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Digitale italiano: + 2,8% l’anno sino al 2021, ma sotto le potenzialità

Autore: Redazione


Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform: “La politica economica ancora sottovaluta la portata della trasformazione digitale e non affronta il problema di un sistema a due velocità

Si parla di mercato digitale e non si può non considerarlo in crescita. È un qualcosa di naturale, è nell’ordine delle cose, come si suol dire. Ma c’è sempre un ‘ma’: non tutto procede in maniera agevole, i rallentamenti sono dietro gli angoli, magari mimetizzati a sgambetti non proprio inaspettati. Ma procediamo con ordine: il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni, contenuti digitali ed elettronica di consumo) crescerà nel triennio 2019-2021 a un tasso medio annuo del 2,8%, risultante da incrementi del 2,5% a 72.223 milioni di euro nel 2019, del 2,8% a 74.254 milioni nel 2020 e del 3,1% a 76.536 milioni nel 2021. La proiezione segue a un 2018 già chiuso in crescita del 2,5% e già quarto anno consecutivo di ripresa del mercato.

Un Paese con troppe entità

Si accentuerà lo scarto fra le dinamiche delle componenti più consolidate e più innovative, con le seconde stimate crescere da qui al 2021 e nell’insieme a tassi 10 volte più elevati. Le stime scontano però la continuità degli investimenti in reti di comunicazione ad alta capacità, dei programmi Impresa 4.0 e dei programmi di ammodernamento della PA (nuovo Piano Triennale); e, pur dando conto di una trasformazione digitale avviata, evidenziano ancora il profilo di un Paese con troppe entità, soprattutto di minori dimensioni e in molti settori, ancora ai margini di un ammodernamento necessario per continuare a creare valore e occupazione. Emerge così anche l’urgenza di provvedimenti che rendano l’innovazione digitale più diffusa e che, al contempo, permettano al settore ICT di rafforzarsi ed esprimere con ancora maggiore efficacia il ruolo strategico che gli compete.

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Anitec-Assinform

È questo il quadro emerso dall’edizione 2019 del rapporto Il Digitale in Italia, presentato da Anitec-Assinform, l’Associazione delle imprese dell’ICT aderente a Confindustria in collaborazione con NetConsulting cube nel corso del Convegno “Digitale per Crescere - Innovazione, Crescita, Trasformazione”, con il supporto di 4.Manager, AlmavivA, DXC Technology, Facebook, NFON Italia e Philip Morris Italia.

Progressione, tutti i comparti interessati

“Si è innescato un processo virtuoso. La spinta delle compenti più innovative si autoalimenta sulla base di risultati concreti e si trasmette all’intero mercato, a partire dal software ai servizi. In tutti i settori le medie e grandi imprese investono nel digitale, visto non più solo come fattore di efficienza, ma come leva strategica per innovare prodotti, servizi, modelli di business. E i dati presentati oggi lo confermano - ha commentato Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform. E infatti, a parte i servizi di rete, per il quali si attende la spinta del 5G, la progressione attesa per il medio termine è trasversale a tutti i comparti. Tra il 2019 e il 2021, Dispositivi e Sistemi cresceranno a un tasso medio annuo dell’1,9% (da circa 19.100 milioni nel 2019 a 19.900 nel 2021); Software e Soluzioni ICT del 6,3% (da circa 7.600 milioni nel 2019 a 8.580 nel 2021); Servizi ICT del 6,1% (da circa 12.280 milioni nel 2019 a 13.870 nel 2021); Contenuti e Pubblicità Digitale del 7,2% (da circa 11.990 milioni nel 2019 a 13750 nel 2021”.

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Le componenti più innovative

Estraendo dai diversi comparti le componenti più innovative (dette anche Digital Enabler, per le possibilità che offrono) si ha conferma della loro crescente rilevanza. Da qui al 2021, cresceranno a tassi medi annui del 14,2% l’IoT, del 13,9% la Cybersecurity, del 22% il Cloud, del 14,7% l’ambito Big Data, dell’11,6% le Piattaforme per la gestione Web, del 9,1% il Mobile business, dell’11,8% i prodotti e le applicazioni Wearable. In fortissima crescita anche lntelligenza Artificiale e Blockchain, pur con valori di partenza contenuti. “La crescita di queste componenti, in un quadro di digitalizzazione diffusa, va sostenuta - ha aggiunto Gay -. È questa la chiave per evolvere in coerenza con le sfide di una trasformazione digitale di portata mondiale, cui si può rispondere solo con l’innovazione. Chiunque, da tutto il mondo può vendere sul nostro mercato generando valore aggiunto e occupazione nel proprio Paese. E chiunque dall’Italia, può entrare nelle filiere di produzione globali dove i processi digitalizzati contano moltissimo per far sì che creatività, qualità ed esperienza operativa del made in Italy continuino a fare la differenza”.

