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YouTube svela i segreti della nuova creatività e inaugura un canale Fashion

Autore: D Sechi

Paola Marazzini


Creator a raccolta dal genitore più affettuoso: la piattaforma riporta a MIlano il Pop-Up Space, la tre giorni dedicata ad autori e produttori di contenuti video. Ma cosa è accaduto dal 2005 a oggi? Il marchio è divenuto un classico anche per gli operatori come è accaduto per gli spettatori? E in Italia? Va tutto Bene? Illustra e risponde Paola Marazzini

Dove eravate nel maggio del 2005? Chi eravate? C’eravate? All’epoca se ne accorsero in pochi, la messa online di YouTube non provocò maremoti o attacchi di idolatria vicina al fanatismo. Qualcuno ci arrivò al ritorno dalle vacanze estive, tra un MySpace e un SecondLife, qualcun altro ci mise più tempo. Un anno dopo già non se ne poteva fare a meno. Oggi, 14 anni dopo, la piattaforma video per antonomasia può vantare oltre 2 miliardi di utenti ogni mese e viene sentita, vissuta come un qualcosa di naturale, senza nessun attacco di nostalgia dei bei tempi che furono o analisi di natura filosofica. È un dato di fatto, magari non ancora alla stregua del bicchiere d’acqua, ma non lontano.

Here We Are

Però, ogni tanto bisogna fare anche il punto della situazione, riaprire gli occhi, connettersi in maniera più analitica per scoprire l’evoluzione di un brand, le sue scelte, i lanci di prodotto, le soluzioni escogitate per rendere ancora più fruibile il suo consumo. Ed eccoci quindi al cospetto di Paola Marazzini, Director Agency and Strategic Partnerships di Google Italia, quindi padrona di casa del YouTube Pop-up Space di scena al Base di Milano.

Da fruitori a creatori

Se entri, anche in punta di piedi, ché non occorre fare tanto chiasso se si ha qualcosa da dire, nell’immaginario collettivo, è chiaro che prima o poi potrebbero esserci dei riflessi positivi sul fronte creativo dei fruitori. Ed è quello che è accaduto con YouTube «che ha favorito il sorgere progressivo di nuove generazioni di creatori di contenuti che condividono le proprie passioni con milioni di persone in tutto il mondo. Che si tratti di vlogging, intrattenimento, informazione, insegnamento, consigli di bellezza, fai-da-te, l’entusiasmo con cui i creator abbracciano e raccontano le proprie storie è così reale da rendere possibile la creazione di vere e proprie community che li sostengono e che condividono passioni e interessi. Nell'abbracciare questa autenticità, interi generi vengono inventati o addirittura reinventati secondo modalità espressive originali e uniche», spiega Paola Marazzini. «La missione di YouTube (Give everyone a voice and show them the world): permettere a tutti di vedere, ascoltare, condividere le proprie storie e costruire relazioni a livello globale. Questo è possibile solo in un ecosistema che vede l’incontro di tre attori: gli utenti, i creator e i brand.

Cosa è accaduto nel mentre…

Quasi tre lustri, volati come il vento, portatore di novità, che infatti non mancano mai. Ma prima un riassunto di tutte le puntate precedenti, elencate gentilmente da Paola Marazzini: YouTube può contare su oltre 2 miliardi di utenti su mensili, per un totale di oltre 1 miliardo di ore di contenuti visualizzati ogni giorno. Oltre 500 le ore di video caricati e condivisi ogni minuto. YouTube è localizzato in 80 lingue in 100 paesi nel mondo. Più del 70% delle visualizzazioni avviene da dispositivi mobile. La fruizione di YouTube da mobile ha superato il 70% delle visualizzazioni totali, ma a sorprendere è il salotto di casa: le persone guardano sempre più spesso YouTube dallo schermo tv, incluse le televisioni connesse. Veniamo all’Italia: 1400 canali hanno più di 100k iscritti, in crescita del 50% tra 2018 e 2019. 90 canali hanno più di 1 milione di iscritti, in crescita dell’85% tra 2018 e 2019. Il numero di canali con guadagni a sei cifre cresce di oltre il 60% rispetto allo scorso anno. In media, oltre il 35% del watch time sui contenuti prodotti da creator italiani proviene da oltre confine.

