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Il Financial Times acquisisce il controllo di The Next Web

Autore: Redazione


Il Gruppo editoriale britannico si espande nel tech, in Europa e negli eventi, abilitando importanti sinergie con FT Live

Il Financial Times si espande nel tech, in Europa e negli eventi con l’acquisizione di una quota di controllo di The Next Web (TNW). La società editoriale britannica oggi parte della giapponese Nikkei, in particolare, ha fatto sapere di voler creare delle sinergie tra TNW e FT Live.

L’acquisizione dell’azienda editoriale e di eventi con base ad Amsterdam, poi, è anche complementare a Sifted, una nuova piattaforma dati lanciata dal Financial Times e pensata per gli imprenditori. Angela Mackay, editore globale di FT Live, ha detto: "TNW è un'azienda affermata e redditizia che produce uno dei più grandi e più acclamati eventi tech per le startup in Europa. Esistono chiare sinergie tra TNW e FT Live, nella condivisione del pubblico e nella diffusione del giornalismo di livello mondiale del FInancial Times sui palchi europei".

Boris Veldhuijzen van Zanten, amministratore delegato di TNW, ha aggiunto: "È un grande onore lavorare insieme a un'azienda con una storia così ricca, così ben rispettata e conosciuta in tutto il mondo. FT ha una visione globale per il futuro, un futuro in cui il pubblico del business e della tecnologia stanno convergendo e formano la forza trainante della nostra società".


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: D Sechi - 20/01/2020


GSC, il sostegno contro i fallimenti

Claire ha un appuntamento. E sembra felice. Ottimista, con una discreta fiducia nel suo futuro. Ha dei progetti. Sfortunatamente, si tratta di un incontro inaspettato, quello che decreta il fallimento della sua azienda. Claire vive la stessa situazione di 50.000 imprenditori ogni anno. Senza una rete di sicurezza, è sola. Claire sta pensando ai suoi dipendenti, ai suoi clienti. Cosa dirà ai suoi figli, ai suoi amici? È possibile controllare questo rischio? Per 40 anni l'associazione GSC ha supportato gli imprenditori in caso di perdita di attività. Mentre ogni anno più di 50.000 dirigenti aziendali affrontano liquidazioni o revoche senza protezione, l'associazione GSC organizza l'incontro di fallimento con un imprenditore.

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Autore: Redazione - 28/01/2020


