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RCS: gli eventi generano un giro di affari di oltre 10 milioni di euro e quest’anno aumentano per durata e quantità, sempre legati ai brand del Gruppo

Autore: V Parazzoli

Raimondo Zanaboni


Dopo quelli primaverili, da settembre parte la seconda infornata di format, compresi gli esordi de “Il Tempo della Salute” e i “Cook Awards”. Raimondo Zanaboni, D.G. della concessionaria, spiega come siano apprezzati in quanto piattaforme multimediali che integrano le versioni cartacee e digitali delle testate

Archiviati con successo l’articolata presenza alla “Design Week” e il “Family Business Festival” a Brescia in aprile, e “Cibo a regola d’Arte” a maggio (250 eventi alla Fabbrica del Vapore con il record di 16.000 partecipanti), RCS ha messo a punto il calendario delle prossime iniziative che copriranno il secondo semestre, a partire da quella che sarà la sesta edizione de “Il Tempo delle Donne”, che si terrà dal 13 al 15  settembre, con un atteso ulteriore aumento di ospiti ed eventi, ancora una volta alla Triennale. Il festa-festival organizzato da Corriere della Sera da un’idea de La27esimaOra, con la direzione artistica della vicedirettrice vicaria Barbara Stefanelli, indagherà quest’anno il tema dei “corpi”. In programma inchieste dal vivo, conversazioni, interviste, laboratori, concerti e installazioni, per un format che unisce linguaggi diversi, dal giornalismo allo spettacolo, dalla musica al teatro, dal video alla performance artistica.

A seguire, sempre a Trento, dal 10 al 13 ottobre, ci sarà la seconda edizione del “Festival dello Sport”. Organizzato dalla Gazzetta dello Sport e da Trentino (Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Trentino Marketing e Apt di Trento), con il patrocinio del Coni e del Comitato italiano paralimpico, sarà intitolato “Il fenomeno, i fenomeni”, una grande inchiesta giornalistica dal vivo per raccontare le imprese di grandi solisti e squadre leggendarie, atleti e atlete, campioni e campionesse di oggi e di ieri a tu per tu con il quotidiano diretto da Andrea Monti, e con ancora più campus diffusi nelle piazze della città. Visto che l’anno scorso ci sono state oltre 50 mila presenze e 130 eventi, quest’anno la manifestazione durerà un giorno in più. Anche nel 2019 il “Festival dello Sport” si avvarrà della collaborazione e del supporto di numerosi brand partner, molti dei quali sono al suo fianco già dalla prima edizione, come Audi, che si conferma main partner, Parmigiano Reggiano e UnipolSai, premium partner, ed Ecopneus, sustainability partner. Cassa Centrale Banca, Pastificio Felicetti, La Sportiva, Massigen Integratori e Acqua Recoaro partecipano in qualità di partner. Già pronto anche il nuovo manifesto del Festival, realizzato da Drudi Performance, che ritrae un campione nel momento della vittoria, spoglio di ogni divisa perché simbolo di tutti gli sport: colorato con tutte le nuance della manifestazione, rosa Gazzetta e blu Trentino, sarà l’icona di questa edizione. Radio Italia si conferma emittente ufficiale, e dedicherà all’evento un’importante campagna di comunicazione sui propri mezzi. La musica di Radio Italia sarà inoltre la colonna sonora del Festival e accompagnerà i numerosi appassionati durante i quattro giorni. Curerà, inoltre, l’animazione in occasione di numerosi appuntamenti che arricchiranno il programma dell’evento.

“Il Tempo della Salute” e “Cook Award”

Subito dopo si torna a Milano dove, nei primi giorni di novembre, il Corriere Salute, che ha debuttato lo scorso 9 maggio, sta organizzando il nuovo format, per quest’anno di un giorno, “Il Tempo della Salute”. Pochi giorni dopo, per l’esattezza l’8 sempre di novembre, sarà la volta, anche in questo caso con un evento ancora one-shot di un solo giorno, de “L’Economia del Futuro”, organizzato da L’Economia, con un focus su quella circolare. Tre giorni dopo e, quindi, l’11 di quel mese, sarà la volta di un’altra novità e, cioè, il “Cook Award”, legato al mensile che ha fatto il proprio esordio lo scorso 19 settembre, e che diventa evento autonomo mentre nell’ultima edizione era nel contenitore di “Cibo a Regola d’Arte”per premiare i protagonisti della gastronomia più innovativi in cinque categorie: chef, produttore, divulgatore, innovatore e giovane talento. In preparazione anche 4 eventi di Corriere Innovazione, il mensile diretto da Massimo Sideri, e l”Innovation Hub” a Milano il 29 sempre di novembre: quello dell’anno scorso venne dedicato a territori, creatività, networking e startup. Per finire, il 4 dicembre, ci sarà la quinta edizione dei “Gazzetta Sports Awards”.

