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Web Marketing Festival, la quinta edizione a Rimini a fine giugno. Confermato il format

Autore: Redazione


Il più completo appuntamento tricolore dedicato al digitale torna con l’edizione di quest’anno e riparte dai 4mila partecipanti giornalieri registrati nel 2016

Un nuovo capitolo del Web Marketing Festival, tutto da scrivere. Il più completo evento made in Italy dedicato al mondo del digital marketing torna con la quinta edizione. Già fissate le coordinate: 23 e 24 giugno prossimi e anche quest’anno nel prestigioso scenario del Palacongressi di Rimini, location d’eccezione coi suoi 38mila metri quadrati già pronti ad accogliere i partecipanti. E a proposito: si riparte dai numeri della passata stagione, quando ad affollare le sale della struttura romagnola furono oltre 4mila partecipanti al giorno - tra confronti on stage e online - in tutta Italia. Formazione, innovazione, intrattenimento e networking Il format viene confermato anche nel 2017. Oltre 20 sale tematiche nel programma della kermesse, con diversi relatori coinvolti e provenienti da una miriade di mondi differenti e, nel contempo, tutti connessi al digitale. Sarà, allora, un Web Marketing Festival a 360°, capace di abbinare formazione, innovazione, musica, intrattenimento, networking, startup. E ancora: editoria e giornalismo, sport, comunicazione politica, fino ad arrivare a tematiche di natura più strettamente tecnica e con un taglio riservato agli addetti ai lavori. Un evento trasversale, insomma. Dal social media marketing alla web analytics, dal content marketing alla seo, fino all’ecommerce e al non profit: saranno questi alcuni dei principali argomenti. Torna la Startup Competition più grande d’Italia Confermando l’attenzione ai temi dell’innovazione e dell’imprenditorialità, anche quest’anno il Web Marketing Festival darà vita alla Startup Competition, la più grande sfida italiana tra progetti di new business in ambito digitale. Tra gli investitori coinvolti nell’ambito dell’iniziativa anche Tim#WCAP, Digital Magics, IBAN, LVenture Group, H-Farm, The Hive, Wabcapital, Techno Science Park, iStarter, Luiss EnLab e Almacube. Il Rock Contest con Virgin Radio Spazio anche alla musica in questa edizione 2017, con il ritorno del Rock Contest, appuntamento che per il secondo anno consecutivo vanta la partnership con Virgin Radio. In pratica: un concorso musicale nato per aiutare i giovani talenti a farsi conoscere. Favorire l’occupazione digitale Il 23 e 24 giugno al Palacongressi sia aziende con posizioni lavorative aperte sia professionisti in cerca di occupazione potranno accedere a un’area interamente dedicata all’incontro tra domanda e offerta per le professioni digitali. Il servizio di digital job placement mira a favorire l’occupazione e l’integrazione nel digitale, un settore destinato a giocare un ruolo sempre più centrale all’interno del tessuto economico italiano ed europeo.

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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: Redazione - 10/02/2020


Non è ancora di tempo di morire per James Bond

James Bond si era ritirato e se la stava pure spassando sotto il sole della Jamaica. Ma poi, ecco arrivare un amico, che non sempre e portatore di buone nuove: bisogna salvare uno scienziato rapito. Bond accetta, si ri-trasforma in Agente 007 e si lancia un'avventura ovviamente molto più infida del previsto, tra pericoli mortali, ma anche gadget e le celebri Aston Martin. Perché lo decide lui se è Time to Die o no!

