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Stangata Ue ad Android: multa da 4,3 miliardi di euro. Google: “Faremo ricorso”

Autore: Redazione


Mountain View ha novanta giorni di tempo per allineare le proprie pratiche. Il Chief Executive Sundar Pichai in un blogpost, che riportiamo integralmente: “Android ha creato più scelta, non meno”

Come anticipato da diverse indiscrezioni stampa, è arrivata ieri all’una del pomeriggio la sanzione dell’Unione europea a Google per il caso Android. Una vera e propria stangata: Bruxelles, infatti, ha comminato a Big G una sanzione da 4,3 miliardi di euro, la cui entità era stata per altro anticipata da un report di Bloomberg sempre nella mattinata di ieri. È stata Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, ad annunciare la decisione dell’organo continentale nel corso di una conferenza stampa. L’accusa dell’Unione europea è quella di abuso di posizione dominante per promuovere una serie di servizi e applicazioni targate Google all’interno del sistema operativo leader al mondo con una quota dell’85,9% (Fonte: Statista). Una pratica che avrebbe avvantaggiato l’azienda statunitense nel campo della pubblicità mobile.
Le accuse
I telefoni dotati di Android presentano alcuni servizi e app di Google pre-installati, tra cui Search e Chrome. I competitor hanno sostenuto che questa pratica dà a Google un vantaggio nel processo di attrazione degli utenti alle sue piattaforme e, inoltre, i dati ricavati vengono usati per fini di targeting. Sono principalmente tre le accuse rivolte a Mountain View dall’Unione europea, come spiegato da Margrethe Vestager durante la conferenza stampa. • La richiesta ai produttori di smartphone di pre-installare le applicazioni Google Search e Google Chrome come condizione per la licenza di Google Play Store. • Incentivi economici ad alcuni produttori e mobile network per pre-installare esclusivamente Google Search nei loro device. • L’aver impedito ad alcuni produttori di pre-installare le app Google su device dotati di versioni alternative di Android - Android Forks - e non approvate da Google.
Non è solo una questione di soldi
La multa è pesante, ma è inferiore rispetto ai profitti netti di Google nel 2017, pari a 12,6 miliardi di dollari. L’Ue ha affermato che Google deve smettere di “controllare” quali motori di ricerca i produttori di smartphone e i mobile network possono pre-caricare sui loro telefoni e quali versioni di Android scelgono di utilizzare su tali dispositivi. Big G ha novanta giorni di tempo per mettere fine alle pratiche anticoncorrenziali. Se non si adeguerà, rischia di pagare una penale del 5% del fatturato di Alphabet, la holding finanziaria che controlla Google e quindi Android. ”Android ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione”. È il commento di un portavoce di Google dopo la decisione della Commissione Europea.
Le altre cause in corso
Nel frattempo prosegue l’indagine per AdSense for Search, un prodotto gratuito che consente di piazzare un motore di ricerca customizzato nel proprio sito per offrire la possibilità agli utenti di utilizzare un motore interno, e agli editori la possibilità di generare ricavi dai risultati. In questo tipo di pubblicità Google occupa una posizione dominante, con l’80% del mercato negli ultimi dieci anni. Secondo l’Ue, Big G avrebbe attuato delle pratiche che impedirebbero ai concorrenti, come altri motori di ricerca e piattaforme pubblicitarie, di inserirsi nel segmento dell’erogazione di advertising sui siti terzi, violando la legge europea. Si tratta di un procedimento che non dovrebbe generare una multa così alta come quella di ieri, ma che tocca il business più importante di Google, la pubblicità. L’anno scorso Google è stata multata per 2,4 miliardi per abuso di posizione dominante del servizio Google Shopping.