I consumi in Italia: dopo dodici anni la crisi non è ancora stata archiviata

Dopo dodici anni, la crisi dei consumi non è ancora stata archiviata: le famiglie italiane spendono oggi 17 miliardi di euro in meno rispetto a quanto facevano nel 2007. E nel 2019 la spesa ha rallentato di nuovo: nei primi sei mesi dell’anno scorso è diminuita di 43 milioni di euro; e l’anno si è chiuso con una dinamica più bassa di mezzo punto rispetto agli altri grandi paesi europei. È quanto emerge anche dai dati diffusi da Confesercenti in occasione della Convention 2019 organizzata dall’associazione di piccole e medie imprese a Venezia. A non aver recuperato sembra siano soprattutto le spese per i trasporti (-12% rispetto al 2007), quelle per cibi e bevande (-6%) e per la moda (-4%). L’abbigliamento, in particolare, è una “crisi nella crisi”: la spesa delle famiglie per il vestiario è quella che è stata tagliata per prima, per un totale di oltre 2 miliardi di euro di spesa in meno. Crescono solo le spese in telefonia, audio, video-foto (più che raddoppiate a prezzi costanti), per la sanità (+3%), per vacanze, pasti fuori casa (+9%) e consumi digitali. Nessun altro grande paese dell’Unione Europea è in queste condizioni. Redditi troppo bassi Da quando è scoppiata la crisi, l’Italia ha perso, ogni anno, 16 miliardi di consumi nei confronti della Germania, 9 miliardi rispetto a Francia, Olanda e Portogallo, 2 miliardi relativamente alla Spagna. Se il confronto viene fatto al di fuori dell’euro, la perdita annua supera i 25 miliardi rispetto al Regno Unito e sfiora i 30 miliardi nei confronti degli Stati Uniti. I consumi sono penalizzati dalla debolissima dinamica dei redditi delle famiglie. Dal 2007 a oggi, infatti, i redditi da lavoro sono aumentati in Italia del 18%, contro il 55% della Germania, il 30% dell’Olanda e della Francia, il 40% del Regno Unito e il 46% degli Stati Uniti. Ma a pesare è anche l’aumento del fisco, cresciuto nel periodo più velocemente dei redditi. Sempre dal 2007 a oggi, le imposte sono aumentate rispetto ai redditi solo in Italia (un punto percentuale in più) e in Germania (+1,7%), mentre sono diminuite, sempre rispetto ai redditi, del 28% in Portogallo, del 20% in Francia, del 10% in Spagna. Un bisogno di “cambiamento” necessario per uscire dallo scenario asfittico e immobile dell’Italia di oggi, che punti su clima, ambiente e sostenibilità. E proprio questo, in estrema sintesi, è il ritratto degli italiani che si affacciano sul 2020 secondo il sondaggio di fine anno di Coop-Nomisma e la previsioni del “Rapporto Coop”. È così che questa voglia di cambiare provoca contraccolpi sulla mobilità (è su quella green che investiranno di più), sulla tavola (il cibo è uno degli ambiti in cui intendono destinare maggiori risorse, facendo scelte che penalizzano il junk food e, per la prima volta, anche i piatti pronti) e si riverbera anche in una nuova modalità di partecipazione. In prima persona Così, gli italiani scelgono di spendersi in prima persona nelle occasioni ludiche (concerti e altro), ma anche nelle piazze: il 20% ha già manifestato nel 2019 e vorrà farlo ugualmente nel 2020. A dare questa ventata di energia nuova sono soprattutto Mezzogiorno e Centro Italia e un po’ ovunque gli under 35, determinati a trascinare con la loro volontà il Paese fuori dalla risacca. Ma sul fronte economico le difficoltà restano, con i consumi che anche nel 2020 faranno registrare una crescita stimata di circa mezzo punto percentuale in un quadro di accelerazione del Pil altrettanto contenuta. Il “cambiamento”, spiega la ricerca, passa, infatti, dal 14% delle citazioni del 2016 al 19% del 2020 e agganciati ad esso ruotano i termini fatti propri dalla cosiddetta “generazione Greta”. Gli italiani, infatti, sognano (anche se sanno di non poterlo fare) di “cambiare vita” (35%) e “cambiare lavoro” (27%) o addirittura “trasferirsi all’estero” (31%) e magari “andare in pensione” (44% del campione). In ogni caso la grande maggioranza degli italiani vorrebbe, finalmente, una crescita economica più robusta (85%), ma sa anche che non potrà essere così. Il 60% teme, invece, che lo spread torni a impennarsi. Ma la maggior parte prevede, comunque, di spendere di più nel nuovo anno. Al top delle spese obbligate e in aumento ci sono le bollette, il carburante e le spese per il trasporto e per i servizi sanitari. Oltre a quelle obbligate mantengono saldi positivi anche le spese per l’alimentazione, per