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Dall’unione di Tradelab e Jellyfish nasce un’offerta data driven basata su un approccio bottom up del marketing digitale

Autore: F Lattanzio

Yohann Dupasquier


Rispetto della privacy e controllo sui dati sono i desideri degli utenti. Ai brand non resta che prestare attenzione a questi suggerimenti per ritornare a muovere un mercato che va a rilento. Ma non basta, le esperienze online vanno costruite seguendo la strada tracciata dai dati, e ora la struttura ha tutti gli strumenti per mostrarla

Tradelab e Jellyfish hanno unito le loro competenze in una nuova realtà. Una notizia inaspettata, ma che indica l’ambizione di Tradelab e la caparbietà con cui insegue un chiaro obiettivo: migliorare le esperienze online attraverso le direzioni suggerite dai dati. Risale a qualche settimana fa l’acquisizione di Uptilab, realtà focalizzata sulle analytics e l’ottimizzazione dei siti. Competenze che completano quelle di Tradelab, il cui know how nel campo del data driven advertising è profondo e che ora chiudono il cerchio con Jellyfish – fatte di training, implementazione tecnologica, creatività e reselling – , il tassello mancante per la creazione di esperienze online a tutto tondo. Secondo il pensiero di Yohann Dupasquier, Ceo e fondatore di Tradelab, ora la company ha tutto ciò che serve per offrire all’utente un percorso personalizzato e rispettoso della privacy, e agli advertiser gli strumenti necessari per risolvere i propri problemi nell’approccio data driven marketing  grazie alle certificazioni acquisite per le piattaforme di Google - «che ne risolvono il 70% delle difficoltà» - e delle skills di cui ora sono a disposizione - «utili a coprire il restante 30%».

Quali sono gli insight che vi hanno guidato a finalizzare questa fusione?

Dal nostro punto di vista è in corso una crisi esistenziale nel digital advertising. Gli utenti cercano più rispetto della privacy e un maggiore controllo sui dati, dimostrando di non essere soddisfatti del modo in cui gli attori stanno operando nel mondo della pubblicità online. L’inflazione piatta e la lenta crescita globale, poi, stanno suggerendo agli advertiser di ripensare il loro modus operandi e a come rilanciarsi sul mercato mondiale utilizzando un approccio data driven. Questo darà vita a grandi cambiamenti nella industry e per noi rappresenta una grande opportunità. Con Jellyfish riusciamo a proporre un’offerta adatta a riprendere il controllo e liberare il potenziale del data driven marketing, soprattutto per quanto riguarda le piattaforme di Google. Per Tradelab, questa fusione offre anche la possibilità di approcciare su nuovi e interessanti mercati.

Quali sono i vostri obiettivi? Quale sarà il vostro impatto sul mercato?

Circa un mese fa ci siamo uniti con Uptilab, un’azienda che lavora sull’analytics optimization, sul CRO e allo sviluppo di strumenti di reporting. In questo modo abbiamo aggiunto alla nostra realtà con focus sull’advertising una struttura con una grande esperienza nell’universo dei siti. Gli utenti, nel loro percorso online, si trovano davanti entrambi gli universi e il nostro obiettivo è riuscire a costruire esperienze end-to-end, il più personalizzate e rispettose possibili. Gli strumenti di Google riescono a risolvere il 70% dei problemi degli advertiser, noi, con le nostre capacità interne, completiamo il puzzle con il restante 30%. Jellyfish, tra le sue attività, offre training, creatività, reselling e implementazione tecnologica, posizionandosi come pure partner in più continenti con un approccio bottom up. Puntiamo a scalare la nostra proposta e dare supporto per risolvere le problematiche che affiorano nelle varie attività impostate sulle logiche data driven, accompagnando globalmente i nostri clienti.

Come si pone la nuova realtà sul mercato?