Android ha creato più scelta, non meno

di Sundar Pichai, Ceo di Google
Se acquistate un telefono Android state scegliendo una delle due piattaforme mobile più popolari al mondo, quella che ha ampliato la scelta dei telefoni a disposizione in tutto il mondo. Oggi, la Commissione Europea ha adottato una decisione in materia di concorrenza contro Android e il suo modello di business. Una decisione che non tiene in considerazione il fatto che i telefoni Android siano in concorrenza con i telefoni iOS, cosa che è stata confermata dall’89% di coloro che hanno risposto all’indagine di mercato condotta dalla stessa Commissione. Inoltre non riconosce quanta scelta Android sia in grado di offrire alle migliaia di produttori di telefoni e operatori di reti mobili che realizzano e vendono dispositivi Android; ai milioni di sviluppatori di app di tutto il mondo che hanno costruito il proprio business con Android; e ai miliardi di consumatori che ora possono permettersi di acquistare e utilizzare dispositivi Android all’avanguardia. Oggi, grazie ad Android, ci sono più di 24.000 dispositivi, di ogni fascia di prezzo e di oltre 1.300 diversi marchi: produttori olandesi, finlandesi, francesi, tedeschi, ungheresi, italiani, lettoni,polacchi, rumeni, spagnoli e svedesi. I telefoni realizzati da queste aziende sono tutti diversi fra loro, accomunati però dalla possibilità di eseguire le stesse applicazioni. Questo è possibile grazie a semplici regole che garantiscono la compatibilità tecnica, indipendentemente dalla misura o dalla forma del dispositivo. E nessun produttore di telefoni è obbligato ad aderire nemmeno a queste regole: possono utilizzare e modificare Android nel modo che preferiscono, come ha fatto Amazon con i suoi tablet e TV stick della serie Fire. Le piattaforme open source funzionano bene solo bilanciando faticosamente le esigenze di tutti coloro che le usano. La storia dimostra che, senza regole chiare sulla compatibilità di base, le piattaforme open source sono a rischio frammentazione, cosa che danneggia gli sviluppatori, gli utenti e i produttori di telefoni. Le regole per la compatibilità di Android evitano che questo succeda e aiutano a renderlo una soluzione interessante nel lungo termine per chiunque.
Creare flessibilità, possibilità di scelta e opportunità
Oggi, grazie ad Android, un tipico telefono può avere circa 40 app preinstallate, app di diversi sviluppatori e non solo dell’azienda da cui l’avete comprato. Se preferite altre app rispetto a quelle installate - o magari altri browser, o motori di ricerca - potete facilmente disabilitarli o rimuoverli e sceglierne altri al loro posto, incluse le app realizzate da quegli 1,6 milioni di Europei che hanno fatto dello sviluppo di app un lavoro. Infatti, un tipico utente di un telefono Android installa circa 50 app per conto suo. Lo scorso anno, oltre 94 miliardi di app sono state scaricate dal nostro Play Store; browser come Opera Mini e Firefox sono stati scaricati più di 100 milioni di volte, mentre UC Browser è stato scaricato oltre 500 milioni di volte. Tutto questo è in netto contrasto con quanto accadeva negli anni ‘90 e nei primi anni 2000. Erano gli anni delle connessioni dial-up e al tempo cambiare le applicazioni preinstallate sul computer o aggiungerne di nuove era tecnicamente complesso e richiedeva molto tempo. La decisione della Commissione su Android non tiene in considerazione l’ampiezza della scelta che le persone hanno oggi a disposizione e le prove evidenti di come usano i loro telefoni.
Una piattaforma costruita per l’era dello smartphone
Nel 2007, abbiamo deciso di offrire Android gratuitamente a produttori di telefoni e operatori di rete. Naturalmente sviluppare Android ha un costo e Google ha investito miliardi di dollari nell’ultimo decennio per fare di Android quello che è oggi. Questo investimento per noi ha un senso perché possiamo offrire ai produttori di telefoni l’opzione di precaricare una suite di app Google popolari (come Search, Chrome, Play, Maps e Gmail), alcune delle quali generano entrate per noi, ma che tutte insieme assicurano che il telefono sia completamente funzionante non appena le persone lo tolgono dalla scatola dopo averlo acquistato. I produttori di telefoni non sono obbligati ad includere i nostri servizi e inoltre sono anche liberi di preinstallare altre app concorrenti, insieme alle nostre. Questo significa che noi guadagniamo qualcosa solo se le nostre app sono installate e se le persone scelgono di utilizzare le nostre app anziché quelle concorrenti.
Vantaggi per i partner, vantaggi per i consumatori
La distribuzione gratuita della piattaforma Android, e della suite di applicazioni di Google, non solo è efficiente per i produttori di telefoni e per gli operatori, ma rappresenta anche un grande vantaggio per gli sviluppatori e i consumatori. Se i produttori di telefoni e gli operatori di rete mobile non potessero includere le nostre app sull’ampia gamma dei loro dispositivi, questo avrebbe un impatto sulla sostenibilità dell’ecosistema Android. Sino ad ora, il modello di business di Android ci ha permesso di non far pagare ai produttori di telefoni a nostra tecnologia e di non dipendere da un modello di distribuzione strettamente controllato. Abbiamo sempre detto che con il crescere delle dimensioni, crescono le responsabilità. È nell’interesse di tutti che l’ecosistema di Android sia prospero e in salute e abbiamo dimostrato la nostra volontà di apportare dei cambiamenti. Tuttavia, siamo preoccupati che la decisione di oggi possa alterare il delicato equilibrio che abbiamo creato per Android, e che questo rappresenti un segnale allarmante in favore dei sistemi proprietari e a svantaggio delle piattaforme aperte. Innovazione rapida, ampia scelta e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza e Android le soddisfa tutte; la decisione di oggi rifiuta il modello di business che supporta Android. Android ha creato più scelta per tutti, non meno, e per questo abbiamo intenzione di fare appello  

