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Il profumo secondo Euroitalia: quattro nuovi lanci in vista di fine anno

Autore: Redazione


Un poker di prodotti, di linee beauty raccontate da altrettante campagne firmate, filmate e interpretate dai grandi artisti creativi della moda e del cinema

Un mondo sempre più ricco di fragranze, un profumo che si estende e che allieta i sensi. E se c’è chi abbia voglia di informarsi sull’argomento, si prega di citofonare a Euroitalia. Azienda familiare leader nella commercializzazione di fragranze italiane tra le più apprezzate al mondo. Nata nel 1978 dalla visione pionieristica di Giovanni Sgariboldi che ha creduto nel potenziale della profumeria selettiva Made in Italy, EuroItalia è oggi tra le maggiori realtà internazionali che operano nel mercato della luxury beauty. Presente in quasi tutti i Paesi sparsi nel globo attraverso una rete distributiva diretta o partner commerciali locali e duty free di fiducia con i quali ha sviluppato relazioni durature nel tempo. Un moderno esempio di made in Italy EuroItalia collabora con griffe e designer della moda italiana con l’obiettivo di cogliere in anticipo le tendenze di mercato e tradurle in nuove linee di fragranze di successo, commercializzandole nel mondo. Ma, soprattutto, cura ogni fase di sviluppo dei singoli prodotti, dall’ideazione del concept creativo alla scelta della fragranza, dallo studio del packaging alla produzione industriale, fino all’identificazione del posizionamento commerciale selettivo. E non pochi dichiarano che si tratti di uno degli esempi più fulgidi di moderno made in Italy. Quattro profumi per un fine d’anno ricco di fascino Si chiama Dylan Blue ed è l’essenza dell’uomo Versace di oggi. Un legno aromatico fougère dal forte carattere distintivo, basato sull’unicità olfattiva di preziosi ingredienti naturali e molecole di ultima generazione. Inedite qualità di agrumi naturali, bergamotto e pompelmo, con accenti moderni di foglie di fico donano una freschezza mediterranea e decisa. La campagna a supporto, un mix di foto e video, intende evidenziare la forza e la vulnerabilità dell’uomo. Bruce Weber è il fotografo, Sam Shahid l’art, Joe McKenna lo stylist. La linea Eros pour Femme è invece espressione assoluta di potere e seduzione. Dalla fragranza accattivante, all’eleganza della bottiglia, alla campagna con Lara Stone scattata da Mert Alas & Marcus Piggot. Una comunicazione interpretata da Lara Stone e Brian Shimansky, il tutto sotto la direzione artistica di Donatella Versace. C’è addirittura Paolo Sorrentino dietro l’obiettivo della campagna che promuove la linea Eau de Parfum di Missoni: un profumo, una linea bagno, la modella e attrice Elisa Sednaoui nelle vesti confermate di protagonista della comunicazione, anche su stampa, il tocco del premio Oscar e la direzione artistica di Angela Missoni. Contrappone un packaging dal sapore ordinario, quasi simile a quello che contiene un tipico prodotto per la pulizia della casa a una fragranza invece decisamente fresh e lussuosa, il nuovo profumo targato Missoni. Sotto la direzione artistica di Jeremy Scott, con l’obiettivo sapiente di Steven Meisel, la sempreverde Linda Evangelista interpreta le peculiarità di un prodotto elegante eppure ironico.

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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 17/06/2020