i viaggi e ancora la cura personale. Comperare cultura Nel frattempo, l’ultimo rapporto di Federculture mostra che nel 2018, rispetto al 2008, si è registrato un calo in tutti i consumi culturali, fatta eccezione per siti e monumenti. Rispetto a dieci anni fa, ci sono meno italiani che leggono, meno italiani che vanno a teatro e meno italiani che vanno al cinema. Certo, ci sono roboanti incrementi per i siti culturali, ma probabilmente questi dati sono derivanti dalle attività di incentivo. La spesa complessiva per le attività culturali è aumentata, ma meno di quanto siano aumentate le spese “ricreative”. In questo quadro va anche compreso il grandissimo divario culturale che separa le differenti aree geografiche tra il Nord e il Sud su quasi tutte le dimensioni: se nel Nord-Est gli italiani che avevano letto un libro erano il 49%, al Sud la cifra crolla miserabilmente, toccando quota 30%; al Sud la spesa media per abitante al botteghino (anno 2017, spettacoli teatrali e musicali) è pari a 5,51 euro, al Nord è quasi il triplo (15,76). Dati che sicuramente vanno correlati anche alle dimensioni della spesa pubblica: al Sud, nel periodo che va tra il 2010 e il 2016, l’incidenza della spesa comunale per abitante per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali sul totale delle spese correnti è stata pari a circa il 5%, contro il 13,3% dei comuni del Nord. Non molto differente il quadro che separa la spesa mensile delle famiglie in attività ricreative, spettacoli e cultura: dal picco del Trentino Alto Adige (178, 80 euro) all’abisso della Calabria (64,3 euro). Il settore dell’auto Un’ultima considerazione, anche qui alla luce dei numeri, riguarda un comparto che risulta sempre significativo in chiave scenaristica, quello dell’automotive. Ebbene, a dicembre 2019 in Italia sono stati venduti 140.075 veicoli, in aumento del 12,5% rispetto allo stesso mese del 2018. Nonostante questo buon risultato di fine anno per le vendite auto del 2019, si conferma una situazione stagnante del mercato. In totale, nel 2019, sono state immatricolate 1.916.320 unità, con un piccolo incremento dello 0,3% rispetto al 2018, quando furono venduti 1.910.701 veicoli e si registrò un calo del 3,3% rispetto al 2017. Purtroppo le previsioni del mercato auto per l’anno corrente 2020 non sono per niente rosee. Pesa come un macigno l’incertezza economica e politica, interna e internazionale, alla quale si aggiunge l’introduzione dei nuovi limiti europei alle emissioni di CO2, con pesanti sanzioni che dovranno sostenere le case automobilistiche. Così, dopo i risultati tendenzialmente negativi nei primi nove mesi del 2019, la forte spinta nell’ultimo trimestre del noleggio a lungo termine e delle autoimmatricolazioni è scaturita in una performance del dato mobile a dodici mesi finalmente positiva. Analizzando la domanda di autovetture per utilizzatori, emerge il nuovo, pesante, calo dei privati, che a dicembre archiviano una diminuzione delle immatricolazioni del 6,1%, a quasi 75.000 unità, con una perdita di quota di mercato di circa dieci punti percentuali, al 52,8%, rispetto a un anno fa. D’altro canto, salgono vigorosamente gli acquisti delle persone giuridiche, con il +34% del noleggio e il +52% delle società. Ma se la performance del noleggio è conseguenza della forte crescita del segmento a lungo termine (+48%, a 19.000 unità, con una quota che passa dal 10% al 13,2%), all’interno delle immatricolazioni a società sono le autoimmatricolazioni a fare la parte del leone (+74%, a 31.000 unità, con una quota che passa dal 13,9% al 21,6%), mentre le vendite ad altre società aumentano del 3,3%, a 8.500 unità, con una rappresentatività in diminuzione al 6%. Sul fronte delle alimentazioni si registra un calo a doppia cifra sia nel mese (-16,3%) sia nel cumulato delle vendite auto del 2019 (-22,2%) delle immatricolazioni di vetture diesel con, rispettivamente, 48.930 e 770.483 unità. Se il diesel scende, sale la benzina che con 68.883 unità rappresenta la motorizzazione con la quota di mercato più alta, con il 48,7% (+7,3% nel mese e nove punti percentuali in più nell’anno. Per concludere l’analisi del mercato di dicembre 2019 e dell’anno appena concluso, i trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture sono stati 320.799, in flessione del 4,9% rispetto ai 337.269 di dicembre 2018, portando il totale del 2019 a 4.185.530 unità, in contrazione del 5,4% rispetto ai 4.426.268 del 2018.

