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Tradelab: maestri del programmatic advertising

Autore: G Broggi

Gaetano Polignano


La società guidata in Italia da Gaetano Polignano ha chiuso il 2018 a +40% e sta esplorando nuove aree di operatività, tra cui il il Digital Out of Home. Con un obiettivo chiaro e ben definito: accompagnare i clienti nell’internalizzazione della gestione delle loro attività media

Il mercato del programmatic advertising ha archiviato il 2018 a 482 milioni di euro, rappresentando il 16% del totale digital e il 26% della display. Numeri consistenti, possibili grazie a una crescita del 18%, ma che lasciano spazio a un ulteriore progresso del settore e degli operatori che lo alimentano. È in questo contesto che opera Tradelab, Programmatic Solutions Provider francese guidato nel nostro Paese dal Country Manager Gaetano Polignano, il cui andamento è persino migliore del mercato di riferimento. «Abbiamo chiuso il 2018 a +40% in Italia - rivela a DailyNet Polignano -. È stato un grandissimo anno e siamo orgogliosi di queste performance, che segnano il consolidamento dell’evoluzione della nostra offerta a un target costituito ormai per il 70% da clienti diretti».

Alla luce della crescita di Tradelab e del comparto in cui è attiva, quali sono le caratteristiche della vostra proposta commerciale  e le ultime evoluzioni?

Il nostro DNA ci permette di lavorare a fianco del cliente, garantendone la soddisfazione, grazie a un supporto costante nelle attività di gestione degli strumenti pubblicitari. Pensiamo che le aziende di medie-grandi dimensioni possano approcciare con successo una strategia di internalizzazione delle attività media digitali, completa o parziale, e che questo sia il momento giusto per farlo. Tradelab opera nello spazio dell’automazione, ci definiamo una Programmatic Solutions Provider: consulenza strategia, trading, tecnologia e dati, piattaforme e integrazione sono il nostro pane quotidiano. Una materia complessa, ampia, in perenne aggiornamento che richiede una forte specializzazione e un rapporto diretto tra operatore e cliente.

Tra i clienti con cui collaborate, quali sono i settori che hanno maggior peso sul vostro business?

Lavoriamo molto con le aziende dei settori gaming ed entertainment, moda e lusso, travel e turismo. Tra questi figurano Ubisoft e diversi enti del turismo come Valtellina e Trentino Marketing.

Per il 2019 quali sono gli obiettivi che vi siete dati?

Sicuramente vogliamo continuare il trend positivo dei ricavi e allargare la nostra squadra, reclutando nuove figure. Il tema dei talenti è fondamentale e nel caso di Tradelab l’intenzione è quella di portare a bordo figure che abbiano competenze mature e trasversali a più discipline, dalla vendita al trading, fino all’analisi e alla consulenza.

Specialmente all’estero, oggi il programmatic sta contaminando altri mezzi come televisione, OOH, radio. A livello di piattaforma, quali sono le difficoltà nel campo dell’integrazione? E quali, poi, i vantaggi derivanti da strategie costruite sapientemente?

È tecnicamente complesso aggregare e utilizzare fonti di dato esterne e provenienti da canali differenti. La capacità di creare una piattaforma unica, in grado di far comunicare mezzi e canali diversi permette di fare il salto di qualità e controllare ambienti fino a poco tempo fa slegati tra loro. Saper fare questo mestiere è il lavoro di Tradelab e tra i molteplici vantaggi della transizione e conquista del programmatic di nuovi mezzi ne vorrei indicare almeno due: si possono ricavare informazioni e dati inediti; e si apre la strada a un’internalizzazione delle operazioni del cliente, che è quello che noi consideriamo l’obiettivo ultimo per la stragrande maggioranza delle aziende e dei nostri partner.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, dunque, è convinto che l’in housing sia il destino delle strategie di società e imprese…

Le piccole realtà per le loro dimensioni e i loro potenziali investimenti in advertising non potranno approcciare le pubblicità in piena autonomia, ma in Tradelab crediamo che l’internalizzazione sia la strada da seguire. Si tratta di un percorso lungo e delicato, che non è senza ostacoli; e noi vogliamo accompagnare chi vuole intraprenderlo nelle varie tappe, portandolo a diventare un vero e proprio maestro del programmatic. Non solo: in questo nuovo scenario le aziende si riapproprieranno di dati, strategie e denaro aumentando la produttività e il controllo delle operazioni. È la realtà ed è una sfida globale che siamo pronti a guidare. Ci vuole determinazione e forse anche un po’ di coraggio.

Per lei, che sfumatura assume il tema dell’internalizzazione?

