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Adobe, il terzo trimestre fiscale è ancora sopra le stime; intesa con comScore

Autore: Redazione


La società ha archiviato il periodo giugno-agosto con ricavi a quota 2,29 miliardi di dollari e utili a 1,73 dollari per azione. La partnership con la sigla sfrutterà il targeting contestaule

Adobe continua a impressionare Wall Street con un’altra trimestrale al di sopra delle attese e un forecast al rialzo per l’ultimo quarter sulla spinta della domanda per i suoi prodotti creativi. Giovedì sera, la società ha comunicato i risultati del terzo trimestre fiscale, terminato il 31 agosto: i ricavi sono stati pari a 2,29 miliardi di dollari, mentre l’utile si è attestato a 1,73 dollari per azione. Sul fronte delle linee di business, il segmento Creative e Digital Media è cresciuto del 27% a 1,61 miliardi, quello Digital Experience - che include marketing, dati ed ecommerce -  è valso 614 milioni, grazie a un incremento del 21%. Tra le novità più importanti in casa Adobe ci sarà il debutto dei software come Photoshop su mobile l’anno prossimo. Ancora, un report pubblicato giovedì mattina da Reuters e ripreso da DailyNet, ha segnalato come la compagnia abbia messo gli occhi su Marketo, aprendo una trattativa che potrebbe portare a un’altra grande acquisizione dopo quella di Magento Commerce, risalente a maggio. Ma non è tutto: Adobe ha anche annunciato una partnership con comScore in base a cui consentirà ai professionisti del marketing di comprare una pubblicità più rilevante e sicura per il marchio grazie a un targeting contestuale avanzato e disponibile attraverso Adobe Advertising Cloud. La soluzione di targeting pre-bid sfrutta la tecnologia proprietaria di comScore di page crawling per supportare le aziende a raggiungere i clienti in ambienti più appropriati senza l’uso di informazioni basate su cookie - una tipologia di profilazione che è sempre più richiesta dopo l’entrata in vigore del GDPR. Dall’inizio dell’anno il titolo di Adobe ha guadagnato oltre il 52% e venerdì scorso la società capitalizzava circa 135 miliardi di dollari.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 11/09/2020


Spotify lancia "Musica e Podcast" con adattamento di We Are Social e planning di UM

Nell’era moderna, l'ascolto è più importante che mai, perché rappresenta il modo in cui ci connettiamo l'uno con l'altro, formiamo la nostra opinione e scopriamo di più su noi stessi. Spotify lo sa e lancia la prima campagna global dell’anno, "Musica e Podcast", che presenta nel contempo la nuova piattaforma di comunicazione del brand, "Listening is Everything", che mette in contatto gli ascoltatori tra loro attraverso la potenza della musica e dei podcast. La campagna, nella sua declinazione italiana, comprende una serie di contenuti digitali con molti artisti e podcaster, tra cui Marco Mengoni, Ghemon, Achille Lauro, Myss Keta e Marco Montemagno. I video mostrano la varietà di proposte musicali e di podcast che spingono 300 milioni di utenti in tutto il mondo a scegliere Spotify come piattaforma audio di riferimento. L’attività è stata lanciata in Italia e in altri 22 mercati e si sviluppa tra social e digitale. Lo spot tv Inoltre, la comunicazione include un video d’animazione trasmesso in Italia e altri 15 Paesi. Lo spot on air in esclusiva sulle reti Mediaset ci racconta come gli ascoltatori di tutto il mondo si approccino alla musica e ai podcast a seconda dello stato d'animo, del momento o dell’attività che stanno svolgendo, a dimostrazione del ruolo fondamentale che la musica e i podcast hanno nella nostra quotidianità. Adattamento di We Are Social e planning a cura di UM.

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Autore: D Sechi - 25/09/2020


