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ScuolaZoo lancia il primo diario personalizzabile

Autore: Redazione


Infinite le opzioni di styling dell’hardcover rese disponibili e scaricabili all’interno della piattaforma mio.diarioscuolazoo.com

Il Back to School profuma di innovazione: ScuolaZoo, il media brand degli studenti italiani con oltre 2,9 milioni di utenti, lancia il primo diario con contenuti user generated e a firma redazionale con copertina completamente personalizzabile. A tiratura limitata, 1.000 estrosi e originali fan della community potranno avere un diario unico al mondo e inimitabile grazie alle infinite opzioni di styling dell’hardcover, tutte disponibili o caricabili ex novo a piacere dell’utente, sulla piattaforma mio.diarioscuolazoo.com. Una web app sviluppata da manolibera Il terzo diario più venduto in Italia, con circa 200.000 copie vendute all’anno, ha voluto esagerare e abbracciare completamente le richieste della GenZ: la vera nuova “padrona” delle scuole superiori (80% degli studenti delle scuole superiori italiane). Per 1.000 di loro, la web app sviluppata in maniera innovativa nella UX e UI da manolibera, web agency business mate del gruppo OneDay di cui fa parte ScuolaZoo, ha dato la possibilità ai ragazzi di creare facilmente il proprio diario, non solo con la personalizzazione della copertina, della quarta di copertina e dei loghi ScuolaZoo attraverso una scelta infinita di colori, ma anche con l’inserimento di testi con innumerevoli font e dimensioni e immagini anche caricabili ex novo, meme a firma ScuolaZoo, sticker ed emoji.

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Autore: Redazione - 15/11/2018


“Digitale, singolare, femminile”: tutti i numeri del portale verticale DiLei

Pianificare pubblicità su DiLei significa raggiungere un target molto ampio e di pregio. Il magazine infatti è saldamente nel podio dei siti al femminile italiani, con una total digital audience di 4,5 milioni di utenti mensili, di cui il 63 % composto da donne, con un’elevata percentuale di istruzione superiore, pari all’81%. Inoltre, a livello di di profilazione del target, la CRU (Custom Roll Up) Responsabile d’acquisto pesa per DiLei il 72%. Ciò significa che se un inserzionista pianifica una campagna su DiLei va a interessare l’audience più protagonista della spesa delle famiglie italiane. Grazie ai dati di prima parte di Italiaonline, le campagne in audience targeting hanno risultati superiori ai benchmark di mercato, in particolare su alcuni target di eccellenza, tipicamente le fasce d’età più alto spendenti, sia donne che uomini. Relativamente alle campagne in audience targeting su DiLei, la viewability dei formati preroll su desktop è al di sopra dell’80% (dati Moat, set-ott ’18) e la viewability dei formati MPU top su tutti i device è dell’80% (dati IAS, set ’18) per una brand safety complessiva del 98% (dati IAS, 1H ’18). Pianificare su DiLei è possibile in tutti i formati per mezzo dell’offerta che iOL Advertising, la concessionaria di digital adv di Italiaonline, mette a disposizione degli inserzionisti, con ottimi risultati in termini di viewability e completion rate, in un ambiente assolutamente brand-safe.

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Autore: D Sechi - 12/11/2019


Sainsbury’s festeggia i 150 anni sulle orme di Dickens

Londra, 1869, il mercato di Natale e una banda di spazzacamini proventineti dall'orfanotrofio si mangia con gli occhi le bancarelle piene di lecornie. Ma ecco apparire il solito cattivone di turno, il furfante che ruba. Peccato che poi venga incolpato il piccolo Nicholas il quale, umiliato di fronte a tutti, viene imprigionato e mandato via dalla città. La scena però è stata bene osservata da una commerciante, la quale, armatasi di carrozza, va a recuperrare il piccolo, diperso nella foresta imbiancata da una bufera di neva, lo salva, gli regala i frutti e lui, di nascosto, entra la notte di Natale nell'orfanotrofio e riempie le calze dei suoi amici, mentre il furfante di cui sopra viene punito da una palla di carbone. I bambini corrono festanti e Nicholas si ritrova di nuovo da solo nella foresta, si sitema il berretto, che però diventa rosso, l'inquadratura si amplia ed ecco spuntare le renne. Il piccolo Nicholas, in relatà, è Babbo Natale! Sainsbury’s festeggia così i suoi primi 150 anni, con un lungo spot dai connottati cinematografici, ispirato alla Londra vittoriana cara a Charles Dickens.