La nostra ambizione è costruire una value proposition singolare, creare un gruppo di leader del digital marketing attraverso una partnership diversa da quello che si intende di solito. Partiamo da una base tecnica e lavoriamo per approfondire ancora di più la nostra expertise elevando le nostre capacità. Invertiamo l’approccio classico, top down, in cui le proposte vengono poi attivate attraverso supporti tecnologici, in un modo di operare bottom up, in cui sono i dati e le tecnologie, insieme alla capacità del nostro team, a fare emergere gli insight. Lavoriamo dunque per liberare la potenzialità delle differenti tecnologie attraverso un approccio serio e scientifico, basato sui dati.

Come considera il mercato italiano?

L’Italia è un mercato che presenta molte somiglianze con quello francese, specialmente per quanto riguarda la cultura. Questo è molto importante in relazione ai dati e ai target. Inoltre sta maturando velocemente. Una ricerca di IAB indica che in Italia il 41% dei player hanno adottato soluzioni di in housing completo o ibrido, e questo rappresenta una grande opportunità, oltre a suscitare grande interesse nel mercato. La maturità del mercato ci permette di fare business, perché significa che gli attori sono in grado di percepire il valore che offriamo.

Sono previsti cambi nel management?

Gaetano Polignano continuerà ad essere il Country Manager, e avrà a disposizione più risorse, provenienti dal merging. Per quanto riguarda il mio ruolo, entrerò nel board di Jellyfish e avrò un ruolo nella guida del gruppo.


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 27/10/2020


Paneangeli torna in tv e online con il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”

Paneangeli, storico brand di proprietà dell’azienda cameo e punto di riferimento per chi ama mettere le mani in pasta, torna in comunicazione con uno spot che sarà on air fino a dicembre per raccontare il rinnovato posizionamento e il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”. Attraverso questa nuova campagna integrata, il brand – da sempre al fianco dei suoi consumatori - dimostra ancora una volta la sua vicinanza al pubblico a fronte del difficile periodo che stiamo vivendo, che ha comportato l’emergere di nuove abitudini e stili di vita. In questi mesi sempre più persone si sono avvicinate al mondo della cucina e per questo motivo il brand, attraverso il nuovo spot, ha voluto porre al centro del racconto questa molteplicità: per celebrare, con la magia che da sempre contraddistingue l’identità di Paneangeli, la passione per le mani in pasta. L’esaltazione delle diverse caratteristiche di ciascun consumatore e l’inclusione sono i valori che emergono dalla nuova campagna anche grazie alla struttura dello spot, le cui scene si alternano per mostrare molteplici personalità, volti e situazioni, ciascuna diversa dalle altre, della vita quotidiana in cucina. Il voice over, caldo e rassicurante, accompagna gli spettatori attraverso la peculiarità dei protagonisti. Il riposizionamento del brand passa anche attraverso il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”, che esprime il rapporto di alleanza tra Paneangeli ed i suoi consumatori. Ed è proprio la magia di Paneangeli ad essere trasferita dal brand alle mani dei consumatori. Fatto in casa da Benedetta In linea con questa campagna continua la collaborazione con Benedetta Rossi - da anni ormai Ambassador di Paneangeli. I valori del marchio e quelli della famosissima food blogger si fondono perfettamente: Benedetta infatti, proprio come Paneangeli, rappresenta un supporto concreto e un’alleata per chi ama mettersi in gioco in cucina, garantendo a tutti coloro che seguono i suoi consigli un risultato ottimale. Da sempre, inoltre, Benedetta sostiene la diversità e l’importanza di avere il proprio stile in cucina, avvicinando milioni di persone ad un mondo che si pensava fosse riservato ai soli esperti. Anche in termini di brand identity, l’immagine di Paneangeli viene veicolata da  un visual contemporaneo ed autentico, in linea con i messaggi chiave racchiusi nei quattro formati video da 10”, 15”, 30” e 60” che saranno on air per sette settimane sulle principali piattaforme tv e digital. La pianificazione è a cura di Wavemaker. A supportare Paneangeli nella realizzazione della campagna l’agenzia creativa Conic, in collaborazione con la casa di produzione Peperoncino Studio. La regia è di Matteo Sironi.