Professione Youtuber

Prima si è rimasti a bocca aperta, poi si è cominciato a scavare con l’obiettivo di scovare filmati che si credevano dispersi per sempre. Poi è successo qualcos’altro: dall’intrattenimento si è passati al lavoro e da YouTube sono spuntate nuove professioni, anche grazie allo YouTube Partnership Programme, che consente a chiunque abbia un canale e produca qualcosa di originale di guadagnare grazie alla pubblicità sui propri contenuti. E allora, ecco spuntare autentiche icone del Tubo: Bethany Motta o Pewdiepie all'estero, in Italia Clio Make up, The Show, Sofia Viscardi, Daniele Doesn't Matter, The Jackal, Yotobi, e tanti altri.Tutto questo grazie anche alla crescita di realtà che collaborano attivamente alla crescita professionale di questi ragazzi. Si tratta dei Multi Channel Network (MCN), vere e proprie agenzie che collaborano con i creator di YouTube offrendo loro servizi di marketing, aiuto nella produzione e promozione e li guidano nell’organizzazione dei contenuti in modo tale che i canali possano essere monetizzati al meglio.

In missione per conto della creatività

Passano gli anni, si susseguono i cambiamenti, ma c’è una costante in YouTube: «Vogliamo favorire la creatività, l’apertura di idee e opinioni differenti, Poi certo, non tutti vengono in pace ed è per questo che abbiamo assunto circa 10.000 “vigili” impegnati a sedare le controversie e a riportare l’ordine, sostenuti da algoritmi e strumenti vari capaci di disinnescare il materiale pericoloso. Non possiamo indietreggiare, ce lo chiedono investitori e centri media, che hanno a disposizione tutte le modalità possibili per far apparire i loro brand nei contesti da loro ritenuti più adatti.

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Efficient reach in a relevant environment with effective creativity

Matematica uguale creatività, non lo sapevate? I compiti in classe tra radici, seni e coseni hanno danneggiato il gusto di generazioni, ma i numeri aiutano a rendere più belle le nostre invenzioni: «YouTube funziona sia per le dimensioni del pubblico che la fruisce, ma anche per i prezzi che non possono non tener conto di quello che accade in tv. Come si raggiungono i migliori risultati? Semplice: quando l’utente viene raggiunto dalla pubblicità nel momento in cui il suo grado di attenzione è alto. Senza dimenticare la nostra abilità nella targetizzazione». Ma chi è questo pubblico? Quanti anni ha, per dirla, un po’ preoccupati, alla Vasco Rossi? «Non è una piattaforma per giovanissimi, come da qualche parte si pensa e si sbaglia. Oltre il 68% degli utenti ha più 35 anni, il che significa che ci troviamo di fronte a un target più consapevole, quindi molto interessante per le aziende». E in mezzo al fondamentale mare magnum tecnologico, eccola spuntare la creatività. Il presente e il futuro della piattaforma sono rappresentati dai «creator, bravissimi nel dialogo con il pubblico. I brand se ne accorgono, li adottano, li appoggiano, li sostengono e da qui nascono sinergie inaspettate, sicuramente più redditizie, in crescita, anche in Italia», peraltro sempre un po’ in ritardo, sia per questioni prettamente tecnologiche, ma anche per visioni filosofiche e anche generazionali. Ma, dopo infiniti tentativi, il numero degli inszionisti si sta allargando «C’è chi capisce subito il potenziale della piattaforma e vi si appoggia per le proprie strategie, c’è addirittura chi si avvicina a YouTube per fare performance».

News

In maniera quasi sbadata, vien fuori che nessuno fosse al corrente che, durante l’ultima Settimana della Moda, in quel di New York, YouTube avesse lanciato un nuovo canale, al momento ancora non monetizzabile, ovviamente, ma una bella vetrina informativa dedicata al Fashion. La speranza, l’auspicio, quasi una certezza, anche per Paola Marazzini, è che anche in Italia, patria della moda, lo spazio possa diventare un classico.


