ABBONATI

Gli strumenti pubblicitari di Facebook: miti e verità

Autore: G Broggi


Parte oggi un nuovo ciclo di approfondimento a cura di DailyMedia e DailyNet sui principali tool advertising del social. Costruita attorno a tre macro-temi, ossia Creatività, Misurazione e Planning, l’attività viene inaugurata con il primo: si parte, infatti, con l’intervista al responsabile marketing Giulio Ravizza, che discute di video e di audio

Parte oggi un nuovo format di approfondimento a cura di DailyMedia e DailyNet focalizzato sull’analisi degli strumenti pubblicitari offerti da Facebook. Riteniamo che ci siano molte domande, soprattutto sui temi Creatività, Misurazione e Planning, che il mercato vorrebbe rivolgere al social network e alla sua “famiglia di app”. Perciò la nostra redazione ha deciso di realizzare una serie di interviste ai manager dell’azienda Facebook su questi tre temi con l’obiettivo di provare a sfatarne alcuni “miti”: tentando di assicurare maggiore chiarezza e, insieme, risolvere i dubbi e rispondere alle domande più frequenti sulla piattaforma.

L’attività che abbiamo predisposto prevede la realizzazione di tre interviste specifiche per ognuno dei tre macro-argomenti, che verranno pubblicate a cadenza mensile. Si comincia oggi con la Creatività. Il responsabile marketing Giulio Ravizza sfaterà il mito “Le campagne video non funzionano su Facebook perché l’audio non si attiva in automatico”, aprendo una riflessione sulla necessità di tenere conto delle specificità e peculiarità di ogni mezzo di comunicazione, compreso Facebook. E, naturalmente, su come l’audio non sia l’unico elemento a determinare il successo - o meno - di un’operazione pubblicitaria sul social.

Non è tutto: una volta esaurite le interviste legate a ogni ciclo tematico, dal piano editoriale l’iniziativa si sposterà sul fronte dell’interattività e del confronto diretto con gli operatori. Con la regia di DailyMedia e DailyNet sarà proposto un evento riservato presso la sede di Facebook Italia, primo di una serie di tre appuntamenti, rigorosamente a invito, e dedicati agli esponenti delle industry legate a Creatività, Misurazione e Planning. Stay Tuned e #pensierocritico!

Mito #1: Le campagne video non funzionano su Facebook perché l’audio non si attiva in automatico

Il responsabile marketing di Facebook Italia, Giulio Ravizza, prova a sfatare questa “credenza”: occorre, infatti, adattare i linguaggi di comunicazione tarandoli sulle specificità dei singoli mezzi. E ciò vale anche per il social e le sue app, com’è accaduto, ormai più di settant’anni fa, alla televisione

Il video è uno strumento di comunicazione ormai prepotentemente affermatosi offline e online. Facebook ha colto questa opportunità abbracciando con sempre maggiore forza il formato, anche dal punto di vista pubblicitario. Sulla piattaforma i filmati si avviano in auto-play e senza audio e questo ha provocato alcuni dubbi tra gli inserzionisti, convinti che una modalità del genere possa avere ripercussioni sull’efficacia della campagna. Con DailyNet, Giulio Ravizza, responsabile marketing della società in Italia, sfata questa credenza, fornendo numeri ed evidenze che dimostrano come tale affermazione non risulti essere vera. Per massimizzare l’efficacia di una campagna video su Facebook, occorre tenere conto delle specificità del mezzo e domarne i linguaggi. 

Andiamo subito al punto: le campagne video su Facebook funzionano anche se l’audio non si attiva in automatico?

Le campagne video su Facebook funzionano anche se l’audio non si attiva in automatico. Ciò che conta veramente per il successo dell’attività è che quel contenuto sia stato concepito per dispositivi mobili e considerando le abitudini di fruizione dei contenuti su Facebook. Ognuno di noi interagisce con la propria bacheca su Facebook in modo frequente, veloce e attivo: bisogna tenerne conto. L’assenza dell’audio non provoca una perdita di efficacia di per sé, l’importante è inserire un contenuto pubblicitario avendo già in mente in che modo verrà visto dalle persone sulla piattaforma.