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Autore: Redazione - 28/01/2020


Citynews compie dieci anni; e li celebra con un logo speciale che verrà utilizzato per tutto il 2020

Era il mese di gennaio del 2010 quando Luca Lani e Fernando Diana lasciavano Banzai Media, della quale erano co-fondatori e manager, per ripartire “dal garage” fondando Citynews, una start up editoriale che inizialmente copriva solo cinque città con altrettanti quotidiani digitali: RomaToday, MilanoToday, NapoliToday, IlPescara e IlPiacenza. Il commento “Dieci anni fa sembrò a molti una scelta avventata - ricorda Luca Lani, Ceo del Gruppo Citynews -, ma noi avevamo una visione ben precisa ed eravamo mossi da due convinzioni basate sulle indagini e sulle sperimentazioni che avevamo svolto: i lettori italiani avevano fame di informazione di prossimità e, allo stesso tempo, avevano la voglia e la capacità di contribuire attivamente all’attività giornalistica. Erano gli anni del boom del citizen journalism, almeno in teoria, perché poi, in pratica, fummo gli unici, o quasi, a realizzarlo concretamente, grazie alla nostra piattaforma tecnologica, molto innovativa per l’epoca. La crisi della carta stampata era già una realtà e il mondo digital non si era ancora indirizzato verso le news di prossimità. Essere partiti per primi ci ha dato un vantaggio competitivo importante che ci ha portati, in soli dieci anni, ad essere il primo Gruppo Editoriale italiano in termini di audience digitale”. Un fattore determinante “Un altro fattore determinante per la nostra scelta editoriale e imprenditoriale - continua Fernando Diana, Ceo del Gruppo Citynews - è stata la scommessa sulla raccolta pubblicitaria locale. Nel 2010 il web, in Italia, era per molti aspetti già maturo; e lo era anche l’advertising digitale. Ma solo a livello nazionale. Il vasto mondo degli investitori e potenziali inserzionisti locali non si era ancora avvicinato a internet ed è proprio sull’esplorazione di questo territorio quasi vergine che abbiamo puntato per il successo di Citynews. Dopo un decennio possiamo affermare che la scommessa è stata vinta”. Dopo un anno A un anno dall’avvio della start up, nel 2011, viene chiuso un round di investimenti da 4,5 milioni di euro, sottoscritto dal Fondo Principia di Quantica SGR e da Micheli Associati e, alla chiusura dell’anno, Citynews è editore di trenta testate, per le quali scrivono, in totale, 56 giornalisti. Dal 2012 in poi, la storia del Gruppo Editoriale Citynews è una lunga cavalcata verso la vetta della classifica dell’informazione italiana, costellata, anno su anno, da “segni +” nei dati consuntivi di fatturato, di raccolta pubblicitaria, di risorse umane impiegate, di edizioni aperte o acquisite. A metà del 2014, Citynews raggiunge il break even, nel 2018 supera per la prima volta i 10 milioni di euro di fatturato e il 2019 si chiude con 53 edizioni pubblicate, per le quali scrivono, in totale, circa 250 giornalisti, tra dipendenti, collaboratori e freelance. Una stagione importante “Il 2019 è stato un anno importante sul piano editoriale - afferma ancora Luca Lani -. Abbiamo aperto le edizioni di Livorno, Messina e Reggio, andando a coprire alcuni territori del nostro Paese non ancora presidiati. Contiamo 53 edizioni che abbiamo rafforzato con quattro nuovi canali verticali e adottato soluzioni innovative per la gestione del flusso editoriale video. Questo è un dato che testimonia non solo la salute economica dell’azienda, ma soprattutto la sua volontà di investire nelle proprie risorse umane”. Audio Strategy “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo lavorato anche sull’Audio Strategy del Gruppo - continua Fernando Diana -. Abbiamo dato il via alla sperimentazione per l’automazione e la voce sintetica per la conversione audio dei contenuti su larga scala e avviato partnership strategiche con importanti emittenti radiofoniche areali. Numerosi anche i nuovi prodotti e formati lanciati quest’anno, dalla Dmp proprietaria all’Adv Page Stories, per arrivare all’evoluzione dei nostri progetti europei, AgriFoodToday ed EuropaToday, con TG e GR locali diffusi a livello capillare sul territorio. Tutto questo è stato reso possibile dalla crescita costante, in questi dieci anni, delle nostre due linee di business: la raccolta locale e quella nazionale rappresentanoc rispettivamentec il 40 e il 60% del fatturato di Citynews. E in base alle proiezioni di questo inizio anno, continueranno a crescere anche nel 2020”.   