Blogmeter cambia passo: nuova sede e nuova organizzazione

Pandemia vattene via. Non v’è dubbio che, tra le righe, le pagine chiare e le pagine scure, sia questo il pensiero dominante da sette mesi a questa parte. Nel mentre, si è fatto largo, ovviamente senza proclami, e tantomeno strepiti, l’idea che persino un’emergenza di tal fatta, con il suo carico di sciagure, abbia portato qualcosa di buono. È, probabilmente, una strategia utile per tirarsi su, per guardare con fiducia e rinnovato entusiasmo al futuro. Ma non solo. Dalle parti di Blogmeter hanno, come si suol dire, preso la palla la balzo e, durante le famigerate settimane di clausura, hanno deciso di evolversi in una nuova organizzazione. Forse era già nell’aria, forse si è palesata con più forza osservando meglio il nuovo orizzonte post-covid, ma eccoci qui: l’azienda ha cambiato sede, spostandosi in una base dai contorni più ampi e con grossa partecipazione del verde della natura e soprattutto ha rivisto la propria struttura interna. A chi potevamo chiedere spiegazioni? Solo a lui, ovviamente, al direttore generale Angelo Palumbo. E dunque, questo famigerato smartworking pare abbia svelato inediti tesori? «Innanzitutto, voglio mettere i puntini sulle “i”: si tratta di homeworking, un semplice lavoro da casa che ha pochi connotati di smart, almeno per come li intendiamo noi. Da marzo fino al termine di agosto, abbiamo agito anche noi dalle nostre dimore, con una discreta dose di tranquillità che ha fatto rima con operatività. E non poteva essere altrimenti: la nostra è un’azienda che era già dotata di tutti i device per lavorare da remoto e grazie alle nostre tecnologie, non abbiamo avvertito così forte lo stacco. Oggi, da inizio settembre, siamo tornati in sede, ma in maniera differente. Prima di tutto: gli uffici sono nuovi, ci siamo trasferiti in Copernico, quindi Milano Centrale. Si tratta di una mossa che pare azzeccata, un cambiamento che aveva in predicato la voglia di agevolare la logistica dei nostri dipendenti, puntando a farli tornare in sede a turno, una o max due volta alla settimana, con tutti i nostri colleghi che ruotano in maniera intelligente. Questo agevola il benessere dei lavoratori, in termini di spostamenti, risparmio e più tempo per loro stessi e le rispettive famiglie, con l’obiettivo di implementare gradualmente un reale ed efficace smartworking». Una sede più “aperta”, o sbaglio? «Proprio così. Una sede che ha diversi building, conta centinaia di aziende, migliaia di professionisti, molte aree comuni, zone relax ed infine siamo in mezzo al verde – che a Milano è una rarità. Anche per chi viene a trovarci, il confort è massimo». Uno spostamento non solo logistico… «Nuovi uffici, ma soprattutto nuova organizzazione interna. C’era bisogno di un cambio di passo, il Covid ha cambiato le regole, i manager di oggi devono avere indole proattiva ed imprenditoriale, con capacità di agire e reagire molto veloce: il mondo è cambiato in due mesi. Ma tengo a chiarire che non abbiamo bocciato nessuno, abbiamo potenziato i nostri team, circondandoci di gente che avesse voglia di provare ad affrontare queste difficoltà che paiono insormontabili. E allora, la nuova Blogmeter si articola in quattro nuovi dipartimenti: Business, Innovation, Technology, Finance. Ognuno di questi ha un suo capo ed una struttura sottostante che anche se managerializzata, a sua volta è agile ed operativa. La nuova organizzazione ci porta a comunicare diversamente e visto che la comunicazione interna si ribalta su quella esterna, abbiamo ritenuto sensato investire in una Chief People Officer con la quale abbiamo presentato un piano denso di interventi che mette i nostri ragazzi al centro. Peraltro la professionista che abbiamo scelto, entrata in organico solo pochi giorni fa, già sta portando i primi effetti positivi, percepisco il leadership team più ingaggiato e compatto». Un cambiamento “filosofico” e organizzativo, con quali obiettivi? «La direzione sulla quale procediamo non è solo numerica. È chiaro che dobbiamo produrre reddito, ma ci sono mille modi per arrivarci e noi preferiamo operare in un clima teso all’obiettivo ed operare in un quello che vorrei divenisse un Great Place to Work, anzi to Live». I numeri non potranno essere quello dello scorso anno, per ovvi motivi «Quest’anno non fa testo, sono saltati tutti gli schemi ed è una prova ardua ma la nostra azienda è ben controllata sia da un punto di vista economico che finanziario. Il nostro obiettivo è trarre il massimo da questi ultimi 4 mesi, puntare ai ricavi provenienti sia dagli ottimi lavori sulle nostre ricerche di mercato che lato tecnologico ma io sono un perfezionista che ama la marginalità più che il fatturato. Abbiamo molti progetti in cantiere e da poco è appena principiato il processo di budget 2021 che in Blogmeter è bottom-up perché nella nostra azienda si ascolta e si condivide e non si impone. Sono positivo, qualcosa sta ricominciando a muoversi, fotografiamo una discreta impennata, che si è fatta più concreta da questo mese».

