Autore: Redazione
25/01/2017

Cookie, IAB Italia; Sesini: «Italia all’avanguardia, niente allarmismi»

Il direttore generale sottolinea come il nostro Paese abbia già adottato un modello opt-in e il nuovo regolamento allo studio dei legislatori Ue non rappresenti una ‘minaccia’

Cookie, IAB Italia; Sesini: «Italia all’avanguardia, niente allarmismi»

Interactive Advertising Bureau (IAB) Italia è attivamente impegnato nel definire le regole per una buona pubblicità, con l’obiettivo di generare vantaggi e valore sia per gli utenti sia per il sistema economico e della comunicazione. DailyNet ha interpellato il direttore generale Daniele Sesini, il quale ha affrontato il tema della proposta relativa al regolamento europeo e in particolare in relazione agli aspetti relativi al tracciamento dei cookie per la profilazione. «In Italia abbiamo recepito le precedenti normative in modo tutto sommato restrittivo e infatti il nostro sistema di tracciamento del consenso si basa già sul principio dell’opt in. In altri Stati Membri la situazione è sicuramente diversa e potrebbero esserci effetti maggiormente rilevanti», ha dichiarato Sesini a DailyNet.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questo regolamento.

Innanzitutto la proposta presentata a inizio mese dalla Commissione vuole modificare una direttiva risalente al 2002 e integrata nel 2009. Essendo ancora una proposta, però, è possibile che nei prossimi mesi vengano apportate piccole modifiche, cambi drastici o addirittura che questa finisca in un nulla di fatto. Se consideriamo l’esperienza legislativa europea possiamo aspettarci importanti cambiamenti, come nel caso del Regolamento Generale sulla protezione dei dati (GDPR), adottato il 27 aprile 2016 e in vigore a partire dal 25 maggio 2018. Un’altra questione su cui voglio porre l’attenzione riguarda la profonda diversità tra i concetti di regolamento e direttiva: il primo, quando approvato e pubblicato sulla gazzetta ufficiale diviene automaticamente legge per gli tutti gli Stati Membri; la direttiva, invece, necessita della procedura di recepimento attraverso una legge statale da parte degli Stati Membri. Quindi il regolamento garantisce una quasi totale uniformità di disciplina in tutta l’UE a differenza della direttiva. Per questo motivo il regolamento rappresenta sicuramente uno strumento di semplificazione per gli operatori internazionali e multinazionali, in quanto possono adeguare le proprie azioni in tutti i Paesi senza dover adattare i propri strumenti a varie esigenze nazionali.

La Commissione ha posto l’accento sui vantaggi per gli utenti, che richiedono maggiore privacy. Cosa ne pensa di questo tema?

Per l’utente il principale vantaggio della normativa è rappresentato dall’estensione dell’applicabilità a tutto il mercato e, in particolare, agli Over The Top, tra cui WhatsApp e Skype, con un più elevato grado di privacy per il singolo. Quindi le restrizioni toccherebbero tutti i soggetti del mercato. L’altra novità implica che la riservatezza delle comunicazioni sarà legata anche ai meta-dati, vale a dire alle informazioni connesse alle modalità di erogazione del servizio come l’ora di ingresso a una certa pagina e non più solo ai contenuti. Questa tipologia di dati dovrà essere anonimizzata o eliminata se non c’è consenso a meno che non sia strettamente necessaria per l’erogazione di un servizio, come le operazioni di fatturazione in rete.

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Cosa succede, in concreto, ai cookie?

La proposta, tra le altre cose, mira ad aggiornare le metodologie di tracciamento e utilizzo dei cookie: non occorrerà il consenso per i cookie tecnici - quelli che migliorano la user experience, per esempio la cronologia del carrello ecommerce -, ma rimarrà la necessità di richiedere il consenso con un approccio opt-in, peraltro già adottato in Italia con l’attuale modalità, per il processo di profilazione. Dunque, da una parte abbiamo minori limitazioni, dall’altra la necessità di fornire maggiore libertà e flessibilità ai consumatori, dando loro la possibilità di effettuare scelte consapevoli riguardo la propria privacy.

Qual è l’attuale modello in Italia?

In Italia il Garante della Privacy è stato completamente aderente ai dettami dell’ Art. 29 Working Party nel promulgare le Linee Guida sui cookies del 2014 e ha, pertanto, deciso di adottare un meccanismo di azione esplicita di consenso. Nonostante questo, in parte grazie ad una grande attività di affiancamento del Garante da parte di IAB, anche il solo scroll della pagina da parte dell’utente è correttamente considerato un consenso esplicito. Con questo voglio intendere che gli allarmismi, prima di avere un’idea precisa e in concreto della portata di una normativa, rischiano di essere più dannosi che inutili.

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Dunque non ci saranno impatti sugli investimenti?

In questo momento ci sentiamo di prevedere che non genererà un impatto significativo. Nel 2014, come già detto, l’Italia ha già interpretato la direttiva del 2002 (così come modificata e integrata nel 2009) in senso estensivo, grazie anche al contributo delle associazioni di settore. Per questo sono convinto che il nuovo regolamento avrebbe un impatto relativamente modesto. Per me rimane centrale la questione dell’utenza, ma è necessario evitare qualsiasi ripercussione negativa in materia economica. In questo senso stiamo lavorando con IAB Europe e altre realtà per capire come operare in questo frangente. Voglio ribadire, però, che l’elaborazione di dati a fini commerciali è volta al miglioramento dell’esperienza pubblicitaria.

Quali sarebbero i soggetti più colpiti dal nuovo regolamento, qualora venisse approvato?

Sicuramente gli operatori ad tech, specialmente gli Over The Top. Editori e advertiser dovrebbero riscontrare meno problemi perché sono a un livello più avanzato. Reputo corretta la scelta di affidare a un regolamento e non a una direttiva una tematica come quella della e-privacy: sì a norme uguali per tutti, ma non ci deve essere la perdita nelle opportunità di business. La scelta del legislatore è andata giustamente sempre verso una direzione di maggiore trasparenza nei confronti degli utenti. E l’esperienza italiana dimostra che gli investimenti non sono stati bloccati. Anzi sono continuati a crescere. 

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