storia del brand in modo da solleticare l’immaginazione e suscitare emozioni e curiosità. Il Prosciutto di San Daniele porta avanti una tradizione secolare, capace da sempre di dialogare con un microclima unico al mondo: un contesto irripetibile, legato a doppio filo alla cittadina di San Daniele del Friuli. Lo storytelling, caratterizzato come detto da un taglio di tipo emozionale, si accompagna a una newsletter puntuale, apprezzata e ricca di contenuti. La presenza online vola: boom di utenti su Facebook e Instagram Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha attuato una strategia multicanale per il web che ha l’obiettivo di intercettare il cambiamento e adeguarsi alla digital transformation. I numeri da record fatti registrare online e in particolare in ambito social rispetto al 2019 stanno a confermare un’espansione importante, dovuta alla strategia di comunicazione portata avanti con successo in questa prima parte dell’anno. Basta pensare che su Facebook si sono registrati 20mila utenti in più, con un incremento semestrale del 13%. Le reazioni ai post, come accaduto anche alle condivisioni, sono raddoppiate rispetto ai mesi iniziali del 2019. In deciso aumento anche i commenti e i messaggi diretti. Cresce anche Instagram, che fa segnare un +72%: sono stati 1,19 milioni gli utenti raggiunti e oltre 2 milioni le visualizzazioni totali. Seguono poi i risultati su Twitter, con un +9%. Sui social oltre 4 milioni di persone Sarà interessante notare come la copertura raggiunta dai canali social del Prosciutto di San Daniele sia di oltre 4,1 milioni di utenti: le conversioni ottenute sono state 30.954, mentre le reazioni totali si attestano intorno alle 150mila. Senza contare il risultato messo a segno dalla pagina business su LinkedIn: l’incremento semestrale è stato del 187%. Per quanto riguarda il pubblico dei social, attento ai contenuti e ai prodotti del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, si può notare una leggera maggioranza femminile (53%, contro il 47% degli uomini) e due fasce di età più interessate: 35-44 e 45-54. Mentre per quanto riguarda l’appartenenza geografica degli utenti, sono in molti a navigare da Roma, Napoli e Milano. La ribalta internazionale, il confronto tra siti food e il successo del Magazine Il Prosciutto di San Daniele rappresenta un alfiere del made in Italy agroalimentare apprezzato nel mondo. Ne è prova il risultato registrato in questo primo semestre non soltanto sui social nazionali, ma anche dalle pagine Facebook in lingua inglese e tedesca: il relativo dato complessivo al 30 giugno segna il raggiungimento di oltre 43mila fan. Il confronto tra i dieci siti a tema food più attivi sui social vede poi il brand posizionarsi al quarto posto assoluto, mentre risulta primo nella top 5 dedicata ai salumi. Bene anche il sito corporate prosciuttosandaniele.it e il progetto del blog San Daniele Magazine, che hanno ottenuto importanti riscontri. È proprio attraverso San Daniele Magazine che lo storytelling è stato portato avanti al meglio con approfondimenti sui prodotti, curiosità e ricette del territorio. Gli investimenti nel marketing di influenza e nelle digital PR Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha scelto di puntare anche sull’influencer marketing e sulle digital PR: le conversioni generate hanno superato quota 90mila. La strategia digitale e di consolidamento del brand naturalmente prosegue: in programma ci sono altre attività legate a digital PR e marketing con gli influencer, oltre a progetti ex novo in fase di definizione.