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Autore: Redazione - 12/02/2020


Storylab 2020: Milano Pitch, giovani autori incontrano i grandi player dell’audiovisivo e dell’editoria

In occasione di StoryLab 2020 - Milano Pitch 2020, 20 giovani autori lombardi hanno presentano i loro 20 progetti inediti alle maggiori aziende dell’editoria e alle più importanti case di produzione televisive e cinematografiche in Italia. L’evento, che si è svolto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, era diviso in 4 categorie - libri per ragazzi, libri per adulti, cinema e serie tv -; progetti che potrebbero tramutarsi in libri, lungometraggi e serie di successo di domani, grazie all’incontro con i delegati delle 47 aziende del settore presenti: 3Zero2, Anele, BIM Produzione, Casanova, Cinemaundici, Colorado Film, Planeta DeAgostini, Dinamo SRL, EDI, EFFE TV, Endemol Shine, Indiana Production, Indigo, Lotus production, Lumiere & Co, Lux Vide, MareMosso, Mediaset, Movimenti Production, RAI, Red Joint Film, Sky, Studio Bozzetto &CO, Swan & Koi, Wildside, Zelig Media, ZEN Europe per TV e cinema; BAO Publishing, Battello a Vapore, Bookabook, BUR, DeAgostini Libri, Disney Publishing Worldwide, Fabbri Editori, Feltrinelli Gribaudo, Giunti, Harper Collins, Longanesi, Mondadori, Mondadori Junior, Panini Comics, Piemme, Rizzoli, Salani, Shockdom, Solferino, Sperling & Kupfer per l’editoria. Intesa Sanpaolo Grazie al prezioso contributo del nuovo partner Intesa Sanpaolo, sono inoltre premiati i 4 progetti vincitori di ogni sezione con il contributo di 2.000 euro ciascuno. A scegliere le opere, 4 giudici speciali: Claudio Bisio per il miglior progetto di Serie TV, Giacomo Poretti per quello del cinema, Manlio Castagna di narrativa kids e Paolo Cognetti di narrativa adulti. Nuova tappa a marzo L’apporto di “StoryLab” al genio creativo dei nuovi aspiranti autori proseguirà a marzo con un nuovo bando supportato da Fondazione Cariplo con in palio 37 mila euro in borse di sviluppo per cinque giovani autori di cinema e Tv dell'area lombarda, che potranno inoltre partecipare gratuitamente a settimane di formazione proposte da ALMED dell’Università Cattolica e lavorare con alcuni importanti sceneggiatori e produttori italiani e professionisti internazionali. Una realtà in ascesa “StoryLab è ormai una realtà concreta – afferma Armando Fumagalli (ordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milanoordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milano) – che cresce nei numeri, nelle relazioni e nei risultati, confermandosi un concreto supporto all’industria creativa e diventando ormai un vero distretto Culturale: al Milano Pitch, ormai diventato un appuntamento annuale fisso, siamo arrivati a ospitare 47 aziende del settore, in crescita di 13 unità rispetto al 2019; l’interesse stesso da parte degli autori è aumentato, con la presentazione di 164 progetti, a fronte dei 140 dell’anno scorso; l’ingresso di un partner importante come Intesa Sanpaolo che premia quest’anno i migliori 4 progetti di Milano Pitch 2020; la riconferma del supporto di Fondazione Cariplo per il nuovo bando che apriremo in marzo. Inoltre, se l’obiettivo primario del progetto era mettere gli autori nelle migliori condizioni per arrivare effettivamente alla produzione, possiamo già trarre un bilancio particolarmente positivo dell’esperienza del 2019: ben 6 progetti su 18 presentati al Milano Pitch sono effettivamente poi stati ‘adottati’ dalle aziende e delle case editrici e stanno per prendere forma concreta, in