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 17/06/2020


L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Parte “Insieme, con un semplice tocco”, la campagna multicanale di Huawei, dedicata ai mesi estivi. La creatività è stata realizzata da Havas Group, che ha da poco vinto una gara Emea, mentre tutta la parte di pianificazione media è a cura di WaveMaker. Havas Milan ha eseguito gli adattamenti per il nostro Paese. Al centro della comunicazione l’ecosistema Huawei e tutti i suoi prodotti e servizi, che dal 15 giugno al 31 agosto regaleranno vantaggi imperdibili a tutti coloro che sceglieranno la tecnologia all’avanguardia del colosso cinese. Pianificazione Sei settimane di campagna tv, 3 settimane di out of home nelle più grandi città italiane a partire da metà giugno, e due settimane di radio in partenza alla fine di luglio. Oltre a essere pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali, la campagna sarà sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social di Huawei Italia, insieme ad una selezione di influencer e celebrity come Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis, Andrea Damante, Beatrice Valli e Marco Fantini, che ne racconteranno le promozioni e le offerte. Prodotti e promozioni Protagonisti dell’iniziativa i più recenti dispositivi dotati dei Huawei Mobile Services, tra cui Huawei P40, P40 Pro, P40 Pro +, P40 lite, Y Series. Tutti coloro che li acquisteranno riceveranno in omaggio Huawei Freebuds 3i e Huawei mini speaker, oltre a 50GB da utilizzare su Huawei Cloud, 6 mesi di Huawei Music, 3 mesi di Huawei Video in omaggio e fino a 10 film on demand. Ma non finisce qui. Gli utenti potranno, infatti, ricevere bonus esclusivi da parte dei partner Huawei, semplicemente accedendo all’app Member Center, disponibile gratuitamente su Huawei AppGallery e pre-installata sui device più recenti, e scaricando tutte le applicazioni che partecipano all’iniziativa. Il commento “Insieme, con un semplice tocco, conferma ancora una volta l’impegno di Huawei nell’offrire ai consumatori un'esperienza intelligente e connessa, senza soluzione di continuità tra i diversi device. La strategia 1+8+N dell’azienda vede al centro lo smartphone che, insieme ad altri dispositivi e accessori e IoT, dà vita ad un ecosistema di prodotti e servizi, ricco e omnicomprensivo di tutti quei prodotti tecnologici ormai diventati indispensabili nella vita di tutti i giorni”, afferma Isabella Lazzini, Retail and Marketing Director Huawei CBG Italia.

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Autore: D Sechi - 07/07/2020