Settori

Guardando ai settori d’utenza, sempre in termini crescite medie annue da qui al 2021, si conferma il ruolo trainante di Banche (+4,8%), Industria (+5,2%), Distribuzione (+5,1%) e Utility 5,1%), cui si aggiungono anche Assicurazioni (+5,1%) e Trasporti (+3,9%).  Ed è stimato anche migliorare il trend del settore pubblico (+ 0,6% per la PA Centrale, + 1,3% per la PA Locale), scontando l’attuazione del Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2019-2021.

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Il ritardo delle Pmi

Sul fronte dell’innovazione diffusa molto resta però da fare. Fatto 100 il solo mercato business, il 2018 ha visto le grandi imprese (oltre 250 addetti) esprimere ben il 58,7% degli investimenti ICT, contro il 18,7% delle medie (50-249 addetti) e solo il 22,6% delle piccole (1-49 addetti), che hanno un peso in termini di occupazione e Pil proporzionalmente più elevato. Il quadro al 2021 lascia intravedere un’accentuazione dello scarto. “Per gli investimenti digitali sono previsti incrementi medi annui del 4,7% per le grandi imprese, del 3,8% nelle medie e del 2,1% nelle piccole - ha precisato Gay - e quest’ultimo dato è da correggere al rialzo con pragmatismo, con incentivi centrati non solo sulla bassa taglia dimensionale o la localizzazione, ma anche indirizzati ai progetti delle grandi aziende che puntano a integrare le piccole in ecosistemi collaborativi. Il ruolo guida dei capo filiera è fondamentale”.

Non rimettere in discussione tutto

Emerge così anche l’urgenza di provvedimenti per rendere l’innovazione digitale più diffusa e che, al contempo, permettano al settore ICT di rafforzarsi ed evolvere per esprimere con ancora maggiore efficacia il ruolo strategico che gli compete. Su primo fronte si guarda al rinnovo dei programmi Impresa 4.0, che a condizioni costanti promettono di far crescere gli investimenti innovativi in sistemi industriali e sistemi ICT da qui al 2021 a un tasso medio annuo del 15,5% (da oltre 3030 milioni nel 2019 a circa 4000 milioni nel 2021), mantenendo la quota della componente ICT attorno al 56-57%. “I risultati attesi sono importanti, soprattutto per un sistema produttivo come il nostro, che sino a due anni fa accusava investimenti fermi, se non in calo; e confermano i risultati conseguibili con provvedimenti che meritano di non essere rimessi in discussione ogni anno, ma di essere rinnovati su una base triennale stabile, come già dal Mise è stato proposto”.

Scarsità di competenze

Sul secondo fronte, quello del rafforzamento del settore, si tratta di favorire una crescita già in atto e che genera valore e occupazione - tra il 2015 e il 2018 il numero di imprese è cresciuto da 107.340 a 112.340 e quello degli addetti da 477.850 a 512.400 - e di farlo rimuovendo gli ostacoli all’evoluzione verso le tecnologie e le applicazioni più innovative e i modelli di business centrati sul supporto e il know-how realizzativo. “Gli imprenditori del settore - ha aggiunto Gay - devono fare la loro parte. Ma non si può continuare rimandare la soluzione di due problemi che condizionano le prospettive del settore e che sono materia di intervento delle Istituzioni: la scarsità di competenze digitali e un finanziamento pubblico alla R&D nell’ICT marginale e non comparabile con quello dei paesi guida dell’Europa. “A fronte di una occupazione ICT in crescita annua del 2,4%, la forbice domanda-offerta di competenze digitali continua infatti ad allargarsi e mancano 12.000 laureati. A fronte di oltre 10.000 Startup Innovative, per più della metà appartenenti al settore ICT, da circa un decennio la spesa R&S del settore ICT in Italia, attorno ai 2,2 miliardi di euro l’anno, è per oltre l’80% autofinanziato dalle imprese, per il 13% circa dal resto del mondo e solo per il 6% dal settore pubblico”. “A sette mesi dai primi annunci, si va solo ora profilando l’operatività al Fondo per l’Innovazione, essenziale per dare una marcia in più anche alla R&D di un settore, quello dell’ICT, che è strategico per spingere l’innovazione in tutti i settori e territori”.