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Autore: D Sechi - 27/07/2020


Farmacia e comunicazione: dal Giappone con autorevolezza, Takeda

Ci settori di mercato che diamo per scontati ma che, improvvisamente, maturano un nuovo vissuto, con il conseguente alimentarsi di chiacchiere, di polemiche, di luci della ribalta perennemente accese, di chiacchiere infinite. Se volte un esempio, ma di quelli fulgidi, Il farmaceutico fa al caso vostro. Takeda Pharmaceutical Company Limited è la più grande azienda del settore operante in Giappone e una delle maggiori a livello mondiale. La società si focalizza su sei aree terapeutiche: oncologia, cardiovascolare/metabolico, respiratorio e immunologia, neurologia, medicina generale. Ma… come si muove fuori dalle corsie? Come comunica? In che modo approccia l’utente in rete? Come controbatte alle accuse, ai complottismi, alle fake news che un tempo si chiamavano bufale? Lo abbiamo chiesto a Silvia Ficorilli, Head of Patient Advocacy Oncology presso Takeda Italia. Come si comunica in ambito farmaceutico, vantaggi e limiti, in una stagione tra l’altro decisamente densa sotto questo profilo? «Viviamo in un’epoca di continua e costante trasformazione, e anche il settore farmaceutico è parte integrante di questo cambiamento. Se 20 anni fa la sfida era sviluppare farmaci che curassero le grandi patologie croniche, oggi l’asticella si è alzata con nuove ambizioni: mettere a disposizione farmaci per patologie che non hanno una cura, o migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita di pazienti una volta senza speranza, come nel caso dell’oncologia. Non solo. A guidare il nostro operato, infatti, un approccio Beyond the Pill per essere al fianco delle persone che affrontano un percorso di cura, non solo garantendo loro le migliori cure, ma accompagnandoli tutti i giorni con servizi ad alto valore aggiunto». Siete stati premiati di recente e quindi è d’uopo chiedervi se sia appropriato, o possibile, oggi come oggi per un’azienda come la vostra comunicare in modo per così dire cool… O si rischia di perdere in autorevolezza? «Per noi la comunicazione passa dalle relazioni, dal tempo dedicato all’ascolto e dall’attenzione per i contenuti. Abbiamo stabilito una solida rete di relazioni con le associazioni di categoria, i professionisti della salute, le organizzazioni sanitarie e le Associazioni di Pazienti, così da cercare di raggiungere l’obiettivo di sempre: migliorare la vita delle persone. Il dialogo continuo con i nostri interlocutori ci consente di capire i bisogni e di restituire una informazione corretta e puntuale oltre che a progetti innovativi, dando vita ad un circolo virtuoso che si arricchisce di giorno in giorno. Questa impostazione della comunicazione ha consentito di ottenere recentemente la certificazione “BIC - Best in Media Communication”, di Eikon Strategic Consulting per Fortune Italia. Si tratta della prima edizione della certificazione per le eccellenze italiane in comunicazione, in cui ci è stata riconosciuta la capacità di riuscire a coinvolgere aziende ospedaliere, associazioni di pazienti, enti no profit e startup in progetti innovativi per creare sinergie virtuose per il benessere e la vita delle persone. Le campagne di sensibilizzazione e i progetti innovativi sottolineano infatti l’attenzione dell’Azienda alla collettività e ai problemi dei pazienti». Il settore farmaceutico è sempre più avvolto da nubi complottistiche ed è a rischio fake-news, con quali armi della comunicazione è possibile controbattere? «Takeda Italia ha posto grande attenzione al tema della corretta informazione, avvalorata da evidenze concrete e dati scientifici. In questa direzione, nel 2019 abbiamo sviluppato, insieme a Vidiemme, l’app ScaNews, per contrastare il fenomeno in continua crescita delle fake news, che quando riguarda le informazioni in ambito scientifico rappresenta un vero pericolo per la salute e per i cittadini. ScaNews intende fornire un canale sicuro e aperto a tutti dal quale accedere a contenuti medico-scientifici attendibili e permette agli utenti di poter navigare tra le news di salute pubblicate sui principali social network da fonti accuratamente selezionate per attendibilità e profilo scientifico. Un esempio concreto di come i valori fondanti della nostra filosofia, il Takedaismo, ispirano il nostro lavoro quotidiano: a guidarci Integrità, Lealtà, Onestà