libreria, in tv, al cinema e su tutte le piattaforme”. Milano Mentre il sistema produttivo culturale italiano nel 2018 è cresciuto (+2.9% rispetto al 2017, +1,5% di occupati, con un tasso di crescita superiore rispetto al +0.9% di complessivo dell’economia, fonte: nona edizione del rapporto “Io sono cultura” realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere), Milano si conferma sempre più capitale della culturale italiana: “Milano, con i suoi 25.4 miliardi di Euro di volume d’affari nel sistema produttivo italiano e 365.000 addetti, conferma il proprio fondamentale ruolo nel panorama nazionale – afferma Minnie Ferrara, direttrice della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti – sottolineando ancor di più la missione e la responsabilità di una Scuola come la nostra di porsi quale anello di congiunzione tra la didattica e il mondo professionale. Quale occasione migliore di un evento come Milano Pitch 2020 per aiutare i giovani autori del cinema, dell’audiovisivo e dell’editoria a incontrare i professionisti del settore alla ricerca di nuove idee e di nuovi talenti?”. Noesis Sempre più stretto e importante è anche il legame fra editoria e audiovisivo, come afferma Maura Bergamaschi, titolare di Noesis, studio editoriale e factory creativa, e partner dell’evento Milano Pitch: “Noesis, con il progetto NoesisLab, investe sulle sinergie tra le diverse arti, ricercando talenti e contenuti che possano impreziosire il panorama culturale. Ci siamo interessati al progetto StoryLab e abbiamo subito proposto un coinvolgimento delle maggiori case editrici italiane, che avesse la finalità di promuovere e incrementare le sinergie tra i due mondi. Sinergie già presenti, peraltro, soprattutto negli ultimi anni: celebri i casi di adattamenti televisivi o di film nati da libri. I tempi produttivi brevi dell’industria del libro innescano un circolo virtuoso con l’audiovisivo, anche dal punto di vista degli esordienti: se un nuovo autore trova spazio nel mondo editoriale, è più facile che la sua opera venga opzionata da una casa di produzione, che può investire su un’idea già sviluppata e già conosciuta dal mercato. Le case editrici hanno risposto positivamente all’edizione 2019, incentrata sulle categorie junior e young adult, e questo interesse ci ha motivato ad ampliare il concorso alla narrativa adulti e a coinvolgere un maggior numero di aziende leader nel settore editoriale”. I 20 progetti selezionati da Milano Pitch: CINEMA: – Leone, di Vincenzo Cardona – Giovannino Guareschi: un umorista nel lager, di Claudio Benedetti e Cecilia Leardini – The Wizard of Fake, di Mattia De Marco, Stefano Etter, Giovanni Greggio – Nessuno è salvo, di Alice Penserini – La corsa dell’elefante, di Antonello Schioppa   SERIE TV: – Byzantium is me, di Sergio Basso – Fuori dal buio, di Elisa Zagaria e Marcello Ubertone – Lo schema, di Filippo Mazzotti e Paolo Bernardelli – Heka, creato da Alberto Longo, Gaia Zavoli e Anita Verona – The Kilpin Project, di Cecilia Gragnani e Paul Davidson   LIBRI PER RAGAZZI: – Daniel Ghost e le anime erranti, di Nicola Lucchi – Ti sento, di Valentina Torchia – Mors tua, vita mea, di Erica Gallesi – Storia di un giovane drago, di Gianni Bonetti   LIBRI PER ADULTI: – Il viaggio in Paradiso, di Beniamino Rosa – L’educazione sentimentale di un cretino, di Nelson Nazzicari – La crisalide e la farfalla, di Gerardo Innarella – Sia benedetto il frutto, di Giulia Seri – Superclassica, di Luca Viti – La mia vita come un insieme di risvegli, graphic novel di Giulia Scotti