Può fornirci qualche dato a sostegno di questa sua affermazione?

Nell’ultimo trimestre del 2015 abbiamo portato avanti una ricerca per capire quali siano gli elementi che determinano l’efficacia di una campagna video. Abbiamo mostrato, a un campione di consumatori più di 850 filmati pubblicitari nella loro bacheca di Facebook, per poi valutare una serie di variabili: dalla prima impressione, al ricordo del brand, al messaggio e alle sue caratteristiche visive. Abbiamo notato che gli elementi che determinano oltre l’80% della variazione nei punteggi di ricordo di una campagna sono la presenza del prodotto o del marchio, la semplicità del messaggio e la capacità di trasferire un concetto nei primi secondi. Ovviamente, un tocco di creatività è il quarto elemento che può fare la differenza.

Anche senza audio, dunque?

La creatività funziona, con e senza audio. Al di là della teoria, abbiamo moltissime storie di successo di aziende che, consapevoli di come Facebook viene utilizzato dalle persone, hanno preparato contenuti video per i quali l’audio non fa alcuna differenza. Forse l’esempio più immediato è quello dei sottotitoli: quando l’immagine non è auto esplicativa, una semplice riga di testo può colmare il silenzio e convincere il pollice a fermare lo scorrimento della bacheca. I sottotitoli sono una risposta semplice, che però dimostra che è stato fatto uno sforzo per adattarsi alle specificità del canale.

È un modo per spostare la responsabilità sul marketing o su chi realizza le campagne?

Quando parliamo di pubblicità video è fondamentale riconoscere quanto sia importante saper coordinare i messaggi su canali diversi, declinando la propria strategia su piattaforme e media fisiologicamente differenti. Uno spot che funziona bene in televisione non necessariamente funziona bene su Facebook, proprio perché è stato pensato originariamente per un altro mezzo. La fruizione da mobile ha cambiato il modo in cui interagiamo con i video: è importante che chi si occupa di marketing ne tenga conto in tutte le fasi di vita della campagna: dall’ideazione, all’effettiva realizzazione, fino a quando quel contenuto raggiunge i consumatori finali.

La velocità con cui leggiamo contenuti sul newsfeed può rappresentare un problema per gli inserzionisti?

La velocità di scorrimento del newsfeed è un dato di fatto. Dati interni ci dicono che ci vogliono in media 2,5 secondi per visualizzare un contenuto da desktop, mentre ne bastano 1,7 da cellulare. Ciò che conta per chi pianifica, però, è riuscire a “lasciare un segno”: secondo Fors-Marsh, infatti, basta un quarto di secondo per ricordare un contenuto visto nel proprio newsfeed.

Davvero la mente umana riesce a memorizzare quattro post in un solo secondo?

Sembra incredibile, ma riusciamo a ricordare quattro post in un solo secondo. Credo sia capitato a tutti di accorgersi quando, su Facebook o Instagram, ci viene riproposto un contenuto che abbiamo già visto. Se ce ne accorgiamo, evidentemente dobbiamo aver sviluppato la capacità di assorbire molte informazioni in poco tempo.

Esistono, e quali sono, le modalità per far sì che un video venga notato, in un contesto rapido e dinamico come è, oggi, il newsfeed di Facebook?

Ci sono vere e proprie strategie di comunicazione. Per esempio, far apparire il brand o il prodotto nei primi secondi, inserire indizi visivi, proporre un contenuto semplice e intuitivo. Consiglio anche di fare attenzione alle campagne video che attirano la nostra attenzione mentre siamo su Facebook. Oltre a funzionare senz’audio, spesso creano una sorta di connessione con chi li guarda, attraverso messaggi lineari ma accattivanti, e palesando chiaramente il collegamento al brand. Il bello del video, inteso come formato, è che consente di costruire una narrazione emotivamente coinvolgente e potenzialmente empatica.

