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RCS MG: oggi i conti del 2018, con un’ulteriore riduzione dell’indebitamento

Autore: V Parazzoli


Il Presidente e A.D. del Gruppo, Urbano Cairo, ha anticipato che i risultati dello scorso anno saranno positivi e che ci sarà una maggior spinta sul digitale. Online il sito de L’Economia, entro metà maggio i nuovi Salute e 7

Il CdA per il bilancio 2018 di RCS MG sarà oggi e, quindi, venerdì, il suo Presidente e A.D., Urbano Cairo, intervenuto all’evento per il secondo anno della nuova L’Economia, non ha rilasciato anticipazioni in merito: ha detto però che i conti e soprattutto la marginalità saranno buoni, e che l’indebitamento scenderà a 190 milioni di euro, e sta continuando a ridursi anche quest’anno.

Cairo non ha dato nemmeno numeri sui primi mesi del 2019, limitandosi all’inequivocabile commento: «dobbiamo lottare», che allude alle difficoltà in cui si trova ancora la stampa in generale, ciò che ha spinto editore e concessionaria ad avviare anche un road show di presentazione dell’offerta del Gruppo che è tutt’ora in corso. La stampa pesa un po’ meno ora sul totale delle entrate ed è scesa dal 90 all’83%, ma è chiaro che i prodotti cartacei sono sempre oggetto di attenzioni continue, come si vedrà con i nuovi Corriere Salute e 7, magazine su cui sta lavorando Barbara Stefanelli e che incorporerà i contenuti (e la redazione) di Liberi Tutti.

I relativi lanci, previsti inizialmente e rispettivamente il 25 e 26 aprile, sono stati spostati di qualche settimana per non essere penalizzati da festività e ponti, ma arriveranno in edicola entro la prima metà di maggio. Particolari cure saranno dedicate anche a IO Donna, perché l’obiettivo davvero sfidante di Cairo è di portarne la raccolta a quota 40 milioni di euro rispetto ai 25 del 2018.

Il sito de L’Economia

Che però Cairo sia sempre più attento anche al digital lo dimostra che proprio venerdì è stato lanciato il nuovo sito de L’Economia (www.economia.corriere.it), che nobilita quella che finora era una materia cui era dedicato un canale del quotidiano diretto da Luciano Fontana e che “insisterà” su due piani: l’aggiornamento in tempo reale con le news dal mondo della finanza e della politica economica ma, anche, l’approfondimento, l’analisi e le informazioni di servizio.

È questo ad esempio il senso della sezione “L’Economia per te”, guide pratiche per scelte di investimento o previdenziale, acquisti e scadenze. Non mancheranno poi storie di imprese e interviste ai protagonisti, opinioni, video-schede e tutorial. Un filo diretto con i lettori (anche su smartphone) che si rafforzerà anche con due newsletter: una quotidiana, alle 18, con le principali novità e analisi a conclusione della giornata economica, e una al venerdì, con la raccolta delle opinioni e analisi della settimana.

Per le Europee dovrebbe esserci anche il nuovo sito del Corsera che, intanto, viaggia a 22,8 milioni di utenti unici\mese, con 140.000 abbonati all’edizione digitale, con l’obiettivo però di farli cospicuamente crescere. L’Economia, di cui oggi è in edicola il consueto allegato del Corsera del lunedì, è apparso anche venerdì per il numero speciale in occasione appunto del secondo anno di restyling, con un numero tutto dedicato ai 600 “campioni” delle PMI italiane, 30 delle quali sono entrate anche nella short-list del nuovo premio “L’impresa è comunicazione”, nato dalla collaborazione tra la testata e l’Università IULM di Milano.

