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Il live streaming fa la sua prima vittima sacrificale: Meerkat

Ecco come si sta evolvendo un settore, che si prepara ad aprirsi alla pubblicità ed è sempre più “concentrato”

Non c’è dubbio che nel campo dell’hi tech la parola d’ordine di quest’anno è live streaming. Un settore in rapida ascesa e nelle agende di tutti i big che ha già fatto la sua prima vittima sacrificale: Meerkat. Life on Air, la società che ha sviluppato la piattaforma, ha annunciato di averla rimossa dagli Store e di essere pronta a dedicarsi a un altro progetto. A un primo sguardo sembra essere una vittoria per Periscope, l’analoga app per il live streaming acquisita da Twitter, riuscita a sopravvivere in un contesto di crescente attenzione nei confronti del live streaming. E in effetti lo è. Ma la chiusura di Meerkat indica anche come lo spazio nel live streaming non sia così ampio, oltre a ribadire ancora una volta il vantaggio competitivo dei soliti giganti noti come over the top, come appunto Twitter, Facebook e YouTube. Periscope, infatti, conta circa 10 milioni di utenti, a fronte degli oltre 900 milioni di utilizzatori “mobile” di Facebook, che possono diventare broadcaster di se stessi. E di un numero simile per YouTube.

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Uno spazio ristretto e concentrato

 

Lanciata nel 2015 Meerkat aveva rapidamente guadagnato le prime pagine dei giornali e i favori del pubblico. Poi Twitter scelse di comprare Periscope mentre Facebook pensò di sviluppare le capabilities da sé. Nel tempo si è aggiunto anche YouTube, che soffre la concorrenza di Facebook e non può permettersi di non offrire questa opzione al suo pubblico. Poi lo shut down di Meerkat. Uno scenario in divenire, dunque, ancora non ben definito dove, come già detto, sembra potersi affermare soprattutto chi può effettuare ingenti investimenti. Sì, perché produrre contenuti di questo genere ha un costo per le media company e gli influencer e non è un caso che Facebook abbia speso 50 milioni di dollari per convincere editori e celebrità a utilizzare Facebook Live. E il social si prepara anche a varare una campagna consumer, volta a stimolare l’utilizzo della feature tra le persone, oltre a monetizzare il live streaming, avendo avviato i primi test per i mid-roll durante le dirette.

 

Marketer pronti a immettere denaro nel live streaming

 

Se le piattaforme come Facebook stanno testando la pubblicità anche per dare una remunerazione ai creators, la domanda sembra crescere velocemente. Secondo uno studio, 1 marketer americano su 5 prevede di investire il proprio denaro in live stream video ads. Secondo Trusted Media Brands (TMB), il 17% delle agenzie media e il 19% dei clienti diretti interpellati pianificherà pubblicità durante i live stream nel corso del secondo semestre di quest’anno. La maggior parte del campione però non è ancora del tutto convinto da questo tipo di inserzioni: il 60% dei marketer e il 71% delle agenzie di ce che potrebbe investire nel formato, che sembra porsi come alternativa ai budget tv. Dipenderà molto dalla risposta del pubblico e dalla capacità di offrire spazi media attrattivi.