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Il 2018 di GreatPixel, inizia con la previsione del 30% in più nei ricavi e almeno 10 nuove grandi acquisizioni

Autore: Redazione


La start up di Giovanni Pola forte di un nutrito portafoglio clienti con presenze anche a livello internazionale conferma il posizionamento vincente Data + Human Driven

“Ci chiamiamo GreatPixel perché l’attenzione al dettaglio è quello che fa la differenza e determina il risultato. È un claim di cui siamo orgogliosi che rispecchia anche un metodo di lavoro”. Il brand GreatPixel ha fatto il suo ingresso nel mercato solo lo scorso maggio, ma ha già centrato il target prefissato.

Il portafoglio

In portafoglio ci sono 15 nuovi grandi clienti, italiani e stranieri, provenienti dai più disparati settori: dalle catene di distribuzione grocery e di elettronica di consumo a brand come Fastweb, Cerved, il Sole24Ore, sino al Gruppo Percassi, presente con Kiko e Soulgreen: “Tutte aziende  – precisa il fondatore e ceo Giovanni Pola – con le quali abbiamo allacciato relazioni di lungo periodo e che ci hanno permesso di creare una solida base di case history per puntare a una forte crescita di fatturato”.

Ricavi previsti

Nel 2018 la società parte già con una previsione di crescita dei ricavi del 30% rispetto all’anno appena archiviato, “Ma contiamo di incrementare ulteriormente con l’ingresso di almeno altri dieci nuovi grandi clienti, alcuni dei quali arriveranno a breve”.

Data + Human Driven

La rilevante 'discontinuità' che caratterizza questa start up rispetto al mercato è l’assunzione di un approccio Data + Human Driven, che mette insieme le caratteristiche vincenti delle due metodologie cercando però di superarne i rispettivi limiti. “Abbiamo sviluppato una metodologia proprietaria integrata che prevede una fase iniziale di conoscenza del cliente al fine di creare una visione strategica e univoca sui dati. Dopodiché possiamo attivare diversi filoni come l’ottimizzazione degli investimenti e della customer experience, la marketing automation e infine tornare a misurare i risultati del nostro lavoro. Cerchiamo quindi di ricomporre tutti i pezzi ottimizzando il lavoro di aree che altrimenti non parlerebbero la stessa lingua. Uno sforzo che pochi fanno, ma che permette di ottenere risultati importanti”.

Taglio internazionale

Per consolidare il proprio bagaglio di competenze sulla UX GreatPixel ha creato un team sempre più focalizzato, inserendo al proprio interno professionalità che hanno maturato esperienze di lavoro in Uk, Olanda e Giappone. “E questo perché il 30% dei nostri progetti sono di taglio internazionale - continua Giovanni Pola - tra gli altri ricordo un progetto su Londra nel settore Fintech e un altro su Zurigo nel mondo App Community".

Il segmento marketing Automation

Inoltre per rafforzare il segmento Marketing Automation, dove attualmente gestiamo circa 300/400 invii di campagne al mese, abbiamo stretto alleanza con un player strategico come la multinazionale Mapp e stiamo portando l’intera nostra metodologia di design e di cro nel mondo delle email, un ambito sottovalutato che si sta rivelando fondamentale in termini di business. Mentre per quanto riguarda il mondo dei dati abbiamo puntato su professionalità non tanto da centro media, ma di lettura e gestione del dato con competenze che arrivano fino al programmatic”.      

L’Academy sulla User Experience

Per esplorare le convergenze tra il marketing digitale e le nuove frontiere del design, GreatPixel ha promosso e fondato l’Academy sulla User Experience all’interno del POLI.design, assieme al professore Venanzio Arquilla, alla Faculty del corso di alta formazione sulla UX del POLI.design e ad Andrea Boaretto di Personalive, con cui Pola ha già collaborato per sei anni nell’Osservatorio sulla Multicanalità. “Si trattava di prendere tutti i concetti di marketing già affrontati in questo Osservatorio per calarli nella realtà di una customer experience sempre più evoluta e basata sui dati - conclude Pola - lo scorso anno con l’evento Experience Matters dedicato ai nuovi pattern per la convergenza digitale l’Academy ha creato il primo di una lunga serie di eventi. Design e marketing sono mondi che si stanno fondendo, anche se hanno preso strade parallele. Quindi era importante mettere insieme un gruppo di lavoro che avesse il meglio di questi ambiti perché soltanto dalla fusione di questi due approcci si possono ottenere i migliori risultati”.

Appuntamento clou

Il lancio di nuovo evento organizzato dall’Academy dedicato all’intelligenza artificiale sarà uno degli appuntamenti clou dell’agenda di GreatPixel per questo 2018 assieme alla partecipazione, il prossimo maggio, all’appuntamento dell’Ecommerce Forum.