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incarichi e gare

Autore: Redazione - 22/04/2024


L’Istat cerca partner per creatività e planning a supporto dei censimenti economici permanenti; l’appalto vale 2,6 milioni di euro in tre anni

Consip ha avviato una gara per affidare le campagne di comunicazione integrate a supporto dei censimenti permanenti per Istat. Il valore dell’appalto è di 2,64 milioni di euro al netto dell’iva. L’incarico è di 3 anni e, in particolare, riguarda le campagne a supporto del censimento permanente della  popolazione e delle abitazioni e dei censimenti permanenti economici (imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni non profit, agricoltura), previsti dall’Istat nel triennio 2024–2027, nonché una campagna generalista dedicata alla valorizzazione dei censimenti da svilupparsi nell’ambito delle celebrazioni del centenario dell’Istat che si terrà nel 2026. L’agenzia sarà incaricata sia dell’ideazione creativa che della strategia e pianificazione media, oltre che delle attività web, dei social e della gestione delle pr. Il budget media complessivo per tutta la durata del contratto, incluso il placement, è di massimo 850.000 euro (iva esclusa). Il termine per presentare le offerte è il 28 maggio. Obiettivi Le singole campagne dovranno, in un’ottica integrata, implementare la strategia comunicativa sui Censimenti permanenti per perseguire i seguenti obiettivi generali: informare sulle diverse modalità di svolgimento delle operazioni censuarie e sulle novità di ciascuna edizione; favorire la più completa, corretta e tempestiva partecipazione dei rispondenti alle operazioni censuarie; garantire a ciascun Censimento visibilità, riconoscibilità e memorabilità; sostenere la piena riuscita di ciascun Censimento promuovendo la condivisione degli obiettivi specifici con i rispondenti e con i potenziali utilizzatori dei dati; sperimentare azioni, strumenti e linguaggi innovativi, che consentano di raggiungere pubblici più ampi possibile; essere «in ascolto» e flessibile per reindirizzare messaggi e azioni; rispondere ai perché e ad eventuali criticità che potrebbero insorgere nel corso delle diverse rilevazioni (communication crisis management); promuovere la restituzione dei risultati di ciascun Censimento, valorizzandone il grande potenziale conoscitivo e la loro utilità, e assicurando una continuità narrativa sui censimenti tra una rilevazione e l’altra; costruire e rafforzare alleanze/partnership con stakeholder, utilizzatori esperti, istituzioni, comunità scientifica, media e altri attori dei censimenti, con azioni mirate di pubbliche relazioni, promuovendo attività di engagement e di endorsement; consolidare la narrazione di tutti i Censimenti permanenti come un sistema integrato di rilevazioni in grado di assicurare al Paese un patrimonio informativo più ricco e tempestivo e di garantire un risparmio economico e una riduzione del carico sui rispondenti, in linea con i più innovativi standard internazionali;  evidenziare il ruolo dell’Istat sia come produttore di informazioni e analisi puntuali utili alla collettività e al Paese, sia quale ente con una visione orientata all’innovazione, al fine di rafforzare la reputazione e notorietà dell’Istituto; rafforzare la fiducia dei cittadini nell’istituzione e nella informazione statistica ufficiale e l’importanza di una partecipazione consapevole e attiva alle rilevazioni statistiche ufficiali. 

