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Il gruppo Lagardère si avvia alla cessione a Holding Evelyne Prouvost, che già detiene il 58%, del 42% di Gruppo Marie Claire

L’accordo tra le due società sembra, ormai, in via di finalizzazione e porterebbe il Gruppo di cui è managing partner Arnaud Lagardère a uscire da quello che edita anche Cosmopolitan, Avantages, Cuisine et vins de France e il free Stylist

Annunciata da tempo, la vendita della partecipazione minoritaria di Lagardère in Marie Claire diventerà effettiva a breve. La novità è che la Holding Evelyne Prouvost, già proprietaria del 58% del Gruppo Marie Claire, dovrebbe acquisire il 42% di Lagardère. «Stiamo finalizzando l’accordo, le trattative stanno proseguendo postivamente e ci sono buone chances di arrivare a una conclusione» ha dichiarato Arnaud de Contades, ceo del Gruppo Marie Claire. Lo scorso mese, Arnaud Lagardère aveva detto, in occasione dell’approvazione della prima trimestrale del Gruppo di cui è general e managing partner, che c’era l’intenzione di cedere la citata quota, pur senza citare chi avrebbe potuto essere il possibile acquirente. Al Gruppo che controlla Marie Claire, su cui avrebbe, quindi, deciso di esercitare il proprio diritto di prelazione, fanno capo anche Cosmopolitan, Avantages, Cuisine et vins de France e il free Stylist.

Lagardère accelera

Inizialmente si era profilato uno schema globale di allenza tra Lagardère (che ha testate come Elle, Télé 7 Jours  e France Dimanche), Mondadori (che ha oltralpe magazine come Biba e Grazia) e, appunto, Marie Claire che, però, risulta non aver avuto più seguito. Lagardère ha accelerato nelle ultime settimane il suo disimpegno dai media fatta eccezione per Paris Match, Journal du Dimanche ed Europe 1. Il valore della transazione non è stato rivelato, ma Lagardère valuta la sua quota a fine 2017 53 milioni di euro, che integra una perdita di 24 milioni a far capo al primo semestre sempre dello scorso anno. La crisi della stampa si fa sentire anche in Francia, e il Gruppo Marie Claire, sempre l’anno scorso, ha registrato su questo fronte una contrazione della pubblicità dell’11,4%.

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