L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Parte “Insieme, con un semplice tocco”, la campagna multicanale di Huawei, dedicata ai mesi estivi. La creatività è stata realizzata da Havas Group, che ha da poco vinto una gara Emea, mentre tutta la parte di pianificazione media è a cura di WaveMaker. Havas Milan ha eseguito gli adattamenti per il nostro Paese. Al centro della comunicazione l’ecosistema Huawei e tutti i suoi prodotti e servizi, che dal 15 giugno al 31 agosto regaleranno vantaggi imperdibili a tutti coloro che sceglieranno la tecnologia all’avanguardia del colosso cinese. Pianificazione Sei settimane di campagna tv, 3 settimane di out of home nelle più grandi città italiane a partire da metà giugno, e due settimane di radio in partenza alla fine di luglio. Oltre a essere pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali, la campagna sarà sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social di Huawei Italia, insieme ad una selezione di influencer e celebrity come Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis, Andrea Damante, Beatrice Valli e Marco Fantini, che ne racconteranno le promozioni e le offerte. Prodotti e promozioni Protagonisti dell’iniziativa i più recenti dispositivi dotati dei Huawei Mobile Services, tra cui Huawei P40, P40 Pro, P40 Pro +, P40 lite, Y Series. Tutti coloro che li acquisteranno riceveranno in omaggio Huawei Freebuds 3i e Huawei mini speaker, oltre a 50GB da utilizzare su Huawei Cloud, 6 mesi di Huawei Music, 3 mesi di Huawei Video in omaggio e fino a 10 film on demand. Ma non finisce qui. Gli utenti potranno, infatti, ricevere bonus esclusivi da parte dei partner Huawei, semplicemente accedendo all’app Member Center, disponibile gratuitamente su Huawei AppGallery e pre-installata sui device più recenti, e scaricando tutte le applicazioni che partecipano all’iniziativa. Il commento “Insieme, con un semplice tocco, conferma ancora una volta l’impegno di Huawei nell’offrire ai consumatori un'esperienza intelligente e connessa, senza soluzione di continuità tra i diversi device. La strategia 1+8+N dell’azienda vede al centro lo smartphone che, insieme ad altri dispositivi e accessori e IoT, dà vita ad un ecosistema di prodotti e servizi, ricco e omnicomprensivo di tutti quei prodotti tecnologici ormai diventati indispensabili nella vita di tutti i giorni”, afferma Isabella Lazzini, Retail and Marketing Director Huawei CBG Italia.

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Autore: S Antonini - 29/06/2020


Mediaset spinge sul progetto MFE e attacca Vivendi, gli OTT e, per dumping, la Rai, che replica: «I nostri spazi costano più della concorrenza»