Fixool, l’home service a cinque stelle

Quando la giornata sembra promettere bene, con il sole alto, il cielo pulito e le prospettive ottime, ecco rompersi il boiler. Smarrimento, incredulità, irritazione, richiamo veloce di tutto il pantheon, nessuna risposta, forse sono tutti in ferie. Meno male che ci sono i motori di ricerca, una delle più grandi invenzioni della storia umana. Ed eccolo arrivare l’idraulico, lui, la sua valigetta degli attrezzi e il suo preventivo. Ma alla fine, con la riparazione riuscita, sempre lui dice di essersi sbagliato, la conferma arriva dalla parcella, anche detta salasso. Che si fa? Si paga, può capitare. Ma poi un tarlo si fa strada durante il pomeriggio, rapisce la sera, prende in ostaggio la notte. Non va bene. Rapido check tra amici e parenti: è tutto vero, è capitato anche a loro, ritrovarsi senza metà stipendio per la rottura di uno stipite, per il sistema elettrico improvvisamente latitante, per il gas che non sbuffa più… Ed è capitato anche a Leonardo Tirassa, CEO di Fixool (https://www.fixool.com/), azienda che sorge sul classico malcontento di cui sopra e che si muove nel mercato dell’home service, un settore che in Italia vale 23 miliardi di euro. Quando nasce Fixool? «L’idea spunta nel 2016, dopo una disavventura domestica con conseguenze economicamente molto costose. Un’opportunità di business che si concretizza nel maggio del 2017. Il mercato dell’home service si poggia su due tipi di mal di testa: quello del cliente, impegnato nella ricerca di una figura professionale di cui potersi fidare, e quello del professionista che vuole lavorare e vuole essere pagato. Prima di dare avvio al progetto, abbiamo intervistato circa 200 operatori, chiacchiere dalle quali sono scaturiti aneddoti assurdi, come la signora che propone un pagamento in vino!». Leonardo Tirassa Fixool rappresenta dunque una sorta di ponte tra operatori e clienti? «In realtà facciamo molto di più: gestiamo tutto, dal pagamento, alle proposte reali di lavoro. Abbiamo un servizio clienti proprietario. Informiamo a 360 gradi e per questo abbiamo lanciato un magazine gratuito (come del resto il portale), https://comefare.fixool.com/ che oggi può contare su 60.000 utenti unici al mese. Fixool è un portale di servizi di installazione, manutenzione, riparazione e assistenza per ambienti indoor (casa, ufficio, negozi e attività commerciali, laboratori, piccole e medie imprese). Siamo l’unico player italiano in grado di gestire end-to-end tutto il processo. Fixool riduce il sommerso; amplifica le opportunità di business per gli artigiani, che demandano alla piattaforma l’intero processo di prenotazione del lavoro, pagamento, fatturazione e rating; fa emergere inedite opportunità di sinergia nel tessuto produttivo locale; favorisce la nascita di micro-distretti produttivi, che dal digitale vivano poi come nuovi tasselli di economia reale». Il cliente perché dovrebbe fidarsi dei professionisti presenti su Fixool? «Perché sono tutti certificati. Non stiamo parlando di semplici moduli di accettazione, bensì di un vero e proprio iter di selezione, superato il quale arriva il contratto di affiliazione. Operatori ai quali non manca nulla: partita IVA, listino prezzi, assicurazione». Quello dell’home service è un mercato quasi in sotto traccia, che si da per scontato probabilmente, come funzionano le cose all’estero? «In Italia, il segmento vale 23 miliardi, secondo solo all’alimentare, secondo le ricerche Istat. Analoghe esperienze internazionali, più radicate, sono Zoofy in Olanda, Fantastic Services in UK e Home Advisor in USA; quest’ultima fa parte del gruppo IAK che oggi vale 5 miliardi di dollari. La stessa Amazon ha cominciato a investire nel settore negli Stati Uniti. Fixool ha già creato parecchio interesse e siamo stati avvicinati da alcune multinazionali». Una sintesi che vi definisca? «Siamo una Data Driven Platfom che opera nel settore dell’home service, che vuole accelerare la digitalizzazione di questo mercato, generando un sistema di vantaggi per tutti i protagonisti della filiera, con un obiettivo ben preciso: creare un’esperienza a cinque stelle. Ultimamente, a causa della pandemia, è cresciuta l’esigenza di sanificazione degli ambienti. Non ci siamo fatti trovare impreparati, abbiamo stretto un accordo con una realtà del segmento e abbiamo organizzato un servizio appropriato». Dove vi muovete al momento e cosa offrite? «Il nostro servizio al momento comprende il Nord Italia, da Milano a Bergamo, da Torino a Bologna, ed è in espansione. Sono 18 le categorie operative disponibili e 400 le tipologie di lavoro offerte». Sito e magazine sono gratuiti, come vi muovete nel campo della raccolta pubblicitaria? «lavoriamo con un grande eserto dio SEO e SEM e con lui volgiamo creare un ecosistema pubblicitario legato al nostro settore». Intanto è andata a buon fine l’attività di crowfunding… «Abbiamo raccolto 300.000 euro da investitori, anche internazionali, tra i quali lo stesso Zoofy. Ora inizia il secondo round da 200.000 euro. Intendiamo rafforzare la leadership nel mercato dell’home service, estendere la nostra presenza nell’intero Paese e superare i 1.000 interventi entro il 2020, conquistare nei prossimi 7 anni il 10% della componente digitale del mercato italiano dell’Home Service».

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Autore: D Sechi - 02/07/2020