Spesso le aziende tendono a riproporre sui social network contenuti già pronti, in cui l’audio ha una sua rilevanza. In questi casi che cosa consiglia?

Fatto salvo che consiglio sempre di preparare una versione della campagna pensata per il mezzo sul quale viene distribuita, se l’audio è centrale e non si ha tempo di rielaborare il contenuto allora suggerirei di considerare anche le Storie di Instagram: da un’analisi su dati interni fatta a luglio 2017, emerge che più del 60% delle Storie vengono viste con l’audio attivo.

Quindi, audio a parte, meglio non riproporre mai lo stesso contenuto su media differenti?

È fondamentale sfruttare le potenzialità di ciascun media attraverso i suoi linguaggi e la sua grammatica. La prima pubblicità televisiva mai realizzata fu fatta da Bulova negli Stati Uniti. Un’immagine fissa indicava il quadrante di un orologio davanti alla cartina degli Stati Uniti d’America. L’immagine rimaneva immobile mentre, al secondo cinque, una voce diceva “America runs on Bulova time”. Questo è un esempio di una campagna televisiva realizzata, però, con i linguaggi dell’affissione e della radio. Come i pubblicitari, all’epoca, hanno dovuto ripensare alla declinazione dei loro messaggi per la televisione, così chi fa marketing oggi deve fare un passo ulteriore considerando le abitudini di utilizzo dei dispositivi mobili.


img
Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

LEGGI
img
spot

Autore: Redazione - 26/03/2019


The Brexit Bunker

Eric Cantona, il Kung Fu, Theresa May e Boris Johnson. Tutto è possibile nell'ultimo spot firmato da Officer & Gentleman per Paddy Power