Il primo premio assoluto è andato a La Sportiva, azienda trentina di calzature e abbigliamento da montagna di cui è Presidente Lorenzo Delladio, che ha ricevuto anche una menzione speciale per il miglior video corporate story, ideato internamente. E a cura anche in questo caso dell’azienda stessa sono i social di Pagani Automobili, che ha ottenuto invece un riconoscimento per le migliori pagine di Instagram e Facebook. Inserto ed evento di venerdì scorso sono i primi episodi di un percorso che proseguirà fino a giugno, con incontri settimanali sui territori.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 17/06/2020


L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Parte “Insieme, con un semplice tocco”, la campagna multicanale di Huawei, dedicata ai mesi estivi. La creatività è stata realizzata da Havas Group, che ha da poco vinto una gara Emea, mentre tutta la parte di pianificazione media è a cura di WaveMaker. Havas Milan ha eseguito gli adattamenti per il nostro Paese. Al centro della comunicazione l’ecosistema Huawei e tutti i suoi prodotti e servizi, che dal 15 giugno al 31 agosto regaleranno vantaggi imperdibili a tutti coloro che sceglieranno la tecnologia all’avanguardia del colosso cinese. Pianificazione Sei settimane di campagna tv, 3 settimane di out of home nelle più grandi città italiane a partire da metà giugno, e due settimane di radio in partenza alla fine di luglio. Oltre a essere pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali, la campagna sarà sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social di Huawei Italia, insieme ad una selezione di influencer e celebrity come Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis, Andrea Damante, Beatrice Valli e Marco Fantini, che ne racconteranno le promozioni e le offerte. Prodotti e promozioni Protagonisti dell’iniziativa i più recenti dispositivi dotati dei Huawei Mobile Services, tra cui Huawei P40, P40 Pro, P40 Pro +, P40 lite, Y Series. Tutti coloro che li acquisteranno riceveranno in omaggio Huawei Freebuds 3i e Huawei mini speaker, oltre a 50GB da utilizzare su Huawei Cloud, 6 mesi di Huawei Music, 3 mesi di Huawei Video in omaggio e fino a 10 film on demand. Ma non finisce qui. Gli utenti potranno, infatti, ricevere bonus esclusivi da parte dei partner Huawei, semplicemente accedendo all’app Member Center, disponibile gratuitamente su Huawei AppGallery e pre-installata sui device più recenti, e scaricando tutte le applicazioni che partecipano all’iniziativa. Il commento “Insieme, con un semplice tocco, conferma ancora una volta l’impegno di Huawei nell’offrire ai consumatori un'esperienza intelligente e connessa, senza soluzione di continuità tra i diversi device. La strategia 1+8+N dell’azienda vede al centro lo smartphone che, insieme ad altri dispositivi e accessori e IoT, dà vita ad un ecosistema di prodotti e servizi, ricco e omnicomprensivo di tutti quei prodotti tecnologici ormai diventati indispensabili nella vita di tutti i giorni”, afferma Isabella Lazzini, Retail and Marketing Director Huawei CBG Italia.

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Autore: V Parazzoli - 03/07/2020


UPA stima il -17% per gli investimenti nel 2020. Lorenzo Sassoli de Bianchi: «Bisogna trasmettere ottimismo e fiducia per rilanciare i consumi»