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Autore: D Sechi - 28/01/2020


Alike, parte la sfida contro le disfunzioni del mondo digital

C’avevate creduto, ci siete cascati, con entrambe le gambe, e ora non è proprio così agevole riportarsi a galla, riemergere, anche perché di appigli sicuri non è che se ne vedano così tanti e, anzi, potrebbero pure trasformarsi in tranelli inaspettati. Il digitale ci aveva convinto, come l’era dell’Acquario, un nuovo Rinascimento, la virata decisiva verso il Paradiso in terra (per i più ottimisti tra i creduloni). Invece, non è andata così, qualcuno se ne è approfittato, le distorsioni hanno cominciato a palesarsi e oggi la società virtuale si è trasformata in un inferno, un po’ come quella reale. E come spesso accade, soprattutto al cinema, è giunto il momento della riscossa, dei cavalieri senza macchia e senza paura che arrivano per dare una sterzata, o almeno per provarci. Che poi saremmo noi, o chi ha voglia di non appiattirsi, di non conformarsi, di non seguire l’andazzo ormai generalizzato. Facciamo la conta Milano, in un pomeriggio di sole ben augurante, si è ritrovata per un primo check in, quasi per contarsi e provare a inaugurare un nuovo corso. Un evento aperto al pubblico, presso Talent Garden Calabiana, un nuovo progetto che intende affrontare, analizzare gli impatti dell’evoluzione digital e social su persone e brand. Coprodotto con UNA, Aziende della Comunicazione Unite, ideato da Stefano Maggi (di We Are Social), Fabrizio Martire e Alessandro Mininno (entrambi di Gummy Industries), in collaborazione con SUN68, Talent Garden e OEJ Agency, pensato per esplorare gli aspetti sociali, cognitivi e tecnologici di social e digital, insieme a tutti coloro che comunicano e interagiscono con questi canali; si intitola Alike e ha visto tra i suoi ospiti i The Jackal, LaSabri, Elsa Fornero, Andrea Sesta alias Lercio, Leonardo Bianchi di Vice, e Martina Pennisi, di We Are Social. Fuori si sta anche peggio  Il presupposto è stra-noto, la “rivoluzione digital e social” ha cambiato la nostra società: oggi, per la prima volta, chiunque può condividere informazioni con il mondo ed esprimersi davanti a milioni di persone. Ma questa evoluzione ha portato con sé non pochi problemi. Disinformazione, privacy, aggressività, benessere e ruolo dei brand sono solo alcuni dei temi che la realtà di oggi ci propone. Cosa possono fare, concretamente, sia le persone sia i brand? Da cosa dipendono i problemi sempre più seri in rete? Essenzialmente dalle problematiche insite nelle community fisiche. Meditiamo. Si prega di non citofonare  Leonardo Bianchi, News Editor di Vice Italia, non si perde in preamboli: «È palese che oggi come oggi la politica e i suoi protagonisti, e il loro modo di porsi, stiano inquinando il mondo digital e soprattutto l’area social. È evidente una forte tossicità all’interno di ogni forma di dibattito. Prendiamo il caso delle ONG: nel 2016 ricorderete le prime accuse provenienti dall’organizzazione estremista Gefire, subito fatte proprie da certa destra nazionale, infine dai media con sentenze emesse pubblicamente e a stretto giro di posta. Siamo nel campo della disinformazione. Nascono dei miti, delle icone al contrario, la figura di George Soros, che pagherebbe milioni per capovolgere la società e favorire i suoi interessi. Si passa dalla cosiddetta bufala alla Re-informazione, ossia la combinazione micidiale di disinformazione che parte dall’alto e da lì piove verso il basso e poi si stabilizza a ogni livello. Qui non stiamo più parlando della solita e ormai classica cattiveria caratterizzante i social, qui c’è ben altro». Sullo schermo cominciano ad apparire numeri, dati: un noto politico, uno di quelli che si attaccano ai citofoni, nel corso del 2019, insieme al suo strategic marketer, ha postato oltre 2.000 tweet “contro” e diffuso 170 notizie ritenute false. Meditiamo. Le invasioni barbariche (?) Il tema dell’immigrazione si è trasformato nel corso dell’ultimo lustro in un’arma a doppio taglio, con la carità progressivamente spazzata via da richieste sociali alimentate dalla disinformazione di cui sopra. I Jackal, gruppo assurto a fama grazie a contenuti comicosatirici spesso imparentati con il grottesco, ha mostrato che, forse, non esiste un pensiero unico. L’ultimo video del gruppo tratta proprio la tematica dell’”invasione”, ma lo fa con il solito piglio divertito e paradossale e arriva a un successo mai raggiunto prima dalle ormai decine di storie raccontate dai Jackal. C’è, insomma, chi la pensa diversamente, basta crederci, almeno un po’. Condivisioni  Il social che ti cambia la vita. Concretamente. Martina Riccardi ha 17 anni, è un adolescente sorridente e preparata, anche perché si è trasformata in poco tempo in uno dei protagonisti di Tik Tok, piattaforma che, come raccontano gli specialisti di numeri e statistiche, e quindi di trend, sta decollando verso orizzonti inaspettati. Martina, oggi, può contare su oltre un milione e mezzo di seguaci, appartenenti a una larga fascia di età, dai 9 ai 18 anni. Martina consiglia, racconta, stimola la propria e l’altrui creatività. Ed è oggetto di cattiverie, ormai un classico social. Non ama le censure, ma si auspica una regolamentazione, che magari scoraggi le interazioni non prima dei 13 anni, per frenare cattiverie e malizie, provenienti soprattutto da parte delle ragazzine. Poi c’è LaSabri, idolo youtuber, scanzonata, piena di energia, la si vede ballare e cantare attorniata da peluche; l’effetto è stravagante, a un primo sguardo un po’ imbarazzante, ma il seguito è notevole, soprattutto tra i più piccoli e il sotto testo appare piano piano in tutta la sua forza: non abbiate paura del cibo, vivetelo con gioia, perché l’anoressia è un disturbo che si palesa in fretta; non sprecate la vostra vita, perché ci sono luoghi nel mondo dove i vostri coetanei non possono permettersi neanche un sorriso. E allora LaSabri va oltre, vola in Uganda, mostra, sempre con il sorriso, le difficoltà, la miseria e la voglia di rialzarsi, diventa l’immagine di una scuola e di tanti bambini che, davvero poco fortunati, ci provano. Yes We Can  Che il tempo scorra in fretta non è un mistero. Ma pensate che sono già trascorsi dodici anni dalla campagna presidenziale di Barak Obama, la prima a poter essere definita omnichannel e pre-social. Da quel momento è cambiato tutto: a raccontarlo sul palco i tre fondatori di Alike, Stefano Maggi, Fabrizio Martire e Alessandro Mininno. Il 2008 fu anche l’anno, guarda un po’, in cui cominciarono ad apparire le prime fake news: Obama non era americano, forse era un infiltrato, ci mostrasse i documenti! Nel 2008 esplodeva anche Facebook, due anni dopo la mobilità scopriva nuovi traguardi grazie alla diffusione dell’iPad, mentre faceva il suo debutto Instagram. Tra il 2011 e il 2012 la primavera araba ci fece rendere conto di come i social potessero riunire realmente le persone. Poi… la deriva, gli scandali di Cambridge, come il titolo di un racconto giallo. Da dieci anni i social hanno completamente capovolto le nostre esistenze. Siamo cresciuti con una certa fiducia nel digital, ma la luna di miele è terminata, le polemiche cominciano a intensificarsi. Di contro, circa il 66% si fida dei consigli in rete offerti da sconosciuti. Il che potrebbe essere positivo, il genere umano si sostiene, senza remore. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio? Ed ecco diffondersi il trolling, sembra un episodio, uno scherzo, ma diventa un’attività strategicamente organizzata. Così può capitare che una “mamma” diffonda le immagini di una famosa merendina che all’interno nasconde una pastiglia: cosa danno da mangiare ai nostri figli?! Si tratta di una fake news, ma intanto, nel breve volgere di qualche giorno sono già oltre 66.000 le condivisioni. Non ci si può, dunque, sottrarre a un giusto dibattito internazionale tra i brand su notizie false e sul falso come politica adottata scientemente. Le speranze, inedite, non tardano a mostrarsi: oltre l’algoritmo, l’impatto umano, la parte di curation gestita dalle persone in carne e ossa diventa di nuovo preponderante, il che significa creare valore. E allora: non interrompere più i discorsi con messaggi inopportuni, ma fornire qualcosa che sia richiesto. Andare oltre la polarizzazione del Love/Hate. Yes We Can! Sporchi, brutti e cattivi  Andrea Sesta ha creato un mostro, che ogni giorno mette in imbarazzo il genere umano che parla l’italiano: Lercio, un giornalismo parallelo, notizie inventate che si prendono gioco di una realtà che sembra ancora più finta da quanto è paradossale. Dopo anni di applausi e premi, Sesta si accorge, e i suoi seguaci con lui, che Lercio continua a fare male agli ignoranti, a chi non ha tempo per soffermarsi, per pesare pensieri e parole, per ragionare, per andare oltre la banalità, gente che crede a tutto, gente che invoca la denuncia quando legge di una nuova disposizione aeroportuale internazionale che relegherebbe i bambini nella stiva durante il volo, affinché non possano più disturbare. Sesta, però, sottolinea anche come la realtà sia spesso più folle di Lercio: indovinate se la notizia è vera o falsa: in un museo di New York uomo accoltellato non viene soccorso perché scambiato per un’opera d’arte. È una notizia vera…. La figura della donna  Quando diventi parte di una storia, di una realtà, di un ingranaggio, lo vivi e lo respiri, non riesci ad accorgerti delle distorsioni. Il social ha contribuito a “rovinare” l’immagine della donna e ne ha proiettato le nuove fattezze anche sugli altri media. La ricerca della posa perfetta su Instagram ha costruito nuovi dubbi mentali, esistenziali e, lì fuori, sui giornali dedicati al genere femminile, si è ripreso a muoversi su modelli desueti, antichi. Altre distorsioni. Qualcuno ci spia? Chi se ne frega... Cambridge Analytica, chi era costei? Martina Pennisi, esperta digital del Corriere della Sera, chiede al pubblico se sia preoccupato della propria sicurezza in rete, la classica alzata di mano, che non avviene. Non ce ne rendiamo conto, siamo troppo impegnati in superficie. Elsa Fornero, ex Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, da tempo una delle persone più odiate in rete, inseguita da nuove e vecchie associazioni politiche, anche lei vittima del citofonista. Con lei, Roberta Cocco, Assessore a Trasformazione digitale e servizi civici del Comune di Milano, e Giulia Pastorella, nel 2016 selezionata da Forbes tra i trenta under 30 più influenti nel mondo di Law and Policy e nel 2018 indicata come una delle 150 donne da seguire in Italia su startup, innovazione e digitale. Interrogate dalla Pennisi, si sono chieste se la collettiva, scarsa, preoccupazione dipenda dalla poca informazione o dall’estrema fiducia nelle istituzioni. Queste ultime, però, sono per natura conservative e in quanto tali impossibilitate a capire subito i cambiamenti. Le regolamentazioni sono necessarie, ma sono pensate da strutture mai al passo con i mutamenti repentini, soluzioni che, quindi, nascono limitate e sorpassate. È dura, sarà dura. Ma le norme da chi devono essere decise? Dai governi o dalle singole piattaforme? Deve essere il Jeff Bezos di turno a decidere cosa possa o non possa scrivere? Qui c’è ancora qualcuno, la maggioranza, convinto che Facebook sia qualcosa di pubblico, ma non è così, è un’azienda privata che mira al profitto, non può e non deve essere scambiata per uno Stato. Soluzioni? Tante, ma prima occorre prendere consapevolezza che le regole sono pane delle istituzioni; occorrono regole, ma sempre vissute in democrazia; la tecnologia è fondamentale, ma senza dimenticare l’umanesimo e l’educazione; viviamo in un mondo complesso, capirlo non è solo una questione di buona volontà, con buona pace degli hater.