Non è tutto bianco o nero. Abbiamo individuato tre gradi di internazionalizzazione: il primo riguarda un profilo di cliente dotato di perfetta conoscenza della tecnologia e delle piattaforme, ma che preferisce appoggiarsi a un partner esterno; il secondo vede l’ibridazione dare equilibrio alle attività, ma dà ad operatori come Tradelab la gestione della tecnologia e del trading; nel terzo, spicca il dominio della piena e consapevole internalizzazione.

È in corso in questi giorni la Milano Digital Week, il cui focus è sull’intelligenza urbana. A proposito di città, può illustrare i vostri sforzi nel programmatic e DOOH?

Il programmatic DOOH è un progetto che stiamo portando avanti da qualche mese attraverso studi ad hoc e incontri con il mercato e le aziende tecnologiche. Bisogna considerare che il dooh è un altro media, con logiche differenti e interlocutori che cambiano rispetto al digitale. Tuttavia, l’avvento del programmatic nel DOOH riscriverà le regole di questi mezzi, come ha già fatto in passato; in parte ne subiremo le dinamiche, un po’ le plasmeremo. Nel DOOH l’Italia non è fanalino di coda, anzi, stiamo facendo grandi cose e per Tradelab questa è una opportunità. Soprattutto se si considera che i nostri clienti della moda e del travel già usano OOH e DOOH. Si tratta di completare il passaggio lato programmatic, per migliorare efficienza, trasparenza, produttività e integrazione.

Mobile e DOOH sono media che già hanno una relazione proficua. Come evolverà il rapporto tra questi mezzi?

Per quanto riguarda il mobile, credo che si possano creare numerose sinergie con il DOOH. Attualmente la modalità d’integrazione più diffusa sfrutta soprattutto la geolocalizzazione, per andare a colpire gli individui nelle vicinanze di un punto vendita e guidare, di conseguenza, il drive-to-store. Con l’introduzione del programmatic nel DOOH, facendo leva sul Wi-Fi, sarà possibile leggere il Device ID dell’utente di prossimità, offrendo al cliente un pagamento sugli annunci realmente visti secondo una logica di OTS (Opportunity to See). Gli attuali sistemi non riescono a produrre un’associazione così completa. Insomma, il programmatic permetterà al dooh di cambiare il suo modello di business, riducendo sprechi e fornendo accesso a nuovi dati. Senza dimenticare il fronte creativo, dove annunci dinamici e in tempo reale daranno più opportunità di ingaggio dell’utente.


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 17/06/2020


L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Parte “Insieme, con un semplice tocco”, la campagna multicanale di Huawei, dedicata ai mesi estivi. La creatività è stata realizzata da Havas Group, che ha da poco vinto una gara Emea, mentre tutta la parte di pianificazione media è a cura di WaveMaker. Havas Milan ha eseguito gli adattamenti per il nostro Paese. Al centro della comunicazione l’ecosistema Huawei e tutti i suoi prodotti e servizi, che dal 15 giugno al 31 agosto regaleranno vantaggi imperdibili a tutti coloro che sceglieranno la tecnologia all’avanguardia del colosso cinese. Pianificazione Sei settimane di campagna tv, 3 settimane di out of home nelle più grandi città italiane a partire da metà giugno, e due settimane di radio in partenza alla fine di luglio. Oltre a essere pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali, la campagna sarà sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social di Huawei Italia, insieme ad una selezione di influencer e celebrity come Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis, Andrea Damante, Beatrice Valli e Marco Fantini, che ne racconteranno le promozioni e le offerte. Prodotti e promozioni Protagonisti dell’iniziativa i più recenti dispositivi dotati dei Huawei Mobile Services, tra cui Huawei P40, P40 Pro, P40 Pro +, P40 lite, Y Series. Tutti coloro che li acquisteranno riceveranno in omaggio Huawei Freebuds 3i e Huawei mini speaker, oltre a 50GB da utilizzare su Huawei Cloud, 6 mesi di Huawei Music, 3 mesi di Huawei Video in omaggio e fino a 10 film on demand. Ma non finisce qui. Gli utenti potranno, infatti, ricevere bonus esclusivi da parte dei partner Huawei, semplicemente accedendo all’app Member Center, disponibile gratuitamente su Huawei AppGallery e pre-installata sui device più recenti, e scaricando tutte le applicazioni che partecipano all’iniziativa. Il commento “Insieme, con un semplice tocco, conferma ancora una volta l’impegno di Huawei nell’offrire ai consumatori un'esperienza intelligente e connessa, senza soluzione di continuità tra i diversi device. La strategia 1+8+N dell’azienda vede al centro lo smartphone che, insieme ad altri dispositivi e accessori e IoT, dà vita ad un ecosistema di prodotti e servizi, ricco e omnicomprensivo di tutti quei prodotti tecnologici ormai diventati indispensabili nella vita di tutti i giorni”, afferma Isabella Lazzini, Retail and Marketing Director Huawei CBG Italia.