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aziende

Autore: Redazione - 30/10/2020


Ogury lancia Thumbnail Ad, il primo formato non-fullscreen che nasce per i dispositivi mobile

Ogury, leader mondiale nella pubblicità alimentata dalla scelta dell’utente, annuncia oggi il lancio di Thumbnail Ad, il primo formato video non full-screen realizzato appositamente per i dispositivi mobile. Ogury è la prima azienda a rilasciare questo formato per un ambiente in-app. Thumbnail Ad appare in un punto preciso all’interno dell’applicazione, fornendo un’esperienza intuitiva ed efficace. L’annuncio mostrato è discreto e per nulla invadente: l’utente può infatti espandere, trascinare o skippare il formato sullo schermo, Diversamente dai formati tradizionali, tale design intuitivo e responsive non interrompe l’esperienza di navigazione. Con Thumbnail Ad l’utente ha il controllo della propria esperienza pubblicitaria. L’interazione attira l’attenzione del consumatore e offre performance video prima disponibili soltanto attraverso formati interstitial full-screen. In questo modo, gli inserzionisti raggiungono in maniera efficace e in più momenti i propri utenti all’interno anche di quelle app che non consentono l’erogazione di annunci full-screen. I vantaggi Thumbnail Ad è per dimensioni quattro volte più piccolo di un annuncio Mid-Page Unit (MPU), appena 12% più grande rispetto a un piccolo banner. Con la possibilità di raggiungere le metriche di Viewable Video Completion Rate (V2CR) richieste dagli inserzionisti, i publisher ottengono CPM più elevati su dispositivi mobile senza il vincolo di formati full-screen. Con Thumbnail Ad, i publisher traggono ulteriori vantaggi: migliorano il tempo speso in-app dai propri utenti e possono utilizzare questo stesso formato per promuovere i propri contenuti editoriali o offrire abbonamenti premium agli utenti fidelizzati.  “L’’esperienza pubblicitaria degli utenti in-app è sempre stata limitata a formati desktop non ottimizzati per il mobile. Si tratta di un problema piuttosto comune che può influenzare negativamente la navigazione”, dichiara Nicola Canella, Owner di Tuttomedia. “Grazie a Thumbnail Ad offriamo ai nostri utenti un’esperienza pubblicitaria pensata appositamente per l’ambiente in-ap”.

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Autore: D Sechi - 29/10/2020