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La politica dia un segnale

“Quello del Fondo per l’innovazione è solo un esempio di come anche le buone idee rischino ritardi e incertezze che poco hanno a che fare con le prassi di un Paese proiettato al futuro. Chiediamo al Governo in carica di tenerne conto. Perché in Italia la dinamica dell’innovazione digitale potrebbe essere ancora più viva se solo si iniziasse a dare un segnale più netto sulla volontà di creare un ecosistema più favorevole agli investimenti innovativi, tramite una maggiore stabilità fiscale e normativa per chi investe nel cambiamento e una PA con meno vincoli culturali e organizzativi“.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: S Antonini - 04/12/2019


"Fatti furbo", investi con TD Ameritrade

Toni ironici e sofisticati da spy story degli anni 60 e un protagonista che nel look (e nell'auto) rimanda vagamente a James Bond: così la nuova creatività "Get smarter" firmata Havas New York comunica il brand e i servizi della società di trading TD Ameritrade.

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Autore: Redazione - 05/12/2019


Kantar, il 2020 è l’anno del paradosso del digitale: moltitudine di touchpoint, ma più difficile raggiungere il cliente

La tecnologia continuerà a definire il settore dei media nel 2020, creando opportunità ma anche nuove sfide per i marketer. Se da un lato la spesa in advertising sui social e sulle piattaforme tech continua a crescere, l’innovazione tecnologica porterà anche una sorta di rinascimento dell’engagement nel mondo reale. Ai marketers e ai media verrà chiesto di sviluppare competenze, sistemi di engagement e capacità di misurazione in grado di coinvolgere nel modo più efficace i consumatori, in un momento di grande trasformazione per l’affollato settore dei media - secondo lo studio Globale di Kantar “2020 Media Trends e Predictions”. Un vero e proprio paradosso digitale: mentre i canali media emergenti creeranno nuove opportunità, la marea di touchpoint digitali renderà ancora più difficile il contatto con i consumatori. I marketers dovranno poi anche destreggiarsi con il dilemma dei dati, fornendo i contenuti personalizzati richiesti dai consumatori senza violare la fiducia e le norme sulla privacy. E poiché l’utilizzo dei cookies da parte di terzi comincia a vacillare, gli inserzionisti dovranno trovare metodi di misurazione alternativi. Le previsioni dei media per il 2020 ruotano attorno a tre temi fondamentali: Trends tecnologici ·       L’industria del marketing sarà indubbiamente fra i beneficiari chiave dell’era del 5G, potendo raggiungere i consumatori in maniera decisamente più rapida ed efficace. Tuttavia, per cogliere tutte le opportunità del 5G sarà necessaria una trasformazione significativa da parte dei marketers. ·       I nuovi player vedranno aumentare la lotta per lo spazio nel settore dello streaming, ma i consumatori faranno sempre più fatica a decidere se abbonarsi o meno, in un mercato sempre più disordinato e frazionato. ·       I nuovi canali audio prenderanno progressivamente sempre più spazio; stiamo entrando in una nuova era dell’advertising dove verrà chiesto ai brand di alzare il volume della propria voce, letteralmente. ·       Il contenuto e l’acquisto convergeranno nel cosiddetto “shopadvertising”, dove si passerà dal social commerce a nuove forme di acquisto, tramite tv e Digital Out Of Home. Nuovi ruoli e opportunità per i brand ·       Ai brand verrà richiesto di trovare un equilibrio tra la loro presenza sul digitale e le reali esperienze che potranno offrire ai consumatori. Ciò implica che il ritmo di crescita del mercato del digitale potrebbe cominciare a ridursi. ·       I brand assumeranno un ruolo guida per i consumatori e saranno molto più radicali nel 2020. Tuttavia, sarà necessario assicurarsi che la propria strategia di marketing sia coerente e allineata con i valori che intendono trasmettere. ·       L’influencer marketing crescerà di pari passo con i brand che sceglieranno di collaborare in maniera più strutturata. Con un approccio di questo tipo, anche i sistemi di misurazione saranno più seri e affidabili.   ·       Gli eSports saranno sempre più mainstream nei prossimi 12 mesi, offrendo nuove opportunità ai proprietari dei media e ai player che impareranno le regole del gioco. Il contesto del cambiamento ·       La crescita del media in-housing continuerà, così che molti brand si doteranno di proprie agenzie creative e propri esperti digitali, spingendo il settore dell’advertising fuori dalla comfort zone tradizionale e verso uno spazio di collaborazione nuovo e vivace. ·       Il declino dei cookies potrebbe lasciare molti marketers all’oscuro e privi di dati di riferimento, per questo gli inserzionisti devono cominciare da adesso a prepararsi a questa nuova “mixed economy”. L’integrazione tra le informazioni degli editori e i dati dei partner di misurazione consentirà agli editori di ottenere delle misurazioni realmente integrate tra loro. ·       Di fronte a nuove norme imminenti (come la California Consumer Privacy Act) l'etica della privacy verrà evidenziata ulteriormente. Agli esperti di marketing verrà richiesto di progettare iniziative per personalizzare i contenuti dei clienti con un approccio diverso, non tanto focalizzato sulla tecnologia, ma più sull’attitudine e la mentalità dei consumatori. ·       In un panorama già affollato e caotico, le campagne elettorali porteranno ancora più disordine, soprattutto per i media statunitensi. Gli inserzionisti dovranno pensare a come posizionare i loro brand e riformulare le proprie strategie in vista delle prossime campagne elettorali.  ​​​