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programmatic

Autore: Redazione - 12/09/2019


Gli introiti del programmatic hanno raggiunto i 16,7 miliardi di euro in Europa lo scorso anno, con un aumento del 33%

Le revenue legate al programmatic in Europa sono cresciute del 33% nel 2018, raggiungendo i 16,7 miliardi di euro, nonostante le preoccupazioni degli inserzionisti circa l'efficacia dell'attuale catena di approvvigionamento digitale e le preoccupazioni che il GDPR avrebbe avuto un impatto sulla spesa digitale. Anche se i marchi della regione hanno messo in discussione il valore della loro spesa per i media programmatici e hanno esercitato pressioni su piattaforme e fornitori di prodotti adtech per aumentare la trasparenza e combattere le frodi pubblicitarie, le cifre di IAB Europe hanno dipinto un quadro finanziario positivo per l'industria. I numeri del settore Il rapporto annuale redatto da IAB Attitudes to Programmatic Advertising, ha rilevato che il 70% della display e il 50% di tutto l'inventory video sono ora venduti tramite programmatic. Il social media buying domina il programmatic, ma anche quando questo mezzo è stato rimosso dall'equazione, il mercato ha comunque registrato una crescita impressionante, del 26,6%, per un totale di 5,5 miliardi di euro. Mentre l'industria sta vivendo un boom, il rapporto ha rivelato però come la conoscenza e l'adozione degli standard di trasparenza ads.txt dalla buy-side sia stata "bassa", anche se circa il 56% degli editori abbia adottato questa pratica. Il rapporto dettagliato ha anche evidenziato una stagnazione dei modelli operativi in-house tra gli inserzionisti, che quest'anno è rimasta piatta al 38%. Tuttavia, lo IAB ha osservato che questo ha mascherato una nuova ascesa di modelli ibridi che hanno visto la loro quota di mercato passare da appena il 16% nel 2018 al 21% nel 2019. Un altro trend notevole è stata la tendenza degli inserzionisti ad allinearsi con le società di consulenza, con una percentuale di questi ultimi che le hanno scelte per gli acquisti programmatici in aumento dallo 0% al 7% rispetto all'anno precedente. A maggio lo IAB aveva riferito come la spesa globale per gli annunci digitali avesse superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari. Investimenti in crescita Townesend Fehan, Amministratore Delegato di IAB Europe, ha detto: "L'industria programmatica sta vivendo un periodo di rapida trasformazione, per garantire che continui a fornire un ambiente sicuro per gli inserzionisti, un'esperienza positiva per i consumatori e rispondere alle richieste di nuove normative in tutto il mondo. Nel contesto di questa evoluzione, è incoraggiante vedere che la maggior parte delle parti interessate preveda un aumento degli investimenti programmatici fino all'80% nei prossimi 12 mesi. In particolare, ci aspettiamo che il digital out of home, l'audio e la TV connessa siano aree di crescita". È chiaro, tuttavia, che la scarsa adozione di ads.txt da parte del buy-side e la trasparenza della supply chain rimangono ostacoli a questa crescita e queste sono le aree che affronteremo con i nostri membri.