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Autore: S Antonini - 10/09/2020


Mediaset: nel primo semestre 2020 raccolta in calo del 24,5%, luglio e agosto in ripresa con il +10%

Mediaset chiude il primo semestre 2020 con un calo del 21,3% dei ricavi di Gruppo, che si attestano a quota 1.166,4 milioni di euro contro i 1.482,5 dell’anno scorso. Nello stesso periodo, la raccolta pubblicitaria complessiva si attesta 744,2 milioni di euro, il 24,5% in meno rispetto ai 985,2 milioni raccolti l’anno scorso, sempre a livello di Gruppo. I dati, approvati dal consiglio di amministrazione presieduto da Fedele Confalonieri, ieri sono stati illustrati agli analisti finanziari dal CFO Marco Giordani, e da Matteo Cardani, General Manager Marketing di Publitalia. Gli andamenti pubblicitari Per quanto riguarda la pubblicità, Mediaset detiene la leadership di settore con una quota del 40,5%. Cardani ha sottolineato che la performance dell’azienda televisiva nei primi sei mesi è stata migliore di quella complessiva del mercato, in calo del 26,8% al netto di over the top, search e social. A partire da giugno si rileva una ripresa della fiducia e della spesa da parte degli investitori. A luglio e agosto la crescita della raccolta anno su anno è del 10%, e anche escludendo l’apporto della Champions League, «il trend è comunque in crescita, di una singola cifra rispetto al 2019. Per quanto riguarda settembre – continua. Cardani – la visibilità è limitata. La prima parte del mese è positiva, ora però intervengono variabili come il rientro a scuola e le elezioni, ma crediamo comunque che il terzo trimestre chiuderà in pari». In Spagna, in un periodo ancora condizionato da andamenti irregolari dei contagi, l’andamento dei ricavi pubblicitari ha evidenziato un netto miglioramento rispetto al calo registrato nel secondo trimestre, con un differenziale che seppur negativo rispetto al primo semestre 2019 risulta molto contenuto. Protagonisti della ripresa degli investimenti sono, tra gli altri, settori come il food, i beni durevoli, la cura della persona e della casa, le bevande, i fast moving consumer good che sono anche tra i settori da cui proviene il 70% della raccolta Mediaset. Dai dati sull’andamento dei ricavi pubblicitari a partire dal 23 febbraio scorso emerge che fino al 9 maggio la contrazione si è attestata al 39,1%, mentre dal 10 maggio al 30 giugno la flessione è del 26,9%. «C’è una forte volontà di riprendersi – ribadisce Cardani - e questo ha dato origine a una inaspettata positività nei mesi di giugno, luglio e agosto. Per il momento la situazione è sotto controllo, all’inizio di ottobre avremo una visione più chiara. Nel frattempo continuiamo a sentire i clienti ogni giorno, Covid permettendo siamo ragionevolmente positivi per l’ultima parte dell’anno». Il progetto pan europeo non si ferma Anche il CFO Marco Giordani ha manifestato un certo ottimismo sulla possibilità di chiudere il terzo trimestre con ricavi in linea con l’anno scorso. La conversazione con gli analisti ha ovviamente toccato il tema del progetto di broadcaster paneuropeo MFE – Media For Europe che ha subìto una battuta d’arresto dopo gli stop dei tribunali di Madrid e di Amsterdam. «Confermo che non vediamo nessun'altra strategia se non un consolidamento europeo – ha detto Giordani –. Noi abbiamo sempre lavorato nel rispetto dell’interesse degli azionisti e in quest’ottica, e in presenza di progetti che creano valore, confidiamo di trovare una soluzione con Vivendi». Presentando i dati finanziari, Giordani ha evidenziato la resilienza espressa dal Gruppo in questi mesi di forte difficoltà. Il cfo ha sottolineato anche il rafforzamento del programma di efficienza dei costi, la forte generazione di cash flow e il graduale recupero del mercato pubblicitario, ma ha ribadito che la visibilità è troppo scarsa per