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aziende

Autore: D Sechi - 12/11/2019


Google, il futuro dell’Italia è nelle PMI, aiutiamole

Paola Marazzini è preoccupata. Niente panico, eppure la Director Strategic Partnership di Google non perde l’occasione per sottolineare i ritardi che rallentano la crescita del nostro Paese. Ce ne sarebbero a iosa, si ha l’imbarazzo della scelta, ma dalle parti del motore di ricerca dal quale mezzo pianeta dipende, ci si sta focalizzando sul ruolo fondamentale svolto dalle PMI sul tessuto industriale del nostro Paese. Anche giustamente, considerati i numeri che, in quanto tali, non mentono. Quasi per avvalorare simili timori è giunto a Milano un sostanzioso plotone targato Google  proveniente  dagli Stati Uniti, guidato da Kim Spalding, Global Product Director Ads per le PMI, ossia colei che gestisce il team che si occupa dei prodotti di Google per le piccole e medie imprese e i mercati emergenti. La realtà delle PMI E così, ieri, a Milano, le due manager, praticamente in coro, hanno sottolineato dati noti, ma sempre cangianti e quindi rinfrescabili nelle menti degli smemorati, che sono i più. Con una veloce sintesi, si può affermare che: quasi la metà delle imprese dichiara che far crescere il proprio business sia il principale obiettivo per il prossimo anno; per il 70% delle imprese la maggior parte del fatturato viene generato in Italia; il 35% non ha un sito web aziendale; il 75% non ha attivato una campagna sui motori di ricerca o sulle mappe. Vorrei ma… Si tratta di dati-sentenza derivati da un recente studio commissionato da Google per capire quali siano i principali obiettivi delle piccole e medie imprese italiane. E allora, si scopre che la crescita del proprio business è la priorità numero uno (44%). Lo studio ha analizzato anche l’uso degli strumenti per la pubblicità online e ha evidenziato la necessità espressa dalle PMI di avere accesso a strumenti veloci e facili da usare per promuovere la propria attività. Per il 61% delle piccole e medie imprese italiane, trovare nuovi clienti è la sfida più importante per il 2020, mentre la fidelizzazione dei clienti attuali lo è per il 44% delle imprese intervistate. Per il 30% la sfida principale sono invece l’aggiornamento tecnologico o un’attività di promozione efficace. Kim Spalding   Farsi riconoscere Le piccole e medie imprese italiane hanno obiettivi chiari, ma allo stesso tempo non utilizzano tutti i vantaggi degli strumenti disponibili. Si è già scritto della mancanza di un sito aziendale come pure della scarsa propensione a gestire campagne sui motori di ricerca o sulle mappe. Più del 50% ha dichiarato di voler essere presente online per trovare nuovi clienti e più del 40% vuole far aumentare la conoscenza del proprio brand. L’export che cresce a vista d’occhio Anche se il 70% delle imprese intervistate dichiara che gran parte del proprio fatturato è generata in Italia, l’export ha un ruolo fondamentale per la crescita delle piccole e medie imprese. Lo dimostra il volume di ricerche su Google dei prodotti del Made in Italy, che è aumentato del 56% negli ultimi tre anni, fra il 2015 e il 2018. Il dato presenta la crescita delle parole chiave per i prodotti del Made in Italy nelle categorie Alimentare, Arredamento, Auto, Abbigliamento e Turismo. I prodotti italiani vengono cercati in tutto il mondo e l’aumento delle ricerche è un fondamentale indicatore delle potenzialità dell’export e dell’interesse dei consumatori per i prodotti del Made in Italy, come confermato dal Rapporto Ice con la crescita del 3,8% degli scambi internazionali di beni e servizi nel 2018. Made in Italy che passione Brasile, India, Portogallo e Stati Uniti sono i paesi per i quali il traffico di ricerche legate al Made in Italy registra una crescita superiore alla media, rivelando un’attenzione sempre maggiore per l’Italia e le sue eccellenze produttive. Anche nelle più vicine Francia, Germania e Regno Unito l’interesse per il nostro prodotto è in crescita. In termini di crescita di interesse, il turismo registra il maggior