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Felicità, ottimismo e competenza, la ricetta di Inside

Autore: D Sechi

Luca Targa


L’agenzia di comunicazione, pubblicità e web marketing raccontata dal suo CEO, Luca Targa, che la rilevò nel 1999, imprimendo una svolta digital. Un’offerta composita, tra innovazione, formazione e creatività

Qual è l’ingrediente principale dell’odierna società, nell’anno bisesto e funesto 2020? Un sospetto comincia a prendere forma, ad assumere connotati concreti. Ogni mattina, dopo essere stati sorpresi dal solito agguato della sveglia, assistiamo all’aggiornamento costante del vecchio detto “le cose vanno male, ma potrebbero andare peggio, evviva!”, oppure “Piove sul bagnato, non vedo l’ora!”. Che si tratti di masochismo? Della sindrome consolatoria di Calimero? Di un insano bisogno di leadership basato sull’ammonimento “ve l’avevo detto io!”? Sta di fatto che siamo circondati da negatività e nell’anno di cui sopra, ossia questo, la tendenza diventa un festival del terrore. Può essere quindi straniante incontrare qualcuno che la pensi in maniera diametralmente opposta, un imprenditore che durante il lockdown, invece di cantare dai balconi o mettere a repentaglio la tradizione culinaria tricolore, ha portato avanti con frutto il lavoro della sua creatura e, nel frattempo, ha scritto un libro, il suo quarto per la cronaca, “Ripartiamo dalla felicità”. Quest’uomo si chiama Luca Targa ed è il CEO di Inside, agenzia di comunicazione, pubblicità e web marketing, associata a UNA, con sedi a Milano e Ferrara e un team di 33 persone.

Un libro come una svolta?

«Come punto di ripartenza: ogni crisi ha sempre due facce, una minacciosa e l’altra carica di opportunità, sta a noi la scelta. Il mio punto di vista è certo imprenditoriale, guarda al futuro e non si scorda le lezioni del passato, anche quelle di grandi pensatori, da Socrate a Platone. Sarà forse per questo che, nel primo semestre del 2020, Inside è cresciuta del 20%? Io credo proprio di sì. In generale, occorre sempre avere una buona memoria e ricordarsi che le crisi sono cicliche. Prima di questa emergenza sanitaria, il mondo occidentale crollò sotto il peso delle rovine della Lehman Brothers, prima ancora ci furono le conseguenze socio economiche globali causate dall’attentato alle Torri Gemelle. E allora: proviamo a sfruttare le nostre armi, come per esempio la tecnologia, che serve per tappare le falle ma anche per ripensare il nostro modo di lavorare, renderlo più agile, pratico e anche creativo».

Si tratta del quarto volume, i primi tre?

«Il debutto è stato “La virtù della mosca bianca”, ragionamenti sul voler emergere oppur sullo stare coperti, nascondersi nella massa, quindi sulle scelte. Il secondo si intitola “Comunicare consapevolmente” e sottolinea l’importanza di lavorare e interfacciarsi in maniera integrata, con le varie parti della filiera che si muovono insieme. Il terzo è “Human Automation”, la filosofia del person to person, tutto, e quindi anche la tecnologia, dipende dalle nostre scelte».

Qual è la ricetta di Inside e di Luca Targa?

«Innovazione, investimenti sulla Formazione e la visione di un imprenditore che anni fa decise di puntare sul digital. Inside esiste da 35 anni, io la rilevai nel 1999».

In che modo operate?

«Siamo specializzati nel B2B, quindi in una comunicazione più specialistica. Operiamo nei settori industriale, ingegneristico, meccanico, per citarne alcuni. La creatività che ne risulta è meno gridata, più sobria, deve informare una sfera industriale più tecnica, con un linguaggio appropriato. Un settore in cui occorre essere più imprenditori, con una cultura simile a quella del tuo interlocutore. Ecco perché, Inside investe molto nella Formazione, del suo personale, ma anche dei suoi clienti. Dieci anni fa abbiamo lanciato proprio per questo motivo le Inside Lab, un vero e proprio terreno di formazione».