Continua l’attacco di Mediaset alla Rai per la pratica di dumping dei prezzi degli spazi pubblicitari. Venerdì scorso il presidente Fedele Confalonieri, nel discorso di apertura dell’assemblea degli azionisti per l’approvazione del bilancio 2019, è ritornato sul tema che nei giorni scorsi ha tenuto banco per le indiscrezioni stampa su un presunto sconto del 94% sui listini praticato dalla concessionaria del servizio pubblico, a seguito delle quali l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia è stato duramente criticato anche dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. «Le concessionarie del gruppo Mediaset hanno contenuto la flessione della raccolta pubblicitaria in un 3,6% al netto delle discontinuità legate al calcio – ha detto Confalonieri -. Un dato quindi migliore rispetto al mercato di riferimento. Ciò è ancora più significativo se si pensa che la Rai non ha mai cessato la pratica scorretta dell’abbassamento dei prezzi della pubblicità tramite sconti selvaggi, con il risultato di bruciare valore e sottrarre risorse agli investimenti in contenuti originali». E ancora, parlando della concorrenza sleale da parte degli Over the Top digitali non soggetti a tassazione in Italia, ha rincarato la dose: «Rimanendo in Italia, certamente non mancano situazioni che vanno a peggiorare il quadro già pesante che abbiamo visto a livello continentale. La concorrenza non è “fair” neppure a livello locale dove la Rai, italianissimo protagonista di punta dello scenario dei media, ha dato vita ormai da anni a una pratica scorretta e anticoncorrenziale, fatta di una politica di sconti molto aggressiva, resa possibile unicamente dalla presenza del canone di cui Rai è unica beneficiaria». Appello per un sistema più equilibrato Confalonieri ha ricordato che la pratica di dumping è stata accertata da AgCom «che ha rilevato come la condotta di Rai nella vendita degli spazi pubblicitari non sia trasparente e non garantisca la concorrenza ad armi pari con gli altri operatori privati, che hanno nella pubblicità l’unico introito». Il servizio pubblico televisivo, aggiunge Confalonieri, «quasi in tutta Europa non raccoglie pubblicità o ne raccoglie in misura limitata. Auspichiamo che cessi questa inaccettabile pratica anticompetitiva, un ritorno a un confronto concorrenziale pubblico-privato equo e anche una rifocalizzazione della Rai come servizio pubblico, con un ruolo di equilibrio per tutto il sistema. Le leggi ci sono, le Autorità di sorveglianza pure. I tempi sono più che maturi per ricondurre Rai e la sua Concessionaria pubblicitaria all’osservanza delle norme, che, a differenza del web, qui ci sono e sono precise». L’attacco agli OTT Confalonieri ha parlato anche del persistere delle disparità concorrenziali che hanno favorito gli OTT anche in questo periodo di crisi per l’emergenza Covid-19, e chiede un maggior impegno della UE nel controllo delle posizioni dominanti. I colossi del web, che competono con Mediaset sia sul fronte delle audience, sia su quello della raccolta pubblicitaria, hanno visto crescere notevolmente il consumo come la tv. «Ma i loro fatturati, spinti spesso da disinformazione e sensazionalismo informativo, sono cresciuti mentre i nostri si sono contratti. Per non parlare delle tasse, che in Europa continuano a non pagare. L’Autorità Antitrust europea dovrà dare uno sguardo più attento alle posizioni dominanti che svantaggiano economicamente gli operatori comunitari, sottraendo loro risorse vitali ed estraendo valore tra imponibile e occupazione dal mercato europeo». L’azione della Commissione Europea Il presidente Mediaset ha quindi rimarcato positivamente l’azione della Commissione Europea rispetto alla sovranità digitale e la posizione del Commissario Paolo Gentiloni contro il dumping fiscale, nonché ha ricordato le dichiarazioni del Commissario per la Concorrenza Margarethe Vestager a favore della web tax e l’impegno di Thierry Breton, Commissario al Mercato Interno, a sostegno della filiera industriale dei media europei. «Tutti i provvedimenti sono tesi a limitare lo strapotere di queste piattaforme e a consentire ai media europei l’accesso a risorse sufficienti. È il momento per costruire un vero “Level playing field” fiscale e regolamentare. Condividiamo l’obiettivo della Commissione di creare un’economia dei dati. A tendere, sarà necessario fare chiarezza sull’utilizzo dei cookie di terze parti e sulle modalità utilizzate dai player d’oltreoceano per fare affari con i dati dei nostri utenti». Lo sviluppo pan europeo Confalonieri ha anche ricordato tutte le azioni messe in atto con il lockdown per garantire la continuità editoriale e industriale mettendo al sicuro la liquidità e la struttura patrimoniale, e infine anticipando la cassa integrazione al personale che non è stato in grado di lavorare da casa. «Abbiamo, inoltre, messo in atto tutte le azioni economiche e finanziarie necessarie per affrontare questa crisi con un bilancio solido». Pier Silvio Berlusconi, Amministratore Delegato Mediaset   Ad aprile Mediaset ha incrementato la partecipazione in ProsiebenSat1, raggiungendo una quota vicina al 25% dei diritti di voto. Si consolida così la strategia pan europea che trova il suo fulcro nel progetto MFE-Mediaforeurope lanciato nel 2019. L’opportunità per i broadcaster di crescere adottando una prospettiva internazionale «è il motivo per cui nelle ultime settimane – anche durante l’emergenza sanitaria – abbiamo ricevuto molto interesse da parte di investitori finanziari e partner