Ascolta e impara: il pianeta dell’audio avanza, il caso GOODadd

Assediati da immagini, colori, sovrastati da colori rutilanti, da movimenti, da istantanee e da filmati, nonché da vecchi saggi che, in quanto tali, la sanno lunga e sono anni, decenni che parlano, troppo, di civiltà dell’immagine, di cultura dell’apparenza, di dittatura del look. Al di là dei consueti moralismi, che permeano e raccontano la società, quando …è troppo è troppo. La legge dell’inflazione si abbatte su tutto e tutti, non guarda in faccia nessuno, oggi tocca a me e domani a me. E le voci girano: una delle ultime è quella di Nielsen, la cui recente ricerca dedicata alla credibilità dei media ha visto trionfare la radio! L’audio, come nel 1935. Ma non cominciate a brindare cari passatisti senza aver fatto i conti con l’oste, mister Digital, che tutto fa riaffiorare, ma sotto altre vesti, con prerogative e obiettivi debitamente riaggiornati. Oggi, ma anche l’altro ieri a dirla tutta, audio vuol dire audiobook e podcast, quest’ultima che somiglia sempre più alla parola d’ordine per aprire nuovi scrigni colmi di chissà quali tesori. Occorrono però dei codici per riuscire a padroneggiare questa nuova realtà che pare nuovissima in Italia, ma che altrove sta producendo fatturati milionari. Il classico ritardo tricolore, ma le cos stanno cominciando a cambiare. Come? Dove? Chi? Ce lo siamo fatto raccontare da Marcello Pozza, CEO e founder di Goodadd.it GOODadd, come un saluto di benvenuto: siete stati ben accolti nel mondo dell’audio? «Direi proprio di sì. Siamo dentro dal 2018 con la nostra creative factory operante nell'ambito del Marketing & Comunicazione nata da GOODmood (editore digitale leader in Italia nella produzione di audiobook, con oltre 1.300 titoli distribuiti, di cui 700 produzioni proprietarie originali) e specializzata nella realizzazione di branded podcast, digital audio advertising e company podcasting a supporto della comunicazione interna aziendale e delle strategie di content marketing. La nostra è una storia ultra decennale. Le origini sono radiofoniche, risalgono agli anni 80, epoca in cui ancora si producevano programmi, mentre oggi si fa fatica a creare qualcosa di fresco innovativo. Poi, nel 1990, la partenza di PushPull, con la Gialappa’s Band e il palcoscenico delle notti magiche di Italia 90, con le cronache irriverenti del trio che si apprestava a divenire celeberrimo. Seguirono tante produzioni nel ramo audio-video, con personaggi fondamentali per la comunicazione italiana, come Carlo Massarini, per citarne uno. Due anni fa, la nascita di GOODadd che, grazie al suo team altamente qualificato, composto da storytellers, speakers, interpreti, scrittori e giornalisti e le sue quattro sale di registrazione, tra Milano e Padova, gestisce tutti gli aspetti della creazione di un podcast (dall’editing del testo alla registrazione delle voci e la regia, passando per l’audio editing, il sound design, mix e mastering) e fornisce, proprio attraverso questo media contenuti di intrattenimento, formazione e informazione chiari, veloci e pratici». Può farci qualche esempio? «Abbiamo prodotto recentemente un podcast dedicato alla vita di Claudio Piani, giovane avventuroso che, un bel giorno, ha deciso di fare armi e bagagli e partire. Si intitola “Il Vagabondiario” ed è stato inserito da Vanity Fair tra i cinque migliori esempi di racconto audio dedicato ai viaggi. “Due mani in più” è invece un progetto di delivery per