Su cosa poggia la vostra offerta?

«Su nove punti: Creatività, Strategia, Digital, Inbound, Exibition, Web, Multimedia, Press And Social, Lab. Lavoriamo sulla Manualistica, quindi cataloghi, brochure; sulle Fiere, con tutto quello che comporta l’allestimento, la creatività, la scenografia, il video, l’intrattenimento, le applicazioni, la realtà aumentata; e ovviamente sul web, anche perché ormai il 70% del business è bastato sulla rete».

Questo è quello che vi chiede un cliente e voi cosa chiedete a chi vi sceglie?

«Di poter crescere insieme, quindi una partnership che deve durare almeno un anno. Al momento abbiamo una 50ina di progetti attivi, tra novità e riconferme».

Cosa vi attendete per il secondo semestre?

«La conferma del primo, o comunque una crescita tra il 15 e il 20%».


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 27/10/2020


Paneangeli torna in tv e online con il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”

Paneangeli, storico brand di proprietà dell’azienda cameo e punto di riferimento per chi ama mettere le mani in pasta, torna in comunicazione con uno spot che sarà on air fino a dicembre per raccontare il rinnovato posizionamento e il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”. Attraverso questa nuova campagna integrata, il brand – da sempre al fianco dei suoi consumatori - dimostra ancora una volta la sua vicinanza al pubblico a fronte del difficile periodo che stiamo vivendo, che ha comportato l’emergere di nuove abitudini e stili di vita. In questi mesi sempre più persone si sono avvicinate al mondo della cucina e per questo motivo il brand, attraverso il nuovo spot, ha voluto porre al centro del racconto questa molteplicità: per celebrare, con la magia che da sempre contraddistingue l’identità di Paneangeli, la passione per le mani in pasta. L’esaltazione delle diverse caratteristiche di ciascun consumatore e l’inclusione sono i valori che emergono dalla nuova campagna anche grazie alla struttura dello spot, le cui scene si alternano per mostrare molteplici personalità, volti e situazioni, ciascuna diversa dalle altre, della vita quotidiana in cucina. Il voice over, caldo e rassicurante, accompagna gli spettatori attraverso la peculiarità dei protagonisti. Il riposizionamento del brand passa anche attraverso il nuovo payoff “La magia nelle tue mani”, che esprime il rapporto di alleanza tra Paneangeli ed i suoi consumatori. Ed è proprio la magia di Paneangeli ad essere trasferita dal brand alle mani dei consumatori. Fatto in casa da Benedetta In linea con questa campagna continua la collaborazione con Benedetta Rossi - da anni ormai Ambassador di Paneangeli. I valori del marchio e quelli della famosissima food blogger si fondono perfettamente: Benedetta infatti, proprio come Paneangeli, rappresenta un supporto concreto e un’alleata per chi ama mettersi in gioco in cucina, garantendo a tutti coloro che seguono i suoi consigli un risultato ottimale. Da sempre, inoltre, Benedetta sostiene la diversità e l’importanza di avere il proprio stile in cucina, avvicinando milioni di persone ad un mondo che si pensava fosse riservato ai soli esperti. Anche in termini di brand identity, l’immagine di Paneangeli viene veicolata da  un visual contemporaneo ed autentico, in linea con i messaggi chiave racchiusi nei quattro formati video da 10”, 15”, 30” e 60” che saranno on air per sette settimane sulle principali piattaforme tv e digital. La pianificazione è a cura di Wavemaker. A supportare Paneangeli nella realizzazione della campagna l’agenzia creativa Conic, in collaborazione con la casa di produzione Peperoncino Studio. La regia è di Matteo Sironi.