La contrazione del mercato pubblicitario, nel 2020 rispetto all’anno precedente, sarà pari al 17%. È questa la previsione che emerge dalla survey effettuata in queste settimane tra i suoi associati da UPA, l’organismo che riunisce i più importanti investitori pubblicitari in Italia. Il Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi era solito fornire le stime sull’anno in corso durante il consueto Summit che avrebbe dovuto svolgersi ieri ma che, notoriamente, è stato cancellato causa Covid. In ogni caso, il monitorggio interno è stata effettuato e, anche se non vengono forniti dettagli sui singoli mezzi, è indicativo del “sentiment” delle aziende e della loro volontà di “resistere” e ripartire anche sul fronte della comunicazione, visto che fornisce un’ipotesi di chiusura dei 12 mesi migliorativa, anche se solo di qualche punto, rispetto a quelle rilasciate da Nielsen e GroupM. Progressiva ripresa «Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno inciso pesantemente nei due mesi del lockdown, mentre già da maggio assistiamo a una progressiva ripresa che dovrebbe portare a una chiusura d’anno tutto sommato meno negativa delle attese - spiega infatti Sassoli de Bianchi a DailyMedia -. Si tratta di una previsione che riguarda soprattutto il settore del largo consumo (alimentari, bevande, cura della casa, cura della persona), mentre per i beni durevoli (ad eccezione dell’auto) e i servizi (ad eccezione dell’industria alberghiera) le previsioni potrebbero essere migliori di circa un punto. La contrazione degli investimenti pubblicitari riguarderà soprattutto i big spender (che investono oltre 80 milioni l’anno) e i piccoli (che investono fino a 5 milioni l’anno), mentre i medi e medio grandi (40-80 milioni l’anno) ridurranno i loro investimenti in comunicazione in misura inferiore. Questo, perché i primi rispondono per lo più a logiche internazionali e quindi risentono della prudenza dei loro head quarter rispetto alle prospettive del nostro mercato, mentre i secondi, basti pensare a turismo e servizi, sono i più penalizzati dalla pandemia. Interessante invece la “tenuta” delle aziende medio-grandi, che sono l’ossatura della nostra economia e hanno deciso di prendersi qualche rischio, anche a ragion veduta, visto che in questo periodo si possono comprare grosse audience dal momento che la gente è molto esposta ai mezzi e c’è sete di informazione». Il ruolo del Governo Per quanto riguarda invece i singoli mezzi, in mancanza come detto di dettagli, il Presidente ricorda la “regola” consolidata per cui il segno degli andamenti dello spending complessivo è determinato dalla tv (che rappresenta il 40% degli investimenti), è migliorato dal digitale e peggiorato dagli altri mezzi. «In concreto – riprende – tutto dipenderà dai consumi e dall’ottimismo della gente, ma in questo momento manca la fiducia. E su questo ci vorrebbe un atteggiamento diverso da parte del Governo, che è stato coraggioso e apprezzato per come ha gestito il lockdown ma che ora fa annunci quando invece sarebbe meglio fare decreti e poi annunciarli, come quello del taglio all’IVA che, ovviamente, incide sulla propensione ai consumi. Idem dicasi per il prolungamento della cassa integrazione, che riguarda soprattutto le piccole imprese, che magari non possono nemmeno volendolo far tornare al loro posto di lavoro per problemi di sicurezza il personale. In questo momento più che mai vanno difese le aziende, che danno lavoro, e va tutelato il lavoro, altrimenti, in mancanza di prospettive, prevale l’indecisione e i consumi non ripartono. Le imprese mostrano una relativa fiducia, ma senza consumi non ripartono neanche gli investimenti in comunicazione». Lo storytelling Per quanto riguarda invece i “toni” della pubblicità, il Presidente sottolinea e apprezza la «sorprendentemente positiva capacità e rapidità di reazione da parte delle aziende con scelte comunicative nel periodo di lockdown di coesione e orgoglio per sostenere la gente a superare le difficoltà delle scorse settimane. Ora si nota già un interessante cambio di linguaggio, con il ricorso a grandi registi come Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Luca Guadagnino, per grandi campagne che interpretano al meglio le aspettative e i sentimenti della gente in questo momento. Lo storytelling della pubblicità sta cambiando, adeguandosi allo spirito del tempo, e va aggiunto che attraverso una qualità artistica della comunicazione si combatte meglio certa disinformazione e l’incitamento all’odio e al razzismo che ancora viene veicolato dalle piattaforme digitali. Il tema della brand safety non è nuovo per noi e ora ci spingiamo ancora di più con il progetto della blockchain che abbiamo avviato ma nel quale ci auguriamo che si impegnino anche le altre associazioni della industry per garantire sempre più trasparenza nei processi di filiera e nei messaggi stessi».