industriali, per le prospettive che questa nuova dimensione potrebbe aprire. MFE è un'operazione che parte da un'azienda italiana che cerca di crescere all'estero, senza delocalizzare, continuando a pagare le imposte in Italia e in Spagna e restando quotata alla borsa di Milano e di Madrid». Nei confronti del progetto MFE prosegue l’ostruzionismo di Vivendi e Simon Fiduciaria, i cui appelli contro il via libera del Tribunale di Milano all’operazione MFE è stato rigettato dallo stesso lo scorso 19 giugno 2020. «Una perdita di tempo e soldi che si risolverà in tribunale». Venerdì scorso però Vivendi è stata ammessa a partecipare ai lavori dell’assemblea e a esercitare il diritto di voto. Esclusa invece Simon Fiduciaria sia dalla partecipazione sia dal voto. Produzione originale al centro del business Al centro del business di Mediaset si conferma la produzione di contenuti locali e fiction. Nel 2019 sono state trasmesse 15mila ore di prodotto originale. «Una strategia oggi seguita da altri broadcaster europei e che non verrà messa in discussione nel contesto di Mfe. I contenuti originali sono la risorsa più importante e rappresentano il punto di forza della nostra programmazione e la caratteristica distintiva rispetto alla competizione emergente. Aumentare la produzione di contenuti locali e fortemente identitari di intrattenimento, di cinema e di fiction, rimarrà prioritario in avvenire, visto il successo e il vantaggio competitivo che ce ne deriva in raffronto agli operatori internazionali». Sul fronte fiction «abbiamo in serbo titoli molto promettenti. Si tratta di investire e scegliere le storie più belle e meglio raccontate». Nel frattempo, Mediaset perde il calcio spagnolo – Liga e Champions League - che trasmetteva attraverso il suo OTT Mitele, in quanto il detentore dei diritti Telefonica li ha ceduti a Movistar+ e Orange per la stagione 2020/21. L’accordo tra Mediaset e Telefonica cessa dopo solo un anno. I necessari interventi del Governo italiano Confalonieri ha anche ricordato che l’Italia deve recepire la Direttiva Avms (Servizi media audiovisivi) e la Direttiva Copyright. «Le priorità di Mediaset sono che il governo recepisca integralmente le disposizioni previste dalla Direttiva soprattutto in tema di maggiore flessibilità del 20% di affollamento pubblicitario e che ci sia puntuale e fedele recepimento anche delle misure in materia di responsabilità delle piattaforme. La recente crisi Covid-19 ha dato ulteriore conferma che il codice di condotta sulla disinformazione si dimostra inadeguato e non rispettato. Per funzionare bene avrà bisogno di attuare sistemi efficaci di “notice-and-action”». Prioritaria è anche la Direttiva Copyright. Mediaset ribadisce che la necessità di acquisire licenze ex-ante per le piattaforme che comunicano al pubblico (come Youtube) - prevista all’art. 17 della Direttiva Copyright – non sia ulteriormente mitigata. Infine, in merito all’azione di Governo per fare fronte alla crisi, «il Decreto Rilancio contiene una norma particolarmente rilevante per noi: si tratta di un Tax credit per gli investimenti pubblicitari sulle televisioni commerciali, che speriamo esca rafforzato nel dibattito parlamentare di approvazione». Dopo la crisi generata dalla emergenza sanitaria, «siamo costretti a reinventare un modello di crescita che garantisca occupazione e programmi prodotti in Italia. Mediaset è pronta a farlo e confida sul fatto che il sistema Italia possa effettivamente creare le condizioni perché questo avvenga, in un contesto concorrenziale regolato ed equo». Il voto dell’assemblea L’Assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio di Mediaset chiuso il 31 dicembre 2019 con ricavi consolidati netti per 2.925,7 milioni di euro (3.401,5 milioni nel 2018), ebit a 354,6 milioni contro i 73,7 del 2018, e un risultato netto di Gruppo a 190,3 milioni (468,2 nel 2018). L’Assemblea ha deliberato di riportare l’utile a riserva straordinaria accogliendo la proposta del consiglio di amministrazione in vista della costituzione della nuova holding internazionale MFE che provvederà alla distribuzione del dividendo già annunciato. Inoltre, è stato nominato il nuovo consiglio sindacale di cui fanno ora parte Giovanni Fiori (presidente, da lista Vivendi); Riccardo Perotta e Flavia Daunia Minutillo (sindaci effettivi da lista Fininvest); Francesca di Donato, Leonardo Quagliata e Francesca Meneghel (sindaci supplenti, da lista Fininvest).   Rai Pubblicità: piena collaborazione con AGCOM, il tema del dumping è fuorviante  La concessionaria della Rai risponde all’attacco da parte di Mediaset, secondo cui il servizio pubblico praticherebbe sconti eccessivi sui listini pubblicitari   In merito alle dichiarazioni del Presidente di Mediaset, Rai Pubblicità precisa che il tema del dumping, evidentemente, non sussiste dato che il costo degli spazi pubblicitari della Rai è più alto rispetto a quello dei concorrenti privati. Ciò è dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che negli ultimi anni la quota di mercato dei soggetti privati si sia notevolmente espansa, proprio a danni della quota di mercato Rai. Gian Paolo Tagliavia, Amministratore Delegato Rai Pubblicità Rai Pubblicità ricorda inoltre, come già anticipato in sede di audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, che proporrà al mercato una profonda revisione al ribasso dei propri listini e degli sconti in vigore a partire da settembre, nello spirito di una piena collaborazione con le autorità e in particolare con AGCOM. 