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Autore: Redazione - 28/11/2019


Comscore e l’utente digitale: per l’engagement il tempo speso è più importante delle audience

A settembre 2019 sono stati 38,7 i milioni gli italiani che hanno navigato su internet, di cui 33 milioni da mobile (erano 31,5 milioni un anno fa), mentre il tempo totale trascorso online ha registrato una crescita del 3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Analizzando il comportamento della popolazione digitale maggiorenne nella scelta del device di accesso alla rete, si osservano pattern simili su più Paesi, tutti ormai a prevalenza multi-piattaforma (con punte del 79% negli Stati Uniti) e con un consolidamento della percentuale di utenti esclusivamente mobile (in Italia rappresentano il 37% della popolazione digitale maggiorenne, erano il 36% lo scorso anno). Ecco i dati della nuova analisi targata Comscore. (Fonte: Comscore MMX Multiplatform, Settembre 2019, Italia). Mobile Il mobile rappresenta il device su cui viene consumata la maggior parte del tempo online. A settembre la popolazione digitale maggiorenne italiana ha trascorso su mobile il 77% del tempo online (5 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno), con quello in app che pesa complessivamente per il 68%. Questo dato non si discosta da quanto registrato negli altri Paesi, dove si arrivano a raggiungere percentuali di tempo trascorso su mobile superiori all’80%, come avviene per esempio nel Regno Unito e in Spagna, anche in questi casi con una netta incidenza delle mobile app. Il tempo speso è la risorsa scarsa Se il mobile potenzia la possibilità di attrarre le audience da parte di molti domini, non fa altrettanto in termini di ingaggio, ovvero di capacità di trattenerne l’attenzione. È interessante il confronto tra la distribuzione delle reach percentuali e del tempo speso dei primi 100 domini in Italia a settembre 2018 e a settembre 2019. Tutti i domini presi in considerazione riescono oggi a superare il 10% di reach, cosa che non succedeva nell’anno precedente, evidenziando uno spostamento nella distribuzione di frequenza delle audience verso cluster superiori di reach, a dimostrazione di una aumentata facilità di raggiungere le audience. Non si assiste però a tale scostamento nel momento in cui si passa a osservare il tempo speso. A fronte di audience più diffuse, il tempo speso si concentra sempre di più. (Fonte: Comscore MMX Multiplatform, Settembre 2018 vs Settembre 2019, Italia) Comportamenti Il confronto tra le analisi delle reach delle singole categorie di contenuto e della distribuzione del tempo speso è in linea con tale evidenza. Da un lato, diverse categorie di contenuto evidenziano ormai livelli di penetrazione ben oltre il 90% di reach sulla popolazione digitale maggiorenne. Alcune categorie, come Entertainment e News, ormai raggiungono nel mese la totalità degli utenti, saturando tra l’altro l’audience su mobile. Per alcune categorie si osservano poi pattern di comportamento che ne determinano la modalità di accesso tra la fruizione Desktop e Mobile, quest’ultima ormai preponderante su diversi contenuti. (Fonte: Comscore MMX Multiplatform, Settembre 2019, Italia) Google e Facebook Dall’altro lato, invece, le prime 5 properties in termini di tempo speso rappresentano oltre il 54% del totale del tempo trascorso online. Sono gli aggregati dei due OTT Google e Facebook a generare la stragrande maggioranza del tempo speso online, seguiti da servizi di Entertainment come Spotify e Netflix, e da Amazon. (Fonte: Comscore MMX Multiplatform, Settembre 2019, Italia) Il tempo Se quindi il tempo costituisce una risorsa scarsa, come questo si distribuisce sulle diverse categorie di contenuto tra le diverse generazioni? Ci sono variazioni rispetto all’anno scorso? “È evidente che con la crescita degli accessi da mobile si stiano distribuendo le audience e concentrando il tempo speso” commenta Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers che rappresenta in esclusiva Comscore in Italia. “Oltre alle properties di Google e Facebook su cui si trascorre la metà del tempo on-line stanno emergendo nuovi player dell’intrattenimento focalizzati sui contenuti video come Netflix, musicali come Spotify o in grado