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Autore: S Antonini - 01/07/2020


Anna Vitiello (CXO di FUSE): «Nella comunicazione post Covid il brand deve puntare su autenticità e “reason why”

Durante l’emergenza da Covid-19 si è posto per le aziende un dilemma, vale a dire come comunicare senza commettere errori che infastidissero i consumatori. Dalle analisi condotte da OBE Insight Hub con BVA Doxa si scopre che l’errore più grande, in realtà, è stato non comunicare. Secondo la ricerca “La narrazione di brand in periodo di crisi”, condotta su un panel di 1500 interviste libere, e successivamente rielaborate in termini statistici, il 33% delle menzioni negative, vale a dire brand che hanno ricevuto un feedback negativo da parte degli intervistati, dipende proprio dalla loro assenza durante la crisi sanitaria. Per contro, solo nel 4% dei casi il fatto che il brand avesse smesso di comunicare è stato citato come un motivo di apprezzamento. «Paragoniamo l’atteggiamento dei brand a quello degli amici. Durante un momento di crisi, i buoni amici si rendono presenti, ma se qualcuno mancherà all’appello procurerà una doppia delusione. Lo stesso accade con i love brand, i marchi a cui siamo legati» spiega Anna Vitiello, OBE Academy Director e CXO di FUSE. Comunicare ha fatto bene ai brand L’atteggiamento tenuto durante la crisi sanitaria è stato determinante per condizionare la reputazione del brand e la “benevolenza” accordatagli dai consumatori. Nella top 50 elaborata a seguito delle citazioni di brand che hanno colpito di più i consumatori – circa due o tre citazioni spontanee in media – spicca in cima Amazon con il 64% subito seguito da marchi italiani come Parmigiano Reggiano, Barilla ed Esselunga a quota 56%. I brand Made in Italy sono più citati dai target maturi, mentre i più giovani, dai 18-24, accordano maggiore consenso ad aziende globali come Amazon e McDonald's anche grazie a una comunicazione particolarmente orientata a questi target. «La regola del “fare” è la prima motivazione per accordare benevolenza al brand. Ma è anche importante l’essere presenti, in dimostrare vicinanza e proattività. Insomma, “esserci” e “agire” sono due condizioni fondamentali per posizionarsi come lovebrand, mentre smettere di comunicare non è un’opzione» commenta ancora Vitiello. In tempo di crisi l’adv è fondamentale Ogni target ha un suo atteggiamento rispetto allo storytelling: se per i giovani il brand deve avere un ruolo sociale, i 25-35enni sono più pragmatici e guardano all’aspetto economico tra sconti e promozioni; negli adulti aumenta la sensibilità per lavoro e tutele, e infine i più maturi vogliono concretezza ma anche emotività. «Sono due le indicazioni che riceviamo da questa esperienza: che in tempo di crisi il brand deve essere presente, autentico e consapevole del suo ruolo sociale, nonché agire di conseguenza. E naturalmente, saperlo raccontare bene».  Lo storytelling dei marchi In questo periodo lo storytelling dei brand è cambiato, abbinando all’adv una serie di attività tra donazioni e altre iniziative e creando una comunicazione molto articolata: «Sembra una strada rilevante e punto di non ritorno. I brand devono avere un ruolo attivo nella società, devono avere un “perché” distintivo e dimostrare che è autentico e non solo un’immagine». Coerenza, autenticità, consapevolezza, attitudine all’azione: quando mancano il brand fallisce la comunicazione con il consumatore e perde credibilità. «La stessa cosa che è successa ai brand è successa alle celebrity. E’ stato premiato chi si è mosso per primo, pensiamo per esempio a Giorgio Armani e a Giovanni Rana, e chi non ha comunicato ha perso». Sul fronte della narrazione «non c’è un messaggio che è piaciuto di più, l’arma vincente è stata quella di essere una presenza coerente con il proprio “purpose. La Ferrari per esempio ha puntato sul territorio e così anche Parmigiano Reggiano. Esselunga sul servizio, Barilla sul brand, Rana sulla tutela dei dipendenti, Armani sul suo amore per Milano». La comunicazione del rilancio Cosa succederà “dopo”, quando la normalità non sarà più così nuova? «Non lo sappiamo, ma una cosa è certa, ci ricorderemo chi ci ha colpito favorevolmente, e ha soddisfatto le nostre aspettative. Per contro, non dimenticheremo chi ci ha deluso. E comunque questo è un processo irreversibile». La comunicazione del rilancio punterà sul peso del brand e sulla sua capacità di fare la differenza. «E’ stato definito una sorta di circolo virtuoso tra coraggio, autenticità, e fiducia nel proprio ruolo sociale. I brand dovranno prima definire la propria identità, la loro “reason why” e successivamente raccogliere intorno a loro una comunità che li apprezza. E questa identità deve coinvolgere tutta la filiera intorno al brand. In definitiva i consumatori non comprano il prodotto ma la storia che racconta. Però bisogna fare attenzione, oggi l’autenticità è al centro, bisogna che i brand sappiano chi sono e si concentrino sul loro “perché”».

