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ANA: il 78% delle aziende ha un’agenzia in house; ma il 90% lavora con l’ausilio di partner esterni

Autore: Redazione


L’associazione statunitense ha pubblicato uno studio sul tema: i team interni sono, ormai, pronti per svolgere funzioni sempre più complesse in diverse discipline

Il numero di aziende dotate di agenzie in house è continuato a crescere nel corso degli ultimi cinque anni, secondo uno studio della National Association of Advertisers (ANA) condotto su alcuni dei suoi membri. Già oggi, il 78% dei rispondenti ha detto di disporre di un’agenzia in-house, rispetto al 58% del 2013. E non è tutto: per il 65% degli intervistati il carico di lavoro di queste realtà è aumentato a confronto con il passato.

Funzioni complesse

L’indagine ha rivelato che le agenzie in house forniscono una variegata gamma di servizi, tra cui strategia, creatività per i media tradizionali e digitali, social media, e planning & buying, anche in programmatic. Secondo Bob Liodice, Ceo di ANA, l’analisi certifica come le agenzie interne ormai non svolgano più funzioni marginali, anzi le loro funzioni siano sempre più numerose. “Ci attendiamo che le tendenze attuali continuino, con un’accelerazione del movimento dei clienti verso le agenzie in house”, ha detto. Una situazione che rappresenta una sfida per il mondo delle agenzie. A commento dello studio ANA, Brian Wieser, analista di Pivotal Research, ha detto che questa tendenza può rappresentare un fattore di rallentamento della crescita dei ricavi delle agenzie esterne, ma probabilmente non è il più rilevante.

I vantaggi dell’in house

Gli intervistati al nuovo studio di ANA hanno affermato che l’efficienza dei costi è il principale vantaggio dello spostamento dei servizi di agenzia all’interno dell’azienda, seguito da una migliore conoscenza dei marchi, velocità e agilità e conoscenza istituzionale.  Quasi l’80% degli intervistati ha espresso alti livelli di soddisfazione per il lavoro delle risorse interne, mentre il 37% ha dichiarato di essere “completamente soddisfatto” del lavoro svolto da questi team. Detto ciò, l’indagine ha anche dimostrato che il 90% degli intervistati lavora ancora con agenzie esterne.

Altre evidenze

Nel corso degli ultimi tre anni, il 70% del campione ha trasferito il lavoro precedentemente gestito da agenzie esterne alle sue operazioni interne, tra cui content marketing, social media e influencer marketing.

Il 79% degli intervistati dispone già di asset per la produzione video in house.

I KPI usati per valutare l’efficacia delle attività di un’agenzia in house sono: salvataggio dei costi, velocità di commercializzazione e performance.

Le maggiori sfide per le agenzie in house sono legate alla gestione della crescita. In particolare, le due sfide principali sono la gestione del flusso di lavoro (aumento dei progetti) e la gestione efficiente delle risorse.

Lo studio indica, inoltre, che negli ultimi cinque anni si è registrato un notevole aumento del numero di servizi specializzati offerti dalle agenzie in house.


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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 26/03/2019


The Brexit Bunker

Eric Cantona, il Kung Fu, Theresa May e Boris Johnson. Tutto è possibile nell'ultimo spot firmato da Officer & Gentleman per Paddy Power

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dati e ricerche

Autore: Redazione - 26/03/2019


Zenith abbassa le stime di crescita della spesa pubblicitaria in Italia nel 2019 dall’1,7% allo 0,9%