di coniugare entrambi come Tik Tok”. Nel rispondere a queste domande, risulta interessante l’analisi del tempo medio per visitatore sulla base dello spaccato demografico per fasce di età e genere, che permette di osservare dinamiche differenti. Si può infatti evidenziare, come, a settembre 2019, i contenuti di Entertainment abbiano una forte centralità in termini di tempo medio per visitatore per gli utenti più giovani, in crescita di due punti percentuali rispetto a quanto osservato lo scorso anno. Mentre sulle altre fasce di età sono i Social Network a rappresentare la categoria di contenuto con la maggiore incidenza, categoria tra l’altro particolarmente centrale nei consumi digitali delle donne in generale. (Fonte: Comscore MMX Multiplatform, Settembre 2018 vs Settembre 2019, Italia) Trend emergenti tra social media, musica, video e giovani Detto della centralità delle mobile app in termini di tempo speso, sui Social Network si concentra il 28% del tempo complessivo speso in applicazione in Italia, e l’analisi della distribuzione del tempo speso evidenzia ancora una volta che le app di maggior successo sono quelle dei principali OTT. Il mondo dei Social Network è dominato dalle piattaforme di Facebook, sia per audience sia per tempo speso complessivo. Ma si può assistere all’emergere di nuove piattaforme che cercano di definire e conquistare nuovo pubblico, in un ambiente che si sta mostrando dinamico. Si osservi per esempio l’analisi per tempo mensile medio per utente di una selezione di mobile app legate al mondo social (YouTube inclusa). Considerando l’audience maggiorenne, Facebook è la prima mobile app in termini di tempo medio speso, e tutte le mobile app selezionate registrano una crescita sulle ore medie mensili per singolo utente, con un particolare incremento per Tik Tok. (Fonte: Comscore Mobile Metrix,, Settembre 2018 vs Settembre 2019, Italia) La differenza dei più giovani Ma analizzando il dato per i più giovani (fascia di età 18-24), la dinamica diventa ancora più evidente. Cambiano innanzitutto le posizioni di forza, con YouTube prima mobile app per tempo medio per utente, seguita da TikTok e da Instagram, che l’anno scorso si posizionava seconda. E nella variazione anno su anno, a fronte di una situazione tutto sommato stabile per mobile app ormai diffuse come Instagram e Facebook (quest’ultima con un tempo medio di utilizzo inferiore a quanto registrato sulla popolazione 18+), si evidenziano i trend più interessanti con forti crescite dell’engagement sulla stessa Tik Tok (+154%), su Twitch (+46%) e su Twitter (+124%), le prime due delle quali da tenere sotto osservazione nei mesi a venire. (Fonte: Comscore Mobile Metrix, Settembre 2018 vs Settembre 2019, Italia) Sette note In precedenza, già si è accennato alla rilevanza del mondo Entertainment nel tempo speso online e nell’utilizzo della rete da parte degli utenti italiani. Tale centralità è sicuramente legata alla fruizione dei servizi di streaming video, che compaiono tra le principali property in termini di tempo speso, e confermano costanti i tassi di crescita sia sulle reach sia sul tempo speso già evidenziati negli scorsi anni. In tal senso, però, una menzione deve essere riservata anche al mondo musicale. Il fenomeno globale Tik Tok, pur rientrando nel mondo social, è legato a doppio filo a musica e video. Spotify, come già evidenziato, è la terza property digitale per totale tempo speso online, complessivamente e su mobile app, in Italia così come per esempio nel Regno Unito e in Spagna (mentre negli Stati Uniti è preceduto da Pandora, altro servizio di streaming musicale). In maniera analoga, la musica rientra anche nella fruizione di video di YouTube. Osservando il ranking dei canali su YouTube nel mese di settembre 2019 in Italia, si osserva come tra i principali player per audience raggiunta, così come per video visti e tempo speso complessivo, siano network legati all’industria musicale, come Universal Music Group, Sony BMG, Warner Music e Vevo, a dimostrazione che uno dei principali utilizzi di YouTube è legato al consumo di video musicali, prevalentemente su mobile. Fenomeno, ça va sans dire, comune anche agli altri Paesi. (Fonte: Comscore Video Metrix Multiplatform, Settembre 2019, Italia).