LEGGI

Correlati

img
special content

Autore: G Broggi - 22/03/2019


Women in Tech: “Less is more”, il motto di Sara Buluggiu

Torna la rubrica Women in Tech, lo spazio dedicato di DailyNet alle donne che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo del nostro settore. Questa settimana protagonista è Sara Buluggiu, Managing Director Italy, Spain e MENA di Rubicon Project. “Less is more” è la lezione che la manager ha imparato da un suo capo americano e non si è più dimenticata. In questa intervista Sara Buluggiu racconta alcuni passaggi della sua carriera, la sua visione del mercato in un ambiente di lavoro che è “family-first”. Com’è ha avuto inizio la sua carriera nel settore dell’advertising technology? È successo - come era stato per il mio inizio nel digital - per caso. Lavoravo in Starcom come Digital Director e Marco Bertozzi, mio collega a Londra con cui avevo già lavorato agli albori della mia carriera in agenzia, mi chiama per dirmi che c’è una specie di ad-network da mettere in piedi; sarei dovuta andare a Chicago per una formazione di tre giorni. L’azienda del Gruppo Publicis che era in carico di questa nuova cosa era Vivaki Nerve Center e in soli tre giorni imparai più cose che in anni in agenzia. Nel giro di poco stavo facendo la start-up di Audience On Demand, il primo trading desk di Publicis. Mi piacque da subito, avevo modo di spolverare nuovamente le mie competenze di ad-server e la mia vena Nerd. Quali sono le sfide principali che aziende come Rubicon Project si trovano ad affrontare oggi? Rubicon Project è in prima linea per la lotta al fraud e per iniettare quanta più trasparenza nella filiera programmatica; filiera che di suo è viziata da un player monopolista che per definizione non aiuta nessuna industry. Ci vuole educazione di tutti gli attori e un costante lavoro di adattamento del proprio business alle reali necessità. Dal canto nostro vantiamo l’indipendenza che ci permette di muoverci più agilmente garantendo ai nostri clienti innovazione di prodotto costante. Come descriverebbe gli effetti di tutti questi cambiamenti? Senza alcun dubbio sono cambiamenti sani da un lato e sfidanti dall’altro. Sani perché danno a tutti l’opportunità di eccellere, sfidanti perché non consentono di riposare mai: non ci si può permettere di smettere di studiare e di confrontarsi con colleghi che - a volte più junior di noi - ne sanno di più e ci permettono di conoscere e trasferire ai C level le novità. Mi sento molto fortunata a lavorare in questa industry: è il miglior anti-rughe che io applichi al mio cervello! Secondo lei, qual è stato l’avvenimento tecnologico che ha avuto il maggiore impatto negli ultimi anni? Ce ne sono ogni giorno di piccole e medie dimensioni che sommati portano a un continuo cambiamento; ma in ambito adv è la nascita del protocollo Real Time Bidding è quello che in scala mondiale ha segnato una via di non ritorno. Il mio lavoro di 10 anni fa è in via di estinzione; la definizione del consumatore in cluster socio demografici è destinata ad essere obsoleta; la stessa divisione tra media è un concetto superato. L’impatto sulla pubblicità è stato ed è - come dicono gli americani - disruptive. Qual è stata la lezione più importante che ha ricevuto nella sua carriera? Mi ritengo una donna fortunatissima: ho avuto capi e collaboratori eccezionali. La lezione però che mi salva la vita ogni giorno è una massima di un mio capo americano “less is more”. Il mio ruolo è di far capire alle persone che cosa sia il programmatic, come funziona Rubicon Project e grazie a questa massima so che la simplificazione è ciò che aiuta le persone a non sentirsi spaesate in un ambito che non gli appartiene. A volte è meglio un acronimo in meno ma un parallelismo in più per rendere tutto più famigliare. Quindi, sì: Less is More. Cosa pensa riguardo la sfida che le donne di oggi affrontano per trovare l’equilibrio tra aspirazioni professionali e vita personale? In questo contesto, quale supporto offre Rubicon Project? Rubicon Project è una azienda fantastica dove davvero le persone sono “famiglia”, in particolare il mio team qui a Milano ma è proprio nel DNA dell’azienda. Non ho mai avuto conflitti tra famiglia e lavoro un po’ perché non penso di essere la tipica mamma italiana che sente il dovere di tallonare stretto il proprio figlio per sentire di fare il proprio dovere di genitore in maniera adeguata, un po’ perché “family first” è un mantra per tutti a tutti i livelli in Rubicon Project. Quale consiglio si sente di dare alle giovani di oggi che vogliono intraprendere una carriera di successo in questo settore? Anzitutto Fatelo! Ho una posizione aperta da mesi e vorrei assumere una ragazza visto che ho un team tutto azzurro ma non ci sono donne che si candidano; secondariamente è un ambito dove le capacità di multitasking e relazionali di una donna hanno modo di esprimersi al meglio. Bisogna essere curiose, precise e decisamente flessibili! insomma è perfetto per una donna. Quale pensa sia “the next big one” in advertising? E qual è la sua preoccupazione maggiore? Mi piace pensare che sia un approccio ai media veramente incentrato sull’utente dove la differenza tra esperienza e comunicazione pubblicitaria sia talmente labile da non essere più percepito; questo è possibile grazie alla tecnologia che pervade ormai le nostre vite e che ci permette di fare singolarmente esperienze personali e personalizzate. Proprio a questo tema è legata anche la mia preoccupazione perché l’eccesso di profilazione rischia di portarci all’effetto “bolla” in cui ciascuno di noi viene esposto solo a stimoli che in qualche modo gli sono vicini uccidendo di fatto la capacità di essere stimolati da nuove cose e di confrontarsi con concetti a noi alieni. L’equilibrio tra le due facce della medaglia è la grande sfida.