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Special Content

Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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spot

Autore: Redazione - 22/03/2019


The Lift

La più classica delle scene cinematografiche diviene il centro del nuovo spot di Bianco, brand di calzature danese nato nel 1987. L’ascensore - The Lift - è il luogo ideale per raccontare una storia, una storia che come tante vede protagonisti un ragazzo e una ragazza che non hanno il coraggio di parlarsi e di rivelarsi l’attrazione reciproca. “Esci fuori dalla tua testa”, è questo l’invito finale del commercial da quasi 5 minuti, realizzato dall’agenzia &Co.. Uno spot davvero davvero emozionante che ci fa immedesimare con i protagonisti.

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mercato

Autore: G Broggi - 22/03/2019


Women in Tech: “Less is more”, il motto di Sara Buluggiu

Torna la rubrica Women in Tech, lo spazio dedicato di DailyNet alle donne che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo del nostro settore. Questa settimana protagonista è Sara Buluggiu, Managing Director Italy, Spain e MENA di Rubicon Project. “Less is more” è la lezione che la manager ha imparato da un suo capo americano e non si è più dimenticata. In questa intervista Sara Buluggiu racconta alcuni passaggi della sua carriera, la sua visione del mercato in un ambiente di lavoro che è “family-first”. Com’è ha avuto inizio la sua carriera nel settore dell’advertising technology? È successo - come era stato per il mio inizio nel digital - per caso. Lavoravo in Starcom come Digital Director e Marco Bertozzi, mio collega a Londra con cui avevo già lavorato agli albori della mia carriera in agenzia, mi chiama per dirmi che c’è una specie di ad-network da mettere in piedi; sarei dovuta andare a Chicago per una formazione di tre giorni. L’azienda del Gruppo Publicis che era in carico di questa nuova cosa era Vivaki Nerve Center e in soli tre giorni imparai più cose che in anni in agenzia. Nel giro di poco stavo facendo la start-up di Audience On Demand, il primo trading desk di Publicis. Mi piacque da subito, avevo modo di spolverare nuovamente le mie competenze di ad-server e la mia vena Nerd. Quali sono le sfide principali che aziende come Rubicon Project si trovano ad affrontare oggi? Rubicon Project è in prima linea per la lotta al fraud e per iniettare quanta più trasparenza nella filiera programmatica; filiera che di suo è viziata da un player monopolista che per definizione non aiuta nessuna industry. Ci vuole educazione di tutti gli attori e un costante lavoro di adattamento del proprio business alle reali necessità. Dal canto nostro vantiamo l’indipendenza che ci permette di muoverci più agilmente garantendo ai nostri clienti innovazione di prodotto costante. Come descriverebbe gli effetti di tutti questi cambiamenti? Senza alcun dubbio sono cambiamenti sani da un lato e sfidanti dall’altro. Sani perché danno a tutti l’opportunità di eccellere, sfidanti perché non consentono di riposare mai: non ci si può permettere di smettere di studiare e di confrontarsi con colleghi che - a volte più junior di noi - ne sanno di più e ci permettono di conoscere e trasferire ai C level le novità. Mi sento molto fortunata a lavorare in questa industry: è il miglior anti-rughe che io applichi al mio cervello! Secondo lei, qual è stato l’avvenimento tecnologico che ha avuto il maggiore impatto negli ultimi anni? Ce ne sono ogni giorno di piccole e medie dimensioni che sommati portano a un continuo cambiamento; ma in ambito adv è la nascita del protocollo Real Time Bidding è quello che in scala mondiale ha segnato una via di non ritorno. Il mio lavoro di 10 anni fa è in via di estinzione; la definizione del consumatore in cluster socio demografici è destinata ad essere obsoleta; la stessa divisione tra media è un concetto superato. L’impatto sulla pubblicità è stato ed è - come dicono gli americani - disruptive. Qual è stata la lezione più importante che ha ricevuto nella sua carriera? Mi ritengo una donna fortunatissima: ho avuto capi e collaboratori eccezionali. La lezione però che mi salva la vita ogni giorno è una massima di un mio capo americano “less is more”. Il mio ruolo è di far capire alle persone che cosa sia il programmatic, come funziona Rubicon Project e grazie a questa massima so che la simplificazione è ciò che aiuta le persone a non sentirsi spaesate in un ambito che non gli appartiene. A volte è meglio un acronimo in meno ma un parallelismo in più per rendere tutto più famigliare. Quindi, sì: Less is More. Cosa pensa riguardo la sfida che le donne di oggi affrontano per trovare l’equilibrio tra aspirazioni professionali e vita personale? In questo contesto, quale supporto offre Rubicon Project? Rubicon Project è una azienda fantastica dove davvero le persone sono “famiglia”, in particolare il mio team qui a Milano ma è proprio nel DNA dell’azienda. Non ho mai avuto conflitti tra famiglia e lavoro un po’ perché non penso di essere la tipica mamma italiana che sente il dovere di tallonare stretto il proprio figlio per sentire di fare il proprio dovere di genitore in maniera adeguata, un po’ perché “family first” è un mantra per tutti a tutti i livelli in Rubicon Project. Quale consiglio si sente di dare alle giovani di oggi che vogliono intraprendere una carriera di successo in questo settore? Anzitutto Fatelo! Ho una posizione aperta da mesi e vorrei assumere una ragazza visto che ho un team tutto azzurro ma non ci sono donne che si candidano; secondariamente è un ambito dove le capacità di multitasking e relazionali di una donna hanno modo di esprimersi al meglio. Bisogna essere curiose, precise e decisamente flessibili! insomma è perfetto per una donna. Quale pensa sia “the next big one” in advertising? E qual è la sua preoccupazione maggiore? Mi piace pensare che sia un approccio ai media veramente incentrato sull’utente dove la differenza tra esperienza e comunicazione pubblicitaria sia talmente labile da non essere più percepito; questo è possibile grazie alla tecnologia che pervade ormai le nostre vite e che ci permette di fare singolarmente esperienze personali e personalizzate. Proprio a questo tema è legata anche la mia preoccupazione perché l’eccesso di profilazione rischia di portarci all’effetto “bolla” in cui ciascuno di noi viene esposto solo a stimoli che in qualche modo gli sono vicini uccidendo di fatto la capacità di essere stimolati da nuove cose e di confrontarsi con concetti a noi alieni. L’equilibrio tra le due facce della medaglia è la grande sfida.