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Autore: D Sechi - 27/06/2020


Gruppo Tempocasa, il 4% del fatturato per una comunicazione di più ampio respiro

Fermi tutti, state a casa! Un ordine recepito da tutti, due mesi di stop in attesa del go. Ma, intanto, tutt’intorno, il mercato immobiliare, ripresosi dopo la catastrofe economico-finanziaria di un decennio orsono, non ci ha pensato minimamente ad arretrare il proprio raggio d’azione, tutt’altro. Certo, non poche ripercussioni si avvertiranno da qui al prossimo futuro, qualche prezzo è già calato, ma il settore, nonostante le ovvie perdite percentuali, è vivo e lotta come non mai. Gruppo Tempocasa, tra le agenzie più attive del segmento, leader nell’intermediazione immobiliare con oltre 440 punti vendita in tutta Italia, nel frattempo, sta progressivamente cambiando pelle, al punto che potrebbe diventare un volano per tutto un settore ancora troppo radicato nelle proprie vetuste certezze. Ne abbiamo parlato con il nuovo direttore marketing e comunicazione Valerio Vacca. Una domanda ormai classica: si era partiti con il vento in poppa e i migliori propositi, ma poi il 2020 ci ha fatto lo sgambetto; come sta andando il mercato immobiliare? «Il nostro settore non si è fermato, neanche nei due mesi di lockdown, le compravendite sono continuate. È ovvio che qualche ritardo, anche piuttosto evidente, è stato accumulato, ma si è seminato bene e infatti si avverte una grande ripresa in tutte le grandi città, a parte forse Roma. Milano è il centro urbano che attrae maggiormente, anche dall’estero». Qualche problema la pandemia però lo causerà… «Certo, più che altro farà selezione: chi non si adeguerà alla modernizzazione, comunque già in atto, verrà spazzato via. Un settore in grande crescita, in cui le abitazioni medio piccole la fanno da padrone, il lusso, come tale, non cala mai, anche perché chi può permetterselo, in una situazione del genere, mostra ancora di più il proprio status. In generale, si nota una corsa selvaggia verso qualsiasi immobile, soprattutto a Milano. Certo poi occorrerà attendere un probabile rimbalzo negativo a fine anno» Gruppo Tempocasa sembra in decisa forma «Noi, a differenza di altri franchising, abbiamo continuato a martellare, mi passi il termine magari poco elegante. Siamo riusciti a concludere, in questo lasso di tempo tormentato, oltre 1000 vendite. In un ambito che alla fine ha smarrito per strada circa il 90%, noi ci siamo fermati a un -50%. Abbiamo da tempo avvertito l’esigenza di andare oltre i classici confini bianco-verdi, per abbracciare un discorso comunicativo a più ampio raggio, per poter accrescere la nostra brand reputation. Da questo proposito, abbiamo cominciato a strutturare il nuovo management, un modo per rinfrescare un settore ancora troppo ancorato alle sue certezze». In particolare cosa state facendo? «Stiamo portando avanti il processo di digitalizzazione, tenendo conto delle questioni legate al GDPR, divenuto oggi un asset fondamentale per ogni azienda. Ogni giorno cerchiamo di sensibilizzare la rete sull’argomento. Un precorso di crescita agevolato dalla partnership con We Can Consulting, agenzia che ci aiuta su tutto quel che riguardai processi di automazione. Stiamo curando poi tutto il reparto delle risorse umane. Infine, la comunicazione, per la quale abbiamo stanziato il 4% del fatturato. Una strategia che comprende tv, web e social». Avevate iniziato il 2020 on air «A gennaio siamo stati in Rai, a maggio sul circuito Mediaset, a giugno su TeleLombardia, quindi un mix di tv nazionali e locali. Online tra febbraio e marzo. Due i temi portanti della nostra comunicazione: la possibilità di valutare le abitazioni non solo tramite un algoritmo ma con l’appoggio di un consulente; la ricerca del personale, un tema per noi molto sensibile, visto l’obiettivo che ci eravamo prefissato per il 2021 di 500 punti vendita che invece raggiungeremo alla fine di quest’anno». Con quali agenzie lavorare? «Con Publitalia studiamo le campagne; in rete lavoriamo con ComoComunica, mentre Zucchi39 ci aiuta su SEO e SEM. Oltre alla citata We Can Consulting». L’obiettivo finale? «Rendere umana la figura dell’agente immobiliare, raccontare la sua storia. Continueremo su questa strada e a settembre saremo di nuovo sulle reti Mediaset, in maniera mirata sul nostro target».