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Autore: D Sechi - 30/06/2020


Tutte le strade della creatività nell’anno zero della società globale

Può capitare che buona parte delle certezze sulle quali avevi appoggiato la tua operatività quotidiana, la vita lavorativa svaniscano, quasi in un batter di ciglia, lasciandoti confuso e magari in preda a un discreto panico. Prendete questo “simpatico” 2020, iniziato classicamente come anno pieno di buoni propositi e poi franato sotto il peso dell’emergenza sanitaria globale. È chiaro che tutto quello che ci circonda sia cambiato e abbia bisogno di nuove risposte. Per esempio, come si deve comportare il pianeta della creatività? Deve prendere atto dello scenario, senza dubbio, ma deve cambiare approccio, deve magari comportarsi come se il suo significato fosse differente? Cosa deve raccontare e come? E i mezzi sui quali poggia le informazioni aiutano o creano addirittura maggiori scompensi? Come reagirà l’utente medio? Ne abbiamo parlato con Jonathan Lewis, Global Head of Teads Studio at Teads.tv, tra i protagonisti del Mese della Creatività, inaugurato a principio di giugno dalla Global Media Platform, una tavola rotonda virtuale per discutere di trend creativi e di best practice di settore. Dalla pre-pandemia a oggi cosa è cambiato? Poco, molto, il processo di mutazione era già in essere? «La pandemia ha portato con sé enormi cambiamenti nell'approccio alla creatività (e per creatività qui, stiamo parlando del processo creativo di sviluppo e pubblicazione di annunci). Il lockdown ha cambiato il modo in cui il lavoro viene prodotto, la gravità del virus ha mutato le dinamiche e i meccanismi di interazione e ingaggio delle persone e, naturalmente, molti brand hanno deciso di bloccare le loro campagne pubblicitarie a causa dei problemi e i vincoli generali che Covid-19 stava causando. Abbiamo assistito a risposte rapide e stranamente onnipresenti da parte di molti che hanno utilizzato immagini di strade vuote o video girati tramite dispositivi mobile veicolando messaggi di solidarietà per un ritorno alla "normalità". L'idea del "siamo tutti insieme" è stata dominante. Alcuni marchi hanno realizzato creatività d’eccellenza da questo punto di vista, altri sono stati sorpresi da comunicazioni tonalmente sorde o semplicemente sfortunate (KFC - “Finger Lickin 'Good”). Dal punto di vista digitale, la velocità e la natura agile della nostra piattaforma sono state utili per i marchi che desideravano ridisegnare e rielaborare i messaggi al volo aiutando a mantenere la copertura e il share of voice senza dover necessariamente sviluppare nuove creatività ma mantenendo quella sensibilità al contesto e a ciò che la gente voleva ascoltare dai brand. Non sono convinto che le modifiche apportate dalla pandemia fossero comunque già predisposte, ma piuttosto ci è stata data la rara opportunità di fare un bilancio e guardare a ciò che facciamo, a come lo facciamo per analizzare come trarre benefici dalla crisi attuale per un nuovo modo di lavorare in futuro. Per esempio, per coloro che non hanno un approccio integrato basato sulla convergenza tra Media, Creatività e Dati, ora sarebbe un buon momento di iniziare, poiché ciò costituisce una base efficace per fornire soluzioni rapide e agili». Cosa vuol dire creatività oggi come oggi? «Non credo che ci sia stato un cambiamento nel significato di "creatività" oggi in qualsiasi altro momento. "La creatività è la sconfitta dell'abitudine per originalità", scrisse Arthur Koestler nel 1964. "Creatività" è spesso, erroneamente, legata a un output artistico principalmente, ma è davvero un termine versatile, sia che si tratti di arte che di tecnologia. In un mondo Covid, le recenti "sconfitte originali dell'abitudine ..." includeranno i modi creativi in cui marchi come LVMH e Brew Dog hanno reinventato il loro business distribuendo disinfettanti per le mani». Ci sono