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Mito #2 Il formato principe del video è il 16:9, per Facebook non è così

Autore: G Broggi


Prosegue il format “Gli strumenti pubblicitari di Facebook: miti e verità”. Questa volta Cristina Baccelli (foto), Creative Strategist di Facebook Italia, illustra le potenzialità dei filmati verticali e l’impatto che queste soluzioni hanno su utenti, brand e creatività

Prosegue il format “Gli strumenti pubblicitari di Facebook: miti e verità”. Dopo il primo mito “Le campagne video non funzionano su Facebook perché l’audio non si attiva in automatico”, abbondantemente sfatato dal responsabile marketing del social network per il nostro Paese, Giulio Ravizza, oggi è la volta del secondo mito, “Il formato principe del video è il 16:9”. Cristina Baccelli, Creative Strategist di Facebook Italia, illustra in esclusiva a DailyNet le ultime evoluzioni del formato video, uno dei motori della crescita della pubblicità digitale. Ultimamente, grazie alla diffusione delle Instagram Stories, l’attenzione del pubblico, degli editori e degli spender pubblicitari si è spostata con forza verso il video verticale. Eppure, come spiega Cristina Baccelli, media verticali e orizzontali convivono da tempo nel panorama della comunicazione

Ultimamente si parla molto di video verticale. Eppure, dal cinema alla televisione, il formato si configura come una creatura orizzontale.

Nel panorama dei mezzi di comunicazione convivono media verticali e media orizzontali. I giornali, le riviste e i libri sono tutti media verticali. I manifesti delle affissioni sono sia orizzontali che verticali, un po’ come accade per le arti visive in senso lato. La Gioconda di Leonardo da Vinci, per esempio, è verticale. Per anni il video è stato guidato dal formato della pellicola, 4:3, con l’avvento dell’era digitale si è sentito il bisogno di un formato più scenografico e immersivo: il 16:9, che il pubblico ha amato da subito. Oggi gli smartphone, avendo cambiato il nostro modo di consumare i contenuti, ci pongono di fronte ad una nuova sfida creativa: il video verticale.

Libri quadri e giornali, però, sono statici: il video invece vive in orizzontale.

Oggi la televisione è orizzontale, ma per molto tempo lo schermo è stato quadrato. Il formato di un video dipende dallo strumento con cui lo guardiamo. Con l’avvento massiccio dei dispositivi mobili, lo scenario è cambiato. Il telefono è diventato in poco tempo il principale mezzo di fruizione di contenuti video. Basta considerare che siamo passati dal 15% di persone che guardano video da dispositivi mobili, nel 2013, al 50% nel 2016: è un incremento di oltre il 300%. Ebbene, il 98% di noi legge dal cellulare tenendolo in verticale. D’altronde tenere il telefono in verticale è più comodo: consente di reggerlo con una mano sola e permette un accesso più semplice ai vari tasti del dispositivo. Lo stesso accade quando guardiamo i video.

Quindi più usiamo dispositivi mobili e più vedremo video verticali?

In senso più lato: più usiamo dispositivi mobili e più guardiamo video. A maggio 2016, abbiamo commissionato a Kantar Media una ricerca nel Regno Unito su un campione di persone che guarda regolarmente brevi video online. Emerge una connessione diretta tra la crescita dell’uso del cellulare e l’ascesa dei video. Gli intervistati si sono detti propensi a guardare video quotidianamente dal cellulare il 20% in più che dal computer.

Torniamo ai formati. Dal vostro punto di osservazione, il video è destinato a cambiare dimensione in futuro?

Sicuramente al classico formato cinematografico dei 16:9 se ne sono aggiunti altri. La stessa ricerca ci racconta che gli intervistati si sentono soddisfatti - anzi, addirittura felici - il 40% in più quando guardano un video nel formato a 360°, quindi realmente immersivo. Ma, tra i formati video creativi, c’è anche il Carosello, in cui si può far scorrere fino a 10 immagini e video in un’unica “unità”. O il Cinemagraph: fotografie - statiche per definizione - che però contengono un piccolo movimento ripetuto che dà l’illusione di un video.

E sulla lunghezza, avete qualche dato?

