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ID5 presenta i suoi servizi di cookie matching al mercato italiano

Autore: Redazione


L’azienda parteciperà al prossimo IAB Forum introducendo la propria offerta nel nostro Paese, per la prima volta a un evento di settore. L’intervista al CEO e co-founder, Mathieu Roche

ID5, piattaforma specializzata nella sincronizzazione dei cookie, è stata fondata nel 2017 con l’intento di migliorare il sistema con il quale le piattaforme di ad tech e i publisher identificano gli utenti nel mondo del digital advertising attraverso il cookie matching. Le user ID sono fondamentali per identificare gli utenti online e per servire loro messaggi pubblicitari personalizzati. L’azienda ha vissuto una rapida crescita, dopo solo un anno di attività, collabora già con 30 piattaforme ad tech che usufruiscono della sua infrastruttura di shared ID. ID5 è in grado di identificare 1 miliardo di device al mese e di riconoscere i loro ID su diverse piattaforme in maniera trasparente e conforme alla normativa GDPR. La capacità di identificazione è il punto di forza di player come Google, Facebook e Amazon ed è questo il motivo per il quale dominano il mercato. L’obiettivo di ID5 consiste proprio nel creare un metodo di identificazione degli utenti, che permetta alle società adtech e ai premium publisher di contrastare la supremazia dei walled garden. Nell’intervista a Mathieu Roche, CEO & co-founder di ID5, DailyNet ha approfondito il perimetro d’azione dell’azienda e gli obiettivi per il mercato italiano.

Mathieu Roche

Perché avete scelto di colpire il mercato italiano? Quali piani di espansione avete nel nostro Paese?

L’Italia è uno dei mercati europei più sviluppati in ambito pubblicitario e il programmatic è un settore in forte crescita. È anche la sede di alcuni grossi gruppi editoriali, che beneficerebbero altamente del servizio che offriamo. Anche alcuni dei nostri investitori, nello specifico 360 Capital Partners, sono Italiani. Tutto ciò, ci porta a pensare che la nostra value proposition riscontrerà un forte appoggio in questo Paese.

Com’è composto il team di ID5 e come si sta evolvendo?

Ho creato ID5 assieme al mio cofondatore Pierre-Antoine Durgeat di Adventori, dopo 10 anni passati a Weborama. Assumere le persone “giuste” è fondamentale per il successo di una società, specialmente durante la fase iniziale. Il nostro obiettivo era quello di creare un team competente e in grado di accelerare la crescita del business in breve tempo. È per questo che abbiamo assunto professionisti del settore come il nostro VP of Product & Operations, Scott Menzer e la nostra VP of Key Accounts, Morwenna Beales, i quali hanno lavorato rispettivamente per Appnexus e Rubicon Project. Recentemente, abbiamo assunto Adam Rowley, ex Oracle Data Cloud, come Sales & Business Development Director e Valbona Gjini, ex Rocket Fuel/Sizmek come Marketing Director.

Quali servizi offrite e con quali tipologie di clienti lavorate maggiormente?

ID5 offre un servizio centralizzato di cookie matching che le società di ad tech utilizzano per aumentare la monetizzazione degli spazi pubblicitari. Le piattaforme di ad tech sono i nostri principali clienti, in quanto i publisher usufruiscono del servizio gratuitamente, ma tutti gli operatori del settore possono beneficiare di match rate più alti e delle capacità di identificazione che fa parte della nostra offerta.

Come funziona il meccanisco del cookie matching? Quali sono i limiti, le implicazioni e i vantaggi legati al suo utilizzo?

Il cookie matching è una componente fondamentale del programmatic advertising, dato che permette alle piattaforme di condividere le informazioni sugli utenti in modo anonimo. Ma, purtroppo, il suo utilizzo costringe i publisher ad ospitare decine di pixel all’interno delle loro pagine web che possono causare problemi come lentezza di caricamento delle pagine, fughe di dati e problemi relativi al rispetto della normativa GDPR.

Perché i publisher sono così importanti per ID5?

Il problema che stiamo cercando di risolvere affligge i publisher, molti dei quali si affidano alle entrate pubblicitarie per coprire i costi di gestione e per offrire i propri contenuti in modo gratuito. È per questo che il nostro servizio è gratuito per gli editori, i quali possono aiutarci a convincere le società di ad tech a lavorare con noi. Per noi è fondamentale che i publisher siano consapevoli del problema che stiamo cercando di risolvere e delle soluzioni che offriamo.

Parteciperete all’edizione di IAB Forum 2018 con un workshop che chiarisce queste problematiche. Si tratta della prima volta che sarete presenti ad un evento in Italia, quali sono le vostre aspettative?

Lo IAB Forum è l’evento ideale per introdurre in Italia argomenti come l’identificazione degli utenti e il cookie matching, materie che stanno generando un grande interesse negli Stati Uniti. Riteniamo che sia l’occasione perfetta per esplorare il mercato, incontrare i professionisti del settore locali e per presentare loro le nostre soluzioni.


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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spot

Autore: D Sechi - 17/04/2019


Apple, ode al globo con Camp4 Collective e i Megadeth

Per celebrare l'intensità, il colore, l'azione e la vivacità del nostro mondo, Apple sta alzando la posta in gioco nei video girati in mobilità con la campagna tv "Don't Mess With Mother", un'ode ricca di azione al globo realizzata in tempo per l'"Earth Day" che si terrà il prossimo 22 aprile. Un tripudio di immagini spettacolari, dunque, ma con un tono seriamente tagliente coadiuvato dalla colonna sonora - impostata sulla traccia Last Rites dei Megadeth. Il puro potere di Madre Natura è mostrato in azione ravvicinata con scene così nitide che sembra quasi incredibile siano state ripresa da un iPhone. Dalle potenti onde dell'oceano ai fulmini, agli animali sopra e sotto il mare, la bellezza e la natura inaspettata del pianeta ispira e impressiona attraverso questo video. Il filmato "Shot on iPhone" è stato girato in nove Paesi in tutto il mondo, ognuno dei quali mostra un lato magnifico della natura. Apple ha commissionato a un gruppo di registi professionisti di Camp4 Collective, meglio conosciuto per il documentario vincitore del Sundance Film Festival "Meru", di catturare la Madre Terra in tutta la sua gloria su iPhone XS.

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Sizmek ha avviato la procedura del Chapter 11, una norma della legge fallimentare statunitense il cui scopo è quello di risanare il business. Si tratta, per questo, di un processo di riorganizzazione e non di liquidazione. La società ad tech indipendente ha rilasciato una nota, confermando la notizia e sottolineando la volontà di proseguire il proprio percorso di revisione strategica. Attualmente il capitale di Sizmek è detenuto da Cerberus Capital e Vector Capital. A motivare la scelta di ricorrere al Chapter 11 c’è l’andamento del business, al di sotto delle attese interne, e in particolare le performance delle attività ad server. L’obiettivo è preservare il valore della società e cercare accesso a nuovi capitali. Proprio questo tema era stato trattato da Adexchanger a inizio marzo: il giornale americano aveva scritto un lungo articolo in cui faceva il punto della situazione delle attività di Sizmek. In precedenza anche Videology ha fatto ricorso al Chapter 11, per poi vendere i suoi asset ad Amobee.

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