persone non autosufficienti di Coop Lombardia che nel solo periodo di lockdown ha effettuato oltre 40 mila consegne a domicilio a Milano, Novate Milanese e Sesto San Giovanni. Sono nati tre podcast che vedono protagoniste proprio queste persone, i loro racconti, le loro difficoltà, le speranze, la gratitudine. Non è stata la nostra prima volta nel sociale: siamo stati i primi in Italia ad aver prodotto una serie podcast per la comunicazione medico-scientifica rivolta ai medici di medicina generale, operatori sanitari, pazienti e caregivers insieme a Nestlé Health Science. E ancora: “3 Fattori”, il progetto audio di Mariangela Pira, nota giornalista di Sky 24, esperta di economia, tema raccontato con un linguaggio semplice e avvincente». Dall’alto della vostra esperienza, quali soni i punti cardine sui quali basare la riuscita di un progetto di podcast? «Prima di tutto, occorre conoscere bene la materia che si sta trattando; l’improvvisazione non paga, avere prima uno schema ben preciso; curare meticolosamente la parte tecnica; avere un sound design di ottimo livello». Si può parlare di espansione di un nuovo media? «Sì. Sta accadendo la stessa cosa che avvenne 15 anni fa con l’apparizione di YouTube: improvvisamente apparve una moltitudine di nuovi produttori video. Ora sta accadendo la stesa cosa con l’audio». In quali settori vi trovate più a vostro agio e quali tipi di mercato vi piacerebbe approcciare? «Lavoriamo bene con GDO, con il mondo scientifico, che si sta un po’ liberando da pastoie legate a pregiudizi. Pensi che fino a qualche anno fa, in Italia, l’audiobook era associato alla realtà dei non vedenti, quindi era considerato un prodotto paramedicale. La prima volta che sbarcammo in America, era il 1987, gli scaffali delle rivendite di dischi erano colmi di audiobook, e stiamo parlando di 33 anni fa. In Germania, nel 2019 il fatturato legato a questo prodotto è stato di 180 milioni di euro, da noi, fino a un paio di anni fa non si superava il milione. Ora le cose stanno cambiando, grazie all’opera di aziende quali Audible e Storyteller. Riguardo i possibili interessi futuri, la moda da sentire e non più solo da guardare sarebbe una grande sfida. In USA accade da tempo, un esempio in questo senso è rappresentato da Gucci». Il segreto è allora sapersi raccontare? «Esattamente. Le faccio un altro esempio: abbiamo prodotto, in inglese, la biografia del signor BATA, proprio lui, il signore dietro il celebre marchio di calzature. Una storia affascinante, per un brand dalle dimensioni internazionali che viene però considerato autoctono. In molti pensano sia italiano, in India sono convinti che sia indiano. Una grande intuizione». Il podcast però oggi esiste soprattutto in quanto legato a una dimensione aziendale… «Se parliamo di fatturati sì, in attesa che lo spettro si allarghi. Oggi funzionano a grandi livelli le iniziative di branded content. Un altro esempio: nel 2008, convincemmo la Fiat a presenziare al Salone del Libro, con un progetto unico: “Libri in auto”. In pratica, l’utente saliva su una Fiat e poteva ascoltare un audiobook. Una primigenia attività di branded audio». Un 2020 che per molti versi non farà testo, prima però c’è stato il 2019… «Che abbiamo chiuso con un fatturato di 1,5 milioni di euro. Cifre difficilmente replicabili quest’anno. Ma intanto, a settembre saremo protagonisti di due novità, ossia la produzione di due serie originali. Un nuovo passo nel mondo dell’audio».