Piattaforme di engagement

Complessivamente, il giro d’affari dei format ideati da RCS Live in collaborazione con le direzioni editoriali, supera ormai i 10 milioni di euro, ed è una voce in crescita per il Gruppo. «Gli eventi sono sempre più importanti nelle strategie di engagement delle aziende – spiega a DailyMedia il D.G. di RCS Pubblicità Raimondo Zanaboni – e il nostro Gruppo offre sempre di più delle piattaforme multimediali di comunicazione che integrano la parte cartacea e quella digitale dei nostri brand, dando però la possibilità ai partner di “portare” nei contenitori i loro contenuti».


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 17/06/2020


L'estate di Huawei: al via “Insieme, con un semplice tocco”

Parte “Insieme, con un semplice tocco”, la campagna multicanale di Huawei, dedicata ai mesi estivi. La creatività è stata realizzata da Havas Group, che ha da poco vinto una gara Emea, mentre tutta la parte di pianificazione media è a cura di WaveMaker. Havas Milan ha eseguito gli adattamenti per il nostro Paese. Al centro della comunicazione l’ecosistema Huawei e tutti i suoi prodotti e servizi, che dal 15 giugno al 31 agosto regaleranno vantaggi imperdibili a tutti coloro che sceglieranno la tecnologia all’avanguardia del colosso cinese. Pianificazione Sei settimane di campagna tv, 3 settimane di out of home nelle più grandi città italiane a partire da metà giugno, e due settimane di radio in partenza alla fine di luglio. Oltre a essere pianificata sulle maggiori emittenti tv nazionali, la campagna sarà sostenuta con una video strategy sulle testate online e sui canali social di Huawei Italia, insieme ad una selezione di influencer e celebrity come Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis, Andrea Damante, Beatrice Valli e Marco Fantini, che ne racconteranno le promozioni e le offerte. Prodotti e promozioni Protagonisti dell’iniziativa i più recenti dispositivi dotati dei Huawei Mobile Services, tra cui Huawei P40, P40 Pro, P40 Pro +, P40 lite, Y Series. Tutti coloro che li acquisteranno riceveranno in omaggio Huawei Freebuds 3i e Huawei mini speaker, oltre a 50GB da utilizzare su Huawei Cloud, 6 mesi di Huawei Music, 3 mesi di Huawei Video in omaggio e fino a 10 film on demand. Ma non finisce qui. Gli utenti potranno, infatti, ricevere bonus esclusivi da parte dei partner Huawei, semplicemente accedendo all’app Member Center, disponibile gratuitamente su Huawei AppGallery e pre-installata sui device più recenti, e scaricando tutte le applicazioni che partecipano all’iniziativa. Il commento “Insieme, con un semplice tocco, conferma ancora una volta l’impegno di Huawei nell’offrire ai consumatori un'esperienza intelligente e connessa, senza soluzione di continuità tra i diversi device. La strategia 1+8+N dell’azienda vede al centro lo smartphone che, insieme ad altri dispositivi e accessori e IoT, dà vita ad un ecosistema di prodotti e servizi, ricco e omnicomprensivo di tutti quei prodotti tecnologici ormai diventati indispensabili nella vita di tutti i giorni”, afferma Isabella Lazzini, Retail and Marketing Director Huawei CBG Italia.