grado di aumento dell’attenzione da parte degli utenti con un +82% delle ricerche dal 2015 al 2018. In forte aumento anche le ricerche legate all’Alimentare (+51%), seguite da Auto (+21%) e Moda (+49%). Il ruolo di Google Le possibilità sono enormi, le mancanze pure, ed ecco perché Google si sta spendendo ormai da anni in un processo che qualcuno ha osato definire, non a torto, di evangelizzazione. Non stiamo certo parlando di una onlus, ma si dota il tessuto industriale nazionale di una marcia in più, tutti se ne giovano, compreso Google, in un chiaro e forte effetto domino. Kim Spalding lo dice chiaro e tondo: «I titolari delle piccole e medie imprese svolgono spesso molti ruoli all’interno dell’azienda e hanno poco tempo a disposizione, ma anche i più impegnati sono consapevoli che la pubblicità online è fondamentale per acquisire nuovi clienti e guidare la crescita. Grazie all’applicazione del machine learning e delle più avanzate tecniche di automazione, Google Ads offre le campagne intelligenti (Smart Campaign) per aiutare le piccole e medie imprese a raggiungere i loro obiettivi di business”. Gli strumenti L’azienda ha quindi esplicitato in maniera pragmatica e pratica le sue metodologie di sostegno delle PMI, illustrando le qualità di tre strumenti che stanno raccogliendo applausi e consensi in ogni dove: Google My Business, Smart Campaign e Market Finder. Incontriamoli a uno a uno. Google My Business Uno strumento gratuito che aiuta le piccole imprese a creare e gestire il proprio profilo Google quando i clienti trovano le attività commerciali sulla Ricerca Google e su Google Maps, aiutandole ad attirare nuovi clienti. Con Google My Business, le piccole imprese possono: attirare nuovi clienti con informazioni utili e aggiornate; fidelizzare i clienti e comunicare direttamente con loro; scoprire come le persone interagiscano con la scheda dell'attività; creare un sito web ottimizzato per i dispositivi mobili gratuitamente e in meno di 10 minuti. È uno strumento che permette la personalizzazione del proprio spazio in rete, dal link, all’immagine del profilo, al logo, alla galleria di foto. Esattamente un anno fa, è stata lanciata l'app Google My Business, gratuita e facile da usare, che consente ai proprietari delle piccole imprese di mettersi in contatto con i clienti, ovunque si trovino. Inoltre è possibile creare un sito web semplice dall'aspetto professionale in meno di 10 minuti, e oltre un milione di piccole attività sono riuscite a creare così il proprio sito web. C’è anche l’opzione Post che consente di condividere le novità. Quindi, pubblicare gli eventi, i prodotti e i servizi, un modo per fornire un ulteriore motivo ai clienti per scegliere questa attività. Smart Campaign Le campagne intelligenti utilizzano la tecnologia del machine learning per creare e ottimizzare annunci pertinenti basati sulle informazioni fornite da un'attività commerciale, dal suo sito web e dalla sua scheda Google My Business. Le attività commerciali possono scegliere gli obiettivi che ritengono importanti da misurare, per esempio le telefonate ricevute, le vendite o le richieste di informazioni sul proprio sito web e le visite in negozio. L'esperienza è semplice ed efficace: in Italia le campagne intelligenti si stanno rivelando il 60% più efficienti nel mostrare gli annunci al pubblico più interessato. Una volta scelto l’obiettivo, Google lavora attraverso il machine learning per ottimizzare la campagna e incentivare i risultati desiderati dall'inserzionista, come le interazioni sul sito web, le visite in negozio o le telefonate. Il machine learning crea automaticamente in pochi minuti annunci che possono essere pubblicati su Google Search e su oltre 3 milioni di siti e app sulla Rete Display. Una volta configurata la campagna pubblicitaria, la tecnologia lavora per ottimizzarla automaticamente al fine di produrre i risultati desiderati dall'attività commerciale. Grazie alle campagne intelligenti, gli inserzionisti possono tenere traccia del rendimento dei propri annunci e verificarne l'efficacia