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agenzie

Autore: V Parazzoli - 29/10/2020


Connexia: diventa la prima Società Benefit della industry e si avvia a chiudere l'anno con un calo di ricavi inferiore al 10%

L’agenzia indipendente di marketing e comunicazione Connexia diventa Società Benefit, ufficializzando così un percorso fatto di responsabilità sociale e impegno etico, diventato negli anni parte integrante del DNA aziendale. Essere una Società Benefit significa rispettare volontariamente i più elevati standard di responsabilità e trasparenza, dando lo stesso peso agli obiettivi economico-finanziari e a quelli collegati all’impatto sociale e ambientale, e mettendo a segno un cambio di paradigma radicale rispetto al modello di business tradizionale focalizzato sul solo profitto. “La decisione di trasformare Connexia in Società Benefit è coerente con il nostro percorso e con la volontà di testimoniare un impegno etico che ci appartiene, per approccio e modalità di lavoro, da molti anni – dichiara Marina Salamon, Presidente e azionista di maggioranza di Connexia –. Siamo infatti fermamente convinti che avranno futuro solo quelle aziende che sapranno creare valore nel tempo, per se stesse e per tutta la comunità. Con questa scelta ancora una volta Connexia si dimostra fedele ai suoi valori: la sua storia è intimamente connessa con le storie personali di chi l’ha fondata e la sta guidando, e con le storie di tutti coloro che ne fanno parte”. Valore condiviso Nel concreto, Connexia modifica il proprio Statuto e diventa Connexia Società Benefit S.r.l. per ufficializzare il proprio impegno per la responsabilità sociale d’impresa. L’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, e il primo in Europa ad avere introdotto nel proprio ordinamento giuridico tale opportunità e Connexia è la prima, tra le big della sua industry, a operare consapevolmente questa scelta, dando un segnale forte e confermando il proprio impegno a lungo termine nel creare valore condiviso per la comunità. Cinque le macro-aree che ne caratterizzano il posizionamento e la missione extra business, esplicitate in un vero e proprio Manifesto valoriale con un’attenzione particolare su tutte: le persone. «Scegliendo di diventare Società Benefit, ci impegniamo a continuare a lavorare insieme per crescere e costruire solide opportunità di sviluppo in tutti gli ambiti che ci vedono attivamente coinvolti. Perché crediamo fermamente che il business si possa orientare tanto al bene delle persone e del pianeta quanto a quello del profitto – aggiunge a DailyMedia Paolo d’Ammassa, CEO & Founding Partner dell’agenzia -. La trasformazione di Connexia in Società Benefit rappresenta la formalizzazione di un percorso iniziato tempo fa e concretizzatosi grazie alle diverse iniziative che abbiamo costruito insieme guardando ai 5 pilastri del nostro Manifesto. Coerenti con il nostro scopo benefico, destiniamo parte dei nostri utili a organizzazioni benefiche, mettiamo a loro disposizione gratuitamente competenze, servizi e formazione, ci prendiamo cura delle persone che collaborano con noi, valorizziamo il territorio e contribuiamo alla tutela dell'ambiente. Continuiamo a crescere e a costruire valore».  [youtube id=-aQfJNVw4nE] Il business «Per quanto riguarda l'andamento 2020 – aggiunge d’Ammassa – dopo un 2019 con fatturato di circa 20 milioni di euro, pari al + 38% rispetto al 2018, chiuderemo l'anno con un leggero calo di ricavi, inferiore al 10%, dovuto principalmente alla sospensione, durante il lockdown, di alcune campagne di clienti nell’ambito turismo e trasporti. Rispetto alle nuove acquisizioni, accanto alle rinnovate collaborazioni con Bauli, con la nuovissima campagna per Buondì Motta, e Bakeca.it, oltre a tutta l’attività di consulenza per il rebranding di buddybank, abbiamo comunicato recentemente Faber e Mindwork, che presto saranno seguite nelle prossime settimane da tante altre new entry».