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Autore: D Sechi - 24/01/2020


Startup sul terreno di battaglia: TMP Group lancia “Atena Startup Battle”

L’ambizione ha bisogno della sfida, dello scontro… Niente paura e nessuno spargimento di sangue, state tranquilli. Ma una vera e propria battaglia potrebbe dirimere ogni discussione. Chi è il più bravo? LO scopriremo il prossimo 11 giugno, non proprio dietro l’angolo quindi, ma è meglio abituarsi, perché potrebbe diventare un classico annuale: l’Atena Startup Battle, una competizione tra le più innovative startup italiane ideata da TMP Group, azienda specializzata in progetti di posizionamento e innovazione digitale per clienti italiani ed internazionali nei settori Fintech, Industry e Corporate Social Responsibility. Un progetto gestito in partnership con tre importanti realtà del mondo FinTech e innovazione: lo Studio Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners - con un team interdisciplinare di professionisti dedicato all’assistenza legale delle start-up nella strutturazione e protezione di modelli di business innovativi -, la piattaforma di Equity Based Crowdfunding Two Hundred e Talent Garden, punto di riferimento in Europa nell’ambito del coworking e della formazione nell’ambito dell’innovazione digitale. Il premio L’evento, che si terrà il prossimo 11 Giugno al Talent Garden Calabiana di Milano, è stato ideato per selezionare le migliori e più innovative idee imprenditoriali nel nostro Paese, offrendo loro un momento d’eccezione per presentare il proprio progetto e avere la possibilità di aggiudicarsi il premio pari a 50mila euro in servizi di consulenza in ambito legale, di comunicazione, networking digitale, e di investimenti in equity crowdfunding, da parte dei maggiori player dei rispettivi settori.  Due tipi di valutazione Durante l’evento di giugno, su ispirazione delle celebri “Battles” tra start up molto popolari negli Stati Uniti, 20 startup selezionate tra le più promettenti si confronteranno con i loro “pitch” per aggiudicarsi il premio finale davanti a una giuria eterogenea di esperti, a un pubblico di potenziali investitori e a una platea digitale e televisiva. La giuria sarà formata da quattro tra le più importanti realtà collegate al mondo Fintech: TMP Group, lo Studio Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners, Two Hundred e Talent Garden. La valutazione a cura della giuria di esperti sarà affiancata da quella della giuria popolare, attraverso il voto sulle stories del profilo ufficiale di Atena Startup Battle. Giro d’Italia L’evento sarà preceduto da un roadshow di presentazione che toccherà 18 città italiane: Cagliari, Palermo, Roma, Napoli, Padova, Pordenone, Pisa, Bari, Torino, Brescia, Genova, Bergamo, Milano, Aosta, Trento, Cosenza, Salerno, Bologna. In occasione di Atena Startup Battle le start up potranno partecipare a panel e workshop di approfondimento sull’ecosistema startup e mettersi in contatto con possibili investitori. La selezione In questi mesi che precederanno l’evento, sarà possibile candidare la propria startup sul portale Atena Startup Battle www.atenastartupbattle.it. La fase di selezione comprenderà un processo di valutazione, a cura della giuria, che valuterà aspetti legati ai modelli di business di ogni singola startup.  Il termine ultimo sarà il 10 aprile 2020, attraverso il sito www.atenastartupbattle.it, sul quale si potranno consultare il regolamento della competizione e il programma completo dell’evento. Non solo i vincitori Davide Maestri, Chief Marketing Officer TMPGroup: «Abbiamo ideato il format per rispondere al bisogno delle startup italiane di poter promuovere le proprie idee, progetti e iniziative innovative a una platea estesa, partecipando non da appendice a eventi o investor meeting ma da protagonisti. Un evento di questa portata è un incentivo allo sviluppo dell’ecosistema startup e innovazione del sistema Italia e può rappresentare il driver per il tessuto imprenditoriale italiano». Tra le particolarità del progetto, da rimarcare l’ampiezza del raggio d’azione geografico che mette un po’ in crisi la certezza che innovazione faccia soprattutto rima con Milano, mentre tra le candidature la partecipazione meridionale è piuttosto marcata. TMP Group ha anche rimarcato uno dei focus dell’evento: «Di fronte a 1000 iscritti, ne verranno selezionati  20 per la finale dell’11 giugno, ma TMP Group intende focalizzarsi su quei 980 che solitamente vengono messi da parte, abbandonati con le loro speranze; tutti avranno invece uno spazio, all’interno della nostra piattaforma, per raccontarsi, per presentare le proprie idee», specifica Maestri. Il lancio La Battle sarà promossa da una ricca campagna in via di definizione, con spazi digital, pianificati in modalità programmatic, ma anche veicolazioni sulla stampa regionale, presenza appropriata su LinkedIn e una partnership editoriale con un canale televisivo nazionale ancora da annunciare: «Uno di quelli presenti nei primi nove», anticipa e conclude Maestri.

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