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Autore: D Bologna - 24/01/2020


Triboo approva il Piano Industriale 2020-2022: ricavi in crescita da 76 milioni di euro del 2019 a 122 milioni previsti per il 2022

Si può partire dai numeri. Triboo ha approva il Piano Industriale 2020-2022 e ricavi sono in netta crescita, da 76 milioni di euro del 2019 (dato preconsuntivo) ai 122 milioni previsti entro il 2022 (CAGR +17%). Ma anche
la quota di Ebitda adjusted è in progresso, da 8,7 milioni di euro del 2019 (sempre un dato preconsuntivo) ai 18 milioni del 2022 (CAGR +28%). Poi, la posizione finanziaria netta, in miglioramento da 9,6 milioni in negativo al 31 dicembre 2019 (ancora un dato preconsuntivo) a 0,1 milioni in territorio positivo a fine 2022. La strategia del nuovo Piano si basa su quattro principali direttrici: ampliamento dei servizi offerti, innovazione tecnologica, evoluzione del modello organizzativo più efficiente e funzionale al business e ottimizzazione dei costi. Forte accelerazione Dunque,
il Consiglio di Amministrazione di Triboo S.p.A., Gruppo attivo nel settore dell’ecommerce e dell’advertising digitale, quotato sul mercato MTA, sotto la guida dell’Amministratore Delegato, Riccardo Maria Monti, ha esaminato e approvato il Piano Industriale per il periodo 2020-2022. E ieri, a Milano, in una sala gremita dell’Hotel Four Seasons, la presentazione ufficiale. Oggi è un giorno importante per noi, nel quale raccontiamo una storia importante - ha esordito il Ceo -. Siamo davvero soddisfatti dei risultati conseguiti nel 2019 e l’esercizio 2020 è iniziato in forte accelerazione, potendo contare su un team manageriale rafforzato e una nuova organizzazione interna, basata su una strategica ridefinizione delle aree di business. Il nuovo Piano prevede una crescita sostenuta e un incremento della marginalità, facendo leva sull’ampliamento dell’offerta di servizi unitamente all’innovazione tecnologica che da sempre caratterizza Triboo” ha proseguito Riccardo Maria Monti. 
 Riccardo Maria Monti   La strategia La strategia del nuovo Piano, come detto, si basa su quattro principali direttrici: sviluppo dell’ecommerce, grazie alla crescita organica del portafoglio di store online gestiti e ai nuovi brand partner, maggior impatto del B2B tramite accordi con i principali marketplace in tutto il mondo; piena integrazione delle recenti acquisizioni che contribuiranno alla crescita dei prossimi anni; incremento dei servizi di agenzia sui mercati internazionali, confermando il trend positivo e l’ampliamento dell’offerta sul mercato russo e su quelli asiatici; revisione della strategia in ambito media attraverso un modello organizzativo con una chiara visione industriale e un’ottimizzazione dei processi e dei costi. 
Il Piano riflette una strategica ridefinizione delle aree di business, così suddivise: T-Commerce, T-Agency, T-Mediahouse e T-Lab. 
 T-Commerce Per quanto riguarda T-Commerce, si tratta di un’ASA focalizzata su nuove partnership e investimenti per ampliare l’offerta di soluzioni tecnologiche. Saranno perseguite una razionalizzazione degli store online gestiti, una crescita organica dei volumi del portafoglio clienti trainati anche dai megatrend di mercato, oltre ad accordi con i principali marketplace e all’applicazione di tecnologie basate sulla blockchain. T-Agency    Poi, c’è T-Agency, area di business dedicata ai servizi di agenzia digitale e performance marketing, sempre più al centro delle strategie delle aziende e delle scelte di investimento nelle politiche di omnicanalitа. La crescita sarа legata anche ai Paesi asiatici ed alla Russia, sulla base dei risultati raggiunti nell’ultimo anno. 
 T-Mediahouse E ancora, T-Mediahouse: l’ASA punta su una nuova strategia basata sulla qualitа dei contenuti editoriali verticali, tramite l’evoluzione della proposizione commerciale e del modello di business, con un focus evolutivo basato sulle esigenze del mercato, all’interno di cinque aree tematiche: green, finance, automotive, food, woman; potendo contare complessivamente su oltre 17 milioni di utenti unici mensili. T-Lab 
 Infine, T-Lab, area dove confluiranno progetti speciali e nuove iniziative del Gruppo. Tutto questo mentre lo scenario di mercato, a livello mondiale, mostra un tasso di crescita medio dell’ecommerce, nel triennio 2020-2022, pari al +17%, con un peso del fatturato generato dall’online rispetto al retail, che passa dal 16,1% al 20%1. 