Secondo l’ultimo Advertising Expenditure Forecasts pubblicato da Zenith sarà la pubblicità online, superando tutte le aspettative, a trainare la crescita della spesa pubblicitaria globale con un aumento del 4,7%, più alto rispetto al +4% delle previsioni di dicembre 2018. La crescita annua si manterrà costante fino al 2021 con un +4,6% (percentuale maggiore rispetto a quella comunicata nel precedente report: +4,2% nel 2020 e +4,1% nel 2021). I dati dello scorso anno mostrano una crescita del 16% della pubblicità su internet, quattro punti in più rispetto a quanto preventivato; un aumento che ha portato alla modifica della spesa in termini di dollari passando dai 231 miliardi stimati nel 2018 ai 246 miliardi effettivi. Gli aggiornamenti apportati alle previsioni portano, quindi, Zenith a stimare per i prossimi anni una crescita più rapida di quanto calcolato nel precedente Forecast: un +10% per anno fino al 2021 invece di un +9%. Internet raggiungerà, così, 329 miliardi di dollari nel 2021 e rappresenterà il 49% della spesa globale in adv. Questa crescita è guidata dall’utilizzo combinato di online video e social media che aumenteranno la spesa, rispettivamente, del 19% e del 14% fino al 2021. La pubblicità display nel suo insieme (video, social e banner) aumenterà del 13% all’anno, mentre la paid search e la classified sono in leggera diminuzione con una crescita media annuale del 7%. Gli Stati Uniti guidano la crescita globale I mercati per i quali Zenith ha previsto una maggiore crescita nel precedente Forecast dedicato all’online sono Stati Uniti, Russia e Francia. Per tutti e tre i Paesi sono state riviste le previsioni per il 2019: gli Stati Uniti passano da un +2,9% a un +5%, la Russia da un +7,1% a un +8,2% mentre la Francia da un +3,7% a un +4,7%. Rappresentando il 37% della spesa pubblicitaria globale, l’aggiornamento apportato ai dati degli Stati Uniti implica importanti effetti sul totale degli investimenti. È previsto, quindi, che, aggiungendo 32 miliardi di dollari al mercato, gli Stati Uniti diventino il più grande player per la crescita degli investimenti globali tra il 2018 e il 2021. La Cina sarà al secondo posto, con 16 miliardi di dollari in più e l’India al terzo (5 miliardi di dollari in più). Le piccole imprese Gran parte della crescita della pubblicità su internet, e del mercato pubblicitario nel suo complesso, proviene, oggi, dalle piccole imprese (ad esempio, negozi e ristoranti). Per la prima volta, Google e Facebook hanno aperto il mercato pubblicitario a questi player, offrendo loro semplici strumenti self-service (per la realizzazione degli annunci, gestione delle campagne, geolocalizzazione dei messaggi e creazione dei target) che aiutano i piccoli brand a raggiungere il loro target di riferimento. La crescita della pubblicità delle piccole imprese riflette l’importanza che queste hanno per l’economia: nella maggior parte dei Paesi, infatti, sono proprio queste ad alimentare l’occupazione e il Pil interno. Per queste aziende utilizzare i mass media per aumentare la propria brand awareness, targetizzando non solo per interessi ma anche a livello geografico, sarebbe troppo dispendioso. I digital brand challengers Allo stesso tempo, i digital brand challengers utilizzano la tecnologia per trasformare ogni categoria, utilizzando capitali di rischio - nuovi fondi per il mercato pubblicitario - per finanziare campagne digitali con focus sull’awareness. Questi brand cercano modelli di pubblicità scalabili capaci di conquistare nuovi clienti e quote di mercato, attraverso strategie di costruzione dell’awareness differenti da quelle attivabili con i media tradizionali. I video pubblicati sui social combinano una reach ampia a un targeting di precisione e un alto impatto creativo, ma l’attenzione che l’utente dedica a questo tipo di pubblicità è molto bassa, con un tempo dedicato intorno a un paio