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mercato

Autore: Redazione - 21/03/2019


PRISMI archivia il 2018 con valore della produzione in crescita e una leggera perdita

Il Consiglio di Amministrazione di PRISMI, società specializzata nei servizi di digital marketing e posizionamento sui motori di ricerca (SEO), ha approvato il progetto di bilancio di esercizio e il bilancio consolidato al 31 dicembre 2018 deliberando di convocare l’assemblea dei soci in sede ordinaria e straordinaria. Alessandro Reggiani, Presidente e Amministratore Delegato di PRISMI, ha commentato: “Il 2018 conferma il trend di crescita iniziato nel 2016: l’esercizio ha visto un forte incremento del valore della produzione (+42%) e dell’EBITDA (+191%) a dimostrazione della scalabilità del modello di business. La marginalità diretta di PRISMI sull’esercizio 2018 ha raggiunto il 18%. L’EBITDA consolidato (13%) è stato influenzato dall’andamento negativo delle controllate InGrandiMenti, che verrà prossimamente fusa nella capogruppo, e soprattutto di Wellnet il cui risultato negativo è legato al protrarsi, per gran parte del 2018, della fase di start up; tuttavia si segnala che le vendite gestionali della stessa Wellnet al 19 marzo evidenziano una crescita sia rispetto all’anno scorso (+126%) che al budget (+28%)”. Il valore della produzione Il valore della produzione a livello consolidato, pari a 21,2 milioni di euro rispetto ai 15 milioni di del 2017, registra un incremento pari al 41,6%, da attribuirsi principalmente alla capogruppo che registra una crescita pari a circa il 44% rispetto all’esercizio 2017.  L’incremento registrato nelle vendite di periodo, pari al 45% in capo alla capogruppo e al 47% per il consolidato, è da ricondurre per la capogruppo a politiche commerciali volte ad un maggior soddisfacimento della clientela target e alla crescita della rete commerciale. Il margine operativo lordo (Ebitda) consolidato è pari a 2,76 milioni (3,23 milioni l’Ebidta della sola capogruppo). Le controllate La controllata InGrandiMenti ha subito nel corso dell’esercizio 2018 un processo riorganizzativo particolarmente intenso che ha comportato una perdita di periodo significativa. Tale perdita ha impattato negativamente sull’Ebitda consolidato del 2018 mentre è stato riflesso per 361.000 euro come componente negativa delle attività finanziarie della controllante. La controllata Wellnet, a causa del processo di integrazione attuato nel corso del 2018, non ha contribuito positivamente al risultato del gruppo, conseguendo un Ebitda negativo di 33.000 euro. Tuttavia la società ha completato il processo di startup e definizione del business model chiudendo l’esercizio con un significativo portafoglio ordini. La società Prismi CH Sagl, locata nel Canton Ticino, ha invece contribuito in maniera positiva (40.000 euro) all’andamento del gruppo. I principali indicatori economici Nonostante gli apporti negativi delle principali controllate il livello di raffronto dell’EBITDA del consolidato del 2017 pari a 950.000 euro con quello dell’anno 2018, pari a 2,76 milioni, evidenzia un incremento del 191%, mentre la Capogruppo PRISMI registra una crescita pari al 353% passando da un EBITDA dello scorso esercizio di 710.000 euro ai 3,23 milioni dell’esercizio 2018. Per la Capogruppo PRISMI la crescita del margine evidenzia l’effetto di scala connesso al modello di business che, grazie ad un incisivo controllo sui costi operativi e ad un maggior efficientamento interno, permette di gestire fatturati in forte crescita senza un aumento proporzionale dei costi fissi. Il risultato operativo netto (Ebit) dell’esercizio 2018 è positivo per 600.000 euro a livello di consolidato e per 1,4 milioni per PRISMI. Il risultato netto consolidato e quello di PRISMI evidenziano rispettivamente una perdita pari a 1,6 milioni e di 1,1 milioni 2018. Il risultato complessivo della Capogruppo per l’esercizio 2018 risulta negativo per circa 700.000 euro e negativo per 1,7 milioni il consolidato.