Il 67% degli intervistati preferisce video brevi. I millennials sono anche convinti che sia più facile concentrarsi sui video visti dal cellulare, questo per il 36% in più rispetto al computer. A proposito: i ragazzi nati tra il 1980 e il 2000 sono veri e propri divoratori di video. Il 54% ne guarda tanti e in serie, uno dopo l’altro.

Un contesto descritto come molto saturo: come può un inserzionista pubblicitario farsi notare?

Il formato verticale - quello più rilevante, parlando di video sul cellulare - funziona molto bene proprio nella pubblicità, perché non richiede movimenti o particolari interazioni da parte dell’utente. In più, le inserzioni video verticali riempiono tutto lo schermo, guadagnandosi l’attenzione esclusiva di chi le guarda. L’esempio principe sono le Storie di Instagram, che in più hanno un potere narrativo significativo.

Concretamente, cosa cambia per i creativi nel realizzare un video verticale?

Il video verticale è oggi al centro di un acceso dibattito creativo, alcuni lo definiscono povero, riduttivo o addirittura claustrofobico. Per quanto mi riguarda questa è una delle sfide creative più interessanti degli ultimi anni: uscire dagli schemi tradizionali e sfruttare al pieno la propria creatività per ideare contenuti sorprendenti e inediti, trasformando in un vantaggio quelli che oggi sembrano essere i limiti tecnici e estetici di questo formato ancora inesplorato. Ad esempio, i ritratti delle persone in 9.16 assumono una narrativa completamente nuova, ci si può concentrare sulle espressioni del viso, ma allo stesso tempo riuscire a catturare il linguaggio del corpo, grazie alla verticalità del formato.

Ha suggerimenti su come sfruttare il potenziale creativo di questi nuovi formati?

Prima di tutto, considerare lo spazio a disposizione come lo scenario di una storia. Il formato quadrato è perfetto per giocare con simmetrie e asimmetrie. Nelle Storie i contenuti possono essere intimi e immersivi. L’importante è che i brand, da un lato, sappiano sintetizzare e mettere bene in evidenza il messaggio principale, consapevoli del mezzo su cui il contenuto sarà visto e delle dinamiche con cui questo viene usato dagli utenti finali.

Nella fruizione di video online da mobile, quali caratteristiche deve avere idealmente il video pubblicitario perfetto?

I formati verticali risultano sicuramente più impattanti rispetto al classico 16:9, ma a fare la differenza è sempre il contenuto: i consumatori si aspetteranno di vedere qualcosa che sia rilevante per loro, di intrattenimento e originale. Ovviamente è utile tenere in considerazione alcune regole di base: siamo all’interno di un piccolo schermo: i testi devono essere pensati per quelle dimensioni; la fruizione è veloce, quindi la composizione dell’immagine dovrà essere sintetica e grafica, non più complessa e dettagliata come quella che caratterizza i contenuti cinematografici e televisivi. Infine, consiglio di non superare i 10 secondi e pensare all’inizio come al momento più importante del racconto, cruciale per catturare l’attenzione della nostra audience; in caso di video pubblicitari più lunghi continuare a mantenere viva l’attenzione con colpi di scena o una narrazione accattivante può essere una buona strategia da mettere in atto.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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spot

Autore: Redazione - 22/03/2019


The Lift

La più classica delle scene cinematografiche diviene il centro del nuovo spot di Bianco, brand di calzature danese nato nel 1987. L’ascensore - The Lift - è il luogo ideale per raccontare una storia, una storia che come tante vede protagonisti un ragazzo e una ragazza che non hanno il coraggio di parlarsi e di rivelarsi l’attrazione reciproca. “Esci fuori dalla tua testa”, è questo l’invito finale del commercial da quasi 5 minuti, realizzato dall’agenzia &Co.. Uno spot davvero davvero emozionante che ci fa immedesimare con i protagonisti.

