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Spotify: nel Q3 pubblicità a 142 milioni di euro; gli utenti sono 191 milioni

La società ha registrato il suo primo utile in assoluto, per 43 milioni, ma una guidance ritenuta bassa per il quarto trimestre ha fatto cadere il titolo in Borsa

Spotify ha rilasciato la trimestrale per il periodo luglio-settembre questa mattina, superando le attese per utili e ricavi, con l’utenza in linea con le previsioni. Il titolo ha perso oltre il 7% nelle contrattazioni, soprattutto a causa di una guidance per il quarto trimestre ritenuta troppo conservativa da analisti e investitori.

In una nota, l’azienda ha detto di essere contenta dei risultati, con tutti gli indicatori superiori ai forecast, eccetto il margine operativo. In questo senso la società ha ammonito che le spese saliranno, principalmente per coprire costi di R&D e per la produzione di contenuti. La caduta del titolo di Spotify avviene il giorno seguente al peggior mese del Nasdaq, che a ottobre ha bruciato il 9,2%, la prestazione più deludente del listino dal novembre del 2008.

Sul fronte numerico, Spotify ha generato ricavi per 1,35 miliardi di euro e profitti per 0,24 centesimi. Il fatturato, in aumento del 31%, è quasi totalmente rappresentato dalle sottoscrizioni, il cui giro d’affari supera quota 1,2 miliardi di euro. La compagnia ha fatto anche il suo primo utile di sempre, pari a 43 milioni.

L’utenza mensile è arrivata a 191 milioni, grazie a una spinta del 28%; di questi 87 milioni sono abbonati, mentre 109 milioni usano il servizio gratuito supportato dalla pubblicità. Gli investitori sono molto attenti alla traiettoria delle sottoscrizioni, perché, come già visto, è il parametro che genera maggiori introiti.

La società ha anche detto di attendersi livelli di engagement e retention più elevati in virtù della recente operazione di restyling e semplificazione dell’app. Spotify è impegnata nella rimozione di account “fake”, costituiti da bot o potenziali truffatori. Per ampliare ulteriormente la sua reach internazionale, ha stretto una partnership con Samsung, in base a cui diventa piattaforma preferenziale per la musica all’interno degli smartphone del produttore coreano.

La raccolta pubblicitaria ha registrato un valore di 142 milioni di dollari, a +30%, con un declino del 6% dell’ARPU, ossia il ricavo medio per utente nel trimestre, a 4,73 euro. In un comunicato, Spotify ha evidenziato gli sforzi per adeguarsi alle nuove norme per al fine di garantire una misurazione efficace dei propri asset.

Per l’advertising il traino è arrivato dal canale diretto negli Stati Uniti e dalla crescita del programmatic nel mondo (+44%). La vendita diretta è arrivata a contare il 78% dei ricavi pubblicitari complessivi e per il quarto trimestre Spotify si attende l’overbooking negli Stati Uniti.

In merito al programmatic e alle soluzioni self-service, l’azienda svedese ha detto di essere impegnata ad aumentarne il peso, in una logica di ampliamento dei margini. In occasione della trimestrale di aprile-giugno, Spotify ha lanciato Ad Studio, una piattaforma automatizzata per la pubblicità, i suoi numeri oggi sono ancora piccoli ma Spotify ha avvertito che si sentirà parlare del prodotto nel prossimo futuro.