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spot

Autore: V Parazzoli - 09/04/2024


Lorenzo Marini Group firma “Il divino quotidiano” di Amica Chips, con una versione più “rispettosa” in tv e una più trasgressiva sui social

È on air la nuova campagna tv Amica Chips, realizzata, dopo aver vinto la relativa gara, da Lorenzo Marini Group, che propone una comunicazione fuori dagli schemi tradizionali con un linguaggio ironico, forte e trasgressivo, destinato a colpire un target giovane non abituato a messaggi “televisivi tradizionali” ma a stilemi narrativi social. Non a caso, dello spot sono state approntate una versione più “provocante” appunto per i social e una più rispettosa di un target tradizionale per la tv, con planning sempre di Media Club. Il film Le protagoniste dello spot sono delle novizie, riprese in fila sotto al chiostro del monastero mentre si apprestano ad entrare in chiesa. In sottofondo si sente la musica dell’“Ave Maria” di Schubert, eseguita con l’organo che accompagna questo ingresso. Le novizie sono in fila verso l’altare e la prima sta per ricevere la comunione dal prete celebrante…In quel momento si sente il suono della croccantezza della patatina, un “crunch” amplificato in perfetto sincrono con il momento in cui la prima novizia ha ricevuto l’ostia. Le altre in fila, al sentire il “crunch”, sorridono divertite e guardano nella direzione da cui proviene il rumore “appetitoso e goloso” della patatina croccante. La Madre Superiora infatti è seduta in sagrestia e, rilassata in un momento di pausa, sta mangiando con gusto le Amica Chips prendendole da un sacchetto che tiene in mano. Pack shot con le patatine Amica Chips e in super appaiono logo e claim di campagna “Il divino quotidiano”. Obiettivi e target L’obiettivo principale della comunicazione è quello di riaffermare il ruolo da protagonista di Amica Chips in comunicazione, da sempre protagonista di campagne forti e distintive con un tono da leader, per aumentare la percezione del suo valore di marca e consolidare la sua brand awareness. La campagna, che vuole sottolineare l’irresistibilità del prodotto ed esaltare la sua croccantezza superiore, sarà sviluppata con un sistema di comunicazione integrato teso a massimizzare l’impatto e la copertura di un target 18–54 anni, con particolare focus per la parte più giovane (18-35) sui canali digital e social. Un target che, in chiave psicografica viene descritto come composto da persone che nella loro vita ricercano ironia, divertimento e simpatia e che hanno un atteggiamento sociale aperto ed evoluto, con una ricerca continua di uscita dagli schemi convenzionali. Il messaggio vuole esprimere, con forte ironia “british”, un contenuto di prodotto legato al momento dello snack e, attraverso una descrizione iperbolica e provocante, esprimere il valore della croccantezza irresistibile della patatina Amica Chips. Si vuole rappresentare, in modo palese e senza fraintendimenti di tipo religioso, una situazione “chiaramente teatrale e da fiction”, tratta da citazioni del mondo ecclesiastico già abbondantemente trattate nella cinematografia mondiale, nelle rappresentazioni teatrali e nella pubblicità. Lo spot 30” verrà programmato sulle reti Mediaset, Cairo e sulle CTV, oltre che sui canali digitali. Il commento «Le patatine sono una categoria mentale compensativa e divertente – spiega Marini a Dailyonline -.. Hanno bisogno di comunicazioni ironiche, giovani e impattanti. L’area semantica della serietà è noiosa, funziona per prodotti assicurativi o farmaceutici. L’area del divertimento e della giocosità si sposa benissimo invece con questo settore». Credits Direzione creativa: Lorenzo Marini Copywriter: Artemisa Sakaj  Planning strategico e direzione generale: Ezio Campellone Account service: Elma Golloshi Casa di produzione: Film Good Executive producer: Pierangelo Spina Regia: Dario Piana Direttore fotografia: Stefano Morcaldo Producer: Sara Aina Musica: “Ave Maria” di Schubert – esecuzione di Alessandro Magri  

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