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Autore: V Parazzoli - 03/07/2020


UPA stima il -17% per gli investimenti nel 2020. Lorenzo Sassoli de Bianchi: «Bisogna trasmettere ottimismo e fiducia per rilanciare i consumi»

La contrazione del mercato pubblicitario, nel 2020 rispetto all’anno precedente, sarà pari al 17%. È questa la previsione che emerge dalla survey effettuata in queste settimane tra i suoi associati da UPA, l’organismo che riunisce i più importanti investitori pubblicitari in Italia. Il Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi era solito fornire le stime sull’anno in corso durante il consueto Summit che avrebbe dovuto svolgersi ieri ma che, notoriamente, è stato cancellato causa Covid. In ogni caso, il monitorggio interno è stata effettuato e, anche se non vengono forniti dettagli sui singoli mezzi, è indicativo del “sentiment” delle aziende e della loro volontà di “resistere” e ripartire anche sul fronte della comunicazione, visto che fornisce un’ipotesi di chiusura dei 12 mesi migliorativa, anche se solo di qualche punto, rispetto a quelle rilasciate da Nielsen e GroupM. Progressiva ripresa «Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno inciso pesantemente nei due mesi del lockdown, mentre già da maggio assistiamo a una progressiva ripresa che dovrebbe portare a una chiusura d’anno tutto sommato meno negativa delle attese - spiega infatti Sassoli de Bianchi a DailyMedia -. Si tratta di una previsione che riguarda soprattutto il settore del largo consumo (alimentari, bevande, cura della casa, cura della persona), mentre per i beni durevoli (ad eccezione dell’auto) e i servizi (ad eccezione dell’industria alberghiera) le previsioni potrebbero essere migliori di circa un punto. La contrazione degli investimenti pubblicitari riguarderà soprattutto i big spender (che investono oltre 80 milioni l’anno) e i piccoli (che investono fino a 5 milioni l’anno), mentre i medi e medio grandi (40-80 milioni l’anno) ridurranno i loro investimenti in comunicazione in misura inferiore. Questo, perché i primi rispondono per lo più a logiche internazionali e quindi risentono della prudenza dei loro head quarter rispetto alle prospettive del nostro mercato, mentre i secondi, basti pensare a turismo e servizi, sono i più penalizzati dalla pandemia. Interessante invece la “tenuta” delle aziende medio-grandi, che sono l’ossatura della nostra economia e hanno deciso di prendersi qualche rischio, anche a ragion veduta, visto che in questo periodo si possono comprare grosse audience dal momento che la gente è molto esposta ai mezzi e c’è sete di informazione». Il ruolo del Governo Per quanto riguarda invece i singoli mezzi, in mancanza come detto di dettagli, il Presidente ricorda la “regola” consolidata per cui il segno degli andamenti dello spending complessivo è determinato dalla tv (che rappresenta il 40% degli investimenti), è migliorato dal digitale e peggiorato dagli altri mezzi. «In concreto – riprende – tutto dipenderà dai consumi e dall’ottimismo della gente, ma in questo momento manca la fiducia. E su questo ci vorrebbe un atteggiamento diverso da parte del Governo, che è stato coraggioso e apprezzato per come ha gestito il lockdown ma che ora fa annunci quando invece sarebbe meglio fare decreti e poi annunciarli, come quello del taglio all’IVA che, ovviamente, incide sulla propensione ai consumi. Idem dicasi per il prolungamento della cassa integrazione, che riguarda soprattutto le piccole imprese, che magari non possono nemmeno volendolo far tornare al loro posto di lavoro per problemi di sicurezza il personale. In questo momento più che mai vanno difese le aziende, che danno lavoro, e va tutelato il lavoro, altrimenti, in mancanza di prospettive, prevale l’indecisione e i consumi non ripartono. Le imprese mostrano una relativa fiducia, ma senza consumi non ripartono neanche gli investimenti in comunicazione». Lo storytelling Per quanto riguarda invece i “toni” della pubblicità, il Presidente sottolinea e apprezza la «sorprendentemente positiva capacità e rapidità di reazione da parte delle aziende con scelte comunicative nel periodo di lockdown di coesione e orgoglio per sostenere la gente a superare le difficoltà delle scorse settimane. Ora si nota già un interessante cambio di linguaggio, con il ricorso a grandi registi come Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Luca Guadagnino, per grandi campagne che interpretano al meglio le aspettative e i sentimenti della gente in questo momento. Lo storytelling della pubblicità sta cambiando, adeguandosi allo spirito del tempo, e va aggiunto che attraverso una qualità artistica della comunicazione si combatte meglio certa disinformazione e l’incitamento all’odio e al razzismo che ancora viene veicolato dalle piattaforme digitali. Il tema della brand safety non è nuovo per noi e ora ci spingiamo ancora di più con il progetto della blockchain che abbiamo avviato ma nel quale ci auguriamo che si impegnino anche le altre associazioni della industry per garantire sempre più trasparenza nei processi di filiera e nei messaggi stessi».