LEGGI
img
special content

Autore: Redazione - 17/03/2019


Relazioni Pubbliche e Ufficio Stampa: gli incarichi dall'11 al 15 marzo

Ritorna la rubrica di DailyMedia dedicata a tutte le novità legate al mondo delle pubbliche relazioni e della comunicazione istituzionale, uno sguardo ai nuovi incarichi per rimanere sempre al passo con le novità del settore. 3rd Floor comunica i cinquant’anni di Hawaiian Tropic Un anno che si preannuncia ricco di successi per 3rd Floor. L’agenzia di Pr milanese conferma la sua tendenza di crescita, aggiudicandosi la gara per le attività di comunicazione di Hawaiian Tropic, il brand americano di prodotti per la protezione solare, noto in tutto il mondo per la filosofia delle sue referenze, che puntano sulla protezione unita a texture sensoriali e profumazioni esotiche. 3rd Floor si occuperà in particolare dell’Ufficio Stampa e Digital Pr. Se di per sé è un ottimo traguardo lavorare con un brand di questo calibro, la sfida è ancora più stimolante in questo 2019, anno fondamentale per Hawaiian Tropic che festeggia il cinquantesimo compleanno. Nato nel 1969, è uno dei più noti brand di prodotti solari e parte del gruppo Edgewell Personal Care, l’azienda americana di prodotti di consumo. L’obiettivo che 3rd Floor si è prefissato è quindi valorizzare l’importante anniversario con un’attività che contribuirà ad aumentare la brand awareness e veicolare il marchio tramite mirate attività di Pr, curando il lancio delle nuove referenze, con una gestione dinamica dell’influencer marketing. La comunicazione del brand Dialma Brown passa allo studio di Alessandra Bertona Dialma Brown diventa cliente dello studio di comunicazione guidato da Alessandra Bertona. Supportata da un team di giovani professioniste, l’agenzia amplia il proprio portfolio a poche settimane dal Salone del Mobile. Alessandra Bertona Communication è una realtà specializzata nel settore arredamento/design e dal mese di marzo seguirà le pubbliche relazioni dell’azienda Dialma Brown, che ha saputo imporsi sul mercato internazionale con uno stile unico e distintivo. Tutta la produzione aziendale è connotata da un inconfondibile tratto, a partire dal legno “vecchio” che è il fil rouge delle collezioni. Dialma Brown conserva i valori artigianali di un tempo e li trasferisce con la maestria del “Made in Italy” in oggetti contemporanei. Giufra sceglie Map Communication per Astra Make Up Giufra ha scelto MAP Communication per le attività di ufficio stampa, pubbliche relazioni, digital PR ed eventi per il brand Astra Make Up. L’azienda nata a Todi nel 1988 è leader nel settore beauty con Astra Make Up, brand in costante crescita grazie ad una vasta gamma di prodotti di bellezza dall’alta performance e dall’ottimo rapporto qualità prezzo: un lusso quotidiano accessibile e smart che nasce da una storia tutta italiana di creatività e passione.Antonella Mazzarella, CEO di MAP Communication: “Metteremo a disposizione la nostra expertise per una strategia di branding che consolidi ulteriormente il posizionamento Astra Make Up. Dialogare con uno staff giovane, entusiasta, professionale sarà un ulteriore stimolo per una collaborazione che guarda al futuro con fiducia”. Francesca Dell’oro Parfum affida la comunicazione a Equipe International Francesca Dell’Oro ha scelto di affidare l’attività di ufficio stampa a Equipe International, società di comunicazione integrata con sede a Milano che da oltre 20 anni accompagna e supporta i clienti nel rapporto con i media, i consumatori e gli stakeholder. “Siamo molto contenti di iniziare questa collaborazione con un brand che ha saputo conquistare in poco tempo un’importante posizione nel mondo della profumeria artistica, grazie a fragranze uniche ed esclusive, in grado di trasmettere storie ed emozioni”, dichiara Maurizio Cavezzali, CEO di Equipe International. L’Agenzia è specializzata in Press Office e Public Relation, Brand Consulting, Exhibition & Event Production e Digital Communication.  Vittorio Grassi Architetto & Partners sceglie Pambianco Communication Pambianco Communication - ufficio stampa appartenente al Gruppo Pambianco - annuncia la nuova collaborazione con Vittorio Grassi Architetto & Partners, studio di progettazione internazionale fondato nel 2005. Attraverso tale collaborazione, l’azienda intende intraprendere una comunicazione istituzionale volta a presentare la realtà aziendale con le sue strategie e promuovere piccoli e grandi progetti innovativi resi unici dal lavoro ”sartoriale” portato avanti da un team giovane e dinamico.