Indeed.com, il mercato del lavoro ha il suo motore di ricerca

La strada che conduce al mondo del lavoro è lunga e trafficata, ricca di insidie, tranelli, sirene, sorrisi, coltelli, opportunità. Di tutto di più. Chilometri di sogni e aspettative, come quelli percorsi da Indeed, uno dei siti principali per chi insegue, desidera, vuole, brama, aspira, agogna un’occupazione: tutto parte 15 anni fa, in Texas, ad Austin; poi la struttura viene acquisita dalla giapponese Recruit, la quale può contare su tre anime, una di queste contiene proprio Indeed, che giunge in Europa 11 anni fa, con la sede principale situata in Irlanda, mentre da noi arriva poco più di un anno fa. Un vero e proprio motore di ricerca, un Google, un TripAdvisor del e per il lavoro. Chi cerca, trova. E noi abbiamo trovato il Senior Sales Director di Indeed.com, Dario D’Odorico. Era l’ottobre del 2019, 12 mesi e qualche settimana fa, quando il marchio ha cominciato la sua operatività anche nel nostro Paese; come funziona? «Come un motore di ricerca: basta scrivere una parola e si viene trasportati nella dimensione richiesta. E le cose hanno cominciato a girare sin da subito: in Italia possiamo contare su 12 milioni di visitatori in media al mese. Nel mondo, serviamo 60 paesi in 28 lingue. Più di 250 milioni di persone ogni mese cercano lavoro, pubblicano curricula e fanno indagini su aziende attraverso di noi». In un mercato così dinamico, cosa ha comportato la situazione di emergenza che stiamo vivendo? «Nel periodo appena precedente l’inizio della pandemia, il sito aveva fatto registrare 80.000 nuovi annunci ogni 4 settimane. Dopo la fine del lockdown abbiamo rilevato un calo attestatosi intorno al -28%, in Francia, per esempio, sono intorno al -30%, in Inghilterra al -40%. In Italia siamo sempre stati bravi a recuperare una volta con le spalle al muro. C’è stato un momento in cui si dubitava sulle possibilità di assumere in remoto, ebbene oggi è diventata una procedura normale. Non era impossibile, a mancare era solo una certa attitude». Cosa si cerca, cosa si offre? «Ovviamente, nell’ultimo periodo abbiamo rilevato un +10.000% di occasioni legate allo smartworking; il mass market ha fatto registrare un +1000%, un +324% è legato alle figure di addetto alla vendita. E poi, da segnalare come la maggior parte delle azioni sul sito siano fatte da mobile: il 70%. Nel breve volgere di 10 mesi, la spinta verso la digitalizzazione è diventata molto forte». Ci sono delle evidenze regionali, o dei settori di mercato dominanti? «I dati a livello regionale sono abbastanza omogenei. Sul fronte dei settori, la GDO fa la parte del leone, la ristorazione, come pure l’hospitality soffrono un momento che non è certo dei più favorevoli. Poi escono fuori delle sorprese, come la figura del tornitore, un operaio iper specializzato, difficile da trovare e quindi molto ricercato». Come funziona Indeed e come fattura? «Al centro di tutto c’è sempre l’utente. Tutti i post sono gratuiti. Vige la logica tipica dei social, ossia il pay per click: quando vuoi spingere un annuncio puoi sponsorizzarlo. In sintesi: più spendi e più risulti rilevante». Non siete interessati a curare una raccolta pubblicitaria? «No, al momento non è in progetto. Piuttosto, siamo pronti a introdurre ulteriori prodotti che possano agevolare l’offerta di lavoro e quindi velocizzare le singole operazioni, il che può costituire un’ulteriore forma di reddito». Un obiettivo? «Aiutare, sostenere più persone a trovare lavoro, al di là della localizzazione e delle specializzazioni. Vogliamo