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Autore: S Antonini - 01/07/2020


Anna Vitiello (CXO di FUSE): «Nella comunicazione post Covid il brand deve puntare su autenticità e “reason why”

Durante l’emergenza da Covid-19 si è posto per le aziende un dilemma, vale a dire come comunicare senza commettere errori che infastidissero i consumatori. Dalle analisi condotte da OBE Insight Hub con BVA Doxa si scopre che l’errore più grande, in realtà, è stato non comunicare. Secondo la ricerca “La narrazione di brand in periodo di crisi”, condotta su un panel di 1500 interviste libere, e successivamente rielaborate in termini statistici, il 33% delle menzioni negative, vale a dire brand che hanno ricevuto un feedback negativo da parte degli intervistati, dipende proprio dalla loro assenza durante la crisi sanitaria. Per contro, solo nel 4% dei casi il fatto che il brand avesse smesso di comunicare è stato citato come un motivo di apprezzamento. «Paragoniamo l’atteggiamento dei brand a quello degli amici. Durante un momento di crisi, i buoni amici si rendono presenti, ma se qualcuno mancherà all’appello procurerà una doppia delusione. Lo stesso accade con i love brand, i marchi a cui siamo legati» spiega Anna Vitiello, OBE Academy Director e CXO di FUSE. Comunicare ha fatto bene ai brand L’atteggiamento tenuto durante la crisi sanitaria è stato determinante per condizionare la reputazione del brand e la “benevolenza” accordatagli dai consumatori. Nella top 50 elaborata a seguito delle citazioni di brand che hanno colpito di più i consumatori – circa due o tre citazioni spontanee in media – spicca in cima Amazon con il 64% subito seguito da marchi italiani come Parmigiano Reggiano, Barilla ed Esselunga a quota 56%. I brand Made in Italy sono più citati dai target maturi, mentre i più giovani, dai 18-24, accordano maggiore consenso ad aziende globali come Amazon e McDonald's anche grazie a una comunicazione particolarmente orientata a questi target. «La regola del “fare” è la prima motivazione per accordare benevolenza al brand. Ma è anche importante l’essere presenti, in dimostrare vicinanza e proattività. Insomma, “esserci” e “agire” sono due condizioni fondamentali per posizionarsi come lovebrand, mentre smettere di comunicare non è un’opzione» commenta ancora Vitiello. In tempo di crisi l’adv è fondamentale Ogni target ha un suo atteggiamento rispetto allo storytelling: se per i giovani il brand deve avere un ruolo sociale, i 25-35enni sono più pragmatici e guardano all’aspetto economico tra sconti e promozioni; negli adulti aumenta la sensibilità per lavoro e tutele, e infine i più maturi vogliono concretezza ma anche emotività. «Sono due le indicazioni che riceviamo da questa esperienza: che in tempo di crisi il brand deve essere presente, autentico e consapevole del suo ruolo sociale, nonché agire di conseguenza. E naturalmente, saperlo raccontare bene».  Lo storytelling dei marchi In questo periodo lo storytelling dei brand è cambiato, abbinando all’adv una serie di attività tra donazioni e altre iniziative e creando una comunicazione molto articolata: «Sembra una strada rilevante e punto di non ritorno. I brand devono avere un ruolo attivo nella società, devono avere un “perché” distintivo e dimostrare che è autentico e non solo un’immagine». Coerenza, autenticità, consapevolezza, attitudine all’azione: quando mancano il brand fallisce la comunicazione con il consumatore e perde credibilità. «La stessa cosa che è successa ai brand è successa alle celebrity. E’ stato premiato chi si è mosso per primo, pensiamo per esempio a Giorgio Armani e a Giovanni Rana, e chi non ha comunicato ha perso». Sul fronte della narrazione «non c’è un messaggio che è piaciuto di più, l’arma vincente è stata quella di essere una presenza coerente con il proprio “purpose. La Ferrari per esempio ha puntato sul territorio e così anche Parmigiano Reggiano. Esselunga sul servizio, Barilla sul brand, Rana sulla tutela dei dipendenti, Armani sul suo amore per Milano». La comunicazione del rilancio Cosa succederà “dopo”, quando la normalità non sarà più così nuova? «Non lo sappiamo, ma una cosa è certa, ci ricorderemo chi ci ha colpito favorevolmente, e ha soddisfatto le nostre aspettative. Per contro, non dimenticheremo chi ci ha deluso. E comunque questo è un processo irreversibile». La comunicazione del rilancio punterà sul peso del brand e sulla sua capacità di fare la differenza. «E’ stato definito una sorta di circolo virtuoso tra coraggio, autenticità, e fiducia nel proprio ruolo sociale. I brand dovranno prima definire la propria identità, la loro “reason why” e successivamente raccogliere intorno a loro una comunità che li apprezza. E questa identità deve coinvolgere tutta la filiera intorno al brand. In definitiva i consumatori non comprano il prodotto ma la storia che racconta. Però bisogna fare attenzione, oggi l’autenticità è al centro, bisogna che i brand sappiano chi sono e si concentrino sul loro “perché”».