dare una guidance di medio termine. Infine, sul tema della rete unica, Giordani ha detto: «Per noi è cruciale che la rete sia neutrale, indipendente ed efficiente, in termini di costi. Valuteremo un eventuale investimento quando la situazione sarà più chiara». Gli ascolti nel semestre Dopo i primi due mesi di esercizio 2020 caratterizzati da un andamento nettamente positivo, i mesi successivi hanno accusato il forte rallentamento della raccolta pubblicitaria sia in Italia che in Spagna a seguito delle misure restrittive di lockdown, progressivamente allentate solo a partire dalla seconda parte del mese di maggio in Italia e dal 21 giugno in Spagna. Nonostante gli eventi, l’industria televisiva in Italia ha dato segnali positivi, con ascolti cresciuti fino al 50% rispetto all’analogo periodo del 2019. Nel primo semestre, Mediaset conferma la propria leadership sul target commerciale sia in Italia sia in Spagna in tutte le fasce orarie. In Italia ha ottenuto il 34,5% di share nelle 24 ore e il 36,5% in prime time sul target commerciale, in crescita rispetto al 2019 con una performance superiore al resto del mercato. Canale 5 è primo e Italia 1 è terso in tutte le fasce orarie sul target 15-64 anni. In Spagna, le reti del Biscione sono leader con uno share del 29,6% nelle 24 ore sul target commerciale. Telecinco è prima rete spagnola con il 14,6% di share nelle 24 ore sul target individui. I dati di bilancio Da gennaio a giugno, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha registrato ricavi per 791,3 milioni di euro in Italia, a fronte dei 1.002,2 milioni del primo semestre 2019. In Spagna, il fatturato è stato di 375,1 milioni rispetto ai 482,5 milioni dell’anno precedente. Decisivo il calo generale dell’adv lordo registrato nei quattro mesi successivi a febbraio dovuto alla cancellazione di numerose campagne, mentre nei primi due mesi dell’esercizio in Italia Mediaset aveva registrato una crescita pubblicitaria del 2,1%. In Spagna la raccolta ha raggiunto i 325,1 milioni contro i 472,9 milioni del 2019. In Italia, è stata pari a 744,2 milioni di euro a fronte di 985,2 milioni nel 2019. I costi operativi complessivi scendono a 1.134,7 rispetto ai 1.290,8 milioni del primo semestre 2019 (-12,1%). In Spagna sono stati pari a 286,2 milioni rispetto ai 328,2 milioni nel 2019. In Italia si sono attestati a 848,9 milioni, in riduzione rispetto ai 962,9 milioni dello stesso periodo 2019. L’ebit di Gruppo è risultato comunque positivo per 31,7 milioni pur calando rispetto ai 191,6 milioni dello stesso periodo del 2019. L’ebit in Italia è stato pari a -57,6 milioni di euro rispetto ai 39,3 milioni del 2019. In Spagna si è attestato a 88,9 milioni rispetto ai 154,2 milioni del 2019. Il risultato netto di Gruppo è -18,9 milioni rispetto ai 102,7 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente. Si segnala che il risultato netto consolidato del periodo comparativo è stato riesposto per recepire l'impatto di competenza sul risultato partecipazioni derivante dall’allocazione dell’avviamento generato dall'OPA su EI Towers lanciata nel 2018 da 2i Towers Holding con effetto retroattivo a decorrere dal 1° ottobre 2018. L’indebitamento finanziario netto consolidato al 30 giugno è calato a 1.197,7 milioni rispetto al dato di inizio periodo (1.348,3 milioni). Escludendo le passività rilevate a partire dal 2019 ai sensi dell’IFRS 16 e il debito finanziario derivante dalle acquisizioni della partecipazione in ProsiebenSat.1, l’indebitamento finanziario netto consolidato è pari a 576,2 milioni rispetto ai 768,8 milioni del 31 dicembre 2019. La generazione di cassa caratteristica è cresciuta a 212,1 milioni rispetto ai 189 milioni dei primi sei mesi 2019. Nel periodo sono stati sostenuti investimenti per 72,9 milioni connessi all’incremento della partecipazione in ProsiebenSat.1.