LEGGI
img
special content

Autore: G Broggi - 15/03/2019


MainAd: Claudia Mammarella parla della sua carriera nell’advertising

Torna oggi la rubrica Women in Tech, lanciata settimana scorsa da DailyNet con il supporto di GingerMay Pr. Un nuovo spazio per dare voce alle donne che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo del settore della pubblicità e del tech. Questa settimana è la volta di Claudia Mammarella, Chief Enterprise Architect di MainAd, a raccontarci la sua esperienza personale nel paese dell’advertising, tra innovazione e necessità di bilanciare gli impegni lavorativi e personali. «Le occasioni ci sono, anche nel nostro settore, serve mettersi in gioco», afferma Claudia Mammarella. Come è iniziata la sua carriera nel settore dell’advertising technology? La mia carriera nel mondo dell’advertising è iniziata nel 2007, quando con i fondatori di MainAd abbiamo trasformato un’idea in un progetto e poi in un’azienda. Nel 2008 è nata mainADV, oggi MainAd. Fin dall’inizio ho seguito lo sviluppo del business, dalla creazione e organizzazione dell’azienda agli aspetti legali ed amministrativi, fino al rapporto con i clienti. Sono trascorsi dodici anni e guardare MainAd oggi è una grande soddisfazione.  Quali sono le sfide principali che aziende come MainAd si trovanooggi ad affrontare? Sicuramente la prima grande sfida per tutte le aziende, grandi o piccole che siano, è stare al passo con lo sviluppo tecnologico e con la velocità di mutamento del mondo dell’advertising. In soli dodici anni abbiamo cambiato molte volte il nostro approccio. Dal primo modello SEM siamo passati al retargeting. Poi c'è stata la collaborazione con Google e lo sviluppo della nostra piattaforma tecnologica di proprietà LOGICO, alla quale abbiamo deciso di inserire il modello di Machine Learning. La principale sfida è quindi quella di rimanere competitivi, rilevanti e apprezzati in un mercato dai rapidi cambiamenti con player globali, come i colossi americani, che hanno il grande vantaggio di operare in un sistema dove lo sviluppo è finanziato più facilmente. La trasformazione digitale sta avendo un forte impatto sulle imprese. Come descriverebbe gli effetti di questi cambiamenti? La trasformazione digitale ha permesso a molte persone di riqualificarsi e di espandere le proprie opportunità lavorative. Basti pensare all’abbattimento delle distanze e quindi alla facilitazione dei contatti commerciali che oggi abbiamo attraverso la comunicazione online. In più, ha fatto nascere nuove figure professionali permettendo alle aziende di diversificarsi ed essere più competitive. Ogni medaglia ha naturalmente anche l’altra faccia. Sta all’uomo - che non è una macchina - a capire che, nonostante la tecnologia sia in grado oggi di fare moltissimo, la componente umana rimane insostituibile. Secondo lei, qual è stato l’avvenimento tecnologico che ha avuto il maggiore impatto negli ultimi anni? È difficile dirlo perché oggi molte delle cose che facciamo, usiamo o il modo in cui interagiamo sono la norma, mentre ieri erano impensabili. Penso che gli avvenimenti con più impatto siano stati prima la connessione tra dispositivi e sistemi tecnologici: oggi è normale lavorare ad un task sul computer in ufficio, continuare su un dispositivo mobile e presentarla successivamente via video tra diverse parti del mondo. La seconda è la conseguente possibilità da parte di qualsiasi persona di influenzare, commentare, creare eventi virali, sul web. Il web ha dato potere