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Autore: G Broggi - 22/03/2019


Women in Tech: “Less is more”, il motto di Sara Buluggiu

Torna la rubrica Women in Tech, lo spazio dedicato di DailyNet alle donne che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo del nostro settore. Questa settimana protagonista è Sara Buluggiu, Managing Director Italy, Spain e MENA di Rubicon Project. “Less is more” è la lezione che la manager ha imparato da un suo capo americano e non si è più dimenticata. In questa intervista Sara Buluggiu racconta alcuni passaggi della sua carriera, la sua visione del mercato in un ambiente di lavoro che è “family-first”. Com’è ha avuto inizio la sua carriera nel settore dell’advertising technology? È successo - come era stato per il mio inizio nel digital - per caso. Lavoravo in Starcom come Digital Director e Marco Bertozzi, mio collega a Londra con cui avevo già lavorato agli albori della mia carriera in agenzia, mi chiama per dirmi che c’è una specie di ad-network da mettere in piedi; sarei dovuta andare a Chicago per una formazione di tre giorni. L’azienda del Gruppo Publicis che era in carico di questa nuova cosa era Vivaki Nerve Center e in soli tre giorni imparai più cose che in anni in agenzia. Nel giro di poco stavo facendo la start-up di Audience On Demand, il primo trading desk di Publicis. Mi piacque da subito, avevo modo di spolverare nuovamente le mie competenze di ad-server e la mia vena Nerd. Quali sono le sfide principali che aziende come Rubicon Project si trovano ad affrontare oggi? Rubicon Project è in prima linea per la lotta al fraud e per iniettare quanta più trasparenza nella filiera programmatica; filiera che di suo è viziata da un player monopolista che per definizione non aiuta nessuna industry. Ci vuole educazione di tutti gli attori e un costante lavoro di adattamento del proprio business alle reali necessità. Dal canto nostro vantiamo l’indipendenza che ci permette di muoverci più agilmente garantendo ai nostri clienti innovazione di prodotto costante. Come descriverebbe gli effetti di tutti questi cambiamenti? Senza alcun dubbio sono cambiamenti sani da un lato e sfidanti dall’altro. Sani perché danno a tutti l’opportunità di eccellere, sfidanti perché non consentono di riposare mai: non ci si può permettere di smettere di studiare e di confrontarsi con colleghi che - a volte più junior di noi - ne sanno di più e ci permettono di conoscere e trasferire ai C level le novità. Mi sento molto fortunata a lavorare in questa industry: è il miglior anti-rughe che io applichi al mio cervello! Secondo lei, qual è stato l’avvenimento tecnologico che ha avuto il maggiore impatto negli ultimi anni? Ce ne sono ogni giorno di piccole e medie dimensioni che sommati portano a un continuo cambiamento; ma in ambito adv è la nascita del protocollo Real Time Bidding è quello che in scala mondiale ha segnato una via di non ritorno. Il mio lavoro di 10 anni fa è in via di estinzione; la definizione del consumatore in cluster socio demografici è destinata ad essere obsoleta; la stessa divisione tra media è un concetto superato. L’impatto sulla pubblicità è stato ed è - come dicono gli americani - disruptive. Qual è stata la lezione più importante che ha ricevuto nella sua carriera? Mi ritengo una donna fortunatissima: ho avuto capi e collaboratori eccezionali. La lezione però che mi salva la vita ogni giorno è una massima di un mio capo americano “less is more”. Il mio ruolo è di far capire alle persone che cosa sia il programmatic, come funziona Rubicon Project e grazie a questa massima so che la simplificazione è ciò che aiuta le persone a non sentirsi spaesate in un ambito che non gli appartiene. A volte è meglio un acronimo in meno ma un parallelismo in più per rendere tutto più famigliare. Quindi, sì: Less is More. Cosa pensa riguardo la sfida che le donne di oggi affrontano per trovare l’equilibrio tra aspirazioni professionali e vita personale? In questo contesto, quale supporto offre Rubicon Project? Rubicon Project è una azienda fantastica dove davvero le persone sono “famiglia”, in particolare il mio team qui a Milano ma è proprio nel DNA dell’azienda. Non ho mai avuto conflitti tra famiglia e lavoro un po’ perché non penso di essere la tipica mamma italiana che sente il dovere di tallonare stretto il proprio figlio per sentire di fare il proprio dovere di genitore in maniera adeguata, un po’ perché “family first” è un mantra per tutti a tutti i livelli in Rubicon Project. Quale consiglio si sente di dare alle giovani di oggi che vogliono intraprendere una carriera di successo in questo settore? Anzitutto Fatelo! Ho una posizione aperta da mesi e vorrei assumere una ragazza visto che ho un team tutto azzurro ma non ci sono donne che si candidano; secondariamente è un ambito dove le capacità di multitasking e relazionali di una donna hanno modo di esprimersi al meglio. Bisogna essere curiose, precise e decisamente flessibili! insomma è perfetto per una donna. Quale pensa sia “the next big one” in advertising? E qual è la sua preoccupazione maggiore? Mi piace pensare che sia un approccio ai media veramente incentrato sull’utente dove la differenza tra esperienza e comunicazione pubblicitaria sia talmente labile da non essere più percepito; questo è possibile grazie alla tecnologia che pervade ormai le nostre vite e che ci permette di fare singolarmente esperienze personali e personalizzate. Proprio a questo tema è legata anche la mia preoccupazione perché l’eccesso di profilazione rischia di portarci all’effetto “bolla” in cui ciascuno di noi viene esposto solo a stimoli che in qualche modo gli sono vicini uccidendo di fatto la capacità di essere stimolati da nuove cose e di confrontarsi con concetti a noi alieni. L’equilibrio tra le due facce della medaglia è la grande sfida.