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Autore: D Sechi - 30/06/2020


Tutte le strade della creatività nell’anno zero della società globale

Può capitare che buona parte delle certezze sulle quali avevi appoggiato la tua operatività quotidiana, la vita lavorativa svaniscano, quasi in un batter di ciglia, lasciandoti confuso e magari in preda a un discreto panico. Prendete questo “simpatico” 2020, iniziato classicamente come anno pieno di buoni propositi e poi franato sotto il peso dell’emergenza sanitaria globale. È chiaro che tutto quello che ci circonda sia cambiato e abbia bisogno di nuove risposte. Per esempio, come si deve comportare il pianeta della creatività? Deve prendere atto dello scenario, senza dubbio, ma deve cambiare approccio, deve magari comportarsi come se il suo significato fosse differente? Cosa deve raccontare e come? E i mezzi sui quali poggia le informazioni aiutano o creano addirittura maggiori scompensi? Come reagirà l’utente medio? Ne abbiamo parlato con Jonathan Lewis, Global Head of Teads Studio at Teads.tv, tra i protagonisti del Mese della Creatività, inaugurato a principio di giugno dalla Global Media Platform, una tavola rotonda virtuale per discutere di trend creativi e di best practice di settore. Dalla pre-pandemia a oggi cosa è cambiato? Poco, molto, il processo di mutazione era già in essere? «La pandemia ha portato con sé enormi cambiamenti nell'approccio alla creatività (e per creatività qui, stiamo parlando del processo creativo di sviluppo e pubblicazione di annunci). Il lockdown ha cambiato il modo in cui il lavoro viene prodotto, la gravità del virus ha mutato le dinamiche e i meccanismi di interazione e ingaggio delle persone e, naturalmente, molti brand hanno deciso di bloccare le loro campagne pubblicitarie a causa dei problemi e i vincoli generali che Covid-19 stava causando. Abbiamo assistito a risposte rapide e stranamente onnipresenti da parte di molti che hanno utilizzato immagini di strade vuote o video girati tramite dispositivi mobile veicolando messaggi di solidarietà per un ritorno alla "normalità". L'idea del "siamo tutti insieme" è stata dominante. Alcuni marchi hanno realizzato creatività d’eccellenza da questo punto di vista, altri sono stati sorpresi da comunicazioni tonalmente sorde o semplicemente sfortunate (KFC - “Finger Lickin 'Good”). Dal punto di vista digitale, la velocità e la natura agile della nostra piattaforma sono state utili per i marchi che desideravano ridisegnare e rielaborare i messaggi al volo aiutando a mantenere la copertura e il share of voice senza dover necessariamente sviluppare nuove creatività ma mantenendo quella sensibilità al contesto e a ciò che la gente voleva ascoltare dai brand. Non sono convinto che le modifiche apportate dalla pandemia fossero comunque già predisposte, ma piuttosto ci è stata data la rara opportunità di fare un bilancio e guardare a ciò che facciamo, a come lo facciamo per analizzare come trarre benefici dalla crisi attuale per un nuovo modo di lavorare in futuro. Per esempio, per coloro che non hanno un approccio integrato basato sulla convergenza tra Media, Creatività e Dati, ora sarebbe un buon momento di iniziare, poiché ciò costituisce una base efficace per fornire soluzioni rapide e agili». Cosa vuol dire creatività oggi come oggi? «Non credo che ci sia stato un cambiamento nel significato di "creatività" oggi in qualsiasi altro momento. "La creatività è la sconfitta dell'abitudine per originalità", scrisse Arthur Koestler nel 1964. "Creatività" è spesso, erroneamente, legata a un output artistico principalmente, ma è davvero un termine versatile, sia che si tratti di arte che di tecnologia. In un mondo Covid, le recenti "sconfitte originali dell'abitudine ..." includeranno i modi creativi in cui marchi come LVMH e Brew Dog hanno reinventato il loro business distribuendo disinfettanti per le mani». Ci sono