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Autore: S Antonini - 29/06/2020


Mediaset spinge sul progetto MFE e attacca Vivendi, gli OTT e, per dumping, la Rai, che replica: «I nostri spazi costano più della concorrenza»

Continua l’attacco di Mediaset alla Rai per la pratica di dumping dei prezzi degli spazi pubblicitari. Venerdì scorso il presidente Fedele Confalonieri, nel discorso di apertura dell’assemblea degli azionisti per l’approvazione del bilancio 2019, è ritornato sul tema che nei giorni scorsi ha tenuto banco per le indiscrezioni stampa su un presunto sconto del 94% sui listini praticato dalla concessionaria del servizio pubblico, a seguito delle quali l’amministratore delegato di Rai Pubblicità Gian Paolo Tagliavia è stato duramente criticato anche dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. «Le concessionarie del gruppo Mediaset hanno contenuto la flessione della raccolta pubblicitaria in un 3,6% al netto delle discontinuità legate al calcio – ha detto Confalonieri -. Un dato quindi migliore rispetto al mercato di riferimento. Ciò è ancora più significativo se si pensa che la Rai non ha mai cessato la pratica scorretta dell’abbassamento dei prezzi della pubblicità tramite sconti selvaggi, con il risultato di bruciare valore e sottrarre risorse agli investimenti in contenuti originali». E ancora, parlando della concorrenza sleale da parte degli Over the Top digitali non soggetti a tassazione in Italia, ha rincarato la dose: «Rimanendo in Italia, certamente non mancano situazioni che vanno a peggiorare il quadro già pesante che abbiamo visto a livello continentale. La concorrenza non è “fair” neppure a livello locale dove la Rai, italianissimo protagonista di punta dello scenario dei media, ha dato vita ormai da anni a una pratica scorretta e anticoncorrenziale, fatta di una politica di sconti molto aggressiva, resa possibile unicamente dalla presenza del canone di cui Rai è unica beneficiaria». Appello per un sistema più equilibrato Confalonieri ha ricordato che la pratica di dumping è stata accertata da AgCom «che ha rilevato come la condotta di Rai nella vendita degli spazi pubblicitari non sia trasparente e non garantisca la concorrenza ad armi pari con gli altri operatori privati, che hanno nella pubblicità l’unico introito». Il servizio pubblico televisivo, aggiunge Confalonieri, «quasi in tutta Europa non raccoglie pubblicità o ne raccoglie in misura limitata. Auspichiamo che cessi questa inaccettabile pratica anticompetitiva, un ritorno a un confronto concorrenziale pubblico-privato equo e anche una rifocalizzazione della Rai come servizio pubblico, con un ruolo di equilibrio per tutto il sistema. Le leggi ci sono, le Autorità di sorveglianza pure. I tempi sono più che maturi per ricondurre Rai e la sua Concessionaria pubblicitaria all’osservanza delle norme, che, a differenza del web, qui ci sono e sono precise». L’attacco agli OTT Confalonieri ha parlato anche del persistere delle disparità concorrenziali che hanno favorito gli OTT anche in questo periodo di crisi per l’emergenza Covid-19, e chiede un maggior impegno della UE nel controllo delle posizioni dominanti. I colossi del web, che competono con Mediaset sia sul fronte delle audience, sia su quello della raccolta pubblicitaria, hanno visto crescere notevolmente il consumo come la tv. «Ma i loro fatturati, spinti spesso da disinformazione e sensazionalismo informativo, sono cresciuti mentre i nostri si sono contratti. Per non parlare delle tasse, che in Europa continuano a non pagare. L’Autorità Antitrust europea dovrà dare uno sguardo più attento alle posizioni dominanti che svantaggiano economicamente gli operatori comunitari, sottraendo loro risorse vitali ed estraendo valore tra imponibile e occupazione dal mercato europeo». L’azione della Commissione Europea Il presidente Mediaset ha quindi rimarcato positivamente l’azione della Commissione Europea rispetto alla sovranità digitale e la posizione del Commissario Paolo Gentiloni contro il dumping fiscale, nonché ha ricordato le dichiarazioni del Commissario per la Concorrenza Margarethe Vestager a favore della web tax e l’impegno di Thierry Breton, Commissario al Mercato Interno, a sostegno della filiera industriale dei media europei. «Tutti i provvedimenti sono tesi a limitare lo strapotere di queste piattaforme e a consentire ai media europei l’accesso a risorse sufficienti. È il momento per costruire un vero “Level playing field” fiscale e regolamentare. Condividiamo l’obiettivo della Commissione di creare un’economia dei dati. A tendere, sarà necessario fare chiarezza sull’utilizzo dei cookie di terze parti e sulle modalità utilizzate dai player d’oltreoceano per fare affari con i dati dei nostri utenti». Lo sviluppo pan europeo Confalonieri ha anche ricordato tutte le azioni messe in atto con il lockdown per garantire la continuità editoriale e industriale mettendo al sicuro la liquidità e la struttura patrimoniale, e infine anticipando la cassa integrazione al personale che non è stato in grado di lavorare da casa. «Abbiamo, inoltre, messo in atto tutte le azioni economiche e finanziarie necessarie per affrontare questa crisi con un bilancio solido». Pier Silvio Berlusconi, Amministratore Delegato Mediaset   Ad aprile Mediaset ha incrementato la partecipazione in ProsiebenSat1, raggiungendo una quota vicina al 25% dei diritti di voto. Si consolida così la strategia pan europea che trova il suo fulcro nel progetto MFE-Mediaforeurope lanciato nel 2019. L’opportunità per i broadcaster di crescere adottando una prospettiva internazionale «è il motivo per cui nelle ultime settimane – anche durante l’emergenza