nell'attirare potenziali clienti. Market Finder I proprietari delle PMI sono esperti quando si tratta di clientela locale, ma non hanno altrettante informazioni su come aprirsi a nuovi paesi e tutto ciò che questo comporta, come per esempio cultura, tendenze di consumo, norme per le esportazioni e opzioni di pagamento per i propri prodotti. Di fatto, il 70% delle PMI dichiara di non avere sufficienti dati per trovare il mercato migliore in cui espandersi e il 60% ritiene che le barriere operative e di marketing siano gli ostacoli più grandi da superare per avere successo all'estero. Che fare? Abbracciare Google Market Finder. Si tratta di una piattaforma gratuita che guida le aziende in ogni passaggio, rendendo disponibili i dati di Google e le competenze dei partner in un unico strumento. Il percorso interattivo di Market Finder aiuta gli utenti a individuare una serie di nuovi Paesi e mette a disposizione dati dettagliati e specifici per quei mercati, dalle ricerche effettuate su base mensile per i prodotti alle tendenze di mercato. Con queste informazioni, le aziende possono iniziare a pianificare una strategia di marketing e allo stesso tempo trovare una serie di informazioni per le proprie operazioni internazionali, inclusi l'assistenza clienti, i pagamenti e gli aspetti legali della commercializzazione. L'Italia è il primo Paese per utilizzo di Market Finder in Europa, seguita dalla Germania e dal Regno Unito. Lo strumento offre guide, video e suggerimenti, per facilitare il più possibile le piccole e medie imprese nelle tre fasi del percorso di espansione all'estero: trovare i Paesi potenziali migliori per la propria azienda; prepararla per il mercato globale grazie a strumenti, guide e suggerimenti di localizzazione dettagliati; farsi conoscere, fornendo risorse formative sul marketing digitale per assicurare che le persone possano rintracciare l’azienda. Per esempio, mostra come creare campagne Google Ads efficaci e adatte al paese prescelto, attraverso una serie di semplici case study, guide e video. Tutte cose veramente interessanti e risolutive, ma qualcuno potrebbe anche dubitare. Ed ecco allora arrivare, in presa diretta, in carne e ossa, le testimonianze di chi si è avvicinato agli strumenti offerti da Google e, senza quasi rendersene conto, ha visto decollare letteralmente il proprio business, verso dimensioni prima neanche sognate. LisolaStore Azienda familiare nata con la passione per i tessuti, il nonno è stato uno dei primi a portare i ricami fiorentini a Milano negli anni 40. Nel 2000 hanno aperto un negozio a Milano e Google My Business si è rivelato molto utile. In media, ogni tre mesi più di 800 persone visitano il sito, più di 300 utilizzano le indicazioni stradali per raggiungere il negozio e più di 100 chiamano il numero telefonico. Nel 2018 è stato lanciato il negozio online, per creare un canale diretto di comunicazione con i clienti e per vendere tessuti di qualità in tutto il mondo. Google Ads è il primo canale di traffico del negozio online e in seguito all'adozione delle Smart Campaigns e il supporto dell’agenzia di marketing SicomunicaWeb, l’ecommerce ha raddoppiato le entrate e generato un aumento del 200% delle transazioni (tra il 2018 e il 2019). I due titolari Antonio Cannavò e Renato Ballone sono ancora stupiti e decisamente contenti. Lanieri Giovane azienda che produce abiti della tradizione tessile del Made in Italy e offre il servizio di un sarto digitale che produce le migliori manifatture italiane, da inviare in tutto il mondo. Il cliente può acquistare presso uno dei negozi fisici o sulla piattaforma online. L’azienda ha usato Market Finder per confermare la validità dei propri investimenti e per pianificare le azioni future. La Francia ha già portato ottimi risultati con una crescita del fatturato del 60% anno su anno ed il 15% in più di nuovi clienti. Perché Lanieri, partita in rete, ha poi compreso di avere bisogno anche della presenza fisica, ha quindi aperto una serie di shop a livello europeo e si è trasformata in una vera e propria azienda multichannel.