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Autore: Redazione - 25/06/2020


Winelivery: 30 città in 30 minuti, già raggiunti gli obiettivi del 2020

Il modello Winelivery di consegna a domicilio di alcolici, ghiaccio e soft drink in 30 minuti e alla temperatura ideale ha già sperimentato, nei suoi passati 4 anni di vita, dei tassi di crescita e sviluppo a tripla cifra. Durante il recente periodo di lockdown però, l’aumento della domanda ha raggiunto i suoi massimi storici stabilizzandosi nella fase 3 ad un livello di fatturato superiore del 300% alla fase pre-covid. Il singolare periodo appena conclusosi ha sicuramente accelerato la crescita dell’azienda, portandola a raggiungere nei primi 5 mesi dell’anno gli obiettivi previsti, dal suo piano di sviluppo, per la fine del 2020. L’espansione territoriale La crescita di Winelivery non è misurabile solo in termini di fatturato, ma di espansione territoriale: l’app per bere ha chiuso il 2019 con 10 sedi attive sul territorio italiano, potenziando poi la sua capillare diffusione geografica in questi primi sei mesi del 2020, fino ad aprire oltre 30 store in tutto il Bel Paese, dalla Sicilia fino all’Alto Adige. L’applicazione, stabilmente in vetta alle classifiche della sua categoria, conta più di 400mila download e si è affermata, oltre che come servizio di delivery, anche come Media privilegiato per Brand e produttori nel settore beverage. Winelivery è, infatti, capace di influenzare le abitudini di consumo dei propri utenti, di supportare il lancio di nuovi prodotti e soprattutto di fornire alle aziende informazioni sui trend di consumo e sul posizionamento delle etichette. Il supporting di Intesa È proprio per la sua capacità di crescita su molteplici fronti, inclusi quelli da digital retailer e media company, che Winelivery ha finalizzato a febbraio 2020 un round di investimenti da 2.5 milioni, che ha visto anche la partecipazione del più grande gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, il quale ha deciso di sottoscrivere un finanziamento convertibile per supportare l’azienda nell’accelerazione del suo percorso di sviluppo. “Intesa Sanpaolo è una delle più importanti realtà del sistema bancario europeo. Il fatto che abbia deciso di supportare finanziariamente lo sviluppo di Winelivery è per noi un grande riconoscimento di valore del progetto oltre che una grande opportunità di crescita”, afferma Francesco Magro, CEO e founder di Winelivery. “La grande sfida per noi sarà rafforzare la nostra posizione di leader della consegna in 30 minuti in Italia ed al contempo continuare ad innovare, come abbiamo fatto con il servizio in 30 minuti ai privati, anche il mercato dell’Ho.Re.Ca.”.

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