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Corriere.it rivoluziona il modello di business digitale dell’editoria generalista

Nicola Speroni, direttore sistema Corriere della Sera dichiara a DailyNet: «Grazie a un’informazione di qualità, aggiungiamo alla monetizzazione dell’adv i ricavi editoriali»
nicola speroni corriere della sera
Nicola Speroni

Da ieri il Corriere della Sera ha mosso il primo passo di una “profonda trasformazione”, per dirla con le parole del suo direttore Luciano Fontana. L’obiettivo è un’informazione di qualità sempre maggiore su tutte le piattaforme digitali. E la qualità si paga. Perciò da ieri il sito del Corriere della Sera non è più gratuito, ma dopo l’apertura di 20 articoli, per proseguire nella lettura bisogna pagare un abbonamento, mensile o annuale. DailyNet ha intervistato Nicola Speroni, direttore sistema Corriere della Sera, per approfondire meglio la strategia di business che il quotidiano ha adottato per far fronte ai cambiamenti in atto nel mondo dell’informazione e della comunicazione.

Il Corriere.it a pagamento, come si traduce questa rivoluzione per voi in termini di monetizzazione?

La monetizzazione di questo progetto si traduce molto semplicemente con l’apertura al flusso dei ricavi editoriali e quindi non più solo all’adv e alla display. Perché, siamo sinceri, il digitale cresce ma solo per gli over the top, noi editori siamo più in difficoltà. Vogliamo portare il paradigma delle diffusioni a pagamento del giornale cartaceo anche sul digitale. Lo avevamo già fatto con la Digital Edition, ma oggi per primi sposiamo un cambiamento culturale che speriamo possa diventare paradigmatico per l’intera industry.

A quale modello vi siete ispirati per il vostro progetto?

Abbiamo seguito l’esempio delle grandi testate internazionali e del New York Times in particolare. Il modello rimane quello della raccolta pubblicitaria, ma a questo si aggiunge quello del meter per l’accesso ai contenuti editoriali.

I vostri investitori come hanno accolto la novità?

Direi bene. Per loro non è cambiato molto. Nel restyling grafico del Corriere.it sono stati previsti i formati di display e video, oltre all’introduzione, avvenuta ormai da qualche mese, del native, che è stata sposata con convinzione dai nostri inserzionisti. Per loro, infatti, è importante essere coinvolti in un contesto di grande autorevolezza e sobrietà, come quello offerto dal nostro quotidiano. Oggi i clienti scelgono sempre meno la quantità e puntano sulla qualità. Vogliono apparire in un contesto garantito dall’autorevolezza delle firme e dei contributi del Corriere della Sera. In più i nuovi abbonamenti ci consentiranno di costruire un data base di utenti ancora più profilato.

Gli editori a livello internazionale sono sempre più preoccupati per il fenomeno dell’ad blocking.

Per noi l’ad blocking non costituisce ancora un problema. La scelta di offrire i nostri contenuti a pagamento è, come dicevo, dettata più dalla voglia di rinsaldare il patto di credibilità con i nostri lettori dalla carta anche sul digitale. Ci rivolgiamo a un target variegato ma accomunato dalla voglia di informarsi e farsi un’opinione.