che l’incontro tra domanda e offerta sia sempre più facile»   Indeed: il Virtual Hiring day Indeed è stata impegnata, nei due giorni appena trascorsi, nei Virtual Hiring Day. Si è trattato del primo appuntamento di recruting virtuale che il sito ha organizza in Italia, dedicato al mondo del retail. Andriani Spa, Bricocenter, Carrefour, Golden Point, Iper La Grande I, Maxi Zoo Italia, Mcfit Italia, Mondo Convenienza, Percassi sono state alcune tra le aziende coinvolte. “Da marzo il nostro mondo è cambiato. Inevitabilmente, sono cambiate anche le modalità di recruiting”, ha spiegato Dario D’Odorico, Senior Sales Director di Indeed.com. “Molte aziende stanno spostando tutto il processo online. Attraverso i Virtual Hiring Events, Indeed permette alle aziende di assumere personale in modo rapido ed efficiente e, ai candidati, di partecipare agevolmente alle selezioni. Abbiamo già sperimentato i virtual hiring days in diversi Paesi dove siamo presenti. Siamo certi che questo nuovo format prenderà piede anche in Italia”. Alcune aziende hanno organizzato un open day per permettere ai candidati di scoprire di più sulla loro realtà e sulle posizioni aperte, altre aziende invece hanno selezionato già durante il processo di virtual interview. I colloqui, condotti da rappresentanti delle risorse umane delle aziende coinvolte, sono stati finalizzati a fornire una overview sull’azienda e sulla company culture e, allo stesso tempo, hanno permetsso ai candidati di presentarsi, evidenziando il proprio percorso e le proprie aspettative. Indeed Hiring Events ha permesso così di ridurre il numero di passaggi rispetto al tradizionale processo di recruiting, rendendolo più semplice sia per chi cerca lavoro, sia per i datori di lavoro.  Come prepararsi per il colloquio virtuale Prima di sostenere un colloquio di lavoro, è sempre bene leggere con attenzione l’annuncio, aggiornare il proprio curriculum vitae e documentarsi sull’azienda presso la quale ci si sta candidando. Prepararsi per un colloquio virtuale richiede, inoltre, una serie di piccoli accorgimenti, forse non ancora entrati nelle nostre abitudini. Indispensabile, ad esempio, poter contare su una buona connessione e avere a disposizione uno spazio silenzioso. Ecco la top five delle raccomandazioni targata Indeed. 1. Preparare “il set” in anticipo. Accertarsi che alle spalle ci sia uno sfondo neutro e ordinato. Per il giorno del colloquio scegliere un luogo silenzioso con una buona connessione internet e avere una webcam funzionante. Ricordarsi inoltre di tenere a portata di mano una copia del CV e altri documenti da consultare. 2. Scegliere l’outfit adatto. Per avere un'idea del dress code adatto, fare qualche ricerca sulla cultura aziendale. 3. Essere preparati a gestire problemi tecnici e il follow up. All’inizio del colloquio, chiedere all'intervistatore di indicare un numero di telefono al quale contattarlo in caso di problemi tecnici. Prima di concludere il colloquio, chiedi ai recruiter di indicare un indirizzo e-mail. 4. Fai attenzione al linguaggio del corpo Il contatto visivo è un elemento determinante negli incontri di persona. Nel rispondere a una domanda, è importante non fissare lo schermo, ma guardare dritto nella cam per stabilire un contatto visivo più efficace con chi si trova dall'altra parte. 5. Preparare in anticipo le risposte. I colloqui potrebbero essere più brevi del solito. Avere a portata di mano una descrizione breve delle proprie competenze e delle esperienze per illustrarle rapidamente al potenziale datore di lavoro.