ha molte persone. Quale è stata la lezione più importante che ha ricevuto nella sua carriera? Ho avuto la fortuna di lavorare in diversi settori ricoprendo diversi ruoli partendo da quello amministrativo fino ad essere, oggi, nel top management team. Ho imparato che nella vita è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo, l’importante è sapere cosa si vuole. Questo significa tanto impegno, formazione, tentativi, strategia e collaborazione. Ottimismo e fiducia in se stessi sono la chiave per raggiungere i propri obiettivi. Questo è vero sia per le persone che per le aziende. Cosa pensa riguardo la sfida che le donne di oggi affrontano di trovare l’equilibrio tra aspirazioni professionali e vita personale? Non è facile per una donna bilanciare la vita personale con la carriera. Ci vuole organizzazione, molta determinazione e soprattutto una forte motivazione. Ma non è un problema che le donne devono affrontare da sole. Serve consapevolezza e riconoscimento a livello aziendale per rompere gli schemi abituali e mantenere allo stesso tempo un equilibrio nella vita. In questo contesto, quale supporto offre MainAd? Al centro dei valori e della filosofia di MainAd ci sono le persone, la loro storia e la loro cultura. MainAd offre l'opportunità di lavorare da casa, saltuariamente o per lunghi periodi, per le neo-mamme, oppure essere ricollocate in sedi diverse da quella di assegnazione, per essere più vicino alla famiglia. Inoltre siamo incoraggiate a seguire corsi di formazione per arricchire la nostra esperienza lavorativa e personale. C'è l'impegno di creare opportunità e momenti che facilitano la vita di famiglia nel contesto aziendale, con progetti concreti come ad esempio il playground in azienda. Quale consiglio si sente di dare alle giovani che oggi vogliono intraprendere una carriera di successo in questo settore? Le opportunità ci sono, ma bisogna lavorare sodo per concretizzarle. Alle ragazze che vogliono farcela in questo settore consiglio di non smettere mai di osservare o porsi domande, quindi di essere curiose, determinate, e soprattutto di fissarsi degli obiettivi con delle date ben precise - La differenza tra un sogno e un obiettivo è semplicemente una data, come diceva Walt Disney. Le occasioni arrivano, ma sul campo da gioco. Quindi mettetevi in gioco, ragazze! In MainAd lei si dedica in prima persona a cause umanitarie attraverso il progetto Terre des Hommes. Qual è la sua opinione sul tema della responsabilità sociale delle aziende? Insieme ai founder di MainAd ho costruito il progetto a favore di Terre des Hommes fin dalle basi. È importante che la donazione sia responsabile, non si tratta di una semplice transazione. È quindi un gesto nobile e utile ma per attuarlo sono necessarie informazione e consapevolezza. In MainAd, ci dedichiamo attivamente e con impegno nel sostenere progetti che abbiano come fine non solo la salvaguardia di chi ne ha bisogno ma anche la creazione di mezzi per l’indipendenza futura. Partecipare a questi progetti di crescita è una cosa meravigliosa. Incoraggio anche altre aziende a farlo.

LEGGI

Resta connesso con il nostro network

Vuoi conoscere meglio i nostri prodotti? Indica la tua email per riceverli in promozione gratuita per 1 mese. I dati raccolti non verranno commercializzati in alcun modo, ma conservati nel database a uso esclusivo interno all'azienda.

Inserisci la tua mail

Cliccando “INVIA” acconsenti al trattamento dei dati come indicato nell’informativa sulla privacy