sanitaria – abbiamo ricevuto molto interesse da parte di investitori finanziari e partner industriali, per le prospettive che questa nuova dimensione potrebbe aprire. MFE è un'operazione che parte da un'azienda italiana che cerca di crescere all'estero, senza delocalizzare, continuando a pagare le imposte in Italia e in Spagna e restando quotata alla borsa di Milano e di Madrid». Nei confronti del progetto MFE prosegue l’ostruzionismo di Vivendi e Simon Fiduciaria, i cui appelli contro il via libera del Tribunale di Milano all’operazione MFE è stato rigettato dallo stesso lo scorso 19 giugno 2020. «Una perdita di tempo e soldi che si risolverà in tribunale». Venerdì scorso però Vivendi è stata ammessa a partecipare ai lavori dell’assemblea e a esercitare il diritto di voto. Esclusa invece Simon Fiduciaria sia dalla partecipazione sia dal voto. Produzione originale al centro del business Al centro del business di Mediaset si conferma la produzione di contenuti locali e fiction. Nel 2019 sono state trasmesse 15mila ore di prodotto originale. «Una strategia oggi seguita da altri broadcaster europei e che non verrà messa in discussione nel contesto di Mfe. I contenuti originali sono la risorsa più importante e rappresentano il punto di forza della nostra programmazione e la caratteristica distintiva rispetto alla competizione emergente. Aumentare la produzione di contenuti locali e fortemente identitari di intrattenimento, di cinema e di fiction, rimarrà prioritario in avvenire, visto il successo e il vantaggio competitivo che ce ne deriva in raffronto agli operatori internazionali». Sul fronte fiction «abbiamo in serbo titoli molto promettenti. Si tratta di investire e scegliere le storie più belle e meglio raccontate». Nel frattempo, Mediaset perde il calcio spagnolo – Liga e Champions League - che trasmetteva attraverso il suo OTT Mitele, in quanto il detentore dei diritti Telefonica li ha ceduti a Movistar+ e Orange per la stagione 2020/21. L’accordo tra Mediaset e Telefonica cessa dopo solo un anno. I necessari interventi del Governo italiano Confalonieri ha anche ricordato che l’Italia deve recepire la Direttiva Avms (Servizi media audiovisivi) e la Direttiva Copyright. «Le priorità di Mediaset sono che il governo recepisca integralmente le disposizioni previste dalla Direttiva soprattutto in tema di maggiore flessibilità del 20% di affollamento pubblicitario e che ci sia puntuale e fedele recepimento anche delle misure in materia di responsabilità delle piattaforme. La recente crisi Covid-19 ha dato ulteriore conferma che il codice di condotta sulla disinformazione si dimostra inadeguato e non rispettato. Per funzionare bene avrà bisogno di attuare sistemi efficaci di “notice-and-action”». Prioritaria è anche la Direttiva Copyright. Mediaset ribadisce che la necessità di acquisire licenze ex-ante per le piattaforme che comunicano al pubblico (come Youtube) - prevista all’art. 17 della Direttiva Copyright – non sia ulteriormente mitigata. Infine, in merito all’azione di Governo per fare fronte alla crisi, «il Decreto Rilancio contiene una norma particolarmente rilevante per noi: si tratta di un Tax credit per gli investimenti pubblicitari sulle televisioni commerciali, che speriamo esca rafforzato nel dibattito parlamentare di approvazione». Dopo la crisi generata dalla emergenza sanitaria, «siamo costretti a reinventare un modello di crescita che garantisca occupazione e programmi prodotti in Italia. Mediaset è pronta a farlo e confida sul fatto che il sistema Italia possa effettivamente creare le condizioni perché questo avvenga, in un contesto concorrenziale regolato ed equo». Il voto dell’assemblea L’Assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio di Mediaset chiuso il 31 dicembre 2019 con ricavi consolidati netti per 2.925,7 milioni di euro (3.401,5 milioni nel 2018), ebit a 354,6 milioni contro i 73,7 del 2018, e un risultato netto di Gruppo a 190,3 milioni (468,2 nel 2018). L’Assemblea ha deliberato di riportare l’utile a riserva straordinaria accogliendo la proposta del consiglio di amministrazione in vista della costituzione della nuova holding internazionale MFE che provvederà alla distribuzione del dividendo già annunciato. Inoltre, è stato nominato il nuovo consiglio sindacale di cui fanno ora parte Giovanni Fiori (presidente, da lista Vivendi); Riccardo Perotta e Flavia Daunia Minutillo (sindaci effettivi da lista Fininvest); Francesca di Donato, Leonardo Quagliata e Francesca Meneghel (sindaci supplenti, da lista Fininvest).   Rai Pubblicità: piena collaborazione con AGCOM, il tema del dumping è fuorviante  La concessionaria della Rai risponde all’attacco da parte di Mediaset, secondo cui il servizio pubblico praticherebbe sconti eccessivi sui listini pubblicitari   In merito alle dichiarazioni del Presidente di Mediaset, Rai Pubblicità precisa che il tema del dumping, evidentemente, non sussiste dato che il costo degli spazi pubblicitari della Rai è più alto rispetto a quello dei concorrenti privati. Ciò è dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che negli ultimi anni la quota di mercato dei soggetti privati si sia notevolmente espansa, proprio a danni della quota di mercato Rai. Gian Paolo Tagliavia, Amministratore Delegato Rai Pubblicità Rai Pubblicità ricorda inoltre, come già anticipato in sede di audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, che proporrà al mercato una profonda revisione al ribasso dei propri listini e degli sconti in vigore a partire da settembre, nello spirito di una piena collaborazione con le autorità e in particolare con AGCOM. 

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