settori nei quali il ricorso alla creatività è obbligatorio e altri dove potrebbe essere quasi facoltativo? «Se la creatività è uno strumento che usiamo per risolvere problemi complessi e per generare buone soluzioni che hanno un impatto duraturo e creano nuovi risultati positivi e opportunità, direi che è sempre obbligatorio. Ma se il tuo obiettivo è quello di creare risultati ripetibili e prevedibili, forse puoi farlo con il pilota automatico». Quanta precisione matematica, e quindi numeri e dati, deve esserci oggi per avere una buona creatività? «È possibile realizzare una campagna vincente, efficace, di costruzione del marchio, senza l'uso di "numeri" o "dati" ma solo con un'idea geniale eseguita in modo brillante e che risuona positivamente con una vasta gamma di persone. Al contrario e soprattutto dal punto di vista digitale, dati, targeting e approfondimenti potrebbero fornire un modo per sviluppare e migliorare con successo un approccio creativo in modo da potenziarlo, massimizzare l’impatto e renderlo più mirato. Tutto dipende dall'inserzionista, dal settore in cui opera, dai budget che ha, dalla frequenza su tutti i mezzi di comunicazione, ecc. Sarebbe sbagliato promuovere un approccio unico per tutti. In definitiva il fattore più determinabile del successo è se l'idea creativa e l'esecuzione della vendita di quel prodotto / marchio siano valide o meno». Quali elementi sottolineare sempre e comunque in un disegno creativo? «Lo studio sull'efficacia dalla banca dati IPA, combinato con il lavoro di Binet e Field e più recentemente artisti del calibro di Orlando Wood suggeriscono che l'efficacia creativa è in declino a causa di un'inclinazione verso il "breve termine" e una mancanza di creativi emotivamente coinvolgenti e divertenti. Si prediligono invece temi astratti dislocati che non si prestano ad essere efficaci sul lungo termine. Il continuo incremento del peso del digitale / mobile e delle piattaforme che spingono brevi slot da 2 secondi contribuiscono molto a sostenere questo approccio, il che non sorprende se si considera il tempo limitato che si ha per fare impressione su tali piattaforme. In altri ambienti mobili, come all'interno di contenuti editoriali di alta qualità prodotti professionalmente, dove l'attenzione è di 7 volte superiore, non è necessario che sia così. Sebbene i dispositivi mobili possano ancora rappresentare una sfida per la promozione dell'efficacia, essere pronti ad adattarsi ai dispositivi mobili (ovvero l'uso di didascalie in un ambiente privo di rumori e le funzionalità tattili offerte dai dispositivi mobili) può aiutare i marchi a considerare un approccio più a lungo termine e un ritorno a un’efficacia costruita sulla sensibilità e sull'utilizzo delle caratteristiche distintive del marchio». Rassicurare, invogliare, far sognare, descrivere: cosa conta di più e dove appaiono maggiormente simili voci? «Questo è un momento particolarmente difficile per "leggere" la probabile reazione e sensibilità delle persone a determinati messaggi e attivazioni. Puoi leggere 20 diversi articoli di approfondimento e ottenere 20 diverse risposte a ciò che le persone "si aspettano" dall'approccio di un advertiser. Quindi, da un punto di vista strategico, è probabilmente meglio pianificare in piccoli segmenti di tempo (periodi da 1 a 3 mesi) ed essere "sempre in beta" non è attualmente una cattiva decisione. Ma ancora una volta, è la creatività a fare la differenza. La recente pubblicità di Facebook con Kate Tempest è un eccellente esempio di ciò che ha permesso al brand di distinguersi tra una moltitudine di creatività tutte uguali che veicolano gli stessi messaggi all'inizio della crisi. Inoltre, direi che nell'attuale situazione sia più importante che mai mostrare azioni concrete per esempio per l'uguaglianza razziale, anziché mere dichiarazioni di sostegno».

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