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Autore: Redazione - 17/03/2019


Relazioni Pubbliche e Ufficio Stampa: gli incarichi dall'11 al 15 marzo

Ritorna la rubrica di DailyMedia dedicata a tutte le novità legate al mondo delle pubbliche relazioni e della comunicazione istituzionale, uno sguardo ai nuovi incarichi per rimanere sempre al passo con le novità del settore. 3rd Floor comunica i cinquant’anni di Hawaiian Tropic Un anno che si preannuncia ricco di successi per 3rd Floor. L’agenzia di Pr milanese conferma la sua tendenza di crescita, aggiudicandosi la gara per le attività di comunicazione di Hawaiian Tropic, il brand americano di prodotti per la protezione solare, noto in tutto il mondo per la filosofia delle sue referenze, che puntano sulla protezione unita a texture sensoriali e profumazioni esotiche. 3rd Floor si occuperà in particolare dell’Ufficio Stampa e Digital Pr. Se di per sé è un ottimo traguardo lavorare con un brand di questo calibro, la sfida è ancora più stimolante in questo 2019, anno fondamentale per Hawaiian Tropic che festeggia il cinquantesimo compleanno. Nato nel 1969, è uno dei più noti brand di prodotti solari e parte del gruppo Edgewell Personal Care, l’azienda americana di prodotti di consumo. L’obiettivo che 3rd Floor si è prefissato è quindi valorizzare l’importante anniversario con un’attività che contribuirà ad aumentare la brand awareness e veicolare il marchio tramite mirate attività di Pr, curando il lancio delle nuove referenze, con una gestione dinamica dell’influencer marketing. La comunicazione del brand Dialma Brown passa allo studio di Alessandra Bertona Dialma Brown diventa cliente dello studio di comunicazione guidato da Alessandra Bertona. Supportata da un team di giovani professioniste, l’agenzia amplia il proprio portfolio a poche settimane dal Salone del Mobile. Alessandra Bertona Communication è una realtà specializzata nel settore arredamento/design e dal mese di marzo seguirà le pubbliche relazioni dell’azienda Dialma Brown, che ha saputo imporsi sul mercato internazionale con uno stile unico e distintivo. Tutta la produzione aziendale è connotata da un inconfondibile tratto, a partire dal legno “vecchio” che è il fil rouge delle collezioni. Dialma Brown conserva i valori artigianali di un tempo e li trasferisce con la maestria del “Made in Italy” in oggetti contemporanei. Giufra sceglie Map Communication per Astra Make Up Giufra ha scelto MAP Communication per le attività di ufficio stampa, pubbliche relazioni, digital PR ed eventi per il brand Astra Make Up. L’azienda nata a Todi nel 1988 è leader nel settore beauty con Astra Make Up, brand in costante crescita grazie ad una vasta gamma di prodotti di bellezza dall’alta performance e dall’ottimo rapporto qualità prezzo: un lusso quotidiano accessibile e smart che nasce da una storia tutta italiana di creatività e passione.Antonella Mazzarella, CEO di MAP Communication: “Metteremo a disposizione la nostra expertise per una strategia di branding che consolidi ulteriormente il posizionamento Astra Make Up. Dialogare con uno staff giovane, entusiasta, professionale sarà un ulteriore stimolo per una collaborazione che guarda al futuro con fiducia”. Francesca Dell’oro Parfum affida la comunicazione a Equipe International Francesca Dell’Oro ha scelto di affidare l’attività di ufficio stampa a Equipe International, società di comunicazione integrata con sede a Milano che da oltre 20 anni accompagna e supporta i clienti nel rapporto con i media, i consumatori e gli stakeholder. “Siamo molto contenti di iniziare questa collaborazione con un brand che ha saputo conquistare in poco tempo un’importante posizione nel mondo della profumeria artistica, grazie a fragranze uniche ed esclusive, in grado di trasmettere storie ed emozioni”, dichiara Maurizio Cavezzali, CEO di Equipe International. L’Agenzia è specializzata in Press Office e Public Relation, Brand Consulting, Exhibition & Event Production e Digital Communication.  Vittorio Grassi Architetto & Partners sceglie Pambianco Communication Pambianco Communication - ufficio stampa appartenente al Gruppo Pambianco - annuncia la nuova collaborazione con Vittorio Grassi Architetto & Partners, studio di progettazione internazionale fondato nel 2005. Attraverso tale collaborazione, l’azienda intende intraprendere una comunicazione istituzionale volta a presentare la realtà aziendale con le sue strategie e promuovere piccoli e grandi progetti innovativi resi unici dal lavoro ”sartoriale” portato avanti da un team giovane e dinamico.