I principali Paesi in termini di crescita di fatturato sono rappresentati da Cina, Usa, Uk, Giappone e Corea del Sud. Anche in Italia la crescita dell’ecommerce, nel periodo 2020-2023, viene prevista a doppia cifra, con i seguenti settori trainanti: arredamento, fashion e “food & personal care”. 
Lo scenario di mercato a livello mondiale mostra un tasso di crescita medio del digital advertising pari al +13% e in Italia del +9%3. Triboo è giа presente in tali Paesi, pronta a cogliere le opportunità di crescita grazie a investimenti mirati per la costituzione di filiali o operazioni di acquisizione realizzate negli anni precedenti Gli elementi finanziari I ricavi 2019 (dato preconsuntivo) sono, dunque, pari a 76 milioni di euro, in crescita rispetto ai 70 milioni registrati nel 2018; l’Ebitda adjusted (dato preconsuntivo) è pari a circa 8,7 milioni rispetto agli 8,6 milioni nel 2018 e l’Indebitamento finanziario netto è pari a 9,6 milioni al 31 dicembre 2019 (dato preconsuntivo) rispetto ai 6,1 milioni al 31 dicembre 2018. 
Intanto, Triboo, nel 2019, ha continuato a investire in operazioni di M&A e a stabilire solide partnership. A marzo dell’anno scorso, Triboo è diventata l’unica realtа italiana a detenere tutte le certificazioni per operare sulle tre principali piattaforme digitali cinesi: WeChat, Alibaba e Baidu. 
Poi, in data 9 aprile 2019 è stato acquisito il rimanente 32% di Triboo Direct e nel luglio 2019 il 100% di Koi Advertising, operante in Uk, Australia, India, Indonesia e Sudafrica, con sede a Londra. 
Ma non finisce certo qui, perché nel mese di aprile 2019 è stata siglata una joint venture in negli Emirati Arabi con International Luxury Group (ILG), player globale nel campo di licensing, progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione di accessori moda di brand. Il ruolo di Triboo nella joint venture è quello di valorizzare, tramite l’ecommerce, importanti brand del fashion, del retail e del lusso. Infine, nel mese di dicembre 2019, Triboo ha acquistato una partecipazione pari all’8% del capitale di Bcame, ampliando la propria offerta di soluzioni tecnologiche avanzate. Giovanni Marino   Gli obiettivi Il Piano approvato ieri ha come obiettivi ricavi in crescita da 76 milioni del 2019 (dato preconsuntivo) a 122 milioni nel 2022 (CAGR +17%), un Ebitda adjusted in crescita da 8,7 milioni del 2019 (dato preconsuntivo) a 18 milioni nel 2022 (CAGR +28%). L’Indebitamento finanziario netto migliora, dai 9,6 milioni di euro al 31 dicembre 2019 (dato preconsuntivo), raggiungendo, a fine 2022, una posizione finanziaria netta positiva per 0,1 milioni, come effetto del flusso di cassa della gestione operativa e minori investimenti nel Piano. L’obiettivo dei ricavi per l’esercizio 2022 risulta, dunque, pari a 122 milioni di euro, con un incremento di 46 milioni rispetto ai ricavi del 2019 (dato preconsuntivo), suddivisi fra le diverse ASA. In particolare, come è stato indicato nell’incontro di ieri, 23 milioni saranno derivati da T-Commerce, sia per crescita organica sia per il significativo contributo dei marketplace. Altri
17 milioni dovrebbero provenire da T-Agency, grazie al contributo delle attività di performance marketing in Spagna e Uk, dopo la piena integrazione delle acquisizioni effettuate, l’incremento dei servizi sui mercati asiatici e in Russia e 
delle attività di agenzia legate ai clienti di T-Commerce. 
Ulteriori dovrebbero essere garantiti da T-Mediahouse, grazie ad una nuova strategia commerciale e a un nuovo modello di 
business. Ma l’elenco è lungo, perché altri 
3 milioni dovranno arrivare da T-Lab, grazie a nuove opportunitа di business. Questione di leadership “La crescita del Piano Industriale 2020-2022 è mirata a consolidare la nostra leadership, soprattutto tramite investimenti previsti per circa 21 milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni, a supporto della tecnologia e dell’innovazione. Sono certo che Triboo diventerà sempre più, anche a livello internazionale, un punto di riferimento nel mondo digital” ha commenta Marco Giapponese, Direttore Generale del Gruppo.

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