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Autore: Redazione - 11/11/2019


Visa: investimenti adv in crescita per Tokio 2020, aumenta l’impegno in Italia per la cash conversion

Visa aumenta gli investimenti in comunicazione in vista dei giochi olimpici di Tokio 2020, e contemporaneamente riprende con maggior vigore l’impegno in Italia, Paese tra i cinque mercati più importanti per la società leader nel settore delle carte di credito che nell’anno fiscale 2018-2019 chiuso lo scorso settembre ha registrato complessivamente ricavi per 23 miliardi di dollari, in crescita dell’11% sull’esercizio precedente. Tra febbraio e marzo dell’anno prossimo partirà la nuova campagna dedicata alle Olimpiadi firmata dall’agenzia globale di Visa, BBDO New York, incentrata sul concetto di inclusione. «Le Olimpiadi sono un evento universale capace di riunire nello stesso momento milioni di persone, la cui filosofia ben si sposa con la mission di Visa di consentire i pagamenti a chiunque e ovunque nel mondo», spiega l’Head of Marketing Europe Adrian Farina. L’azienda è partner del Comitato Olimpico dal 1986 e lo sarà fino al 2032; vanta la collaborazione più longeva con il CIO dopo Coca-Cola. Le iniziative per le Olimpiadi In occasione di Tokio 2020 Visa tornerà a parlare di mobile payment – come già a Rio 2016, e ai Mondiali di Russia 2018 -, di protezione dati e di sistemi di pagamento integrati: «L’evento ci farà entrare in contatto con una audience enorme, a cui spiegheremo i nostri sviluppi in termini di innovazione nel ribadire anche i valori legati al concetto di inclusione che ci contraddistinguono: dalla fondazione di Visa 60 anni fa crediamo in un mondo dove è possibile viaggiare ed essere accettati ovunque». Come da 20 anni a questa parte Visa si metterà dalla parte degli atleti sponsorizzandoli attraverso il Team Visa, del quale fanno parte sportivi olimpici e paralimpici di discipline e Paesi vari. L’Italia è presente con Gregorio Paltrinieri e Bebe Vio. L’impegno in termini di budget advertising «sarà il più alto mai impiegato alle Olimpiadi» afferma Farina. Adrian Farina   Rafforzamento in Italia Visa è ritornata dopo dieci anni di assenza al Salone dei Pagamenti di Milano, che si conclude oggi, per presentare le nuove strategie di sviluppo previste per il mercato italiano. «L’azienda ha deciso di dare nuovo impulso a questo mercato leader – commenta Farina – a partire dalla nomina del country manager Enzo Quarenghi», che ha annunciato in questa sede le novità principalmente legate alle innovazioni nel campo dei pagamenti digitali, per esempio nel campo della mobilità. Visa è partner dei Comuni di Milano, Firenze e Roma per i servizi di pagamento contactless dei trasporti pubblici. Si rafforzeranno anche gli investimenti in comunicazione: «Ci rivolgeremo ai consumatori ma anche alle istituzioni e ai commercianti per fare cultura in tema di cash conversion e di innovazioni in questo campo». Il partner creativo di Visa in Europa – e in Italia – è Saatchi&Saatchi mentre il media è curato dalla centrale responsabile a livello globale Starcom. Il 2020 sarà ovviamente dedicato anche alle attività per le Olimpiadi. Secondo quanto risulta a DailyMedia, nel 2018 Visa ha speso in Italia 3 milioni di euro. Tra le iniziative figura il progetto “Visa for Venice”, che prevede per ogni acquisto effettuato con Visa nel comune di Venezia una donazione a un fondo per la salvaguardia del patrimonio artistico e a sostegno delle iniziative della comunità. Questo progetto della durata di tre anni è stato comunicato su media digitali come Trip Advisor, con annunci in affissione, negli aeroporti e utilizzando gli influencer. Per quanto riguarda le strategie media «continueremo a investire in televisione – conclude Farina – una parte preponderante dei nostri budget, tra il 50% e il 60%. Importante è anche il digital tra video on demand, social network e out of home, che grazie all’innovazione tecnologica è un mezzo che funziona molto bene. Non escludiamo la carta dove presenta un sistema integrato con il digitale e il mobile, come nel caso di Gazzetta dello Sport con cui abbiamo collaborato in occasione dei Mondiali di calcio dello scorso luglio».