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Autore: G Broggi - 15/03/2019


MainAd: Claudia Mammarella parla della sua carriera nell’advertising

Torna oggi la rubrica Women in Tech, lanciata settimana scorsa da DailyNet con il supporto di GingerMay Pr. Un nuovo spazio per dare voce alle donne che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo del settore della pubblicità e del tech. Questa settimana è la volta di Claudia Mammarella, Chief Enterprise Architect di MainAd, a raccontarci la sua esperienza personale nel paese dell’advertising, tra innovazione e necessità di bilanciare gli impegni lavorativi e personali. «Le occasioni ci sono, anche nel nostro settore, serve mettersi in gioco», afferma Claudia Mammarella. Come è iniziata la sua carriera nel settore dell’advertising technology? La mia carriera nel mondo dell’advertising è iniziata nel 2007, quando con i fondatori di MainAd abbiamo trasformato un’idea in un progetto e poi in un’azienda. Nel 2008 è nata mainADV, oggi MainAd. Fin dall’inizio ho seguito lo sviluppo del business, dalla creazione e organizzazione dell’azienda agli aspetti legali ed amministrativi, fino al rapporto con i clienti. Sono trascorsi dodici anni e guardare MainAd oggi è una grande soddisfazione.  Quali sono le sfide principali che aziende come MainAd si trovanooggi ad affrontare? Sicuramente la prima grande sfida per tutte le aziende, grandi o piccole che siano, è stare al passo con lo sviluppo tecnologico e con la velocità di mutamento del mondo dell’advertising. In soli dodici anni abbiamo cambiato molte volte il nostro approccio. Dal primo modello SEM siamo passati al retargeting. Poi c'è stata la collaborazione con Google e lo sviluppo della nostra piattaforma tecnologica di proprietà LOGICO, alla quale abbiamo deciso di inserire il modello di Machine Learning. La principale sfida è quindi quella di rimanere competitivi, rilevanti e apprezzati in un mercato dai rapidi cambiamenti con player globali, come i colossi americani, che hanno il grande vantaggio di operare in un sistema dove lo sviluppo è finanziato più facilmente. La trasformazione digitale sta avendo un forte impatto sulle imprese. Come descriverebbe gli effetti di questi cambiamenti? La trasformazione digitale ha permesso a molte persone di riqualificarsi e di espandere le proprie opportunità lavorative. Basti pensare all’abbattimento delle distanze e quindi alla facilitazione dei contatti commerciali che oggi abbiamo attraverso la comunicazione online. In più, ha fatto nascere nuove figure professionali permettendo alle aziende di diversificarsi ed essere più competitive. Ogni medaglia ha naturalmente anche l’altra faccia. Sta all’uomo - che non è una macchina - a capire che, nonostante la tecnologia sia in grado oggi di fare moltissimo, la componente umana rimane insostituibile. Secondo lei, qual è stato l’avvenimento tecnologico che ha avuto il maggiore impatto negli ultimi anni? È difficile dirlo perché oggi molte delle cose che facciamo, usiamo o il modo in cui interagiamo sono la norma, mentre ieri erano impensabili. Penso che gli avvenimenti con più impatto siano stati prima la connessione tra dispositivi e sistemi tecnologici: oggi è normale lavorare ad un task sul computer in ufficio, continuare su un dispositivo mobile e presentarla successivamente