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agenzie

Autore: D Sechi - 27/10/2020


Il Fashion& Luxury in chiave italo-cinese ha un nome: Hylink

Fascinazioni: noi e lo sguardo rivolto a Grandi Muraglie, a discipline, a un trasporto spirituale in chiave zen, a una storia da scoprire e raccontare, un Milione di volte, come novelli Marco Polo. Dall’altro lato, l’attrazione per un occidente ritenuto più fluido, leggero, quasi ballerino, più saporito nei suoi colori culturali. Lontananze che accrescono sogni, pensieri e anche obiettivi. Quante volte ci siamo sorpresi nell’imbatterci in sguardi orientali nelle vie più “in” delle nostre città? Chissà quanti chilometri si saranno fatti per giungere a noi!? E se volessimo rendere loro ia vita più facile? Un brand europeo che avesse intenzione di sfondare la Muraglia di cui sopra, come potrebbe fare? C’è bisogno di un consiglio, di un’intermediazione, di strategie create ad hoc da chi se ne intende. C’è bisogno di Hylink, struttura appena sbarcata a Milano, agenzia multiservizi per i marchi europei che desiderano entrare nel mercato cinese. Abbiamo incontrato Yuan Zou, Head of Fashion & Luxury Europe del gruppo, ecco cosa ci ha detto. In cosa consiste l’offerta di Hylink, quali sono i servizi proposti ai clienti? «Hylink è la prima agenzia di comunicazione digitale cinese. Proponiamo una serie di soluzioni digitali integrate, che spaziano dalla consulenza strategica per l'ingresso nel mercato, a quella media, di pianificazione e acquisto di adv, alla promozione e allo sviluppo di applicazioni sui social media. Possiamo dire di essere un’agenzia multiservizi per i marchi europei che desiderano entrare nel mercato cinese». In quale modo, secondo Hylink, dovrebbe muoversi un brand fashion e luxury in una attività di comunicazione digitale? «Naturalmente, viviamo in un mondo digitale, tutto viene digitalizzato dal modo in cui le persone ricevono le informazioni per conoscere un marchio al processo di valutazione del marchio fino all'acquisto. È una tendenza inarrestabile e irreversibile. E questo anche prima che arrivasse il COVID-19. Le pandemie globali portano la rivoluzione digitale ancora più vicino alla realtà. Quando le persone sono confinate in casa, ricorrono ai mezzi digitali per interagire e alla fine acquistano anche beni di lusso e moda, quindi per questi marchi il mercato digitale è una questione di sopravvivenza. Non c'è molta scelta». Il mercato italiano è il più appropriato per la comunicazione legata ai settori della moda e del lusso? In cosa differisce dal resto del continente europeo? «L'Italia è la patria dei più attrattivi marchi di moda e lusso dal design elegante, con un artigianato che fa invidia al mondo. I consumatori cinesi hanno sempre avuto una predilezione per i marchi italiani. Il Made in Italy significa per loro tutto quello che ho appena detto e anche di più. Rispetto ad altre capitali della moda in Europa come Parigi o Londra, dove dominano i grandi gruppi, il mercato italiano è caratterizzato principalmente da imprese familiari di medie dimensioni, che hanno una lunga tradizione ma non necessariamente i mezzi finanziari né la forza di marketing per entrare in un mercato diverso». È possibile conoscere già il numero e il nome dei primi clienti? «È ancora prematuro perché abbiamo appena aperto la sede italiana e siamo al lavoro per comporre il team italiano. Vogliamo lavorare in collaborazione con molte delle organizzazioni più prestigiose del paese per avvicinarci ai nostri potenziali clienti. Siamo già in contatto con alcuni marchi di cosmetici e saremo operativi a breve». Si parla anche di food, in che modo il segmento si accorda con fashion e luxury? «Proprio come la moda e i beni di lusso, anche i cibi made in Italy hanno un posto speciale nel cuore dei consumatori cinesi, che adorano spaghetti e pizza. Tra tutti, il cibo italiano è anche quello a cui i cinesi si sono adattati più velocemente. Soprattutto, considerate tutte quelle specialità regionali come l'olio d'oliva o la mozzarella di buffala. Cibo e lusso possono essere promossi e venduti allo stesso modo, utilizzando i canali digitali appropriati». Gli obiettivi a breve e a lungo periodo: che risultati volete raggiungere in termini di operatività, clienti e fatturato? «L'obiettivo a breve termine è ovviamente quello di acquisire rapidamente clienti di prima qualità per aiutarli nella loro strategia di ingresso e sviluppo nel mercato cinese, attraverso lo sviluppo di competenze di alto livello nelle aree di strategia, creatività, operazioni e gestione dei progetti qui in Europa in stretto coordinamento con i team in Cina. Ci proponiamo di diventare entro un anno l’agenzia leader nella comunicazione digitale, specializzata nel mercato cinese qui in Italia». Uno sguardo di scenario: come e cosa cambia, in termini concettuali, tecnici e operativi nei vostri settori nell’anno dell’emergenza sanitaria? «Ogni settore di attività è stato colpito dalla pandemia globale. Anche il nostro sta attraversando cambiamenti fondamentali. Molti elementi del modello di business dell'agenzia tradizionale sono stati messi in discussione. La digitalizzazione non lascia altra scelta che reinventarsi, anche nel nostro settore, concentrandosi sugli elementi di valore aggiunto reale. Tutti i professionisti in questo settore, in particolare i leader, oggi sono costretti a ripensare la loro strategia, cambiare l'organizzazione e concentrarsi sul miglioramento delle proprie capacità tecniche per sopravvivere. L'agenzia non dovrebbe più essere solo un intermediario ma dovrebbe avere le capacità interne per fornire strumenti per aiutare il cliente a comprendere, pianificare e monitorare le campagne di comunicazione e dare il massimo supporto al cliente nell'area della strategia e del posizionamento concentrandosi sulla fornitura dei migliori KPI della campagna ai clienti».