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Autore: Redazione - 21/03/2019


Triboo: nel 2018 crescono ricavi e marginalità. Il fatturato sfiora i 70 milioni

Triboo ha approvato il bilancio 2018 nei giorni scorsi, riportando risultati positivi. “Il 2018 è stato un anno di significativa crescita in termini di ricavi e redditività. Sono stati raggiunti importanti traguardi tra i quali il passaggio sul Mercato Telematico Azionario. Ci attendono nuove opportunità per rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento, potendo fare leva su un management team dal track record di successo. Per poter realizzare la strategia di sviluppo abbiamo lavorato anche sulla evoluzione del nostro modello di business con un’apertura sempre maggiore ai servizi di consulenza e all’internazionalizzazione. In questa direzione s i inserisce anche la nomina di Riccardo Maria Monti, Consigliere esecutivo che, grazie alla sua consolidata esperienza, porta un significativo contributo nel percorso di crescita di Triboo”, ha dichiarato l’a.d. Giulio Corno nella nota a margine del bilancio. I risultati economici Il Gruppo ha registrato nell’esercizio 2018 ricavi consolidati pari a 69,6 milioni di euro, in crescita del 6,6% rispetto ai 65,4 milioni di euro dell’esercizio precedente. L’EBITDA consolidato è pari a 9,9 milioni di euro, in incremento rispetto a 7,7 milioni di euro al 31 dicembre 2017 (+28,8%), come effetto soprattutto di una crescita organica sia della Divisione Digitale sia della Divisione Media. La Divisione Digitale continua la propria significativa crescita dei ricavi che si attestano a 43,4 milioni di euro (+11%). L’EBITDA ha raggiunto 7,8 milioni di euro (+22,5%), con un aumento costante del numero di store gestiti e l’inserimento di importanti nuovi brand. La Divisione Media nell’esercizio 2018 ha conseguito ricavi per 29,4 milioni di euro (+ 2,7% yoy) e un EBITDA pari a 2,1 milioni di euro (+59,5% yoy). Questi risultati confermano anche l’efficacia delle iniziative avviate, a partire dal secondo semestre 2017, per espandere la forza vendita e conquistare una sempre maggiore verticalità e qualità dei contenuti editoriali. Sensibile aumento del risultato netto consolidato del 2018 che raggiunge 2,2 milioni di euro, con una crescita del 64,3% rispetto all’esercizio 2017. La forte generazione di cassa da attività operative pari a 12,9 milioni di euro ha consentito di finanziare investimenti per un totale di 10,6 milioni di euro e ha portato a una cassa netta generata di 3 milioni di euro, dopo aver distribuito un milione di euro di dividendi riferiti all’esercizio 2017. Gli investimenti includono elementi non ricorrenti quali ad esempio leasing finanziari e M&A. L’indebitamento finanziario netto del Gruppo al 31 dicembre 2018, pari a 6,1 milioni di euro (+0,6 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2017), include anche gli effetti dei nuovi leasing, M&A e valorizzazione al fair value di opzioni put/call ed earn out per le nuove acquisizioni. Strategia internazionale Triboo sottolinea anche la rilevanza della strategia di internazionalizzazione, che nel 2018 ha visto la costituzione della filiale cinese, a Shanghai, e l’apertura della filiale spagnola, a Madrid. Come dichiarato da Cristina Pianura, Direttore della Unit Media & Advertising, nel corso di una recente intervista al nostro giornale, il Gruppo è anche impegnato a consolidare le aziende acquisite dopo la forte attività di M&A nel secondo semestre del 2018.

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