Autore: Redazione
30/03/2017

Blogmeter, il rapporto tra social e italiani oltre i numeri

La società ha presentato ieri a Milano un imponente lavoro di analisi delle varie piattaforme social, al centro del campo dell’informazione e degli investimenti marketing dei brand. L’intervista al customer intelligence director Alberto Stracuzzi

Blogmeter, il rapporto tra social e italiani oltre i numeri

Blogmeter, società italiana attiva nel segmento della social media intelligence, ha condotto la ricerca “Italiani e Social Media” intervistando 1.500 residenti nel nostro Paese, un campione rappresentativo per sesso, età e area geografica degli iscritti ad almeno un canale social. L’obiettivo della ricerca è stato scoprire perché gli italiani usano i social media e quali sono i loro impieghi nella vita di tutti i giorni. «A dieci anni dalla nostra nascita - ha spiegato a DailyNet Alberto Stracuzzi, customer intelligence director di Blogmeter - abbiamo deciso di fare un’operazione di ulteriore integrazione delle informazioni in possesso». Lo studio di Blogmeter, infatti, non si sofferma sulle stime di volume: sono già molte e diversificate le fonti che forniscono dati circa l’impiego dei social media, ma si concentra sui “perché”: che rapporto hanno i social media con le relazioni personali, con gli acquisti, con l’informazione? A chi crediamo nel sempre più pesante overload informativo? A chi dedichiamo più tempo?

italiani-e-social-media_grafico-2-e1490868668437

Definire i social

La più grande sorpresa emersa nel corso del processo di analisi e di studio di Blogmeter ha a che vedere con la percezione di cosa è definibile social media. «I social non sono quello che noi chiamiamo social, sono quello che gli utenti definiscono tale. Le persone, infatti, spesso tendono a considerare “social media” piattaforme come WhatsApp, Spotify e Tinder: questo perché per loro sono funzionali a costruire relazioni e scambio con altre persone, configurandosi come un passatempo. Spesso, gli addetti ai lavori ignorano questa dimensione».

I social non sono tutti uguali: social di cittadinanza e social funzionali Blogmeter ha indagato approfonditamente l’utilizzo dei social media da parte degli intervistati, arrivando a identificare due tipologie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali. Ci sono piattaforme che usiamo tutto il giorno, più volte al giorno e più volte a settimana: questi sono i social di cittadinanza che contribuiscono a definirci nel nostro agire digitale, di cui Facebook è il maggiore rappresentate - ben l’84% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno; gli altri sono YouTube, Instagram e Whatsapp. Ci sono poi i social funzionali, nel senso che soddisfano un need specifico e in questo caso, secondo i risultati della analisi di Blogmeter, i principali sono Google Plus, Twitter e Linkedin - rispettivamente il 40%, il 35% e il 31% degli intervistati afferma di usarli saltuariamente.

Le aziende che utilizzano i social come strumenti di lavoro devono quindi decidere quando porsi nella veste di “compagni di strada” degli utenti e quando invece diventare dei risolutori di bisogni specifici, se vogliono parlare con efficacia ai loro consumatori. «Gli utenti entrano su un social per se stessi, per divertirsi, scambiarsi opinioni, parlare con amici e familiari. Il brand deve partire da questa premessa e coinvolgere le persone partendo proprio dalle loro passioni - prosegue Stracuzzi -. I social sono ormai un canale di comunicazione maturo e senza dubbio molto efficace. Occorre però usare il tono giusto, sfruttando al meglio le caratteristiche della singola piattaforma, se si vuole stabilire una relazione davvero soddisfacente con le persone».

italiani-e-social-media_grafico-1-e1490868712609

I più abbandonati e l’utilizzo per fasce di età

Dalla ricerca emerge che gli italiani non hanno remore a disiscriversi dai social. Il social più abbandonato in assoluto è Tinder: ben 3,5 italiani su 10 dichiarano di essersi iscritti e poi cancellati. Seguono Snapchat, con il 25%, Pinterest e Twitter, con il 10%. In termini di età, i risultati dell’analisi dimostrano che all’aumentare degli anni decresce il numero di social a cui si è iscritti: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, dopo i 45 anni, invece, scende a tre canali. I giovanissimi - utenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni - dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube, ma al crescere dell’età subentrano Facebook (18-24) e televisione (per gli italiani dai 35 anni in su).

Perché si utilizzano i social media?

Tra le motivazioni più gettonate spiccano la curiosità e l’interesse (ben il 21% degli utenti ha dato questa risposta); il 17% ha dichiarato che lo scopo di utilizzo è legato alla creazione di relazioni nuove e personali, mentre il 14% afferma di utilizzarli per svago o piacere. È interessante notare come il 4% degli intervistati pensa che sia inevitabile iscriversi ai social. Indagando le ragioni dell’utilizzo di un determinato social, Facebook si conferma il principale social network per tutti gli obiettivi. Dopo Facebook, tra gli altri social media, emerge TripAdvisor per leggere recensioni, YouTube per informarsi, mentre per seguire brand e personaggi celebri gli intervistati preferiscono Instragram.

I social e gli altri media 

Se da un lato Facebook si configura come il social a cui dedichiamo in assoluto la maggior parte del tempo, dall’altro canali di comunicazione più tradizionali come la televisione e i magazine continuano a mantenere una forte credibilità anche tra gli utenti del web. Infatti gli intervistati considerano come assolutamente credibili per informarsi tv e stampa, mentre al contrario ritengono poco affidabili Facebook, YouTube e i Blog. Quando però si tratta di acquistare, i canali che gli italiani digitalizzati considerano più attendibili sono i siti di acquisti online (Amazon e Ebay) e siti di recensione (TripAdvisor), e non più quindi la tv e la stampa. Ma qual è il rapporto di queste evidenze con il dibattito delle fake news? «Il tema delle fake news è una fake news: dalla ricerca si capisce che se una persona ha bisogno di informarsi, si rivolge a quei canali ritenuti autorevoli. Ciò non significa che poi le bufale non vengano condivise, ma che c’è molta più coscienza di quello che si tende comunemente a credere. Il pubblico è più smaliziato di quello che noi pensiamo. Il problema reale nasce quando le testate giornalistiche riprendono informazioni non verificate d atestate estere, e le persone, per una questione di fiducia, tenderanno a reputarle valide. È in questo contesto che una fake news diventa pericolosa», spiega Stracuzzi.

L’importanza delle Celebrities e degli Influencer

Nell’ultima parte della sua ricerca, Blogmeter ha esplorato il mondo delle celebrities e degli influencer. Se cantanti, giornalisti e scrittori sono i personaggi di cui gli intervistati dichiarano di fidarsi di più, musicisti e TV personalities risultano i più seguiti (secondo il 33% del campione). Tra le personalità più seguite, spiccano Belen, Vasco Rossi, Gianni Morandi. Tra gli sportivi, Valentino Rossi, Buffon e Del Piero.

Dall’analisi, emerge anche che il rapporto con gli influencer è però sfaccettato: se fanbase e credibilità sono aspetti non sempre correlati, età e numero di influencer seguiti sì. I giovani seguono un numero maggiore di personaggi appartenenti a categorie diverse), mentre invecchiando si diventa più selettivi. Le aziende devono quindi comprendere bene a quali target ci si rivolge nella scelta di un determinato influencer. A gennaio di quest’anno, Blogmeter ha lanciato il tool social influencer.