e Perseveranza per essere riferimento autorevole e affidabile nella comunità in cui operiamo». Ambito digital, ormai predominante: come si muove l’azienda? Sito, social, app, Google e indicizzazioni varie? «L’innovazione digitale è per Takeda un asset di fondamentale importanza, per dare un concreto contributo al miglioramento della qualità di vita delle persone e per sviluppare soluzioni sempre più efficaci per gli operatori sanitari. Questo impegno si è concretizzato, a partire dal 2016, in una serie di progetti ad alto tasso di innovazione digitale, tra cui: LeggoXTe, il primo chatbot, dotato di intelligenza artificiale e potenziato dagli assistenti vocali Google Home ed Amazon Alexa, che permette la consultazione intuitiva e rapida dei foglietti illustrativi dei farmaci Takeda, e MyHospitalHub, la soluzione di telemedicina ideata per semplificare il rapporto tra centro ospedaliero e paziente, assicurando protezione dei dati e facilità nella comunicazione post-dimissione tra i medici e i loro assistiti. Il progetto si compone di una piattaforma web e di una app, e si rivolge a tutti i centri che hanno in cura pazienti affetti da patologie croniche o oncologiche. Grazie alla piattaforma interattiva, ogni centro è in grado di costruire autonomamente un sito web al servizio dei pazienti, con informazioni utili, news e calendario degli appuntamenti. La piattaforma è stata adottata dall’ospedale San Raffaele di Milano nel 2017 e dal Policlinico Gemelli di Roma nel 2019, e numerosi altri centri hanno fatto richiesta per poter far parte dell’hub. Inoltre, riteniamo che i canali social siano uno strumento molto importante per comunicare e per contribuire a creare una rete non solo tra pazienti che condividono la stessa patologia e che quindi possono confrontarsi e aiutarsi a vicenda, ma anche tra medici, operatori e istituzioni, per poter sviluppare soluzioni sempre più efficaci e offrire risposte concrete e rapide». Qualche numero? «A livello globale, c’è la pagina LinkedIn del gruppo, che conta più di 600.000 followers e il profilo Twitter, con più di 16.000 followers. Per quanto riguarda il mercato italiano, abbiamo la pagina LinkedIn Takeda Italia che conta quasi 10.000 followers: questo canale ha l’obiettivo da una parte di comunicare le notizie rilevanti per l’Italia ma anche a livello mondiale del Gruppo, e dall’altra di informare e dare visibilità alle novità più importanti relative al settore sanitario-farmaceutico, per offrire ai nostri pazienti una voce sempre aggiornata. A dimostrazione del ruolo che crediamo essere fondamentale dei canali social, recentemente abbiamo ottenuto il primo premio “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente” con il progetto IBDpoint - Linkedin Showcase, nella categoria “Informazione Scientifica Multicanale”. Questo progetto, primo nel suo genere in Italia, è dedicato al mondo delle malattie infiammatorie croniche intestinali; IBDpoint è al servizio di medici e pazienti e ha lo scopo di fare informazione, ma anche sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, malattie ancora poco note ma che colpiscono circa 200.000 persone in Italia. I post affrontano temi come la comunicazione tra medico e paziente, la vita lavorativa, familiare e sociale, gli stili di vita e i fattori che possono influenzare l'insorgenza ed il decorso della malattia. Ideata come fornitore di contenuti di rilievo, in breve IBDpoint ha creato una vera e propria community dove le persone possono informarsi e condividere e commentare tutto ciò che viene postato, in uno scambio arricchente e continuo, testimoniato da numeri importanti: oltre 3mila followers, più di 11.600 interazioni e quasi 8,7 milioni di visualizzazioni». Quali sono i vostri principali target di riferimento? Come cambia la comunicazione in base a loro? «Avendo come obiettivo la salute delle persone, lavoriamo a stretto contatto con la comunità scientifica, con le istituzioni e decisori nazionali e locali, associazioni di pazienti. E ci rivolgiamo a media e opinione pubblica. L’impegno quotidiano del team di comunicazione e quello di trovare per ogni interlocutore il canale e il contenuto più idonei, anche se i nostri valori restano una costante: attitudine alla ricerca, innovazione, attenzione alla qualità ed efficacia dei farmaci, sensibilità verso le responsabilità sociali».

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