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programmatic

Autore: F Lattanzio - 18/06/2019


La strategia a medio termine di Rubicon Project si è rivelata efficace

Circa due anni fa, Rubicon Project ha deciso di abbandonare la (controversa) richiesta della buyer fee per rendere il mercato più trasparente ed equo. È stata la prima azienda del segmento ad tech a farlo, dando un esempio poi seguito da tutti gli altri. Essere un pioniere porta con sé dei rischi ma anche dei vantaggi. Se infatti le valutazioni iniziali si rivelano corrette, la strada è sgombra da ostacoli e offre grandi prospettive, specialmente di business. Certo, ci vuole coraggio, ma è questo che fa la differenza. O almeno così ripetono con tono ogni anno più incisivo a Cannes. «Quando è emerso il programmatic, il primo obiettivo era monetizzare. Poi il mercato è maturato e l’attenzione si è spostata sulla trasparenza. Abbiamo fatto una scelta e l’industry ci ha seguito», racconta Tom Kershaw, Chief Technology Officer di Rubicon Project, incontrato in Costa Azzurra. Rubicon Project e la complessità del programmatic Il lavoro degli anni successivi si è poi sviluppato per combattere la complessità a cui il sistema programmatic è andato incontro negli ultimi anni. Il passaggio dal modello waterfall all’header bidding ha richiesto qualche aggiustamento per garantire il giusto valore alle inventory – e il giusto compenso agli editori – : il sistema ha risposto con l’invenzione dei wrapper e in particolare di prebid.js, uno strumento tecnologico open source che abilita queste pratiche. «Due anni fa esistevano molti modi per fare header bidding. Adesso fondamentalmente, ci si basa solo su prebid e Google EBDA. Abbiamo individuato due sfide da affrontare: rendere il sistema di header bidding più facile e più veloce. Per quest’ultima ci siamo resi conto di dover spostare le dinamiche sui server, e dunque passare all’header bidding server side. Poi abbiamo lanciato, lo scorso maggio, Demand Manager, un toolkit capace di facilitare l’acquisto e le attività di reporting, facendo convergere tutti i dati degli editori clienti su una sola interfaccia», dice Kershaw. Il settore però sta vivendo un nuovo cambiamento: il passaggio dalle aste in secondo price a quelle in first price. Una rivoluzione, che si sedimenterà alla fine di luglio, quando tutto il traffico del Google Ad Exchanger sarà trattato secondo questa dinamica. Anche in questo caso Rubicon Project ha immesso sul mercato una soluzione che accompagni i buyer in modo armonico durante questo passaggio, attraverso dinamiche di bid shading (pratica secondo cui chi acquista in second price non pagherà il minimo in più della seconda offerta ma un prezzo intermedio tra questo e il first price). La soluzione si chiama EMR (Estimated Market Rate) ed è stata lanciata circa un anno fa. «Il processo di transizione verso il first price è iniziato già diversi mesi fa, ma gli advertiser non erano pronti. Abbiamo dunque fatto degli studi e ci siamo accorti che i buyer stavano strapagando le inventory. Abbiamo lanciato dunque questo algoritmo a supporto del bidding, che suggerisce agli investitori il giusto valore dell’impression», continua Kershaw. L’area Sud Europa in grande crescita Il business della company ha subito una forte spinta anche nell’area Sud Europa (Italia e Spagna) & Middle East, dove il fatturato è raddoppiato nello scorso anno. «In Italia siamo tornati a crescere e giovedì prossimo inaugureremo i nuovi uffici. La release dei nuovi prodotti, soprattutto il Demand Manager, ci sta aiutando molto, così come lo spostamento del traffico su video e app, che ha aperto nuove inventory», conferma Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project. Per quanto riguarda il futuro invece, «conntinueremo a puntare sul Demand Manager, che sarà un forte supporto anche nell’area Italia, Spagna e MENA. Stiamo lavorando poi a una versione di EMR dedicata ai publisher», conclude Kershaw.

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programmatic

Autore: Redazione - 22/05/2019


Publicis Media Data Sciences: 5 aree integrate per il design e l’implementazione di soluzioni data-driven

Publicis Media Italy, che comprende i Network globali Starcom, Zenith, Spark Foundry e Performics, punta a rendere ancora più competitiva la propria offerta di prodotti data-driven attraverso l’evoluzione della Practice Data Sciences. Al fine di sviluppare soluzioni flessibili e facilmente attivabili dai clienti, la Practice prevede il passaggio da un approccio di servizio a uno di prodotto. Le parole chiave della trasformazione sono scalabilità e adattabilità. La Practice si dedicherà alla costruzione di prodotti e modelli replicabili semplificando la relazione con i clienti che avranno un più facile accesso a tutte le competenze offerte, nell’ambito di un approccio incentrato sulla creazione di esperienze personalizzate su larga scala.  Alessio Fattore Cinque aree integrate La Practice Data Sciences, guidata da Alessio Fattore, Chief Data Officer di Publicis Groupe Italy, conta oggi cinque aree tra loro integrate: Consumer Research per una profonda conoscenza del mercato di riferimento, Modeling per valutare l’impatto sul business, Audience and Measurement per supportare l’attivazione e la creazione delle strategie, Technology per facilitare l’accesso ai dati, Publicis PeopleCloud per l’integrazione dei dati sui consumatori, come soluzione proprietaria costruita intorno all’individuo quale principio organizzatore delle fonti di dati. Le cinque aree vengono integrate in un sistema progettato per cogliere tutte le opportunità di engagement del consumatore che le nuove tecnologie mettono a disposizione delle aziende. “Lo sviluppo della Practice in questa direzione è un passaggio chiave per facilitare l’accesso alle nostre competenze e per attivare le aree di bisogno rispondendo in modo rapido alle esigenze dei clienti. Immaginiamo di avere tante app a disposizione, ognuna di facile utilizzo e in grado di fornire un servizio immediato” commenta Alessio Fattore. “Questo è un nuovo importante passo per Publicis Media verso un modello che ci consente di rispondere in modo ampio e integrato alle necessità di trasformazione dei nostri clienti”, aggiunge Luca Montani, Ceo di Publicis Media.

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