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Autore: D Sechi - 10/09/2020


Rubie’s promuove la maschera divertente

E se, una volta di fronte allo specchio, non ci piacessimo più? Domanda classica, anche abusata, ma quanto mai appropriata in quest’epoca votata al cambiamento anche forzato. Buoni propositi che si alternano senza soluzione di continuità a promesse, assicurazioni vere e proprie, ma del domani non v’è certezza, e anche un travestimento può cambiare, essere messo da parte da un momento all’altro. Venghino signore e signori, al mercato della machera, perché quella di tutti i giorni può anche rappresentare una sofferenza (mi piacerebbe, ma mica posso… ), ma quando si avvicinano alcune celebrazioni, lo sfogo diventa volentieri libero. Mascherarsi e quindi giocare, far valere le leggi della fantasia, uscire da una realtà un po’ congestionata. «I prossimi sei mesi saranno come sempre basilari», dice Barbara Bergonzoni, l’A.D. di Rubie’s, azienda dai giovani natali italiani, ma specializzata in maschere, nell’anno… delle maschere, non proprio le stesse, ma ci si può lavorare… In rapida successione, ci attendono Halloween, il Natale e poi il carnevale, quasi senza respiro «Esatto, da questo momento in poi inizia il nostro periodo, quello in cui riversiamo l’80% dei nostri sforzi, investimenti e piani marketing, tra l’altro con l’ausilio di strategie necessariamente differenziate. Da qui alle prossime settimane, mesi, saremmo comunque sempre alle prese con l’emergenza sanitaria, quindi con l’esigenza di non assembrarsi. Ma il primo appuntamento, quello di Halloween è fattibile anche senza per forza essere in tanti, il classico “dolcetto-scherzetto” è un ottimo esempio, in questo senso. E allora abbiamo escogitato una serie di mascherine, proprio quelle diventate celebri nell’ultimo periodo, trasformate in qualcosa di scherzoso, abbinabili ai costumi, anche meno dark del solito. Si sente in giro la voglia di andare oltre, di rilassarsi. Rubie’s è anche licenziataria per l’Italia di Warner e DC, parte del ricavato dei costumi di Batman, Superman, Wonder Woman andrà in beneficienza al Rizzoli di Bologna, reparto bambini». Utilizzerete i social, suppongo. Per esempio, TikTok, visto il target di riferimento… «Saremo su Facebook e Instagram (sempre con il sostegno dell’agenzia Leviathan), mentre su TikTok ci stiamo lavorando, ma siamo ancora in una fase iniziale. Si tratta di un media che, pur essendo sulla bocca di tutti e riscuotendo un successo di notevoli dimensioni, è da più parti osteggiato, al netto delle dichiarazioni di Trump, che comunque muovono qualcosa. Sono i genitori ad avere qualche dubbio su come utilizzarlo in forma corretta. Esistono dei pregiudizi, dettati anche dalla scarsa conoscenza. Fatto sta che occorre essere attenti. Al netto di ciò, l’emergenza sanitaria ha rallentato molti lavori e anche per questo non credo arriveremo pronti all’appuntamento. Investiremo su influencer e blogger e anche sui punti vendita che hanno capito che il travestimento prescinde dalle festività comandate. Quando vedi Cristiano Ronaldo che festeggia i suoi figli tutti mascherati Disney capisci che qualcosa sta cambiando». E poi arriva il Natale «Una festa con molti meno rischi, festeggiabile anche nella propria dimora, cosci che comunque sia Babbo Natale arriverà. I personaggi Disney e Marvell, ma anche Herry Potter la faranno da padroni». La maschera dell’Uomo Ragno è ancora agognata? «È la numero 1 per antonomasia. Ci viene naturale considerarla così, ma non capita a tutti i grandi brand, anzi. Grandissimi successi editoriali quali Hello Kitty e Peppa Pig non avuto riscontro nel mondo delle maschere, per citare due esempi prestigiosi. Spider Man porta a processi di identificazioni molto forti, anche grazie alla sua doppia identità che lo mostra nei panni borghesi come una persona non particolarmente fortunata. Il costume lo rende unico e così si sentono bambini che la indossano. Il costume regala un sogno e i bambini amano mascherarsi, trasformarsi, senza che questo atto debba essere strutturato o legato a qualche ricorrenza». E Zorro? «Purtroppo ha perso mordente, anche per colpa delle poche iniziative editoriali, televisive e cinematografiche. Da quanto manca un bel film a lui dedicato?». Mi dicono dalla regia che nel 2021 il Carnevale sarà vicinissimo «È così, coinciderà con la festa di San Valentino. Difficilmente, a meno di sorprese, la gente potrà riversarsi in piazza. E allora, largo ai social e alle proprie dimore». Ci sarà qualche promozione veicolata anche in tv? «Sì, attraverso delle azioni di co-marketing con Disney e Warner». A proposito, a quanto ammonta il piano marketing? «Intorno alle 150.000 euro, una somma rispettabile per un’azienda che ha comunque cinque anni di vita. Non ha subito ridimensionamenti. Mentre, purtroppo, attendiamo qualche perdita di fatturato, dovuta alla scomparsa temporanea degli eventi».

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