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Autore: D Sechi - 28/10/2020


Cosmico, la linea diretta tra aziende e talenti digitali

Sai che c’è? Mi metto in proprio. Free lance, suona bene, come spesso capita quando si entra nel pianeta anglofilo: nomi, termini, codici, tutto appare più affascinante, sinuoso, efficace. Peccato che, per parafrasare, ma al contrario, antichi claim pubblicitari, non basti la parola. Si entra in un segmento di mercato che fa rima con precariato, con incertezza, con indifferenza, con sospetto, con difficoltà di sbarcare il famigerato lunario. Una certezza, insomma, che nella eufemisticamente dubbiosa attualità raggiunge percentuali bulgare. A un certo livello di competenza, di offerta, soprattutto di capacità di amministrazione dei nuovi tempi tecnologico-concettuali si entra in un mondo parallelo, dominato dalle società di consulenza, che ti cercano, ti trovano, ti propongono, ti mandano sulla luna, o comunque in dimensioni professionali non per tutti. Una panacea, direbbe qualcuno. Ovviamente non è così. Esiste un lato oscuro della forza, un mercato che non guarda in faccia nessuno, che assorbe e può rigettare senza pietà Lo scenario Ci sono oltre 5 milioni di lavoratori autonomi nel nostro Pese, siamo sul gradino più alto del podio continentale per numero di freelance, come si evince dall'analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo “Il lavoro autonomo in Italia, un confronto con l’Europa”. Un fenomeno che profuma di giovinezza: su più di 4 milioni di occupati tra i 25 e i 34 anni, il 16,3% svolge infatti un lavoro autonomo. Operare per conto proprio quindi, ma con l’appoggio di importanti multinazionali e società di consulenza, da qualunque parte del mondo: un sogno, un obiettivo, il focus per tanti freelance che, ogni giorno, devono dividersi tra ricerca di nuovi clienti e progetti da portare a termine. Perché, come scritto poco più sopra, l’ambito fa gola ma le rose e i fiori possono appassire in fretta. A meno che non ci sia un giardiniere ambizioso e sempre pronto alla semina. Cosmico Nel febbraio del 2020, quando qualche sospetto non simpatico cominciava a farsi largo, veniva inaugurata una nuova sigla, dal nome suggestivo e legato a spazi sconfinati: Cosmico (wearecosmico.com), una startup con un obiettivo: connettere i talenti del mondo digital con le più grandi aziende, agenzie, società di consulenza e startup internazionali. Ecco cosa vuol, dire Cosmico e cosa può girare attorno alla neo startup: aziende che, avvalendosi della consulenza di Cosmico, avranno la garanzia di collaborare con i migliori talenti del settore per i loro progetti di breve o lunga durata, abbracciando un nuovo modo di intendere il mondo del lavoro, sempre più contemporaneo e connesso. Oltre all’affidabilità, alla flessibilità e al contenimento dei costi di assunzione, le suddette aziende avranno inoltre il vantaggio di lavorare con figure digital e smart che già padroneggiano perfettamente le nuove metodologie di lavoro, accelerando anche l’apprendimento e la trasformazione digitale dell’azienda stessa. Dall’altra parte, Cosmico si identifica come un punto di riferimento per i professionisti del mondo digital, freelance o piccole agenzie verticali, che sono alla continua ricerca di nuove sfide e opportunità, con una forte expertise soprattutto in design e sviluppo (user experience designer, product designer, brand designer, sviluppatori web e mobile) e social media (content creator, copywriter, community management). Un giorno ci siamo imbattuti in Flaviano Arbia, UI designer freelance 32enne romano che, grazie alla startup Cosmico, è riuscito a collaborare con multinazionali leader in Italia. Da lui siamo risaliti a Francesco Marino, 30 anni, Managing Director di Cosmico. Da entrambi ci siamo fatti raccontare i primi risvolti di un viaggio appena decollato. Francesco Marino: «Cerchiamo il valore delle persone» Come nasce Cosmico e cosa cerca? «L’idea è nata da professionisti del settore, con lo scopo di offrire, a tutte le realtà alla ricerca di professionisti con cui sviluppare nuovi progetti, l'universo di cui hanno bisogno. Ci siamo accorti della necessità continua delle aziende di digitalizzarsi, ma per farlo, hanno bisogno di entrare in contatto con i migliori talenti, andando oltre le barriere geografiche. Cosmico vuole essere un ponte tra questi due mondi, garantendo ai freelance l’opportunità di lavorare per i top brand internazionali direttamente da casa propria e assicurando alle aziende profili qualificati nel più breve tempo possibile. Siamo ovunque, con asset distribuiti dalla Sicilia al Piemonte». La data di nascita è dietro l’angolo, siete neonati «Cosmico è una società giovane anagraficamente, ma è comunque guidata da personalità di grande competenza ed esperienza». Un mondo, un mercato dominato da numeri, anche per Cosmico? «Per noi conta il valore delle