di secondi. I brand devono, quindi, riuscire ad aumentare la propria awareness attraverso la ripetizione di questi brevi video e utilizzando la personalizzazione del messaggio per catturare e mantenere l’attenzione dell’utente. I digital brand challenger non utilizzano solo la pubblicità in formato digitale ma si stanno affermando come inserzionisti anche sui media offline, in particolar modo per i mezzi tv e out of home. La spesa di questi brand sta infatti sostenendo la pubblicità televisiva globale, che si dimostra abbastanza stabile nonostante la rapida diminuzione della visione lineare in mercati chiave come quello statunitense e cinese. La pubblicità in tv crescerà dello 0,7% all’anno fino al 2021. L’out of home, il mezzo “tradizionale” con la crescita pubblicitaria più rapida, aumenterà di 4,4 miliardi tra il 2018 e il 2021. Un dato più alto rispetto ai 3,7 miliardi previsti per la televisione. L’out of home sta ancora beneficiando della diffusione degli schermi digitali e del programmatic, che consentono una maggiore efficacia ed efficienza nella pianificazione. La pubblicità sulla carta stampata continua a calare: tra il 2018 e il 2021 è prevista, infatti, una diminuzione di 5 miliardi di dollari per i magazine e di 6,3 miliardi per i quotidiani. Tra il 2013 e il 2018 la share of spending globale congiunta dei due mezzi stampa è scesa dal 24% al 13% e calerà al 9% entro il 2021. Focus sull’Italia L’economia italiana si è contratta nella seconda metà del 2018, ma per il prossimo anno Zenith prevede una crescita complessiva del 1,2%. L’inflazione rimarrà stabile mentre il livello di disoccupazione, che è in aumento dalla crisi finanziaria globale, si è stabilizzato al 10,5%. Nonostante il clima di incertezza economica, la fiducia dei consumatori è aumentata, passando da 110,3 nel 2017 a 115,6 nel 2018, mentre quella delle aziende è in diminuzione (106,7 nel 2018 vs 108,3 nel 2017). Secondo le stime il mercato pubblicitario italiano, quest’anno, avrà una crescita dello 0,9%, al ribasso rispetto all’1,7% ipotizzato a dicembre. Nel 2019, la mancanza di eventi sportivi importanti dovrebbe far diminuire la spesa pubblicitaria in tv di circa lo 0,2%. Lo scorso anno, tuttavia, lo scenario televisivo ha visto la nascita di diversi accordi, internazionali e locali, tra emittenti tv e produttori e distributori di contenuti. Sky e Netflix hanno stretto una partnership che prevede la visualizzazione dei contenuti di Netflix sulla piattaforma di Sky attraverso il nuovo decoder SkyQ. Un altro storico accordo sui contenuti è quello stipulato tra Sky e Mediaset: dall’autunno scorso, per gli abbonati della pay tv satellitare sono, infatti, disponibili i programmi trasmessi da nove canali di Mediaset Premium, mentre Sky ha lanciato un’offerta dedicata ai clienti del digitale terrestre. Rai Pubblicità e Amazon, infine, hanno siglato un accordo che prevede la distribuzione di serie tv e produzioni italiane di Rai sulla piattaforma Amazon Prime Video. Per quanto riguarda la radio, dopo una performance positiva nel 2018, +5,5%, continuerà a crescere nel 2019 con un +2%. Anche il digital dovrebbe mantenere il trend positivo (+5,8% nel 2019), spinto dall’online video e dai social. In ambito digitale non si arresta, inoltre, la crescita della reach mensile di internet che, a dicembre 2018, conquista 2,5 milioni di utenti unici (71% di copertura mensile), grazie alle connessioni mobile. Il mondo della carta stampata sarà, invece, in calo, con un -8% per i magazine e -7,7% per i quotidiani. Infine, chiusura anno con segno positivo sia per il cinema sia per l’outdoor (entrambi a +1% nel 2019 vs. 2018). Il 2 luglio 2018 il Governo ha approvato il “Decreto Dignità” che a partire da quest’anno blocca la pubblicità di qualsiasi tipo per i giochi d’azzardo; e la direttiva influenzerà negativamente la spesa in adv italiana nel 2019 e 2020.