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Autore: D Sechi - 13/10/2020


Taeda, la boutique della comunicazione che ti rende speciale

Comunicazione, basta la parola. Ma è solo un’impressione. Al netto della figuraccia epocale che caratterizza i media, non solo nostrani, in quest’epoca storica eufemisticamente disagiata, comunicare è un atto che viene spesso dato per scontato, ma che invece nasconde insidie, vuoi perché i suoi meccanismi sono risaputi, e quindi lo scoglio della ripetitività è difficilmente superabile, vuoi perché l’aggiornamento spesso si trasforma in una chimera. E in un mercato, come quella attuale, in cui la rete detta legge, i cambi sono repentini. Occorre quindi distinguersi, per tecnica, ma anche per capacità per così dire umane. Un mix che profuma di antico, direbbe qualcuno, un insegnamento che viene da lontano, e forse per questo spesso dimenticato. Simone Puliafito, CEO e Founder di Taeda, agenzia di comunicazione integrata di Verona (che ha appena accolto la nuova Graphic Designer, Valentina Bissoli), è probabilmente mosso da uno spirito nostalgico, perché alla precisione dei dati accosta un atteggiamento affettuosamente familiare nei riguardi dei propri clienti. Curiosi come sempre, lo abbiamo contattato per raccontarci le sue modalità di lavoro. Valentina Bissoli, la nuova Graphic Designer   Come e quando nasce Taeda? «A Verona, città in cui ho cominciato il mio apprendistato in qualità di ufficio stampa dell’Hellas Verona. Le mie esperienze sono proseguite nel ramo della comunicazione ospedaliera. Da quel momento, nel 2014, ha cominciato a prendere piede il progetto Taeda, con un’attenzione particolare per il social media marketing. Gli interessi si sono via via allargati e oggi l’agenzia conta 12 persone, all’interno di una struttura verticale, con l’obiettivo di rendere il cliente distintivo, riconoscibile fra mille, grazie a un’offerta integrata tra on e offline». Cosa offrite nello specifico? «Una strategia marketing completa: content, social, website e e-commerce, graphic design, Google ADS, Photo e Video, SEO. Per il nostro cliente siamo come una sorta di ufficio marketing». L’ambito social oggi come oggi non ha rivali, rimane un vostro focus? «È fondamentale, certo, ma siamo consapevoli che in rete tutto può cambiare da un momento all’altro, ecco da cosa dipende la nostra verticalità, il nostro essere specializzati in più ambiti. Non sappiamo come potrebbe svegliarsi domani Mark Zuckerberg, un tempo credevamo molto in MSN Messenger… ». Il punto di partenza quindi potrebbe essere la proprietà «Esatto: l’importanza del proprio sito, sempre aggiornato, di un house organ, di una possibile newsletter». Con quali settori vi interfacciate maggiormente? «Luce, gas e fibra, quindi tutto ciò che fa energia, ambito che ha un potenziale infinito. Operiamo con costrutto anche nella Sicurezza sul Lavoro: faccio l’esempio di Studio Essepi, il cui sito da noi rinnovato ha in breve tempo raccolto un