persone: Il lockdown, entrato in scena poche settimane dopo il lancio, non ha fatto che rafforzare in realtà il successo del progetto, che ha visto i protagonisti del mondo del lavoro sempre più alla ricerca di nuove chance per lavorare in smart working e, più recentemente, in south working, senza quindi dover abbandonare la propria casa per un appartamento nelle grandi città». Chi vi contatta? «Freelance, o anche interi studi di professionisti: li ascoltiamo, li proviamo, in progetti interni, li inseriamo. Cerchiamo figure verticali, profili smart che abbiano voglia di mettersi in gioco, professionisti che provengano da start up. L’obiettivo è riempire subito una possibile falla, uno spazio scoperto e far lavorare bene le persone. Figure che devono dimostrare il loro prestigio, la loro forza, con numeri reali. Studiamo accuratamente il portfolio dei professionisti, associando la figura più adatta a ogni progetto aziendale di riferimento e, ove richiesto, creiamo anche team di sviluppo ad hoc, mettendo a disposizione anche una figura di coordinamento con cui interfacciarsi. Più flessibilità e più indipendenza da parte dei professionisti, per ridisegnare il futuro del lavoro e dello scouting tradizionale». Figure verticali, con quali specializzazioni? «Siamo verticali in un ambito digital, individuiamo e scegliamo specialisti in UX, UI, sviluppatori in generale. Tutta la consulenza si sta spostando sul digital, è quella la frontiera da raggiungere». Francesco Marino guida Cosmico, che cosa si aspetta dal 2021? «Sì, sono il managing director e lavoro insieme ad altre cinque figure. Abbiamo contrattualizzato circa 150 talent nel 2020, per il nuovo anno vorremo espanderci nel Vecchio Continente, lungo l’Europa, magari con due progetti iniziali, importanti che riescano a coinvolgere una quindicina di figure»   Flaviano Arbia   Flaviano Arbia, le infinte possibilità dell’UI Design Cosa ha raggiunto attraverso l’appoggio di Cosmico? «Arrivare a collaborare con delle aziende top significa essere legati a società consulenziali, che vengono chiamate, scelgono, appaltano, subappaltano. Cosmico si muove in modo diverso, all’interno del sistema delle startup, a sostegno di quelle aziende che vogliono ridefinire tutta la loro comunicazione, dalla brand identity alla creazione di interfacce, quindi da un aspetto concettuale a una dimensione prettamente tecnologica, quest’ultima rappresenta la mia area». Quanto ha inciso e quanto potrà incidere la situazione attuale? «In ambito digital, onestamente, il lavoro non è calato. Qualche effetto si può notare solo oggi, ma solo perché le aziende sono ancora sul chi va là riguardo la definizione di budget per il prossimo anno. Ed è ovvio che gli ultimi risvolti, con l’acuirsi dell’emergenza, potrebbero creare ulteriori frenate». Quali sono i settori di mercato che si affidano maggiormente al vostro campo d’azione? «I classici: telefonia, Energia, Banche. La mia specializzazione è nel campo dell’UI, la programmazione. Un ambito digitale che ha accesso un po’ ovunque, ormai, dal design di un web site, alle applicazioni, ai servizi in rete. Lo UI Design unisce infatti tante competenze, che vanno dalla progettazione di una User Experience basata sullo studio del target di utenti di riferimento e sui loro comportamenti, passando alla tipografia allo studio di griglie di impaginazione, alla semiotica dei colori e ovviamente alla progettazione di un visual accattivante». Si parla spesso, benché sottovoce delle metodologie di recruiting che contraddistinguono le società di consulenza, non proprio la prova specchiata della professionalità, con pacchetti di lavoratori inviati all’azienda ma poi, alla prova dei fatti, non così specializzati. Come si muove Cosmico? «Stiamo comunque parlando di realtà multinazionali, di ordini di grandezza differenti, situazioni in cui può capitare qualche inciampo, un po’ nell’ordine delle cose.  Un gruppo consulenziale di grande livello può assumerti direttamente o contattare altre aziende, dal quale portfolio estrarre i talenti. E quindi il meccanismo si può sintetizzare in questo modo: un’azienda chiede determinate figure professionali, la società di consulenza ha i suoi e li stipendia e li invia, oppure li chiede a un’altra sotto azienda; è una scala che parte dall’alto e arriva sino al free lance, anche come ordine di retribuzione. Può capitare che un progetto possa entrare in un vicolo cieco, in una situazione di crisi e che la società stacchi la luce, azzeri tutto e a quel punto il free lance si trova scoperto e deve ricostruire la propria vicenda lavorativa, cercando altri posti al sole. Cosmico invece, da realtà comunque più piccola, si muove in un modo diverso, all’interno del grande eco-sistema delle startup. Non appena un progetto si chiude, il gruppo è subito pronto per aprire una nuova porta».

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