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Gruppo Vita: prorogate all’8 marzo le decisioni sull’aumento di capitale e sull’accordo con il socio Turri

Sono tre le vie d’uscita dalla crisi per la società editoriale guidata da Riccardo Bonacina: nuovi soci, conversione in capitale del prestito obbligazionario, chiusura del contenzioso con l’azionista di maggioranza relativa

Il gruppo Vita rimanda a una prossima assemblea dei soci, fissata per l’8 marzo, la auspicata soluzione della crisi patrimoniale e finanziaria che interessa la società editoriale presieduta da Riccardo Bonacina, specializzata nei temi del terzo settore ed editrice del mensile Vita nonché del sito correlato.

Riccardo Bonacina
Riccardo Bonacina

L’assemblea di Gruppo Vita

L’assemblea ordinaria convocata ieri ha esaminato la situazione, che al primo semestre 2016 evidenziava, a fronte di ricavi in crescita a 2,5% (+3,1% rispetto allo stesso periodo del 2015) grazie all’attività di consulenza, un calo dei fatturati editoriali da 773mila a 428mila euro. La perdita operativa, passata da 275mila a 423mila euro, cresce di oltre il 50%. Sul fronte dell’indebitamento, questo si attesta a 3,8 milioni di euro contro i quasi 3,3 milioni di fine 2015. Ma l’assemblea di ieri ha potuto anche esaminare la manifestazione di interesse a entrare nel capitale sociale da parte di nuovi azionisti, che si affianca alla concreta disponibilità di alcuni vecchi azionisti a convertire in capitale la propria quota di prestito obbligazionario sottoscritto, che a oggi ammonta in totale a 750mila euro, rinunciando al rimborso.

Auspici

A oggi, la quota di prestito che verrà convertito ammonta a 460mila euro, e l’azienda confida di arrivare al 100% della conversione entro l’8 marzo. Entro quella data si spera di trovare ulteriori nuovi soci disposti a immettere denari freschi, a fronte della presentazione di un nuovo piano industriale. La delega per la ristrutturazione del debito è stata affidata a Luca Annibaletti, commercialista e revisore contabile entrato in consiglio al posto di Jose Gonzalez Galicia, non titolare di azioni, che ha rassegnato le dimissioni lo scorso 23 gennaio.

L’assemblea doveva anche deliberare a proposito dell’azione di responsabilità, richiesta dalle autorità di vigilanza, nei confronti dell’amministratore Stefano Turri, titolare della maggioranza relativa di Vita con una quota del 38,67% attraverso le società K Group e Fiduciaria Sant’Andrea. Lunedì però è pervenuta sul tavolo del presidente una proposta di accordo per lo scorporo del ramo tecnologico (la K Group, appunto) che l’assemblea stessa ha rimandato all’unanimità alla prossima riunione dell’8 marzo.