traffico medio di 1.2000.000 utenti, grazie anche ai costanti approfondimenti presenti sul blog interno. Ancora energia, ma quella rinnovabile: lavoriamo con una multinazionale tedesca, BAIWA-r.e. cui offriamo una strategia content, per poi passare sui social, Facebook e LinkedIn e, per finire, una newsletter (che viene prodotta anche per Enrico Mantovanelli, consulente finanziario, e Zetalinea, che commercializza stufe e camini a legna e gas). In controtendenza, non tralasciamo la carta». Oltre la newletter? «Sì. Redigiamo una rivista che si chiama Vision, un mensile che raccoglie tutte le tematiche da noi affrontate, con una tiratura di 60 copie inviate a i nostri clienti, anche quelli potenziali. È un modio per conoscersi e approfondire il rapporto, in un mercato estremamente frenetico. All’interno di Vision raccontiamo, spieghiamo, chi siamo, cosa facciamo, cosa possiamo offrire, in che modo possiamo rendere unico il cliente. È un qualcosa di differente, che sembra nuovo, il piacere di avere sulla scrivania qualcosa di tangibile». Un modo per coccolare il cliente. «Un’attività che completiamo con una serie di iniziative speciali, esperienze esclusive, come per esempio selezionare i nostri primi dieci budget e invitarli in una cantina di Trento, con viaggio personalizzato e tutti i confort possibili. Clienti che poi ci raccontano l’esperienza in video interviste che vengono riverberate a tutti, soprattutto a quelli che un giorno potrebbero essere selezionati a loro volta tra quei 10. È una strategia che ci sta premiando: il tasso di fidelizzazione è altissimo, c’è stato un piccolo turnover durante il lockdown, che ha riguardato il ramo eventi e dintorni, ma chiuderemo comunque l’anno con una crescita del 6-7%». Che settori vi piacerebbe coprire? «In primis il mercato del vino, ma è difficile entrarci, è dominato da logiche patriarcali, e la comunicazione viene vista come un accessorio, come un riempitivo. È un mondo molto affascinante, ma dall’approccio sin troppo pragmatico, dove non regna la concorrenza, la frenesia e c’è il grosso sostengo delle sovvenzioni fiscali. Certo, oggi con l’e-commerce qualcosa si è aperto, ma si gioca sempre sul prezzo, quando invece il vissuto del vino è molto romantico. Un altro segmento è quello della ristorazione, soprattutto all’interno di una città come Verona, che è una piccola Roma, ricca di storia, suggestioni». Qui potremmo pure entrare in un discorso turistico. «Certo, ma ci sono troppi campanilismi, che portano a un’eccessiva frammentazione. Certo, sarebbe una grande opportunità. Ma diamo tempo al tempo». Siete impegnati in qualche gara? «Non lavoriamo per consultazioni, andiamo direttamente dai possibili clienti: il contatto diretto, arricchito da una Communication Box, proprio così, con all’interno la nostra storia, tutto il materiale pratico, la check list per monitorare il sito. La personalizzazione inizia dal primo approccio».

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