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Autore: D Sechi - 26/11/2019


Audiweb ha visto cose che voi umani…

Giunti al secondo mese di autunno, in dirittura finale verso l’immancabile capodanno, di unicorni ancora neanche l’ombra, l’intelligenza artificiale c’è e si sente, ma non si guarda la partita insieme a noi accomodata sul divano, le auto non volano, i computer sono uniti globalmente da 25 anni, in compenso non smette mai di piovere, sembra di essere all’interno delle pagine di Dick o sul set di Ridley Scott. Blade Runner è tra noi. Ma siamo in Italia e non vediamo l’ora di approcciare un media qualsiasi che ci racconti se domani pioverà o magari… pioverà. Acqua a Venezia, troppa Era quindi chiaro, prima che apparisse, che la nuova fotografia regalataci da Audiweb, scattata nella settimana dall’11 al 17 novembre, dovesse presentare dati fortemente influenzati dal tema "maltempo" e dai rilevanti danni registrati in diverse città italiane, prima fra tutte Venezia. Effetto che si riflette sulla fruizione dei contenuti sia text sia video, in particolar modo sui siti della categoria Weather, ma anche sulle testate di News & information nazionali e locali, vista la portata del fenomeno. Siti bagnati, siti fortunati Insomma, rabbia, tristezza, spesso confinante con il dramma, ma è chiaro che tutte queste nuvole abbiano portato influssi positivi ai mezzi incentrati sulla meteorologia, notoriamente già al top, ma di questi tempi più che mai. Della cosa si sono giovati anche i media più generalisti e i produttori di video, attraverso i quali tutti abbiamo potuto constatare la recente apocalissi veneziana, e non solo. Ma vediamo nel dettaglio. Brand Tra i brand, eccolo lì, ilMeteo che, con oltre 13,5 milioni di utenti unici, stacca di un milione e mezzo la Repubblica che, a sua volta, distanza di un altro milione il Corriere, il quale è lontano quasi un altro milione dal quarto posto di Fanpage. Siccome si sta più a casa, ecco che Giallo Zafferano vi premia all’ottavo posto, preceduto da Il Messaggero, TGCOM 24 e Virgilio. Le inchieste de Il Fatto Quotidiano anticipano di un soffio 3BMeteo, ebbene sì. Video Sul fronte video, Fanpage non molla mai, con 4.610.000, doppia e ri-doppia la Repubblica, 2.675.000. A seguire, Corsera, La7 e Gazzetta dello Sport. A ridosso della top ten ci sono i filmati di 3BMeteo a confermare l’assedio del maltempo. Buon proseguimento in rete, ma non dimenticate l’ombrello a casa. Scarica Tabelle Novembre 2019

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