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Autore: Redazione - 25/03/2019


Agenti immobiliari: da nord a sud una professione in cloud, sempre più social

RE/MAX Italia continua ad analizzare trend e competenze del settore con una nuova survey sulla digitalizzazione dell'agente immobiliare. E porta in Italia l’evento di formazione Speaker Tour 2019 per imparare, da 3 guru d’oltreoceano, ad attrarre contatti attraverso i video. Il nuovo agente immobiliare Un agente immobiliare così non si era mai visto. Digitale e collaborativo, conserva i dati in cloud (67%), spende nell'advertising di Facebook (50,5%), guarda ancora con sospetto a quello di Google (71,3%) e conserva la fiducia verso i portali di annunci immobiliari (85,1). L’indagine "La digitalizzazione dell'agente immobiliare", svolta da RE/MAX Italia, ha coinvolto un panel di 558 consulenti immobiliari in tutta la penisola. Le risposte ai 19 quesiti ci raccontano la storia di un professionista diventato social addicted e che predilige Facebook (33,1) e Linkedin (23,6%) a Twitter (9,4%) e Youtube (11,2%). Sul tema della comunicazione c'è spazio di crescita: il 15,9% dichiara di gestire un blog personale ed il 60,9% non utilizza ancora i video per fare personal brand. Ed è proprio per migliorare la loro personal branding sono sempre di più i professionisti del settore che seguono corsi di formazione e workshop di aggiornamento dedicati ai social media e volti a incrementare il numero di contatti e far crescere il volume d’affari. Video, app e… estetica I video sono la chiave per creare un coinvolgimento autentico sui social, attraverso i video un professionista parla di sé, si fa conoscere e costruisce con i suoi follower giorno dopo giorno, video dopo video, un legame. L’indagine condotta da RE/MAX ha anche osservato come gli agenti immobiliari si approcciano oggi alla collaborazione e al networking, e lo fanno attraverso l’utilizzo di MLS (multiple listing service) e grazie a forme di comunicazione alternative come il telefono (26,7%) e l'email (24,3%), fino alla messaggistica di WhatsApp (19,2%). Il porta a porta (21,7%), come fonte di acquisizione immobiliare, lascia spazio a risorse online (67,5%) e tools specifici (App active finder). Ovviamente l’occhio vuole la sua parte. Secondo il report ci sono buone notizie sul fronte della presentazione degli immobili con numeri in crescita legati all'utilizzo di tecnologia per la realizzazione di planimetrie 2D/3D (47,5%) e virtual tour 360° (35,8%). Un evento di formazione Per questo, lunedì 1 aprile RE/MAX porterà in Italia, allo Spazio MIL, lo Speaker Tour 2019 – Supercharge your success, evento di formazione dedicato all’utilizzo di video sui social network, applicati al settore real estate. Speakers Tour 2019 – Supercharge your success è l’occasione per agenti immobiliari e operatori del settore per ascoltare e soprattutto imparare da alcuni dei maggiori esperti di marketing online e social media applicati al settore immobiliare. Tre guru Grazie a Taylor Conroy, Nathan Dart e Jesse Peters, tre coach internazionali, tre relatori provenienti da background così eterogenei che metteranno a disposizione della platea le più diverse expertise, gli ingredienti perfetti per centrare l’obiettivo, i partecipanti potranno affinare le migliori tecniche per attrarre la futura generazione di clienti ed imparare come costruire una mentalità orientata al cliente, trasformando i contatti online in risultati concreti.

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dati e ricerche

Autore: Redazione - 25/03/2019


Gli abbonati ai servizi di video streaming superano quelli della tv via cavo

Per la prima volta nella storia, nel 2018 ci sono stati più abbonati a servizi di video streaming che clienti dei servizi via cavo. I dati della Motion Picture Association of America, riferiti al mondo intero, indicano che gli utenti a pagamento degli OTT sono 613 milioni, in crescita del 27% rispetto al 2017, mentre le tv via cavo perdono il 2% del loro pubblico, assestandosi a quota 556 milioni. Netflix e il resto della categoria diventa quindi la più vasta per numero di subscribers, ma lo scettro delle revenue resta nelle mani del cavo, che fa segnare addirittura una crescita da 6,2 miliardi di dollari nell’ultimo anno per raggiungere i 118 miliardi nel 2018. Anche la tv via satellite stacca di netto gli OTT per quanto riguarda i ricavi, sfiorando i 100 miliardi e tenendo a distanza i servizi di streaming, che non raggiungono i 40 miliardi. “Nei marketplace dinamici del giorno d’oggi, le storie prendono vita davanti agli occhi del pubblico dei teatri, di casa e a quello in mobilità. Le nostre company continuano a consegnare contenuti dove, come e quando le audience li richiedono - e i numeri rilasciati lo sottolineano”, dice Charles Rivkin, Chairman e Chief Executive di Motion Picture Association of America.

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