settori nei quali il ricorso alla creatività è obbligatorio e altri dove potrebbe essere quasi facoltativo? «Se la creatività è uno strumento che usiamo per risolvere problemi complessi e per generare buone soluzioni che hanno un impatto duraturo e creano nuovi risultati positivi e opportunità, direi che è sempre obbligatorio. Ma se il tuo obiettivo è quello di creare risultati ripetibili e prevedibili, forse puoi farlo con il pilota automatico». Quanta precisione matematica, e quindi numeri e dati, deve esserci oggi per avere una buona creatività? «È possibile realizzare una campagna vincente, efficace, di costruzione del marchio, senza l'uso di "numeri" o "dati" ma solo con un'idea geniale eseguita in modo brillante e che risuona positivamente con una vasta gamma di persone. Al contrario e soprattutto dal punto di vista digitale, dati, targeting e approfondimenti potrebbero fornire un modo per sviluppare e migliorare con successo un approccio creativo in modo da potenziarlo, massimizzare l’impatto e renderlo più mirato. Tutto dipende dall'inserzionista, dal settore in cui opera, dai budget che ha, dalla frequenza su tutti i mezzi di comunicazione, ecc. Sarebbe sbagliato promuovere un approccio unico per tutti. In definitiva il fattore più determinabile del successo è se l'idea creativa e l'esecuzione della vendita di quel prodotto / marchio siano valide o meno». Quali elementi sottolineare sempre e comunque in un disegno creativo? «Lo studio sull'efficacia dalla banca dati IPA, combinato con il lavoro di Binet e Field e più recentemente artisti del calibro di Orlando Wood suggeriscono che l'efficacia creativa è in declino a causa di un'inclinazione verso il "breve termine" e una mancanza di creativi emotivamente coinvolgenti e divertenti. Si prediligono invece temi astratti dislocati che non si prestano ad essere efficaci sul lungo termine. Il continuo incremento del peso del digitale / mobile e delle piattaforme che spingono brevi slot da 2 secondi contribuiscono molto a sostenere questo approccio, il che non sorprende se si considera il tempo limitato che si ha per fare impressione su tali piattaforme. In altri ambienti mobili, come all'interno di contenuti editoriali di alta qualità prodotti professionalmente, dove l'attenzione è di 7 volte superiore, non è necessario che sia così. Sebbene i dispositivi mobili possano ancora rappresentare una sfida per la promozione dell'efficacia, essere pronti ad adattarsi ai dispositivi mobili (ovvero l'uso di didascalie in un ambiente privo di rumori e le funzionalità tattili offerte dai dispositivi mobili) può aiutare i marchi a considerare un approccio più a lungo termine e un ritorno a un’efficacia costruita sulla sensibilità e sull'utilizzo delle caratteristiche distintive del marchio». Rassicurare, invogliare, far sognare, descrivere: cosa conta di più e dove appaiono maggiormente simili voci? «Questo è un momento particolarmente difficile per "leggere" la probabile reazione e sensibilità delle persone a determinati messaggi e attivazioni. Puoi leggere 20 diversi articoli di approfondimento e ottenere 20 diverse risposte a ciò che le persone "si aspettano" dall'approccio di un advertiser. Quindi, da un punto di vista strategico, è probabilmente meglio pianificare in piccoli segmenti di tempo (periodi da 1 a 3 mesi) ed essere "sempre in beta" non è attualmente una cattiva decisione. Ma ancora una volta, è la creatività a fare la differenza. La recente pubblicità di Facebook con Kate Tempest è un eccellente esempio di ciò che ha permesso al brand di distinguersi tra una moltitudine di creatività tutte uguali che veicolano gli stessi messaggi all'inizio della crisi. Inoltre, direi che nell'attuale situazione sia più importante che mai mostrare azioni concrete per esempio per l'uguaglianza razziale, anziché mere dichiarazioni di sostegno».

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