via video tra diverse parti del mondo. La seconda è la conseguente possibilità da parte di qualsiasi persona di influenzare, commentare, creare eventi virali, sul web. Il web ha dato potere ha molte persone. Quale è stata la lezione più importante che ha ricevuto nella sua carriera? Ho avuto la fortuna di lavorare in diversi settori ricoprendo diversi ruoli partendo da quello amministrativo fino ad essere, oggi, nel top management team. Ho imparato che nella vita è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo, l’importante è sapere cosa si vuole. Questo significa tanto impegno, formazione, tentativi, strategia e collaborazione. Ottimismo e fiducia in se stessi sono la chiave per raggiungere i propri obiettivi. Questo è vero sia per le persone che per le aziende. Cosa pensa riguardo la sfida che le donne di oggi affrontano di trovare l’equilibrio tra aspirazioni professionali e vita personale? Non è facile per una donna bilanciare la vita personale con la carriera. Ci vuole organizzazione, molta determinazione e soprattutto una forte motivazione. Ma non è un problema che le donne devono affrontare da sole. Serve consapevolezza e riconoscimento a livello aziendale per rompere gli schemi abituali e mantenere allo stesso tempo un equilibrio nella vita. In questo contesto, quale supporto offre MainAd? Al centro dei valori e della filosofia di MainAd ci sono le persone, la loro storia e la loro cultura. MainAd offre l'opportunità di lavorare da casa, saltuariamente o per lunghi periodi, per le neo-mamme, oppure essere ricollocate in sedi diverse da quella di assegnazione, per essere più vicino alla famiglia. Inoltre siamo incoraggiate a seguire corsi di formazione per arricchire la nostra esperienza lavorativa e personale. C'è l'impegno di creare opportunità e momenti che facilitano la vita di famiglia nel contesto aziendale, con progetti concreti come ad esempio il playground in azienda. Quale consiglio si sente di dare alle giovani che oggi vogliono intraprendere una carriera di successo in questo settore? Le opportunità ci sono, ma bisogna lavorare sodo per concretizzarle. Alle ragazze che vogliono farcela in questo settore consiglio di non smettere mai di osservare o porsi domande, quindi di essere curiose, determinate, e soprattutto di fissarsi degli obiettivi con delle date ben precise - La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data, come diceva Walt Disney. Le occasioni arrivano, ma sul campo da gioco. Quindi mettetevi in gioco, ragazze! In MainAd lei si dedica in prima persona a cause umanitarie attraverso il progetto Terre des Hommes. Qual è la sua opinione sul tema della responsabilità sociale delle aziende? Insieme ai founder di MainAd ho costruito il progetto a favore di Terre des Hommes fin dalle basi. È importante che la donazione sia responsabile, non si tratta di una semplice transazione. È quindi un gesto nobile e utile ma per attuarlo sono necessarie informazione e consapevolezza. In MainAd, ci dedichiamo attivamente e con impegno nel sostenere progetti che abbiano come fine non solo la salvaguardia di chi ne ha bisogno ma anche la creazione di mezzi per l’indipendenza futura. Partecipare a questi progetti di crescita è una cosa meravigliosa. Incoraggio anche altre aziende a farlo.

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