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Verizon ha messo gli occhi su Yahoo. Per ora nessuna offerta formale

Lo ha ammesso il ceo Lowell McAdam che ha incaricato Tim Armstrong, numero uno di AOL, di esplorare una possibile acquisizione, che porterebbe valore se conclusa al prezzo giusto

Dopo aver acquisito AOL per 4,4 miliardi di dollari, la compagnia tlc americana Verizon avrebbe incaricato il ceo di AOL Tim Armstrong di esplorare una possibile acquisizione di Yahoo, l’azienda di Sunnyvale che ha deciso di ridimensionare la propria presenza a livello globale, anche con la chiusura degli uffici milanesi, e di rilanciarsi con un nuovo piano strategico. A confermare l’indiscrezione stampa riportata da Bloomberg, che peraltro circola da mesi anche per le possibili sinergie in vista tra gli asset di AOL e quelli di Yahoo, è stato lo stesso ceo di Verizon Lowell McAdam durante una intervista con la Cnbc.

Ancora nessuna offerta formale da parte di Verizon

Non sarebbero state avanzate offerte ufficiali ma Armstrong avrebbe preso i primi contatti per sondare una eventuale operazione in entrata: l’obiettivo di Verizon sarebbe comunque quello di creare un polo alternativo ai walled garden, una realtà alternativa allo strapotere di Google e Facebook, molto forte su mobile. In particolare si potrebbero creare margini di collaborazione per spingere Go90, il servizio video di AOL dedicato ai millenials, che potrebbe beneficiare della grande audience di Yahoo.

Insomma per adesso non c’è niente di concreto ma Verizon sembra essere il candidato numero uno a rilevare gli asset internet di Yahoo. Asset che Yahoo potrebbe cedere sotto la pressione di alcuni azionisti che preferirebbero mantenere il controllo della partecipazione in Alibaba. Ma la dichiarazione di McAdam non sembra lasciar spazi a dubbi: “Al prezzo giusto, penso che sposare alcuni dei loro (Yahoo,ndr) asset sotto la leadership di Armstrong sarebbe una buona cosa per gli investitori”. Il punto interrogativo è invece rappresentato da Yahoo: il colosso può vantare una grande audience e la strategia Mavens sta pagando ma il business è in contrazione e gli shareholder non hanno più voglia di aspettare.