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Autore: F Lattanzio - 08/11/2019


Dall’unione di Tradelab e Jellyfish nasce un’offerta data driven basata su un approccio bottom up del marketing digitale

Tradelab e Jellyfish hanno unito le loro competenze in una nuova realtà. Una notizia inaspettata, ma che indica l’ambizione di Tradelab e la caparbietà con cui insegue un chiaro obiettivo: migliorare le esperienze online attraverso le direzioni suggerite dai dati. Risale a qualche settimana fa l’acquisizione di Uptilab, realtà focalizzata sulle analytics e l’ottimizzazione dei siti. Competenze che completano quelle di Tradelab, il cui know how nel campo del data driven advertising è profondo e che ora chiudono il cerchio con Jellyfish – fatte di training, implementazione tecnologica, creatività e reselling – , il tassello mancante per la creazione di esperienze online a tutto tondo. Secondo il pensiero di Yohann Dupasquier, Ceo e fondatore di Tradelab, ora la company ha tutto ciò che serve per offrire all’utente un percorso personalizzato e rispettoso della privacy, e agli advertiser gli strumenti necessari per risolvere i propri problemi nell’approccio data driven marketing  grazie alle certificazioni acquisite per le piattaforme di Google - «che ne risolvono il 70% delle difficoltà» - e delle skills di cui ora sono a disposizione - «utili a coprire il restante 30%». Quali sono gli insight che vi hanno guidato a finalizzare questa fusione? Dal nostro punto di vista è in corso una crisi esistenziale nel digital advertising. Gli utenti cercano più rispetto della privacy e un maggiore controllo sui dati, dimostrando di non essere soddisfatti del modo in cui gli attori stanno operando nel mondo della pubblicità online. L’inflazione piatta e la lenta crescita globale, poi, stanno suggerendo agli advertiser di ripensare il loro modus operandi e a come rilanciarsi sul mercato mondiale utilizzando un approccio data driven. Questo darà vita a grandi cambiamenti nella industry e per noi rappresenta una grande opportunità. Con Jellyfish riusciamo a proporre un’offerta adatta a riprendere il controllo e liberare il potenziale del data driven marketing, soprattutto per quanto riguarda le piattaforme di Google. Per Tradelab, questa fusione offre anche la possibilità di approcciare su nuovi e interessanti mercati. Quali sono i vostri obiettivi? Quale sarà il vostro impatto sul mercato? Circa un mese fa ci siamo uniti con Uptilab, un’azienda che lavora sull’analytics optimization, sul CRO e allo sviluppo di strumenti di reporting. In questo modo abbiamo aggiunto alla nostra realtà con focus sull’advertising una struttura con una grande esperienza nell’universo dei siti. Gli utenti, nel loro percorso online, si trovano davanti entrambi gli universi e il nostro obiettivo è riuscire a costruire esperienze end-to-end, il più personalizzate e rispettose possibili. Gli strumenti di Google riescono a risolvere il 70% dei problemi degli advertiser, noi, con le nostre capacità interne, completiamo il puzzle con il restante 30%. Jellyfish, tra le sue attività, offre training, creatività, reselling e implementazione tecnologica, posizionandosi come pure partner in più continenti con un approccio bottom up. Puntiamo a scalare la nostra proposta e dare supporto per risolvere le problematiche che affiorano nelle varie attività impostate sulle logiche data driven, accompagnando globalmente i nostri clienti. Come si pone la nuova realtà sul mercato? La nostra ambizione è costruire una value proposition singolare, creare un gruppo di leader del digital marketing attraverso una partnership diversa da quello che si intende di solito. Partiamo da una base tecnica e lavoriamo per approfondire ancora di più la nostra expertise elevando le nostre capacità. Invertiamo l’approccio classico, top down, in cui le proposte vengono poi attivate attraverso supporti tecnologici, in un modo di operare bottom up, in cui sono i dati e le tecnologie, insieme alla capacità del nostro team, a fare emergere gli insight. Lavoriamo dunque per liberare la potenzialità delle differenti tecnologie attraverso un approccio serio e scientifico, basato sui dati. Come considera il mercato italiano? L’Italia è un mercato che presenta molte somiglianze con quello francese, specialmente per quanto riguarda la cultura. Questo è molto importante in relazione ai dati e ai target. Inoltre sta maturando velocemente. Una ricerca di IAB indica che in Italia il 41% dei player hanno adottato soluzioni di in housing completo o ibrido, e questo rappresenta una grande opportunità, oltre a suscitare grande interesse nel mercato. La maturità del mercato ci permette di fare business, perché significa che gli attori sono in grado di percepire il valore che offriamo. Sono previsti cambi nel management? Gaetano Polignano continuerà ad essere il Country Manager, e avrà a disposizione più risorse, provenienti dal merging. Per quanto riguarda il mio ruolo, entrerò nel board di Jellyfish e avrò un ruolo nella guida del gruppo.

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